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24 Gennaio 2026 Vini & cantine: i migliori, di Montalcino, nell’incrocio Winenews delle guide
Non c’è, in Italia, nessun vino che metta d’accordo tutte le guide nazionali. E non si trova convergenza neppure per premiare una stessa azienda, sempre guardando al giudizio delle 9 guide “nazionali”, questo è ciò che riporta la curiosa analisi Winenews, nel consueto confronto di fine anno, offerto dalle pubblicazioni di genere più importanti d’Italia e con la medesima assenza di unanimità anche sul fronte delle etichette, a conferma di una tendenza ormai consolidata. Un segnale che, in qualche misura, sembra indicare uno stato “confusionale”, quasi una perdita delle confortanti “certezze” conquistate in passato, anche da parte della critica enologica, in una fase particolarmente critica per l’intero mondo del vino. I motivi possono essere molti e tra i più vari: dalla scelta aziendale di fornire i campioni ad alcune guide e non ad altre, all’immissione crescente da parte delle guide di nuove aziende che pure continuano a popolare lo scenario enoico nazionale, per arrivare a cause più strutturali, come il cambiamento del clima che porta con sé significativi mutamenti nelle caratteristiche organolettiche della proposta enoica, anche di territori storici, fino ad una revisione profonda degli stili dei vini praticata dalle cantine, alla spasmodica ricerca della “ricetta” più giusta per risvegliare gli appetiti di nuovi e vecchi consumatori.
Il risultato emerge dal classico confronto di WineNews (edizione n. 21) delle varie centinaia di riconoscimenti delle 9 guide a “copertura nazionale”, edizione 2026, che comprendono le “classiche” e con maggiore “anzianità di servizio”: Gambero Rosso, Seminario Permanente Luigi Veronelli, Bibenda by Fis, Daniele Cernilli, Vitae Ais, Slow Wine by Slow Food, a cui sono state affiancate la guida Touring Club Italiano, Corriere della Sera (Luciano Ferraro e James Suckling) e L’Espresso by Luca Gardini.
A livello di cantine, arrivano ad un soffio dall’“en plein” (8 guide su 9), l’altoatesina Cantina Terlano, la lombarda Ca’ del Bosco, la piemontese G.D. Vajra, le toscane Boscarelli e Petrolo e la trentina Ferrari-Lunelli. Colpiscono, tra le altre, 6 centri sui 9 possibili, le cantine di Montalcino Il Marroneto, Canalicchio di Sopra, Poggio di Sotto, Biondi-Santi (Gruppo Epi), Col d’Orcia, oltre alla veneta Bertani (Angelini Wines & Estates, che a Montalcino possiede Valdisuga) e Tommasi (che a Montalcino ha Casisano), e le griffe Antinori e Frescobaldi. Premiate, da 5 guide nazionali su 9, ancora, altre cantine di Montalcino come Altesino (Elisabetta Gnudi Angelini), Casanova di Neri, Fuligni, Mastrojanni, Pietroso, Ridolfi e Camigliano.
A livello di singoli vini, invece, soltanto il trentino San Leonardo 2020 della Tenuta San Leonardo è riuscito nell’impresa di mettere d’accordo 7 guide su 9; subito sotto, a 6 su 9 ci sono, insieme a grandi vini come Tenuta San Guido (Bolgheri Sassicaia 2022), Poggio di Sotto, con il Brunello di Montalcino Riserva 2019 (oltre anche ad un altro vino dell'azienda: il Bolgheri Superiore Grattamacco 2022).
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