categoria: Ultimora - 27 Agosto 2014

Ocm: bocciate le richieste di molti dei blasoni del vino italiano

Non sempre essere un emblema  porta privilegi ed agevolazioni e questo è successo ai grandi del vino italiano che non sono riusciti ad accedere ai fondi europei riservati alla promozione del vino (Ocm Promozione sui mercati dei paesi terzi) e e che, nonostante il blasone, si sono visti privare di una buona fetta dei 71,5 min di euro di finanziamenti regionali complessivi previsti dalla misura. Ma chi sono i big del vino italiano che non sono riusciti ad ottenere i finanziamenti? La Montalcinonews che ha già affrontato, qualche settimana fa, l’argomento, oggi, grazie anche alle pagine uscite sulla testata Italia Oggi, torna sulla questione. In prima linea ci sono il Consorzio del Brunello di Montalcino e le Famiglie dell’Amarone, che lasciano spazio alla concorrenza delle medie-piccole cantine che si uniscono nelle Ati (Associazioni Temporanee d’Impresa), provocando l’aumento del numero di domande per l’accesso a fondi sempre più indispensabili in un settore che nell’export vale oltre 5 miliardi di euro. Succede allora che in Toscana, dove è previsto un contributo Ue di 10 milioni di euro per un totale di 21 milioni di investimenti, solo le prime 26 domande su 49 (presentate soprattutto da consorzi e associazioni temporanee) sono risultate ammesse e finanziabili. Di queste, ben 9 superano il milione di euro, con il record della Marchesi de’ Frescobaldi (2,25 milioni). Ammissibili, ma escluse dal finanziamento a causa di punteggi bassi, molte eccellenze del vino toscano: dal Consorzio del Brunello di Montalcino alla Marchesi Antinori; dall’Ati della Barone Ricasoli a Rufino; dal Consorzio del Chianti Classico fino ai Bertani Domains del Gruppo Angelini . In tutto, i progetti non finanziati ammontano a circa 10 min di euro. In attesa del Piemonte, che pubblicherà la propria lista solo tra qualche giorno, anche un'altra regione big del vino, il Veneto, non lesina sorprese. Ventuno le domande ammesse e finanziabili su un plafond praticamente pari a quello toscano: sugli scudi le imprese del Prosecco con l’Ati “Il Veneto in un Bicchiere” e l’Unione Consorzi vini veneti Doc, che assieme al Consorzio del Soave si sono visti approvare progetti da 2 milioni di euro ciascuno. Soddisfatti a metà i grandi nomi: sì a Zonin e Sartori, no alla Tommasi Viticoltori (capofila di un gruppo importante di produttori della Valpolicella) e soprattutto no al progetto da 2 milione di euro delle storiche Famiglie dell’Amarone d’arte. Al contrario della Toscana, in Veneto erano previsti i progetti multiregionali a cui hanno partecipato con successo grandi gruppi, come l’Istituto “Grandi Marchi”, il Gruppo Italiano vini, il Consorzio del Prosecco, l'Italia del vino. La spesa ammissibile della Lombardia sui progetti regionali è stata di quasi 6 milioni di euro: a questi si è aggiunta la quota relativa ai progetti pluriennali (800 mila euro) e quelli multiregionali (circa 8 milioni di euro). Anche qui, un escluso eccellente: l’unione produttori con sede in Piemonte, Unavini. Chiusi i bandi anche in Alto Adige, Friuli Venezia Giulia e i progetti multiregionali nel Lazio, dove spicca l’Ati “Italian wine ways” composta da 13 aziende di Lazio, Friuli Venezia Giulia, Piemonte e Sardegna per Lui valore di oltre un mln di euro. Pubblicate anche le graduatorie delle regioni più enologiche del Mezzogiorno: 12 mln di euro l’importo complessivo ammesso in Sicilia, con 4 progetti esclusi, e 6 mln quello pugliese.

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