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23 Gennaio 2026 “Wine & Siena” (31 gennaio/2 febbraio), tra capolavori d’arte e grandi vini
Unire i capolavori dell’arte ai grandi vini: un biglietto da visita unico ed inimitabile che solo l’Italia può offrire nel mondo, di cui tutti parlano e che, per fortuna, negli ultimi tempi, sembra concretizzarsi sempre più spesso. Come a Siena, città d’arte per eccellenza, del Palio, ma anche del vino, che torna ad aprire le porte dei suoi nobili palazzi tra le vie medievali ed i musei che custodiscono le grandi opere degli artisti senesi, a “Wine & Siena” 2026 (31 gennaio - 2 febbraio, giornata, quest’ultima, per media e addetti ai lavori), edizione n. 11 di uno dei primi eventi dell’anno che racconta le eccellenze enogastronomiche selezionate e premiate da “The WineHunter Award” e da Helmuth Köcher, patron di Merano WineFestival, nel Complesso museale del Santa Maria della Scala e a Palazzo Squarcialupi.
Protagoniste oltre 100 cantine e produttori nazionali che presenteranno vini, specialità gastronomiche, spirits, birre artigianali, Extrawine e consorzi come il Consorzio del Nobile di Montepulciano, con il quale, per la prima volta, “Wine & Siena” avvia una partnership che vedrà una masterclass dedicata all’“assaggio” dell’ultima annata dei vini della “città del Poliziano” che poi sarà presentata ufficialmente nell’anteprima che si svolgerà nella cornice rinascimentale di Montepulciano in febbraio. E, ancora, un omaggio al maestro del Sangiovese, Giulio Gambelli, il leggendario assaggiatore che ha lavorato per tantissime cantine di Montalcino (da Case Basse di Soldera a Poggio di Sotto, da Il Colle di Carli allo storico rapporto con la Tenuta Greppo di Biondi Santi), i “The WineHunter Talks” sui temi di maggiore attualità del vino, e le masterclass tra bollicine, un’esclusiva verticale di Sangiovese e non solo.
Nell’attesa, torna anche il format “AsSaggi di vino”, incontri nei wine bar di Siena e del territorio per conoscere da vicino i produttori, in degustazioni in cui i professori dell’Università di Siena raccontano il vino spaziando dalla biologia alla scienza, dalla letteratura all’arte.“Il mondo del vino sta vivendo profondi cambiamenti, tra sfide climatiche, nuove esigenze del consumatore e un mercato globale in continua evoluzione - sottolinea Helmuth Köcher, ideatore dell’evento con il presidente Confcommercio Siena Stefano Bernardini, a MontalcinoNews - occorre guardare avanti con consapevolezza, responsabilità e curiosità, rendere omaggio alla storia e alle tradizioni, valorizzare il lavoro dei produttori, ma soprattutto creare connessioni e nuove prospettive”.
Dal territorio del Brunello, ci saranno cantine come La Faretra - Querce Bettina (che esordisce di fatto con la nuova proprietà), Celestino Pecci, Fossacolle, La Gerla, Poggio degli Ulivi, Ridolfi, Abbadia Ardenga, La Magia. E , nella parte dedicata al food, anche Pura Crocus della famiglia Maccari. Ma avranno a che fare con Montalcino anche cantine come San Felice Toscana A.D. 714 (che, a Montalcino, ha Campogiovanni), Il Borro della famiglia Ferragamo (con Il Pinino, in quel del Brunello) e Dievole (con Brizio e Poggio Landi, nel terroir di Montalcino). Oltre a Carpineto (nella foto, Anton Robert Zaccheo, il nuovo della Carpineto), fondata in Chianti Classico nel 1967 e oggi tra le più note firme del vino italiano, tuttora gestita dalle due famiglie amiche e socie, Sacchet e Zaccheo, che coltiva in modo sostenibile 500 ettari di terreni distribuiti su 5 tenute nelle zone storiche della Toscana vitivinicola (Chianti Classico, Vino Nobile di Montepulciano, Brunello di Montalcino, Alto Valdarno e Maremma e sempre ai vertici delle classifiche nazionali e internazionali, soprattutto sulla “bibbia del vino americana” Wine Spectator) e che quest’anno punta molto su “Wine & Siena” e nel fuori eventi, con tantissime iniziative in bar e ristoranti di Siena e provincia.
“Wine & Siena” dedica poi un omaggio a Giulio Gambelli, una delle figure più iconiche della storia vitivinicola italiana: sabato 31 gennaio (ore 13) si inaugura al sesto livello, in Palazzo Squarcialupi, nel complesso di Santa Maria della Scala, la mostra “Bottiglie d’Autore” che racconta in modo didascalico la traiettoria umana e professionale di Gambelli che dette un contributo fondamentale alla valorizzazione del Sangiovese e alla promozione di alcuni terroir toscani, oggi fra i più noti al mondo. Luigi Veronelli lo definì “il maestro degli assaggiatori”. Le “bottiglie d’autore” sono presentate al pubblico come opere d’arte concettuale all’interno di una personale dedica a un artista. È questa la cornice pensata per valorizzare e raccontare le creazioni e le collaborazioni di una vera e propria leggenda del winemaking. I filoni narrativi sono principalmente due: da una parte, ci sono le testimonianze che raccontano l’unicità di Giulio Gambelli, principe degli assaggiatori e, dall’altra, c’è il racconto di quella che viene chiamata “la rivoluzione gambelliana”, consistita nel portare nel Chianti i segreti dei vini di Sangiovese in purezza. Segreti imparati quando, giovane e talentuoso cantiniere, lavorava all’Enopolio di Poggibonsi sotto l’egida di Tancredi Biondi Santi, padre della celeberrima Riserva 1955 di Brunello. La mostra resterà visitabile fino a lunedì 2 febbraio. “Bottiglie d’autore” rientra fra le iniziative del Comune di Poggibonsi, patrocinate dalla Regione Toscana, per celebrare il centenario della nascita di Giulio Gambelli. La mostra è stata realizzata dalla Fondazione Elsa, con l’Associazione Amici di Poggibonsi ed è curata da due giornalisti dell’Associazione Stampa Enogastroalimentare Toscana (Aset) che ha collaborato per tutti gli eventi del cartellone: si tratta di Carlo Macchi, grande conoscitore di Giulio Gambelli, e di David Taddei, che ha ideato il percorso espositivo.
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