categoria: Storia & AttualitàUomini & Terra - 14 Gennaio 2026

Alceste Angelini, letterato e intellettuale di Montalcino

Ritratto del profilo di Alceste AngeliniDa figlio di un calzolaio (che esercitava la sua professione a Montalcino, lavorando soprattutto nella manifattura di scarpe per i contadini che andava a recapitare nei poderi, lunghe scarpinate effettuate col padre da bambino per raggiungere le abitazioni dei clienti in aperta campagna che restarono vive nel suo ricordo e nella sua opera) a fine letterato ed intellettuale (con amicizie e dialoghi in Università a Firenze e al caffè Giubbe Rosse, dove, attorno a De Robertis, conobbe letterati come Eugenio Montale, Carlo Bo, Alfonso Gatto, Carlo Emilio Gadda, Romano Bilenchi, Alessandro Parronchi, Piero Santi, ed artisti come Ugo Capocchini e Ottone Rosai, che lo ritrasse di profilo a penna mentre sedevano ad un tavolino del celebre caffè, così come fece lo stesso Montale). Non senza aver avuto anche una passione, seppur breve, per la politica (membro del Comitato di Liberazione Nazionale, avendo aderito alla corrente del Psi che faceva riferimento a Lelio Basso e, per breve tempo, nel 1946-1947, consigliere comunale e assessore a Montalcino nella giunta del sindaco professor Gaetano Paccagnini), ma soprattutto grande uomo di cultura per le sue traduzioni dei grandi lirici greci. Ecco chi era Alceste Angelini che il Quartiere Travaglio, con il patrocinio del Comune e di Montalcino, ha ricordato, con un evento, molto partecipato e autorevolmente ben organizzato, a Montalcino (al Teatro degli Astrusi), e che ha restituito voce e spazio ad un autore schivo ma fondamentale, confermando la capacità del tessuto culturale di Montalcino di generare progetti di valore letterario e scientifico e, soprattutto, di ricordare tanti suoi autorevoli “figli” nella sua importante e gloriosa storia, passata e recente.

Un appuntamento di alto profilo culturale - moderato dalla professoressa Sabrina Pirri, ex preside del Liceo Piccolomini di Siena e del Liceo Linguistico Lambruschini di Montalcino, i cui studenti, seguiti dal professor Michelangelo Lorenzoni, hanno letto poesie e traduzioni di Angelini - che ha visto la partecipazione di studiosi e critici che hanno conosciuto personalmente il poeta e ne hanno approfondito l’opera negli anni, offrendo contributi di grande profondità critica e umana: da Luca Lenzini, curatore del volume “Alceste Angelini. Poesie e traduzioni dal greco”, critico letterario e docente all’Università di Siena (e presidente del Concorso di poesia “Il Vignolo” del Quartiere Travaglio, ndr) a Moreno Lifodi, presidente dell’Associazione Italiana di Cultura Classica di Siena, da Antonio Prete, critico letterario e docente di letteratura all’Università di Siena, cui Angelini dedicò una traduzione sul tema della nostalgia, ad Alberto Olivetti, docente di Estetica all’Università di Siena e studioso dell’opera di Angelini. Tutti i relatori hanno conosciuto personalmente il poeta.

L'evento dedicato ad Alceste Angelini, al Teatro degli AstrusiNell’incontro (a cui hanno partecipato i rappresentati di tutti i Quartieri di Montalcino, amici e membri della famiglia Angelini ed il figlio di Alceste, il professor Alessandro Angelini e l’assessore comunale alla cultura Maddalena Sanfilippo) è stato presentato il volume “Alceste Angelini. Poesie e traduzioni dal greco”, edito da Edizioni San Marco dei Giustiniani, che, per la prima volta, dopo 30 anni dalla scomparsa di Angelini, raccoglie integralmente la sua produzione poetica e il lavoro di traduzione dai lirici greci. Per la parte poetica, sottolinea il curatore del libro Luca Lenzini, “la poesia di Alceste Angelini nasce da una postura morale rara: un rigore “ascetico” che rifiuta ogni presenzialismo e fa coincidere l’etica con la poetica. La sua voce, appartata e “clandestina”, distilla in pochi versi un mondo densissimo, refrattario ai giochi verbali e fedele a una classicità naturale e non esibita. Dentro immagini folgoranti e una metrica implacabile, si riflette una visione esistenziale che non indulge al sublime, ma indaga il reale con lucidità e pietas. La sua è una musica “non alienabile”, profonda e radicata nella lingua, capace di rinnovare la tradizione senza mode né rumore”. Sul volume, l’assessora comunale alla cultura del Comune, Maddalena Sanfilippo, ha commentato “che è stato un onore sostenere un progetto di alto profilo scientifico come la pubblicazione delle Poesie e traduzioni dal greco di Alceste Angelini, studioso cresciuto nella nostra Città, proposto dal Quartiere Travaglio; il libro è un segno tangibile e concreto del potenziale culturale che i quartieri sono in grado di esprimere per rendere viva l’anima di Montalcino”.

