categoria: Uomini & Terra - 22 Giugno 2026

Il filo della tradizione: Chiara Franceschetti e l’arte della tessitura a Montalcino

Chiara FranceschettiLa tessitura è una delle arti più antiche, e che ormai da 45 anni ha un riferimento ben preciso a Montalcino, grazie a un’artigiana che coltiva questo mestiere con passione e dedizione: Chiara Franceschetti, originaria di Roma, ma residente nel territorio del Brunello dal 1979, possiede ormai da quasi mezzo secolo uno dei negozi più antichi di Montalcino, “La Luna Nuova”, dove vengono prodotti a mano e venduti capi di abbigliamento con filati al 100% naturali, mantenendo viva l’arte della tessitura.

“Prima insegnavo a Roma - racconta alla MontalcinoNews Chiara Franceschetti - dove avevo studiato Filosofia all'università. In seguito mi sono trasferita e sono rimasta a Montalcino. Avevo la passione per la tessitura e ho trovato uno spazio e ho conosciuto una persona della zona che tesseva e mi ha trasmesso le prime nozioni. Ho cominciato con un piccolo telaio da tavolo, poi il marito di questa persona, che era un falegname, mi ha costruito un telaio grande a quattro licci, espandibile a sei. All'inizio facevo tappeti, ma era un’attività che non mi appassionava e forse non funzionava sul mercato. Ho deciso quindi di assecondare il mio desiderio: applicare un vecchio mestiere alla moda e all'abbigliamento. Ho iniziato con piccole cose fino ad arrivare alla produzione attuale”.

La tessitura è un’arte antica, nata per procurarsi il necessario per coprirsi, e ne esistono tracce fin dall'antichità. “Il mio è un telaio completamente a mano - prosegue Franceschetti - non uso tecniche complesse, ma realizzo essenzialmente la tela o altre armature molto semplici in cui si veda la tessitura, e mantengo la stessa linearità nella trasformazione. Sono modelli minimali in cui emerge la ricchezza del tessuto, caratterizzato da trame piuttosto grosse e realizzato esclusivamente con materiali naturali di qualità come puro cotone, puro lino, pura seta, pura lana, alpaca e raramente cashmere. Non utilizzo mai poliestere o nylon. Produco solo abbigliamento e accessori: cappotti, giacconi, giacche, gilet, gonne, sciarpe, scialli, manicotti, cappelli e borse”.

Il rischio è che un’arte come quella della tessitura vada persa, a causa di un mercato che ormai segue altre logiche e di pochi giovani che vogliono imparare questo tipo di mestiere. “Gli affari vanno con alti e bassi - spiega Franceschetti - ci sono stati momenti difficili, oltre alle recenti conseguenze del Covid. In quarantacinque anni ho insegnato questo mestiere a una sola persona che mi ha affiancato e aiutato, ma che purtroppo ora è malata, quindi da qualche anno sono sola. Nessun altro si è mai mostrato interessato. C’è sicuramente il rischio che quest’arte vada persa. Quando deciderò di smettere con l’attività commerciale, non smetterò di tessere, ma probabilmente tornerò a Roma e porterò il telaio con me. L’unica cosa che ho seminato qui è stata nelle scuole, dove all'inizio alcune maestre si erano interessate e avevano introdotto i telai da tavolo. Non c’è stato alcun interesse per preservare queste attività, nonostante qui ci fosse una tradizione importante”. 

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