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Storia & Attualità
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23 Dicembre 2025 Montalcino rischia di perdere lo status di Comune montano
Una proposta di legge per definire quali sono i Comuni montani, così da individuare i territori che hanno diritto ai contributi previsti dalla legge e quelli che, invece, non ce l’hanno, un discorso che riguarda da vicino anche Montalcino: il Ministro gli Affari regionali Roberto Calderoli ha dato il via a un dibattito tra Governo e Regioni sulla nuova classificazione dei Comuni montani, ai quali spettano i sostegni e i fondi nazionali per la montagna per mantenere servizi essenziali in territori già fragili. Montalcino, a oggi, rientra tra i 15 Comuni montani della provincia di Siena, nello specifico tra i Comuni parzialmente montani, ma, applicando i nuovi criteri previsti dalla proposta di legge, soltanto Abbadia San Salvatore, Piancastagnaio e Radicofani manterrebbero con certezza lo status di Comune montano, mentre tutti gli altri Comuni rischiano di rimanere esclusi, territorio del Brunello compreso.
L’obiettivo del Ministro Calderoli è quello di ridurre il numero dei Comuni montani, ridefinendo la classificazione sulla base di parametri geografici rigidi: serve un’altitudine media superiore a 500 metri oppure che il 25% del territorio si trovi sopra i 600 metri e che almeno il 30% presenti una pendenza superiore al 20%. Non vengono più considerati lo spopolamento, l’invecchiamento della popolazione, le difficoltà nell’erogazione dei servizi e la funzione strategica del territorio dal punto di vista ambientale. La perdita dello status di comune montano non è puramente simbolica. Significa riduzione o addirittura perdita dei finanziamenti nazionali per la montagna, penalizzazioni nell’accesso a bandi e strumenti di sostegno per le aree interne e maggiore difficoltà nel mantenere scuole, trasporti, presidi sanitari e altri servizi essenziali.
“Verso una correzione intelligente dell’elenco dei Comuni montani - afferma Marco Bussone, Presidente nazionale Uncem, l'Unione Nazionale Comuni Enti Montani -, capace purtroppo di dividere e diventare elemento di polemica fortissimo, vedo due possibilità. La prima è un allargamento dell’elenco e dunque cambiando le percentuali di territorio e le soglie minime di altitudine. La seconda è una proposta nella quale ciascuna regione abbia come tempo 30 giorni per rivedere gli elenchi iniziali, super criticati, e aggiornare su base regionale i parametri di altitudine e pendenza. Dunque evitare che si vada verso rischio di ricorsi alla corte costituzionale, stando la materia montagna e dunque anche la classificazione in capo alle Regioni, come stabilito da diverse sentenze della Corte costituzionale di una quindicina di anni fa. Il riparto delle risorse che spettano alle Regioni si può benissimo fare con i parametri usati nel 2023 e nel 2024 senza per forza dover aspettare la nuova classificazione. Preciso inoltre che Roma, secondo alcuni da sempre considerata montana nella classificazione storica che ora si vuole modificare, non mi risulta compaia nell'elenco dei Comuni montani presente sul sito del Governo, Dipartimento per gli Affari e le Autonomie”.
Secondo il presidente della Regione Toscana Eugenio Giani, la proposta rischia di declassare vaste aree della Toscana senza tenere conto delle caratteristiche socio-economiche, della demografia, della fragilità ambientale e del ruolo dei comuni come presidi contro lo spopolamento e il dissesto idrogeologico.
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