La presidente del Quartiere Travaglio, Irene Machetti, ha spiegato in poche, ma sensibili, parole l’essenza dell’appuntamento culturale: “vogliamo mantenere vivo il legame tra la comunità e uno dei suoi figli più illustri: la voce di Alceste continua a risuonare in Via Donnoli, dove lui stesso ha vissuto. Riportare alla luce l’opera di Alceste Angelini è un invito a riscoprirlo non solo come autore, ma come presenza viva, radicata nella storia del nostro territorio”.

L'evento dedicato ad Alceste Angelini, al Teatro degli AstrusiAlceste Angelini continua, quindi, ad affascinare per la sua originalità nella poesia, ma anche come autore appartato ma centrale nel panorama letterario del Novecento: poeta “fuori stagione”, capace di esordire nel 1946, nell’immediato Dopoguerra, con una scelta controcorrente (la traduzione dei lirici greci) interpretata, come ricordato da Alessandro Fo, come “una sfida gentile all’asprezza dei tempi”. Alceste Angelini è un caso originale e veramente particolare nella poesia italiana anche per il suo rapporto con la traduzione: non semplice esercizio accademico affiancato alla creazione originale, ma “un’unica, unitaria prospettiva”, in cui antico e moderno dialogano e si fondono. Le sue versioni dai lirici greci (Saffo, Archiloco, Ibico, Mimnermo) e dai poeti ellenistici come Asclepiade e Callimaco non sono semplici trasposizioni, ma vere “riappropriazioni creative”.

 

 

Focus - Chi era Alceste Angelini

Alceste Angelini nacque il 4 giugno 1920 a Bibbiano, nel Comune di Buonconvento, da Sabatino Angelini, originario di Murlo, e da Antinisca Guerrini di Montalcino. Il padre calzolaio esercitava la sua professione a Montalcino, lavorando soprattutto nella manifattura di scarpe per i contadini che, una volta finite, andava a recapitare nei poderi circostanti. Queste lunghe scarpinate effettuate col padre da bambino per raggiungere le abitazioni dei clienti in aperta campagna restarono vive nel suo ricordo.

L'evento dedicato ad Alceste Angelini, al Teatro degli AstrusiIl fratello Azeglio Angelini era maggiore di quasi dieci anni, mentre la sorella Pia era più giovane di quattro e quando nacque nel 1924, la madre morì per le conseguenze del parto. Questa tragedia vissuta nell’infanzia incise profondamente sul bambino che fu allevato praticamente dai nonni materni, Quirino e Teresa, ricordati sempre da Alceste con grande affetto. Le lunghe, fredde serate invernali trascorse con loro o in solitudine nell’appartamento a tetto di Via Donnoli, in attesa del padre che doveva tornare dopo la lunga giornata di lavoro, restarono anch’esse a lungo nel bagaglio dei suoi ricordi d’infanzia. Promettente negli studi, alla fine della scuola dell’obbligo, Alceste entrò nel seminario di San Francesco a Siena per intraprendere gli anni ginnasiali, un modo anche per proseguire gli studi classici per chi non avesse a quel tempo possibilità di sostegno finanziario. Fu qui che imparò le basi delle lingue classiche, molto ben trasmesse da Monsignor Carlo Biagi, che gli permisero poi di passare senza difficoltà, che non fossero appunto quelle economiche, al Liceo classico di Siena.

Giunto agli anni universitari Angelini si iscrisse all’Ateneo Fiorentino, dove entrò in contatto con maestri e compagni di studio, stringendo relazioni di stima e amicizia che lo avrebbero accompagnato per il resto della vita: da Giuseppe De Robertis a Giorgio Pasquali e a Bruno Migliorini, tra i maestri, da Mario Luzi ad Adriano e Adriana Seroni, da Bruno Schacherl a Eugenio Grassi a Sebastiano Timpanaro, tra i più giovani. Gli anni fiorentini furono infatti fertili di amicizie e di incontri, avvenuti tra l’Università e il caffè delle Giubbe Rosse, dove, attorno a De Robertis, conobbe letterati come Eugenio Montale, Carlo Bo, Alfonso Gatto, Carlo Emilio Gadda, Romano Bilenchi, Alessandro Parronchi, Piero Santi, e artisti come Ugo Capocchini e Ottone Rosai, che lo ritrasse di profilo a penna mentre sedevano ad un tavolino del celebre caffè, così come fece lo stesso Montale.

