categoria: News & Wine - 17 Agosto 2026

Prima del Brunello... Il successo del Moscadello, nei calici di poeti e letterati

Il “Bacco in Toscana” di Francesco RediPer Francesco Redi (a cui Montepulciano dedicherà nel marzo 2027 una importante mostra e congresso storico, ndr), medico e letterato del Seicento autore del “Bacco in Toscana”, era il “leggiadretto” e “sì divino Moscadelletto di Montalcino” destinato “alla delizia delle dame”, e più tardi, nei primi dell’Ottocento, perfino il grande poeta Ugo Foscolo spendeva parole per un suo buon bicchiere, da cui traeva conforto dalle fatiche letterarie, lieto di offrire agli amici questo nettare dalle origini antichissime, di cui già nel 1540, in una lettera da Venezia, lo scrittore Pietro Aretino ringraziava un amico per il dono di “un caratello di prezioso, delicato Moscadello”, e all’inizio del Seicento Papa Urbano VIII, con discrezione, “solea spesso richiederlo per sé e per la sua Corte”.
Ecco il Moscadello, il vino storico di Montalcino decantato da tanti illustri appassionati, come solo pochi vini possono vantare, passato dal successo all’oblio per far posto, alla fine dell’Ottocento, al nuovo astro nascente, il Brunello, frutto di una innovazione rispetto alle produzioni del tempo. La storia del suo successo è la testimonianza di come la produzione di vino sia da sempre presente nel territorio di Montalcino, la cui vocazione non viene mai messa in discussione. Ma, anticamente, e ben prima della selezione del suo pregiato vitigno rosso, il Sangiovese Grosso, il territorio era celebre per le sue uve bianche.
Il Moscadello di Montalcino nel “Bacco in Toscana” di Francesco Redi“I Moscatelli prodotti da questo suolo, esigono acclamazione, e si pongono per delizioso liquore sopra le mense dè gran signori”, raccontava, tra Sei e Settecento, anche il letterato Giovanni Antonio Pecci. E sono come una profezia i versi dell’aretino Erinome Palio dedicati al Granduca di Toscana Ferdinando II: “i vini di Montalcino bevi in doppia brocca questo è color d’oro, quello di porpora sarà un prodigio. Il cielo ci ha lasciato un auspicio: a me il dolce oro: la porpora invece a te”.
Dalla fine dell’Ottocento (delizioso quello di Biondi Santi nei fiaschetti o nelle bottiglie renane, ultima annata 1970) le moscadellaje, le piccole vigne specializzate, furono colpite da diverse malattie, i produttori le abbandonarono e in poco tempo scomparvero. Dolce e raffinato, oggi la sua produzione “di nicchia” è portata avanti da pochissime cantine (gli imbottigliatori sono solo dieci, che sono Banfi, Caprili, Capanna, Franceschi Leopoldo e Livia, Mastrojanni, Tenute del Cerro, Ruffino, Nardi, Tiezzi, per 200 ettolitri, per circa 30.000 bottiglie, di diversi formati), fedeli alla tradizione, in appena 25 ettari.

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