categoria: Storia & Attualità - 26 Settembre 2025

Miele, in Toscana timida ripresa. “Una luce in fondo al tunnel”

Miele con sfondo Montalcino“Rispetto alle difficoltà enormi del recente passato, quest’anno qualche luce in fondo al tunnel si intravede. La stagione produttiva è positiva, per trovarne un’altra in cui le aziende si sono dichiarate soddisfatte bisogna tornare indietro al 2022”. Alla vigilia dei “Giorni del Miele a Montalcino” Simona Pappalardo, vicepresidente dell’Arpat (l’Associazione Regionale Produttori Apistici Toscani presieduta da Duccio Pradella), traccia a MontalcinoNews.com lo stato dell'arte dell'apicoltura toscana, un settore che nel 2024 ha registrato 2.189 tonnellate di produzione (circa il 10% della produzione nazionale). “Si può dire con certezza che la produzione 2025 sarà superiore, anche se è ancora difficile stimarla. Una ripresa rispetto agli anni scorsi, seppur caratterizzata da una grande variabilità e disomogeneità, poiché anche quest’anno non sono mancate le difficoltà climatiche”. 

La stagione, nel complesso, è da considerarsi positiva, sottolinea Pappalardo.Non ci sono state gelate estreme ad aprile,in inverno è piovuto evitando la siccità e non c’è stato bisogno di nutrire le api. Così, in Toscana, nelle zone costiere e nel Valdarno aretino,si è tornati a produrre il miele di erica, molto particolare e gradito ai consumatori, che non si riesce a fare tutti gli anni. È ricomparsa la melata, altro raccolto altalenante. Bene il Millefiori così come il castagno, la nostra produzione più stabile. Le famiglie stanno raccogliendo bene nelle zone di edera, miele complicato perché cristallizza molto velocemente. L’acacia, il miele che fa la differenza per le aziende, la cartina da tornasole, perché il più richiesto dal mercato, ha avuto una fioritura promettente anche se i temporali primaverili hanno limitato la produzione.Buono il raccolto di sulla, ma la provincia di Siena ha sofferto un po’. Il corbezzolo? Ormai produzioni toscane non ce ne sono più. Per questioni sia climatiche che ambientali”.

Ai tantissimi problemi che affliggono il mondo delle api, in primis quello climatico, si è aggiunta negli ultimi anni la vespa velutina, un calabrone proveniente dall’Asia, giunto in Italia dalla Francia. Inizialmente in Liguria, per poi scendere nell’alta Toscana. “Scendendo lungo la costa è arrivata fino al grossetano, risparmiando per ora la provincia di Siena. Ma arriverà anche lì. Arpat partecipa al piano di gestione della Regione Toscana che mira a contenere la diffusione del calabrone attraverso una serie di interventi tra cui la distruzione dei nidi, giganteschi, su segnalazione della cittadinanza. E' una specie invasiva che si nutre di api e altri impollinatori, col progredire del tempo continuerà ad espandersi, nonostante gli sforzi di contenimento”.

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