Richiamato come militare dalla Repubblica di Salò (1943) si rifugiò da Don Luigi Rosadini, parroco di Vignano (Siena), e conobbe in questa circostanza Piero Sadun e Cesare Brandi, facendo poi ritorno a Montalcino dove elaborò la sua tesi di laurea in linguistica dedicata al lessico montalcinese, discussa nel 1947, con Bruno Migliorini, e pubblicata molti anni più tardi (1995) da Arrigo Castellani, a sua volta allievo dell’illustre linguista. “Saggio di lessico montalcinese” sarebbe stato edito poi in veste di libro autonomo nel 2000 dal Quartiere Travaglio di Montalcino con introduzione di Mario Specchio, prezioso documento del vernacolo di Montalcino tipico della prima metà del secolo. Agli anni di guerra risale anche la collaborazione a “Letteratura”, la rivista diretta da Alessandro Bonsanti e a “La Ruota”; del 1946 è Prime poesie e traduzioni dal greco (Vallecchi, Firenze).

Fu membro del Comitato di Liberazione Nazionale, avendo aderito alla corrente del Psi che faceva riferimento a Lelio Basso; per breve tempo fu anche consigliere comunale e assessore a Montalcino (1946-47) nella giunta del professor Gaetano Paccagnini (che insegnava come Maestro alle Scuole Elementari di Montalcino, ndr). Continuò così a frequentare le amicizie giovanili, come quella con Alberto, Aldo e Maria Del Bigo e con Folco Tempesti, e più tardi di Emilio e Miranda Pierangioli dei quali fu ospite con la famiglia in estate nella loro accogliente abitazione di via Cialdini. Dagli anni Cinquanta aveva intrapreso la carriera di professore di scuola che affiancò alla passione per la poesia e per la traduzione dal greco, ma anche per la scrittura, come rivelano i racconti affidati al “Nuovo Corriere” e a “La Nazione” nelle pagine culturali dirette allora dall’amico Romano Bilenchi. Dal primo matrimonio nacque il figlio Giovanni, ricordato anche in una poesia di “Altri versi”.

Negli Anni Cinquanta del Novecento insegnò al Liceo Classico dì Montepulciano dove, tra gli altri, frequentò il collega e poeta Enzo Mazza, del quale sarebbe rimasto amico, anche per i comuni interessi letterari, per il resto della vita. Al periodo del suo definitivo trasferimento a Siena, con la moglie Maria Vittoria Contucci e il figlio Alessandro, si data l’amicizia intrattenuta con Camillo Sbarbaro, conosciuto a Villa Solaia presso I Vivante, che si mantenne viva fino alla scomparsa del grande poeta ligure, documentata da un fitto carteggio pubblicato da San Marco dei Giustiniani.

All’attività d’insegnante di lettere nelle scuole medie e superiori si affiancò negli anni della maturità quella di preside, che lo vide precocemente sensibile al problema dell’inserimento nelle classi dei ragazzi con problemi o difficoltà di vario tipo. Risalgono alla stagione senese anche Altri versi (Quaderni de L’Indiano, Firenze 1962) e le traduzioni dal greco per i tipi di Einaudi come l’Eracle (Torino, 1965), Epigrammi di Asclepiade (Torino, 1970), fino a Epigrammi di Callimaco (Torino, 1990). Nella sua attività di traduttore vanno annoverate le parti a lui spettanti apparse nel volume Il romanzo greco a cura di Quintino Cataudella (Sansoni, 1973), al quale collaborò anche il collega di scuola e di studi Renzo Nuti, che sarebbe divenuto amico di una vita. Con lui e con Luciano Tanganelli, tra gli altri, avrebbe frequentato a lungo la Libreria Bassi, luogo di incontri quotidiani e di letture. Più tardi, stimolato anche dall’ambiente degli amici letterati sorto attorno ai “Quaderni di Barbablu” e alla rivista “Il gallo silvestre”, come Antonio Prete, Luca Lenzini, Attilio Lolini, Carlo Fini, dette alle stampe “Parole dall’esilio” (Siena, 1984) presentato da Mario Luzi e, più tardi, Album (Biblioteca Cominiana, Città della Pieve, 1993) introdotto da Enzo Mazza.

Alceste Angelini morì a Siena il 24 luglio 1994.

 

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