categoria: Uomini & Terra - 3 Maggio 2026

Alex Zanardi e il legame indissolubile con Montalcino

Alex Zanardi, in una foto dal suo profilo FacebookAlex Zanardi, il campione bolognese che ha incarnato come pochi lo spirito di resilienza e rinascita, ci ha lasciato, il 1 maggio 2026, all’età di 59 anni. Dopo sei anni di lotta silenziosa seguita al grave incidente in handbike del 19 giugno 2020 (a Pienza, mentre sta raggiungendo Montalcino, ndr), la famiglia ha annunciato la sua scomparsa in una struttura di Padova. La morte di Zanardi ha chiuso un capitolo straordinario: ex pilota di Formula 1 e CART (campione nel 1997-1998), dopo l’incidente del 2001 al Lausitzring che gli costò le gambe, era diventato simbolo mondiale del paraciclismo, con quattro ori paralimpici e dodici titoli mondiali. Ma è stato proprio nelle colline senesi, a pochi chilometri da Montalcino, che la sua storia ha preso l’ultima, drammatica svolta.
Lucia e Paolo Bianchini insieme ad Alex ZanardiL’incidente del 2020 e il sogno di Montalcino: Zanardi stava partecipando alla staffetta “Obiettivo Tricolore”, l’iniziativa benefica da lui fortemente voluta per promuovere lo sport paralimpico. Partito da Sinalunga, era diretto verso Castelnuovo dell’Abate, frazione di Montalcino, dove era previsto l’arrivo di tappa proprio nella cantina Ciacci Piccolomini d’Aragona, azienda amica con cui condivideva passione per lo sport, il territorio e il Brunello.
Tra Pienza e San Quirico d’Orcia, su un rettilineo in discesa della provinciale 146, Zanardi perse il controllo della handbike, invase la corsia opposta e si scontrò con un camion. Le ferite alla testa furono gravissime. Fu trasportato in elicottero all’ospedale di Siena, poi seguito per anni tra riabilitazione e speranza. L’autista del tir fu prosciolto da ogni responsabilità. Montalcino non era solo una tappa: rappresentava per Zanardi un luogo di amicizia profonda. Con la famiglia Bianchini della Ciacci Piccolomini aveva costruito un legame sincero, fatto di vino, colline, ciclismo e valori condivisi. Era già stato testimonial del Brunello e tornava volentieri in Valdorcia, uno dei paesaggi più belli del mondo.
Alex Zanardi ha insegnato all’Italia e al mondo che la vita può cambiare in un istante, ma la dignità, il sorriso e la voglia di lottare no. La sua morte, esattamente come la sua vita, ci ricorda che i veri campioni non si misurano solo dalle medaglie, ma dalla capacità di ispirare anche nelle difficoltà più dure. Montalcino, con i suoi vigneti e il suo Brunello, conserverà per sempre il ricordo di un uomo che pedalava verso la bellezza, anche quando il destino gli ha messo davanti l’ennesima curva imprevedibile.
Paolo Bianchini Alex Zanardi e Lucia BianchiniAlex Zanardi aveva anche realizzato nel 2018 la formella celebrativa del Benvenuto Brunello per il Consorzio del Brunello, che lo ha ricordato su Facebook: “in quell’occasione, parlando del Brunello di Montalcino, lo definì un vino che richiede lentezza e meditazione, in contrasto con la velocità”. Anche gli amici della Ciacci Piccolomini d’Aragona, nelle persone della Famiglia Bianchini, di tutti i collaboratori e della Asd Brunello Bike, da sempre a sostegno di Alex ed i suoi ragazzi, apprende “con profonda commozione e immenso dolore la notizia della scomparsa di Alex Zanardi: oltre ad essere un campione assoluto dello sport, Alex era per noi un amico carissimo, un esempio vivente di resilienza, dignità e amore per la vita. La Ciacci Piccolomini d’Aragona tutta si stringe in un abbraccio ai familiari, partecipando al loro immenso dolore con il massimo rispetto e la più profonda ammirazione per l’eredità umana che Alex ci lascia. Ciao Alex, e grazie per averci insegnato a guardare sempre oltre il traguardo”.

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