Il gotha del tiro con l’arco italiano a Montalcino

Il campo di tiro di Montalcino, in località Osticcio“In questo campo tirano campioni olimpici e campioni del mondo. È un torneo di altissimo valore, sia dal punto di vista qualitativo che organizzativo. Far venire qua gli arcieri in un periodo non di altissima preparazione ma di scarico, che precede di circa un mese la finale di Coppa del mondo, non è da tutti”. A parlare, alla Montalcinonews, è Mario Scarzella, presidente della Fitarco (Federazione Italiana Tiro con l’Arco), ospite al campo di tiro di Montalcino, in località Osticcio, durante le gare che si sono svolte dal 9 al 15 agosto, che hanno registrato ben 14 record nazionali.

Presenti alcuni dei migliori arcieri azzurri: da Vanessa Landi a Mauro Bovini, da Marcella Tonioli ad Amedeo Tonelli, dai giovanissimi Federico Fabrizzi e Ginevra Landi (che partiranno a breve per la Spagna dove si giocheranno i Mondiali con la Nazionale Giovanile) fino a Mauro Nespoli e Michele Frangilli, che insieme a Marco Galiazzo centrarono un oro a Londra 2012. “È stato un momento emozionante, avevamo sfiorato la medaglia d’oro quattro anni prima e a Londra siamo arrivati al risultato più alto”, ricorda alla Montalcinonews Nespoli, che un anno fa, proprio a Montalcino, ottenne il record italiano sulle 36 frecce. “Conosco la vostra realtà, sono arrivato una settimana prima per girare il territorio e godermi le specialità enogastronomiche. Quello dell’arciere che può mangiare quanto vuole perché tanto sta fermo è un mito da sfatare, stiamo attenti all’alimentazione e alla preparazione fisica, però possiamo concederci qualche sfizio in più. Tokyo 2020? È alla nostra portata, l’obiettivo è di portare a casa il maggior numero di medaglie”.

Il campione olimpico Mauro Nespoli al campo di tiro di MontalcinoL’edizione 2019 si è arricchita di un interessante dibattito, ideato dal presidente della Compagnia Ilcinese Arcieri di Montalcino, Gino Antonio Focacci, grazie al supporto degli sponsor Beiter e Mastrojanni. Focacci compie quest’anno mezzo secolo nel mondo del tiro con l’arco. Quando cominciò, nel 1969, la tipologia di gara era quella del “Fita Round”: vinceva chi raggiungeva il punteggio più alto dopo aver tirato 144 frecce (288 nel caso delle Olimpiadi o altre gare importanti). Un sistema concepito per minimizzare la casualità della prestazione, che però difficilmente offriva uno spettacolo verso l’esterno. Da quanto il tiro con l’arco è entrato alle Olimpiadi (1972), la necessità di offrire una gara più spettacolare ha portato a diverse variazioni, e si è arrivati alla formula attuale, con 72 frecce preliminari che stilano una sorta di tabellone tennistico e poi gli scontri diretti, ad eliminazione secca (e in caso di parità lo shoot off, una sola freccia nello spareggio).
Dopo il saluto del sindaco di Montalcino Silvio Franceschelli, sono intervenuti Nino Oddo, Ugo Forcoli, Sante Spigarelli, Tiziano Faraoni (presidente Fitarco Toscana), Cristina Pernazza, Vittorio Frangilli e il vicepresidente federale Paolo Poddighe.

Il campo di tiro di Montalcino, in località Osticcio“La tipologia di gara a scontri diretti ha raggiunto un elevatissimo gradimento - spiega Focacci - ma man mano che si scende di livello agonistico si avvertono interpretazioni anomale, specialmente nella fascia base da cui poi emergono i futuri atleti di alto e altissimo livello. Rispetto al passato è meno diffusa la consapevolezza di allenarsi e di allenarsi con criterio creando in ogni sportivo un’affidabile piattaforma fisica ed atletica. Nella base arcieristica non esiste più la verifica della continuità della prestazione e della condizione atletica che gare come FITA o DOPPIO FITA imponevano e che identificavano e selezionavano in modo chiaro gli atleti di livello agonisticamente preparati. Troppo spesso si confida nella prestazione momentanea. Va bene gli scontri diretti, ma credo che sia opportuno rivedere la trasposizione totale e forzata della formula a scontri diretti nei livelli intermedi e di base”.

“Il tiro con l’arco è cambiato tantissimo negli ultimi anni - interviene Scarzella - vinceva chi su due giorni di gara faceva più punti, nessuno sapeva come andata se non alla fine della giornata. Però c’era un però. Dove voleva andare il tiro con l’arco? Se voleva restare alle Olimpiadi doveva diventare interessante dal punto di vista televisivo. Siamo arrivati alla formula attuale, per cercare di restare dentro le Olimpiadi e dare spettacolo. Il Cio, come sapete, considera vari livelli negli sport. Noi eravamo nella fascia degli uscenti, la quarta, ora siamo nel gruppo 2 (nel gruppo 1 ci sono nuoto, atletica e ginnastica, federazioni che esistono da quando sono nate le Olimpiadi moderne, ndr). Il gruppo 2 vuol dire che almeno per altre quattro Olimpiadi ci saremo. La presenza alle Olimpiadi porta avanti una Federazione, a parte i contributi vuol dire anche un minimo di visibilità che purtroppo non riusciamo ad avere in altre situazioni. Anche se il FITA mi piaceva, abbiamo dovuto cambiare”.

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