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Storia & Attualità
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1 Marzo 2012 “Sega la Vecchia”, teatro popolare delle campagne
“La fate passà la Vecchia?” “Sì”. E con lei entravano in cucina anche il Vecchio, il fisarmonicista e altri 4 o 5 protagonisti. Era questa una forma di teatro popolare (di moda in Val d’Orcia, Montalcino e Montepulciano), le cui rappresentazioni coincidevano con la settimana di mezza Quaresima. La trama della rappresentazione: il Vecchio si lamenta della moglie e, in accordo con il figlio, meditando di ucciderla, convoca due “segantini” per smezzare la Vecchia. Padre e figlio, però, si pentono subito e chiamano il medico che la resuscita. Il perdono è generale e tutto si conclude in festa. Lo spettacolo durava 20 minuti e il gruppo di giovani, tutti maschi, lo riproponeva di podere in podere visitando le famiglie del vicinato. Al termine della settimana di repliche veniva fatta una cena. La rappresentazione risulta importante da un punto di vista simbolico: un rito collegato al ciclo dell’anno. Nella logica mitica del mondo agrario era necessario, infatti, nel passaggio tra inverno e primavera, sacrificare una vittima per propiziarsi il buon andamento del nuovo anno. La vecchia uccisa sarebbe, quindi, il simbolo della natura che, dopo la parentesi invernale, torna a nuova vita.
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