Francesco Ripaccioli : “la forza del Pianello è la ricchezza del territorio”

Francesco Ripaccioli, il vicepresidente del Quartiere Pianello“Quando ci accusano che siamo pochi, noi rispondiamo ‘Si, siamo pochi .. ma buoni’. Il Quartiere Pianello, vanta un’estensione geografica importante ma mostra un numero limitato di quartieranti e questo è motivo di scherno da parte degli altri quartieri”. A dirlo è Francesco Ripaccioli, vicepresidente da 4 anni del terziere di San Angelo in Castelvecchio, come veniva chiamato anticamente, diventato oggi Quartiere Pianello, dai colori - estratti a sorte al momento della costituzione dei quartieri - bianco e blu.
Il Pianello vanta nel proprio territorio, vie, strade, edifici e opere di altissimo pregio, da Via Moglio, ex Via del Pianello “la strada più caratteristica - dichiara Francesco Ripaccioli - e più importante per la vita di Quartiere; infatti è qui che si celebra ogni anno la tradizionale Cena degli Arcieri, che anticipa l’Apertura delle Cacce e la Sagra del Tordo”, a Fonte Castellana, da Porta Burelli a Porta Castellana, dalla Chiesa dei Bianchi alla Chiesa di San Francesco, fino alla chiesa di San Pietro, di recente restauro e il vicepresidente Ripaccioli, lo ha raccontato ai microfoni della Montalcinonews.
“Il Pianello può esaltare opere di altissimo pregio nel suo territorio e due fra le porte più belle, Porta Burelli, storicamente la porta principale di accesso per chi proveniva da Siena verso Montalcino e Porta Castellana che cede il nome anche Fonte Castellana, uno dei cuori pulsanti del Quartiere Pianello e da cui si può ammirare uno degli scorci più belli di Montalcino. Questi fonti sono parte della storia di Montalcino, tanto che le prime testimonianze risalgono al 1500 , e sono state solo recentemente restaurate e riportate al nuovo dall’Amministrazione Comunale”.
Ma non limitano a questo i beni del Quartiere di Castelvecchio “Nella Piazza Prato dell’Ospedale - continua Ripaccioli - sono presenti due delle più belle chiese della città di Montalcino; la Chiesa dei Bianchi, di proprietà della Confraternita di Misericordia, e la Chiesa di San Francesco, che fu eretta sulle rovine della chiesa di Sant’Angelo in Castelvecchio. È una chiesa del 1200 che ha subito varie modifiche e che attualmente versa in una situazione disastrata, per questo meriterebbe un intervento urgente di restauro”.
C’è un’altra chiesa, tanto cara al Quartiere Pianello poiché frutto di un restauro che ha visto la collaborazione e l’aiuto, economico e non, sia da parte dei “quartieranti” sia da parte di finanziatori esterni. “La Chiesa di San Pietro è motivo d’orgoglio per i quartieranti del Pianello, in quanto è stata acquisita nel 2001 in condizioni abbastanza disastrate, ma grazie a un forte impegno, sia in termini di volontariato sia di natura economica, ha permesso che oggi, dopo 10 anni e con due anni di lavoro, sia stata riportata allo splendore naturale. Il progetto, che è stato avviato grazie alla collaborazione di Isabella Duse e Luigi, ha portato a far conoscere questa chiesa e a reperire dei fondi per la ristrutturazione anche in America e Australia, posti dove non hanno le nostre bellezze”.
La Chiesa di San Pietro, orgoglio e vanto del quartiere, ha una conformazione risalente alla fine del 1700 e al suo interno conserva opere di grande valore artistico come l’organo Agati del 1800 e le tre opere del pittore Ventura Salimbeni che risalgono al periodo a cavallo fra il 1500 e il 1600.
“Al Quartiere Pianello mancava la vittoria della Sagra del Tordo da 16 anni, dall’ottobre del 1993precisamente,  e inaugurare un lavoro di restauro importante, come quello della Chiesa di San Pietro, che ha visto impegnati tanti quartieranti, con una vittoria è stata una grandissima soddisfazione”.
Numerose le attività che il Quartiere svolge durante tutto l’arco dell’anno “La nostra sede è aperta più o meno tutto l’anno e - conclude Francesco Ripaccioli - sicuramente, fra le più qualificanti da menzionare, quelle recenti destituite all’interno della Chiesa di San Pietro, come il concerto di natale, i vari concerti con l’organo e il lavoro assiduo degli ultimi anni con le pubblicazioni. L’ultima è quella sulla toponomastica montalcinese che fa riferimento a un campione ritrovato nell’archivio storico di Montalcino risalente al 1816, e in cui si da un fondamento storico a quelli che sono i nomi dei quattro quartieri attuali”.

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