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7 Aprile 2026 Abbadia Ardenga, sulla via Francigena, direzione Vinitaly, cerca il rilancio partendo dal Brunello
Per guardare al presente, anche nel territorio del Brunello, bisogna guardare al territorio nella storia. E quella di Abbadia Ardenga è antica e movimentata ed affonda le radici nel profondo Medio Evo quando, nel secolo XI, fu fondato il Monastero dell’Ardenga ad opera di un conte di stirpe francese, dei Ranieri. Il Monastero fu in parte distrutto, secondo il triste destino delle tante località del contado senese nel duro periodo medioevale. Nella Chiesa romanica di S.Andrea di Abbadia Ardenga, sono stati ritrovati degli elementi di architettura dell’epoca, ma il ritrovamento di oltre due terzi di un’antica cripta è sicuramente il più importante e sensazionale. Si tratta di una cripta a sette navate di cui due occupano l’intera larghezza della Chiesa. Provenienti da Abbadia Ardenga e conservati nella Pinacoteca di Siena sono il Paliotto romanico il primo dipinto datato, della scuola senese (1215) e le tavolette raffiguranti Storie delle Passione di Cristo, attribuite a Guido da Siena (1275-1280). E, proprio partendo dalla storia di questo luogo, parte il racconto dell’Azienda Agricola Abbadia Ardenga, di proprietà della Società di Esecutori di Pie Disposizioni in Siena (composta da 8 ettari di oliveti e da 10 ettari di vigneti, di cui la metà di sono iscritti per la produzione di Brunello di Montalcino) che, dopo recenti investimenti in vigneto e cantina, guidati dall’enologo Paolo Caciorgnia, è pronta per il suo generale rilancio, anche con i suoi vini, dal Brunello al Rosso di Montalcino (e che chiaramente sarà a Vinitaly, dal 12 al 15 aprile, a Verona). Con la peculiarità che il ricavato dell’azienda di Abbadia Ardenga è da sempre viene utilizzato dalla proprietà per la gestione delle Case di Riposo, di Musei e di attività culturali e sociali.
“Siamo orgogliosi dei prodotti che presenteremo perché raccontano davvero il Brunello, il Sangiovese nella sua tipicità, mettendo l’accento anche su freschezza e spiccata acidità che dei vini di Montalcino sono una nota peculiare - dichiara la direttrice Rosanna Zari - e saremo a Verona insieme al Consorzio: siamo parte di un territorio e di un progetto più complessivo in cui crediamo tutti fortemente”. E’ un periodo complicato - aggiunge Zari - per l’economia mondiale, lo sappiamo, ma guardiamo anche con ottimismo e determinazione, sicuri che la qualità dei prodotti, la capacità di attrarre e raccontare storie di tipicità e territorio delle nostre realtà siano centrali e determinanti. Conosciamo la visione dinamica che il Consorzio - di cui facciamo parte dal 1967 e di cui siamo soci fondatori - ha verso nuovi mercati così come conosciamo la sua attenzione verso Paesi tradizionali. Un’area su cui noi come Abbadia Ardenga stiamo investendo sempre più è l’enoturismo, ospitiamo nella nostra cantina winelovers ed appassionati enoturisti per raccontare la nostra storia antica e i nostri prodotti”.
La cantina de Il Poggio Abbadia Ardenga, a Torrenieri (Montalcino), è poi anche un vero e proprio museo: vi sono i resti della fortificazione feudale e quelli della “Fermata-Osteria” al servizio della strada Romana-Francigena. Archi a tutto sesto, pietre di torre mantenute nel loro sito naturale, pertugi, cunicoli di fuga e feritoie per la difesa, antichi pozzi e acque sotterranee che scorrono proprio sotto la cantina. All’interno si possono ammirare le tracce di un lungo e glorioso passato.
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