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28 Agosto 2025 Analisi Liv-Ex: la crisi dei fine wines
In seguito alla pandemia, e le crescenti tensioni geopolitiche che hanno destabilizzato i mercati internazionali, i grandi vini da collezione, famosi in tutto il mondo, nomi esclusivi di denominazioni hanno conosciuto una crisi profondissima, dopo che, negli anni precedenti, invece, erano diventati un investimento alternativo che aveva raggiunto un livello di rendimento superiore a quello dell’oro. Il mercato dei fine wines ha registrato un crollo tale che gli indici del Liv-Ex, la piattaforma inglese ritenuta il benchmark del mercato secondario, hanno iniziato una decrescita che, per dirla in termini borsistici, ha azzerato i guadagni nell’arco di cinque anni. Sophia Gilmore, analista per il team di market intelligence del Liv-Ex, intervistata da uno dei siti di riferimento del wine & food italiano WineNews, ha raccontato quale è lo stato dell’arte del mercato per i vini da collezione e quali sono i fattori che ne stanno influenzando le performance.
“E’ importante - afferma Sophia Gilmore - tenere presente che quello dei fine wines è come ogni altro mercato, come quello delle materie prime o quello azionario, quindi sale e scende: è ciclico per natura. Quella che vediamo sembra una vera crisi, sembra interminabile e sembrerebbe esserci una totale mancanza di domanda. Ma la cosa non è così tanto grave come sembra. Certo, cantine e wine merchant stanno soffrendo, stiamo guardando ad un mercato al ribasso. Ma arriverà la fine a questo periodo negativo, e questo accadrà quando compratori e venditori si riallineeranno sui prezzi”.
Quanto sta avvenendo ha dei parallelismi tra l’attuale recessione ed il 2011. “Al tempo - racconta Sophie Gilmore - sembrava esserci una fame insaziabile da parte della domanda durante la campagna en primeur di Bordeaux dell’annata 2009, ed i produttori ne trassero subito vantaggio, con alcuni di loro che quasi triplicarono i prezzi di rilascio. Ed è a questo punto che, per via anche di altri fattori economici, gli acquirenti persero completamente fiducia nell’en primeur e nel vino in generale come strumento di investimento, e dopo di ciò, i prezzi scesero molto bruscamente, in un periodo di stagnazione. Credo che l’attuale recessione sia stata influenzata dagli elevati prezzi di vendita e dal ritiro di un segmento di mercato, rappresentato dagli Stati Uniti, a seguito dei dazi. Penso che questi due periodi siano molto simili”.
Il 2025 è un anno caratterizzato dall’incertezza, per questo è difficile fare previsioni: “guardando al mercato in maniera più ampia - spiega Sophie Gilmore - possiamo osservare un ritorno dei prezzi ai livelli del 2020. Questo indica che quei guadagni, ottenuti grazie a tassi di interesse più bassi o a una maggiore domanda di bevande alcoliche consumate a casa, implicano un ritorno ad un rientro della domanda nei livelli pre-Covid, che è il passo necessario per la ripresa. Certamente per le uscite più recenti, potrebbero esserci ulteriori cali se i prezzi fossero mal valutati, ma per i vini che hanno avuto un solido periodo di permanenza sul mercato, iniziamo a vedere una stabilizzazione. Io credo che, nei prossimi quattro/sei mesi, vedremo qualcuno cominciare a riprendersi”.
A trainare i vini italiani sono i grandi nomi del Piemonte, della Toscana, tra cui spicca anche il Brunello (con etichette, tra le altre, Biondi Santi e Soldera Case Basse) ed i grandi Supertuscans. “Le prospettive, soprattutto per il Piemonte e i Supertuscan, per i prossimi sei mesi, dipenderanno - spiega Sophie Gilmour - molto da come gli americani risponderanno a questi nuovi dazi: non credo che ci saranno grandi cambiamenti nella domanda, ma potrebbero modificarsi leggermente i prezzi. In generale, ci vuole un po’ di tempo perché i vini entrino nel mercato secondario una volta che, inizialmente, la domanda comincia a crescere. Per la maggior parte, per l’Italia, sono ancora i grandi Supertuscan e i top nomi del Piemonte ad essere scambiati sul Liv-ex”.
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