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Cultura & Paesaggi
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8 Agosto 2025 Scocca l'ora del Torneo, Montalcino rivive il suo Medioevo
Un “davanzale per l’apocalisse”: è Montalcino, citando le bellissime parole dello scrittore ermetico Alfonso Gatto. E vivere in uno dei quattro Quartieri in cui è suddivisa questa piccola città, vuol dire conoscere ogni via, ogni palazzo, ogni chiesa e ogni orto, e vederli mutare nel tempo allo stesso modo in cui le stagioni segnano i colori dei boschi che la circondano, da sempre fonte naturale di ricchezza, biodiversità ed ossigeno, ma, soprattutto, come anche le persone cambiano nella loro vita. C’è chi nasce per fare il tamburino, chi è destinato a fare il presidente e chi, invece, a benedire, chi per tirare con l’arco e gareggiare come arciere per portare il Quartiere alla vittoria; c’è chi nasce per cantare, chi per cucinare e chi per mescere da bere: e tutti insieme, nelle belle serate di agosto, apparecchiano per cena un’unica lunga tavolata per le vie del Paese per condividere i piatti della tradizione accompagnati da buon vino, nella sua essenza più vera, popolare e conviviale. È la celebrazione di Montalcino, frutto di un’appassionata creatività che nei secoli ha caratterizzato la storia importante di questa città, così eletta nel 1462 da Papa Pio II Piccolomini, contesa tra la ghibellina Siena e la guelfa Firenze, assediata e mai sconfitta grazie a valorosi uomini d’arme e al suo popolo tutto, entrata nell’orbita della Repubblica Senese fino ad accoglierne gli ultimi esuli, e nel cuore dei senesi, tanto da avere oggi un posto d’onore nella passeggiata storica del Palio. Soprattutto, è la celebrazione di ciò che abbiamo di più bello nei territori italiani, e che non dovremo mai perdere, sia che siamo del Quartiere Borghetto, del Pianello, della Ruga o del Travaglio o da qualsiasi angolo del mondo si provenga per sedersi a quella stessa tavola: il senso di comunità. Una comunità che in passato ha fatto la differenza, che assicuri felicità nel presente, e guardi al futuro per costruirlo insieme alle nuove generazioni ed a chi non è “autoctono” - per usare un gergo caro al mondo del vino - trasmettendo loro senso di appartenenza e di identità locale. Che è poi il ruolo più importante, nobile ed indispensabile dei Quartieri di Montalcino.
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