categoria: Uomini & Terra - 22 Maggio 2026

Petrini, fondatore Slow Food, ci lascia a 76 anni: “Chi semina utopia, raccoglie realtà”

Carlo PetriniSì, purtroppo, Carlo Petrini (per noi “Carlin”, ndr) ci ha lasciato ieri in tarda serata, 21 maggio 2026, a 76 anni nella sua città natale Bra, in Piemonte. La notizia ha fatto il giro del mondo. Il fondatore di Slow Food e di Terra Madre se n’è andato, lasciando un’eredità enorme sulla difesa del “cibo buono, pulito e giusto”.

Carlo Petrini insieme a Papa Francesco BergoglioCon lui scompare uno dei più grandi pensatori del nostro tempo, capace di trasformare il semplice atto di mangiare in un atto politico, culturale e poetico. La sua filosofia del “buono, pulito e giusto” ha ispirato milioni di persone in tutto il mondo a riscoprire il valore del tempo, della terra e della comunità. Grazie a Carlin il cibo non è più solo nutrimento, ma è diventato coscienza, resistenza e lentezza consapevole. Il suo lascito resta vivo in ogni boccone lento, in ogni contadino difeso, in ogni tavola che rifiuta la fretta del mondo.

L’abbraccio tra Carlo Petrini e Re Carlo, a RavennaPrima della sua scomparsa, proprio in questi giorni, era uscito su MontalcinoNews, un bellissimo “amarcord” per i 40 anni di Slow Food, in cui ricordava proprio le radici del movimento anche a Montalcino. Una storia che riproponiamo oggi …

Carlo Petrini con Jacopo Biondi Santi, Mario Bindi, Nello Baricci e lo staff di WineNews“Montalcino è uno dei luoghi incantati della nostra penisola dove paesaggio, storia e gastronomia si incontrano ad altissimi livelli. Montalcino è un luogo di grande modernità perché non ha mai rinnegato le sue origini, ha saputo valorizzare il suo prodotto principe, il Brunello, senza farlo diventare monocoltura. È un luogo in cui torno sempre molto volentieri.

Tre storiche foto di un incontro del Pci del 1987Parlare di Montalcino, per me, è ritornare indietro di tanti anni. Infatti, il primo ricordo va a quel lontano 1982 quando, come Arci Langhe, organizzammo una gita per conoscere meglio il Brunello. L’accoglienza fu straordinaria e la casa del popolo bellissima, meno il vitto. Ne scaturì una lettera di protesta e l’apertura di un dialogo che l’anno dopo diede vita ad un convegno “Le Case del Popolo nella loro tradizione di festa e di gastronomia”.
Carlo PetriniCi fu una dialettica bellissima e la newsletter del Pci scrisse che era emerso forte un lato importante “a volte troppo trascurato della vita di tutti i giorni: il mangiare”. Sicuramente Montalcino fu una tappa fondante della storia di Slow Food. Iniziò una riflessione sull’importanza e sull’universalità del cibo. Da quel momento il cibo entrò, con alti e bassi, nei ragionamenti politici. Si capì che si poteva migliorare il mondo migliorando la produzione e distribuzione alimentare. Si misero le basi a quel buono, pulito e giusto che ha segnato la nostra storia. Grazie Montalcino !” (Carlo Petrini)

Focus - La storia di Montalcino 1982-1983 (le vere radici)
Tessera di socio sapiente, Arcigola 1990La data ufficiale di nascita di Slow Food è il 1986 (con la protesta contro l’apertura di un McDonald’s a Piazza di Spagna a Roma e la fondazione di Arcigola), ma le prime scintille sono arrivate qualche anno prima, proprio a Montalcino. Nel 1982 Carlo Petrini, all’epoca giovane militante dell’Arci Langhe di Bra, organizzò con un gruppo di amici una gita a Montalcino per la Festa dell’Unità. Volevano assaggiare il grande Brunello, invece vennero serviti cibo di scarsa qualità e Rosso di Montalcino. Petrini, che già allora era molto schietto, scrisse una lettera di protesta durissima agli organizzatori: paragonò la cosa a chi in Langhe avesse spacciato Nebbiolo per Barolo, dicendo che sarebbero stati lapidati in piazza. La lettera fece scalpore. Gli organizzatori di Montalcino lo invitarono nel 1983 ad un convegno nella Casa del Popolo intitolato “Le Case del Popolo nella loro tradizione di festa e gastronomia”.
Mattonella commemorativa del Brunello 2014Petrini raccontava di essere stato praticamente “messo sotto processo” dalle donne che cucinavano per l’Arci: lo accusavano di essere troppo esigente e snob. Lui si difese in modo geniale, leggendo un’analisi organolettica di Santa Caterina da Siena sul “corpo di Cristo” (un modo per dire che anche il cibo ha un valore sacro e va rispettato). Alla fine prevalse il suo punto di vista e, con i bicchieri di Brunello in mano, nacque uno dei primissimi Circoli Arcigola. Montalcino fu quindi uno dei luoghi in cui si cominciò a ragionare seriamente sul diritto al piacere, sulla qualità del cibo e sul legame tra territorio, tradizione e politica.

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