Casa degli Atellani ospita il vigneto di Leonardo da Vinci

Le viti germogliate da frammenti di radici originali, ora si possono visitare insieme alla storica dimora oggi di proprietà della famiglia Castellini che a Montalcino produce Brunello.
Inventore e pittore per professione, viticoltore per passione. L’eclettico Leonardo presenta ora ai cittadini di Milano e ai visitatori di Expo una sua virtù poco nota, quella della vignaiolo. Attività che il genio vinciano praticò quando ricevette in dono da Ludovico il Moro un vigneto come compenso per il Cenacolo. E fu una passione che accompagnò il genio tutta la vita: molte le lettere che Leonardo spedì nel suo ultimo soggiorno in Francia per raccomandare cure a quei pochi filari urbani. La vigna è molto vicina al refettorio di Santa Maria delle Grazie che custodisce “L’ultima cena” e a fine mese sarà reimpiantata nel luogo esatto dove il celeberrimo artista si dilettava a potare e vendemmiare. Lo ha annunciato, a Roma, Luca Maroni, in apertura dell’edizione nazionale di “I migliori vini italiani”, nel precisare che il vitigno, identificato tramite test del dna, è un Malvasia. L’ Università di Milano ha già piantato in serra le viti necessarie all’innesto.
Un recupero che ha del miracoloso. Nel tempo grazie alla sensibilità dell’architetto Piero Portaluppi che ristrutturò l’area cittadina e conservò una porzione della vigna leonardesca sopravvissuta fino al 1943, anno in cui venne distrutta da un incendio conseguente a un bombardamento. A verificare l’ubicazione, all’interno del giardino privato della Casa degli Atelliani, e identificare il vitigno una decennale ricerca avviata dallo stesso Maroni assieme all’università degli studi di Milano, sotto la guida di Attilio Scienza e la genetista Serena Imazio.
L’apparato radicale delle piante non venne danneggiato dall’incendio e l’equipe ha rinvenuto frammenti di radice di Vitis Vinifera appartenuti all’originale impianto del genio vinciano. Gli attuali proprietari dalla casa degli Atellani, la famiglia Castellini, hanno fortemente voluto il reimpianto filologico della vigna leonardesca, pur ricordando, con ironia, che quell’unica bottiglia autoprodotta in una micro-vendemmia, fino a 72 anni fa, era “imbevibile, quasi un aceto”.
Del resto, gli attuali proprietari sono esigenti degustatori in quanto produttori di vino a Montalcino. Le foto della vigna storica sono conservate dalla Fondazione Piero Portaluppi; Luca Maroni illustra questo unicum nel libro “Milano e il vigneto di Leonardo”, e con l’aiuto dell’Università di Milano e Confagricoltura la vigna potrà essere visitata durante Expo Milano 2015. A detta di Luca Maroni, proprio la presenza della vigna di Leonardo è stata una dei plus che ha permesso a Milano di ospitare l’imminente Esposizione Universale, superando le altre candidature.

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