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24 Aprile 2026 “The Wealth Report 2026” by “Knight Frank”: i vigneti asset alternativi più strategici. Montalcino nelle prime posizioni
Cambiamento climatico, premiumization, cambiamento dei gusti, sostenibilità, consumo esperienziale: sono cinque fenomeni o valori che, a loro modo, più o meno in profondità, e con velocità diverse, stanno cambiando il mondo del vino. E, di riflesso, anche le rotte e le intensità degli investimenti nel settore. Non solo da parte di chi nel fare impresa nel mondo del vino vede la sua ragion d’essere, ma anche da parte di chi investe in vigneti come asset alternativo. Con la vigna che, nonostante le difficoltà del settore, “si conferma tra gli asset alternativi più interessanti per gli investitori internazionali, combinando valore economico, identità territoriale e una forte componente esperienziale”. A dirlo il The Wealth Report 2026 by Knight Frank, l’agenzia di Londra di consulenza immobiliare che, tra le altre cose, analizza il ruolo crescente del settore vitivinicolo nelle strategie dei grandi patrimoni. E, con alcuni territori, anche italiani, sugli scudi, in termine di attenzione degli investitori, come Barolo e Barbaresco, primo anche nella classifica delle quotazioni con 2,7 milioni di euro, Bolgheri e Montalcino, secondi a pari merito anche nella classifica delle quotazioni con 1,2 milioni di euro, e poi Alto Adige, Friuli, Chianti Classico (insieme ad altri territori mondiali come la Valle della Loira, la Champagne, Bordeaux e la Borgogna, in Francia, o ancora la Nuova Zelanda, così come alcune zone dell’Australia come Barossa ed Eden Valley, passando per gli Stati Uniti, dalla Napa Valley in California alla Villamette Valley, ma anche Mendoza in Argentina, la Mosella in Germania, ed ancora alcune zone della Georgia, del Cile, del Sudafrica e, persino, il rampante Regno Unito).
“Nonostante le sfide che interessano il comparto a livello globale, il mercato dei vigneti dimostra una notevole resilienza. A fronte di un calo nei volumi di consumo, cresce il valore del vino: i consumatori si orientano sempre più verso prodotti di qualità, artigianali e fortemente legati al territorio, privilegiando autenticità e identità rispetto alle produzioni di massa”, spiega Knight Frank. Che sottolinea come “in questo contesto, fattori come cambiamento climatico e domanda orientata alla qualità stanno ridisegnando la geografia globale del vino. Le aree storiche mantengono un ruolo centrale, ma emergono nuove regioni produttive, spesso caratterizzate da condizioni climatiche più favorevoli e da un maggiore potenziale di adattamento”.
Alexander Hall, Head of International Vineyards by Knight Frank, a Vinitaly 2026, in una intervista a WineNews, ha anche aggiunto che “il mercato del vino sta soffrendo un po’, ci sono meno persone che comprano vigneti rispetto a qualche tempo fa, ma, al tempo stesso, questo si traduce in una opportunità per i produttori che vogliono investire in vino e vigne, quindi c’è sì meno attività, ma quella che c’è è più specializzata ed anche prudente. Di sicuro l’Italia è molto ambita: le grandi regioni del vino, perché offrono una grande diversità, se guardiamo dal punto di vista dell’investitore in Italia puoi scegliere tra le maggiori regioni del vino, che non sono solo Toscana e Piemonte, ci sono tante altre aree interessanti. Ma Alexander Hall, Head of International Vineyards by Knight Frank, poi, aggiunge, anche che “quello a cui stiamo assistendo è un cambiamento di trend nel mondo, e come, in tutti i mercati, bisogna essere svelti nell’anticipare il momento in cui questo cambiamento inizia”.
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