categoria: Storia & Attualità - 7 Giugno 2026

Una nuova luce per Pieve Santa Restituta: la famiglia Gaja ha compiuto un restauro perfetto

La Pieve di Santa Restituta, vista dall’altoL’intervento di ristrutturazione della Pieve di Santa Restituta più recente ha messo, oggi, in una nuova luce una delle tracce più antiche della storia del territorio di Montalcino. La famiglia Gaja ha, infatti, compiuto un restauro perfetto, che è durato diversi anni, interessato, in maniera significativa, allo stato conservativo delle superfici interne al fine di conservare il valore storico e culturale della pieve permettendo di riportare alla luce gli affreschi storici di ben due epoche diverse (fine Settecento e fine Ottocento).
Il restauro della Pieve di Santa Restituta: prima (sx) e dopo (centro e dx)Il processo di recupero è stato mirato sia alla conservazione che alla valorizzazione delle superfici decorate: in questo modo, il restauro si è configurato non solo come azione conservativa, ma anche come occasione di riscoperta e di restituzione dell’identità storica e artistica della Pieve di Santa Restituta. I lavori sono durati quasi due anni e il cantiere si è chiuso non da molto.
La Chiesa di Santa Restituta è stata attiva come parrocchia fino alla metà degli Anni Sessanta del Novecento e rappresenta un bene sottoposto a tutela, in quanto inserito nell’inventario della Soprintendenza ai Beni Culturali: la possibilità di visita, pertanto, non è mai venuta formalmente meno, sebbene sia subordinata a modalità di accesso programmato. Oggi è una visita consigliabile a tutti i turisti affascinati dalla storia del territorio di Montalcino e dalle sue tracce più remote ed anche meno conosciute.
La cantina della Pieve di Santa RestitutaFondata nell’Alto Medioevo (VII secolo d.C.), la tenuta prende il nome dalla pieve (cappella) di Santa Restituta, dedicata alla santa e martire cristiana del IV secolo originaria di Cartagine (oggi Tunisi), Santa Restituta. I fedeli devoti a Santa Restituta fuggirono in Italia per sottrarsi alle persecuzioni e cercare rifugio. Qui costruirono chiese in suo onore. Una di queste fu edificata nell’area di Montalcino alla fine del VII secolo, nella tenuta di famiglia Gaja, Pieve Santa Restituta.
La Pieve di Santa Restituta ed i suoi vignetiSituata nel versante sud-occidentale della denominazione Brunello di Montalcino, ad un’altitudine di 350 metri slm, la tenuta Pieve Santa Restituta è stata acquisita dalla famiglia Gaja nel 1994. Secondo i registri locali, la produzione di vino a Pieve Santa Restituta risale al XII secolo. Degno di nota è il fatto che una specifica vigna venga qualificata con il nome Sugarille già nel 1547. Nel 1975, dopo oltre 1.300 anni di gestione, la curia decise di vendere la pieve e i terreni circostanti. Il nuovo proprietario si dedicò al restauro dell’intera proprietà e diede alla cantina il nome Pieve Santa Restituta. Alla notizia dell’intenzione di ritirarsi della vecchia proprietà (Bellini), Angelo Gaja, alla ricerca di una nuova opportunità e già conoscitore dei suoi vini, decise di acquistare la tenuta. Da oltre 150 anni, la famiglia Gaja coltiva vigneti e produce vini nelle Langhe, in Piemonte, e da oltre 30 anni anche a Montalcino, conoscendo, proteggendo e custodendo la vita che abita i vigneti.
Giovanni Gaja, membro della quinta generazione della famiglia Gaja“Lo stato di conservazione - si legge in una relazione - prima del restauro aveva messo in luce pareti interne della chiesa che erano state scrostate nell’intervento della proprietà precedente e presentavano una tessitura muraria grezza, ad eccezione della volta del presbiterio, dove era stato lasciato l’intonaco con successive mani di tinteggiatura bianca sulle decorazioni originali. La rimozione della tinteggiatura è stata seguita da restauratori esperti in quanto complessa: strati più superficiali risultavano aderenti a quelli sottostanti, causando il trascinamento di frammenti pittorici durante le operazioni. Lo stesso intervento è stato realizzato nell’abside della chiesa ed ha permesso di individuare la presenza di affreschi sottostanti più antichi. L’intervento eseguito ha previsto la rimozione completa degli strati di scialbatura a calce che occultavano le decorazioni originarie, restituendo leggibilità alle superfici dipinte. Contestualmente le porzioni di muratura a vista delle pareti verticali della navata sono state intonacate ripristinando lo stato iniziale. Fa eccezione la volta a crociera del presbiterio, dove era già visibile una ridipintura di colore blu con stelle, che non ha necessitato di interventi particolari”.

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