categoria: News & Wine - 21 Maggio 2025

Cinelli Colombini: “Manifesto per un consiglio unito”

Stefano Cinelli ColombiniRiceviamo e pubblichiamo un testo inviato alla MontalcinoNews da Stefano Cinelli Colombini, proprietario della Fattoria dei Barbi, storica realtà produttrice di Brunello, dal titolo “Manifesto per un consiglio unito”.

“Il mercato del vino cambia, lo ha sempre fatto. Da un secolo il Brunello reagisce ai cambiamenti, ma lo fa a modo suo. Magari è per questo che è diventato un mito. Tutti dicevano che il Sangiovese era un vitigno superato, e andava sostituito con le uve internazionali: noi ne abbiamo fatto la chiave del nostro successo. Da sempre i francesi e tutti gli altri propongono vini giovani: noi abbiamo sfondato con l’unico vino che viene venduto dopo quattro anni. Il “mondo richiede” vini frutto, freschi: noi abbiamo un vino che raggiunge il meglio dopo 7 o 8 anni. Tutto il mondo ci chiedeva di tagliare il Brunello: noi abbiamo detto no, e c’è stato un boom di vendite e prezzi. Quando un vino ha successo, tutti aumentano la produzione: noi la teniamo bassa, e alziamo i prezzi. Tutti investono in marchi e vini privati, noi da mezzo secolo concentriamo tutta la comunicazione su un unico marchio collettivo: il Brunello. Risultato? È l’unica Denominazione che vale di più della somma dei suoi produttori. Siamo stati la prima Doc di vino rosso pubblicata, la prima Docg, abbiamo creato l’imbottigliamento in zona, la Doc di ricaduta, le anteprime e tante altre cose. Cosa hanno in comune queste scelte? Semplice, noi non abbiamo mai cercato di essere migliori degli altri, né di competere sul loro terreno: abbiamo scelto di essere unici. Essere unici (e arrivare primi) paga”.

“Stiamo ancora cercando di essere unici, o stiamo copiando gli altri? Stiamo “seguendo il mercato”, o lo guidiamo? Queste sono domande che dovremmo porci. E dovremmo farlo insieme, perché una delle unicità del Brunello è che tutte le scelte importanti venivano discusse nelle riunioni dei sindacati e del Consorzio. Così le idee sbagliate diventavano evidenti, e venivano scartate. Ma quelle buone venivano messe a punto, e i dettagli contano. Perché questo sistema funzionava? Perché nessun’altro lo segue? Perché Montalcino è diverso. Solo qui quasi il 90% delle bottiglie è venduta da chi le produce. Solo qui non ci sono cantine sociali. Solo qui i ⅔ delle bottiglie sono prodotte e vendute dai residenti. Solo qui (quasi) tutti i produttori sono imprenditori, non solo agricoltori, e lo sono da decenni o da generazioni. Alcuni possono sembrare “semplici”, e magari lo sono, ma tutti sanno fare Brunello, sanno venderlo e parlano con i clienti: saper ascoltare sia loro che le aziende più strutturate è qualcosa di unico, una componente basilare di un secolo di successi”.

“Ma negli ultimi due decenni, e soprattutto dopo il Covid, il contatto tra i produttori e il Consiglio del Consorzio si è allentato. I sindacati non fanno più riunioni, o se le fanno ci vanno in pochi. Il Consorzio ne fa pochissime, e poi il Consiglio non segue le richieste dei partecipanti. Gli eventi all’estero fatti in tanti erano occasioni di confronto, ma non ci sono più. C’è un diffuso scontento tra i soci, e l’altissima partecipazione al voto dimostra che c’è una forte volontà di cambiamento”.

“Chiudo con una modesta proposta. Il nuovo Consiglio dovrebbe tornare a condividere le scelte con i soci, e a elaborarle insieme. Non dovrebbe essere (né apparire) l’espressione di un gruppetto, di qualche singolo o di una categoria. Dovrebbe rappresentare tutto il Brunello e tutti i suoi tanti interessi, perché un secolo di successi dimostra che uniti siamo forti. Molto forti. Ma, soprattutto, dovrebbe esaltare l’unicità del Brunello, perché è quella unicità che ci ha fatto grandi. La “felice eccezione” di Montalcino è legata (da sempre) all’unicità. È stato fatto, per cui si può fare ancora.

Stefano Cinelli Colombini”.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Back to top