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10 Gennaio 2013 Scarcerazione respinta: per Di Gisi processo immediato
È stato proprio il sostituto procuratore Aldo Natalini, il coordinatore delle indagini sul “Caso Soldera” condotte dai carabinieri della stazione di Montalcino con i colleghi del nucleo operativo di Siena, a richiedere il processo con rito immediato, per Andrea Di Gisi, 39 anni, romano, ex dipendente dell’azienda Case Basse di Montalcino, arrestato lo scorso 17 dicembre con l’accusa di avere sversato nelle fogne 626 ettolitri di pregiatissimo Brunello prodotto dall’azienda di Gianfranco Soldera. La decisione arriva dopo che il Tribunale del Riesame ha respinto la richiesta di scarcerazione avanzata da Mariarita Maccioni, legale di Di Gisi. Il perché dell’ordinanza di rigetto da parte del Riesame deriva dal riconoscimento, a carico dell’arrestato reati di sabotaggio aziendale aggravato e di violazione di domicilio, “compiuti con dolo”. Non solo. Dall’ordinanza traspare anche la spiccata indole delinquenziale evidenziata - sempre secondo il magistrato - “dalle minacce di morte” rivolte nei confronti del custode dell’azienda di Montalcino che, proprio a seguito di tali minacce ha avuto dei seri problemi di salute costringerlo ad un periodo di ricovero in ospedale. Tutto questo, unito ai numerosi elementi di colpevolezza raccolti nel corso delle indagini hanno quindi portato il pubblico ministero Natalini a chiedere il processo immediato. Ad incastrare Andrea Di Gisi, oltre ai video registrati dalle tlecamere di sorveglianza e le tracce lasciate sulle celle telefoniche dal suo cellulare, è stata un’intercettazione ambientale in cui chiedeva ad un nipote consigli su come smacchiare un paio di jeans e calzini imbevuti di vino (“li ho lavati due volte. Non troveranno mai le tracce. E poi io con il vino ci ho sempre lavorato. Posso essermi sporcato in mille altre situazioni”).
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