categoria: Storia & Attualità - 11 Gennaio 2026

Storia: I Cappuccini fondati da Guido da Cortona, seguace di San Francesco

 I Cappuccini fondati da Guido da Cortona, seguace di San FrancescoOggi è un elegante resort, una dimora di charme tra i vigneti di Brunello e il verde e fitto bosco che circonda Montalcino, nella parte più alta della collina. Ed è proprio questo aspetto a caratterizzare l’atmosfera mistica dell’antico Convento del Saragiuolo dei Padri Cappuccini (oggi di proprietà della Società Agricola I Cappuccini di Montalcino srl della famiglia Iannuzzi, ndr), in origine rifugio di eremiti, prima dell’arrivo dei frati francescani nel Cinquecento, che lo abitarono, coltivando un piccolo orto, fino all’Ottocento, e tra i numerosi edifici religiosi fuori le mura che fanno di Montalcino e del suo territorio un unicum anche per la ricchezza di chiese, conventi, pievi e cappelle, a testimonianza dell’importante ruolo religioso rivestito dalla città nei secoli passati, così eletta da Papa Pio II Piccolomini nel 1462 che la rese anche una Diocesi indipendente insieme con Pienza.

Un ruolo confermato dalle fonti, nelle quali si ha notizia di questi edifici religiosi disseminati nella campagna, e tra le quali, ora, spunta anche una nuova scoperta: un documento in latino rinvenuto dagli studiosi della Soprintendenza a Cortona, che stanno compiendo ricerche su Guido da Cortona (Cortona, 1187-1247), in cui si legge che il “beato padre fra Guido da Cortona dell’ordine dei Cappuccini, compagno in sua vita di Santo Francesco, edificò, principiò et instituì, nella terra di Monte Alcino oggi città, il convento che vi è dei frati cappuccini fuori di detta città due miglia in mezzo al bosco”, negli anni in cui il Santo d’Assisi, Patrono d’Italia - del quale nel 2026 si celebrano gli 800 anni dalla morte e dal “Transito” (3 ottobre 1226), e che Guido da Cortona aveva deciso di seguire, dopo aver donato ai poveri le ricchezze della sua nobile e benestante famiglia - si trovava proprio tra Siena e Cortona, indebolito dalle stigmate e dalle malattie di cui soffriva, ovvero, attorno al 1220 e non al 1400 come si pensava fino ad oggi.

Osservando l’elegante profilo di Montalcino dalle pendici della sua collina, si intuisce come la città sia assai ricca di chiese ed architetture religiose, a partire dai Conventi di San Francesco e Sant’Agostino, i più importanti ordini religiosi dell’epoca, i cui frati sono documentati in città già nel Duecento favoriti dalla potente Abbazia di Sant’Antimo, ed il cui ruolo di grande peso corrisponde alla visibilità dei loro grandi edifici, dai quali provengono le più belle opere d’arte della città, frutto di importanti commissioni da parte delle nobili famiglie e della forte devozione della popolazione.

Ma negli anni, la Chiesa di San Francesco ha avuto una sorte ben diversa rispetto al Convento dei Cappuccini, come è, purtroppo, tristemente noto. E nonostante il fatto che alcuni ritengano che la sua edificazione sia legata alla visita a Montalcino dello stesso San Francesco, nei primi del Duecento, il quale, tra i suoi compagni, oltre a Guido da Cortona, aveva anche il Beato Filippino Ciardelli, noto per l’intensità della sua ascesi mistica e per le guarigioni operate in vita e post mortem, e del quale la propaganda francescana rivendicava le origini locali, raffigurato, nel Trecento, da Bartolo di Fredi nel polittico della “Deposizione di Cristo dalla croce”, conservato al Museo di Montalcino.

Proprio accanto alla splendida pala dell’“Incoronazione della Vergine” circondata dalle bellissime statue lignee della “Vergine” e dell’“Arcangelo Gabriele” di Angelo di Nalduccio e Domenico di Agostino, immagine stessa della ricchezza artistica della città, e frutto delle numerose donazioni ricevute dal Convento, dal quale provengono, e che era proprietario di molti beni in città e fuori le mura già nel Trecento, oltre che luogo di sepolture facoltose, tra le quali conserva anche gli affreschi con “Lo sposalizio della Vergine” di Vincenzo Tamagni, pittore rinascimentale, collaboratore di Raffaello. Un segno tangibile del legame che gli abitanti della città avevano con i francescani e con questa Chiesa, e che proprio le celebrazioni mondiali del “poverello di Assisi”, autore del “Cantico delle creature”, che si sono aperte il 10 gennaio, dalla Basilica Papale di S. Maria degli Angeli in Porziuncola ad Assisi, un evento di portata storica che vedrà l’esposizione pubblica delle spoglie di San Francesco, possono essere l’occasione unica per riscoprire.

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