categoria: Cultura & Paesaggi - 22 Maggio 2026

“La filosofia della Dop economy” di Mauro Rosati (Treccani) parla di Montalcino, “una delle più belle storie dell’agricoltura italiana”

Presentazione, nella Chiesa di S. Agostino a Montalcino, de “La filosofia della Dop economy” di Mauro RosatiLa Dop Economy è il modello di sviluppo socio-economico incentrato sui prodotti agroalimentari ad Indicazione Geografica (Dop e Igp) che promuove il cibo come un’opera d’arte territoriale, capace di unire l’economia delle comunità rurali alla sostenibilità, alla cultura e alla tutela dell’identità. Questa è la sintesi della presentazione, a Montalcino, nella Chiesa di S. Agostino, avvenuta ieri, del volume “La filosofia della Dop economy” di Mauro Rosati, edito da Treccani e realizzato in collaborazione con Fondazione Qualivita e Origin Italia. L’iniziativa è stata organizzata dalla Fondazione Territoriale Brunello di Montalcino, in collaborazione con il Consorzio del Vino Brunello di Montalcino e il patrocinio del Comune di Montalcino.
Dopo i saluti di Giacomo Bartolommei, presidente del Consorzio del Brunello, e di Remo Grassi, presidente della Fondazione Territoriale Brunello di Montalcino, Mauro Rosati ha presentato il suo volume “La filosofia della Dop economy”, dialogando con Gabriele Gorelli, Master of Wine, e Maurizio Bai, Vice direttore generale Banca Mps, sul valore delle Indicazioni Geografiche e sul modello della Dop economy italiana. “Nel 1967 venticinque produttori ebbero la visione - si legge in una nota stampa Qualivita - che ha portato a quello che è Montalcino oggi”. Ma non fu subito capita, negli Anni Settanta del Novecento la stampa scriveva ancora “Montalcino, quale zona depressa, vegeta e non vive” e prima del boom del celebre Brunello di Montalcino, il borgo era una zona agricola depressa e uno dei comuni più poveri del Senese, caratterizzato dalla mezzadria e da un’economia di pura sussistenza (per riflettere anche sulla storia del territorio di Montalcino, leggere questa interessante e strutturata analisi/studio di Winenews, ndr).
Presentazione, nella Chiesa di S. Agostino a Montalcino, de “La filosofia della Dop economy” di Mauro RosatiMauro Rosati (autore e direttore di Qualivita) ha spiegato che “questa storia la racconto anche nel mio libro, una delle più belle storie dell’agricoltura italiana nasce proprio a Montalcino. Ma di storie italiane ce ne sono tante - ha proseguito Rosati - e bastano i numeri per sintetizzarle: nel 2000 l’export agroalimentare italiano era di 22 miliardi, oggi esportiamo per 72 miliardi. E, in questi numeri, si inseriscono le Indicazioni Geografiche che hanno portato economia dove non c’era, hanno trasformato cibi poveri in grande valore, hanno permesso di conservare la cultura agroalimentare. Nel Dopoguerra il cibo era solo nutrimento, oggi è cultura, territori e tradizione, è il simbolismo delle Ig e i Consorzi di tutela tengono insieme le imprese”. Mauro Rosati ha, poi, citato anche Donatella Cinelli Colombini, sottolineando “la sua lungimiranza nell’aver creato per prima il turismo enogastronomico”.
Maurizio Bai (Vice Direttore Generale Vicario di Banca Monte dei Paschi di Siena) ha quindi raccontato, in un intervento chiaro sul percorso della Banca Mps intrapreso verso l’agricoltura dalla banca negli ultimi anni, commosso, parlando dei cambiamenti portati dall’amministratore delegato Luigi Lovaglio al suo arrivo nel 2021, l’importanza della visione di Qualivita per indirizzare le scelte in questo campo. Il progetto prevedeva la realizzazione di 45 centri Mps Agridop: presidi specialistici di Banca Monte dei Paschi di Siena dedicati al settore agroalimentare, pensati per supportare le aziende locali con consulenze mirate, finanza agevolata (Pac e Pnrr) e accesso a reti di consorzi e istituzioni. Ad oggi, ne sono stati realizzati 32.

 

Focus - Fondazione Territoriale del Brunello di Montalcino, Remo Grassi: “camminare insieme, sostenendo, giorno dopo giorno, il legame indissolubile tra Territorio e Comunità”

“… Nel libro ci viene ricordata una verità semplice ma fondamentale: il cibo non è solo mercato. Il cibo è memoria, è identità, è paesaggio; è fatto di relazioni e di comunità. Questa lettura ci spinge a riflettere su un altro aspetto cruciale: la qualità non deve mai diventare sinonimo di chiusura o di privilegio. Al contrario, deve generare valore condiviso, cultura e consapevolezza. Tutto questo si può riassumere in tre parole chiave: Sostenibilità, Condivisione, Continuità. Sono concetti semplici, ma vitali per chi vive e lavora in un territorio come il nostro. Perché dietro una bottiglia di Brunello, o dietro qualsiasi prodotto Dop, non c’è mai solo un oggetto di consumo. Ci sono le persone, c’è il lavoro, c’è il disegno del nostro paesaggio... e c’è una grande responsabilità verso il futuro. Ed è proprio per questo che l’Amministrazione Comunale, il Consorzio del Brunello e la Fondazione Territoriale devono continuare a camminare insieme, sostenendo, giorno dopo giorno, il legame indissolubile tra Territorio e Comunità…”.

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