categoria: Cultura & Paesaggi - 15 Giugno 2026

I Comuni del vino più “boscosi”. Il report “Foreste in Comune” (analizzato da WineNews): Montalcino al top per superficie forestale

La campagna di Montalcino ed i suoi vigneti immersi nel verdeNell’Italia c’è un polmone verde ricchissimo che non significa soltanto rispetto dell’ambiente e biodiversità, ma anche un volano per l’economia oltre ad un valido alleato per le colture, viticoltura compresa, contro il cambiamento climatico e non solo. Nel Belpaese le foreste hanno superato i 100.000 chilometri quadrati di estensione, occupando oltre un terzo del territorio nazionale, superando, dal 2020, la stessa Superficie Agricola Utilizzata (Sau), fatto che non accadeva dal Medioevo. Un cambiamento profondo, avvenuto nell’arco degli ultimi decenni, in primis, a seguito dell’abbandono di terreni agricoli e pascoli marginali e di colture tradizionali non più redditizie, che ha trasformato il paesaggio italiano e il ruolo che il bosco svolge nei territori. Foreste che però devono essere pianificate, gestite, certificate, in un processo in cui le comunità locali fanno e stanno facendo la differenza. Sono alcuni dei risultati che emergono dal rapporto “Foreste in Comune”, la prima indagine socio economica sul patrimonio forestale dei Comuni italiani promossa da Pefc Italia (l’associazione che costituisce l’organo di governo nazionale del sistema di certificazione Pefc - Programme for Endorsement of Forest Certification Schemes, il programma di valutazione degli schemi di certificazione forestale, ndr), con il supporto e la collaborazione di Uncem (Unione Nazionale Comuni Comunità Enti Montani), Legambiente e Consorzio Caire che, per la prima volta, analizza e condivide dati inediti come l’indice di boscosità, ovvero il rapporto tra superficie forestale e superficie totale del comune, e la superficie forestale totale di ciascun territorio comunale. Marcetelli, nel Lazio, dove è stato anche presentato il Rapporto, con il 98,4% di superficie coperta da boschi è il comune italiano con la più alta percentuale di foreste mentre Gubbio detiene il primato per estensione assoluta di superficie forestale con 26.804,26 ettari. L’analisi mette, inoltre, in evidenza come il patrimonio forestale nazionale sia fortemente concentrato nelle aree montane. Nei 3.596 comuni montani italiani, che rappresentano il 47,8% della superficie territoriale nazionale ospitando il 13,5% della popolazione, si concentra il 75,7% dell’intera superficie forestale italiana.
Un’Italia sempre più forestale, dunque, e che interessa anche i Comuni del vino dove, sovente, si ragiona sul rischio di una prevalenza della monocultura (a scapito della biodiversità) ma che, dati alla mano, evidenza come il connubio tra vino e foreste sia sempre più forte. Un cambio di passo, rispetto al periodo della “cultura specializzata”, c’è stato, non a caso negli ultimi anni, in particolare, nel mondo del vino, si è riscoperto l’importanza della vicinanza e della sinergia tra boschi e vigneti, con progetti, aziendali o di territorio. Tra alberi, boschi e vigna, per merito di biodiversità, effetti “termici” e non solo, si è creato un rapporto utile per tutti e, soprattutto, che è stato “sdoganato”.
Il borgo di Montalcino e i suoi vignetiTornando ai numeri, WineNews ha selezionato, in questa sorta di analisi della ricerca socio-economica sul patrimonio forestale dei Comuni italiani “Foreste in Comune” by Pefc Italia (con il supporto e collaborazione di Uncem - Unione Nazionale Comuni Comunità Enti Montani, Legambiente e Consorzio Caire), per il loro legame storico ed economico preponderante, rispetto ad altri settori produttivi, con la viticoltura, 75 Comuni del vino (al netto di qualche possibile svista, considerata la grande numerosità del campione e la diffusione della viticoltura nel Belpaese, ndr) per poi analizzare, per ciascuno di loro, i dati del Rapporto relativi alla superficie forestale complessiva in ettari e la percentuale dell’indice di boschività: emerge che il 29,3% dei Comuni del vino selezionati (22 su 75) supera il 40% di indice di boscosità, una percentuale significativa e che amplia i “confini green”, considerando anche il fatto che le superfici forestali non tengono conto dei terreni agricoli. Non a caso la ricerca ha evidenziato una relazione positiva tra presenza forestale e filiere agricole specializzate, suggerendo come i territori più dinamici siano spesso quelli capaci di integrare agricoltura di qualità, gestione forestale, turismo e valorizzazione delle risorse naturali. E se Radda in Chianti, una delle “culle” del Chianti Classico, presenta l’indice di boscosità più grande tra i comuni del vino, pari al 75,3%, Montalcino, altra denominazione rossista tra le più prestigiose in Italia con il suo Brunello, è n. 1 tra i comuni del vino più rilevanti d’Italia come superficie complessiva forestale pari a 13.255,1 ettari (per un indice di boscosità del 42,7%). Tra i 22 comuni con oltre il 40% di indice di boscosità, in particolare, oltre alla già citata Radda in Chianti (75,3%), ci sono Gaiole in Chianti (72,8%), Sorbo Serpico (67,2%), Greve in Chianti (62,7%), Gattinara (62,6%), Caldaro sulla Strada del Vino (54,2%), Castellina in Chianti (53,5%), Mezzocorona (52,1%), Castagneto Carducci (51,3%), Santadi (50,5%), Predappio (49,7%), Gavi (49,6%), Valdobbiadene (48,3%), Aymavilles (46,8%), Orvieto (46%), Scansano (45,5%), San Gimignano (45,4%), Tempio Pausania (44,2%), San Michele all’Adige (44%), Montalcino (42,7%), Morgex (41,9%) e Jerzu (41,4%).
Secondo gli autori della ricerca, e come riporta il sito Winenews, la crescente attenzione verso qualità ambientale, benessere, contatto con la natura e qualità della vita potrebbe rappresentare una delle determinanti di questa nuova attrattività territoriale, con il bosco che diventa un elemento sempre più rilevante nella scelta di vivere o investire nelle aree interne e montane. Antonio Brunori, segretario generale Pefc Italia afferma che “il rapporto Foreste in Comune ci restituisce per la prima volta una fotografia dettagliata del patrimonio forestale italiano alla scala comunale e permette di leggere il bosco non soltanto come una componente ambientale, ma come una infrastruttura strategica capace di generare benefici ecologici, sociali ed economici. Comprendere dove si trovano le foreste e quale relazione instaurano con le comunità locali è il primo passo per costruire politiche efficaci di gestione forestale sostenibile e valorizzazione delle filiere forestali”. Per Antonio Nicoletti, responsabile nazionale Aree Protette di Legambiente, “la gestione sostenibile degli ecosistemi forestali rappresenta una delle risposte più efficaci alle grandi sfide ambientali del nostro tempo, dalla crisi climatica alla perdita di biodiversità, ed è la chiave per decarbonizzare l’economia e sostenere i territori e le comunità che si prendono cura dei boschi. Questa ricerca dimostra che il patrimonio forestale italiano è molto più rilevante e diffuso di quanto spesso si immagini e, a dispetto di quanto si creda, è ricco di biodiversità e di specie a rischio. La sfida oggi non è soltanto conservarlo, ma accompagnarne l’evoluzione attraverso una gestione sostenibile e partecipata, capace di coniugare tutela ambientale e sviluppo delle comunità locali”.

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