categoria: Cultura & Paesaggi - 3 Febbraio 2026

Montalcino, un volume della Fondazione Banfi che divulga il patrimonio archeologico

“La Collezione Banfi nel Castello di Poggio alle Mura a Montalcino”È uscito, da poco tempo, l’elegante volume dedicato alla collezione etrusca della Fondazione Banfi, dal titolo “La Collezione Banfi nel Castello di Poggio alle Mura a Montalcino”, a cura di Mattia Bischeri (“L’Erma” di Bretschneider Editore). Il volume raccoglie studi, contributi e ricerche dedicate ad oltre 250 reperti archeologici conservati nel Castello di Poggio alle Mura: la Collezione, articolata in tre nuclei principali databili tra il IX e il I secolo a.C., comprende manufatti provenienti da diversi contesti del territorio toscano e dell’Italia meridionale, offrendo un quadro ricco e diversificato sulla civiltà etrusca e sulla sua presenza nell’area.
Il volume - voluto da Rodolfo Maralli, presidente Fondazione Banfi, e da Elizabeth Koenig, presidente Comitato Scientifico della Fondazione Banfi - ha visto gli interventi di Elisa Salvadori, funzionaria archeologa della Soprintendenza Abap per le province di Siena, Grosseto e Arezzo, e dei professori Luca Cappuccini (Università di Firenze) ed Enrico Benelli (Università di Roma Tre), entrambi docenti di Civiltà dell’Italia preromana ed Etruscologia, ed è corredato di foto e documenti molto importanti sul territorio di Montalcino.

Il Castello di Poggio alle Mura (noto anche come Castello Banfi)A Montalcino, la Fondazione Banfi, oltre a questa iniziativa, organizza molte attività: dallo storico Festival Jazz & Wine, ormai di rilevanza nazionale ed internazionale, nonché uno dei più importanti eventi di comunicazione territoriale per Montalcino, al Master Sanguis Jovi, un’Alta Scuola del Sangiovese per giovani laureati e addetti ai lavori. L’iniziativa rappresenta un’importante occasione per riflettere sul valore della ricerca scientifica, sulla tutela del patrimonio culturale e sul ruolo della Fondazione Banfi nella promozione delle identità storiche del territorio. Il volume si inserisce in un percorso di valorizzazione e divulgazione che mira a rendere più accessibile al pubblico un patrimonio archeologico di grande interesse.

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