categoria: Uomini & Terra - 14 Agosto 2026

La direzione che l’uomo sceglie di dare alla tecnologia: una riflessione sull’Ia

A “Vedere Oltre-Dialoghi verso l’orizzonte”, una riflessione sull’Ia“Non possiamo sapere dove arriveremo, spesso, sono le storie delle persone che incontriamo nella vita a farci capire dove dobbiamo guardare, e per noi “vedere oltre” non vuol dire prevedere il futuro, ma quale futuro vale la pena di contribuire a costruire e per chi, anche grazie alla direzione che l’uomo sceglie di dare alla tecnologia”: è la risposta che l’“Intelligenza Artificiale Umana”, come già qualcuno chiama il “dialogo” tra l’Intelligenza Artificiale e l’intelligenza umana - come quando rielaboriamo le informazioni generate dall’Ia, come in questo caso - ha dato a David Landi, Head of Research & Innovation di Vection Technologies, società mondiale leader nelle soluzioni che integrano persone, Ia e realtà immersiva come il sistema Algho sviluppato da QuestIt, spin-off dell’Università di Siena (tra le cui invenzioni, ci sono gli avatar in lingua dei segni internazionale che forniscono informazioni a tutti i passeggeri nelle stazioni di Milano Centrale e Roma Termini in un progetto di Trenitalia ed Ente Nazionale Sordi), ed Emma Lucherini. Nei giorni scorsi, nel ciclo di incontri “Vedere Oltre-Dialoghi verso l’orizzonte”, promossi dal Comune di Montalcino, con, tra gli altri, la Fondazione Territoriale del Brunello nei Giardini della Fortezza di Montalcino, hanno fatto una riflessione su come il dialogo tra l’essere umano e la tecnologia, e la tanto discussa Intelligenza Artificiale, può trasformare la fantascienza in realtà: pensiamo ai robot “umanoidi” che vivono già tra di noi, o, più semplicemente, ad ogni volta che chiediamo un’informazione al nostro cellulare, ma che ha, purtroppo, nella guerra condotta con l’uso delle tecnologie più avanzate, come è stato detto, il suo risvolto più terribile (ma dietro c’è sempre l’uomo, ndr). Perché unire l’intelligenza umana a quella artificiale non solo può rendere l’impossibile, possibile, ma è il più potente mezzo per abbattere davvero le barriere, ed a supporto dell’inclusione e del progresso, che l’uomo abbia mai inventato.
A “Vedere Oltre-Dialoghi verso l’orizzonte”, una riflessione sull’IaOggi, la domanda è come può la tecnologia creare un ponte tra le persone quando il modo tradizionale di comunicare non basta? Come nel caso di “Antonella”, giovane ragazza con disartria - disturbo del linguaggio causato da problemi ai muscoli che si usano per parlare - alla quale David Landi ha dedicato la Tesi di Laurea Sperimentale in Ingegneria Informatica all’Università di Siena. Una risposta è arrivata con lo sviluppo del sistema Brain Control, un dispositivo medico di tecnologia assistiva basata su un’interfaccia cervello-computer, sviluppato con la start-up Liquid Web, che permette a pazienti con gravi disabilità, da pazienti in stato di locked-in a persone affette da Sla, a coloro che hanno “perso un senso” in conseguenza di un trauma, di usare un tablet per esprimersi, e di muoversi ed essere presenti ovunque con dei robot. Lo stesso che, oggi, utilizza Davide Mulfari, ingegnere informatico dell’Università di Messina, affetto anche lui da disartria (alla quale ha dato un nome più diretto e facilmente comprensibile: “parlato atipico”) ed ideatore del progetto “CapisciAMe”: non potendo usare gli assistenti virtuali moderni (come Alexa o Siri, per esempio) che funzionano con comandi vocali, ha usato le sue competenze informatiche per sviluppare un sistema che riconosce la sua voce e ora è in grado di cogliere frasi sempre più complesse e articolate. E che attraverso il robot Nova ha dato il suo contributo, in collegamento da Messina a Montalcino, con il padre Salvatore Mulfari che ha rivolto un appello affinché chi condivide gli stessi problemi registri con la sua voce campioni di parole e frasi da mandare a Davide perché “CapisciAMe” riesca a comprendere un maggior numero di persone con disartria.
Perché il contrario della comunicazione non è il silenzio, è l’invisibilità, come sosteneva anche il giornalista-simbolo dell’inclusione Giuseppe Antonio Malafarina, autore della rubrica “Invisibili” del “Corriere della Sera”, tetraplegico dopo un incidente in mare e che ha trasformato la disabilità in impegno sociale e testimonianza di resilienza (la sua vita è raccontata nel documentario “Un sorriso … I percorsi di Antonio Giuseppe Malafarina”, 2026, da un’idea originale di Gianfranco Vivoli, con la regia di Irene Magnani e, con, tra gli altri, il contributo di Landi dalla Fortezza di Montalcino), e per il quale la telepresenza non serve ad essere presenti, ma a dare il proprio contributo per far crescere la nostra comunità. Per essere progresso, la tecnologia, in definitiva, non può essere solo algoritmi - ovvero una sequenza di istruzioni - ma anche persone.

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