categoria: Cultura & Paesaggi - 9 Luglio 2012

Sfruttamento del lavoro in agricoltura, Montalcino è coinvolta?

È la Flai, sindacato di categoria della Cgil che organizza i lavoratori agricoli e i lavoratori dell'industria di trasformazione alimentare, a lanciare l'allarme sullo sfruttamento della manovalanza, solitamente composta da immigrati, delle cosiddette aziende "senza terra". Piaga che, dalle coltivazioni di pomodori del sud Italia, sembra essersi spostata anche alle coltivazioni di vino e olio della campagna senese. E Montalcino, secondo la Confederazione generale italiana del lavoro, è uno dei territori in cui si verificherebbero questi casi di sfruttamento. A difendere le aziende agricole è la Coldiretti che spiega che i suoi associati di Montalcino sono in regola e, essendo di piccole e medie dimensioni, non usufruiscono di manovalanze di lavoro interinale o contoterziste, per questo, non hanno contatti diretti con il problema. Ma qual è il problema? Le ditte di contoterzisti forniscono, in agricoltura, servizi agromeccanici, tecnologici e di manodopera ad agricoltori terzi. Il contoterzista, lavorando i terreni per conto del proprietario, fornisce dunque forza lavoro e una serie di operazioni meccaniche con “braccia” e mezzi propri, sostituendosi di fatto all'imprenditore agricolo. “Solitamente - fa sapere Samuele Bernardini, terminale delle proteste della Flai Cgil - sono gli stranieri coloro di cui ci si approfitta, in forme insidiose e difficili da scoprire, controllare e quantificare tanto che risulta quasi impossibile individuare le masse di lavoratori che vengono portati in camion la mattina ai filari delle viti e ripresi la sera senza che neanche loro sappiano dove hanno lavorato”. Le aziende che, nei periodi di massimo lavoro, hanno bisogno di manodopera aggiuntiva, possono usufruire di Voucher - acquistabili anche in tabaccheria e dal valore di 10 euro, di cui 7,50 vanno direttamente nelle tasche del lavoratore, con cui copri tutto compreso i contributi - di cui possono usufruire solo aziende sotto un certo reddito o avvalersi di cooperative “senza terra”. “L'azienda appaltatrice visita l'azienda agricola - continua Benardini - e propone un prezzo. L'agricoltore la paga. A gestire gli operai ci pensa l'azienda senza terra, e, quindi, non è più cosa che riguardi l'agricoltore. Queste cooperative assumono gli operai secondo il contratto agricolo che prevede anche un anno di contratto con una previsione per esempio di 50 giornate di lavoro. Loro poi gliene fanno lavorare anche 100, scrivono comunque 50 e li pagano solo per quelle, mentre dovrebbero rispettare il contratto provinciale ma, siccome hanno spesso sede altrove, usano i contratti delle province in cui hanno sede. Il compenso è 6,5 euro all'ora, la paga base per chi pulisce i piazzali, mentre per le mansioni che svolge avrebbe diritto a 10 euro”. La Cgil fa anche il profilo dei lavoratori extracomunitari: per lo più afgani, kosovari e turchi, lavoratori che sarebbero trattati male, tanto da non sapere neppure dove hanno lavorato e a rischio ritorsioni se provano a denunciare gli sfruttamenti ai sindacati.

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