categoria: Uomini & Terra - 10 Settembre 2026

La prugna secca leader in Italia? È di Banfi e arriva da Montalcino

Banfi, a Montalcino, e la sua produzione di prugne di varietà AgenQuando parliamo di Montalcino, un secondo dopo, ci viene subito in mente il mondo del vino e il Brunello. Giusto, anche se in realtà di eccellenze tutte da gustare che arrivano dalla terra sono molte. Dal miele ai cereali, passando per olio e zafferano, il territorio è pieno di specialità. Non tutte famose allo stesso modo, ma tutte da valorizzare in egual misura. Cosa che il distretto rurale di Montalcino dovrà fare, sempre di più, nei prossimi anni.
Oggi torniamo alla scoperta della prugna secca, già trattata, dalla MontalcinoNews, nell’estate 2019, e che anche la Rai Toscana ha affrontato con un bel servizio proprio in questi giorni, a settembre: molti di voi l’avranno trovata nei supermercati, d’altronde Banfi, che fornisce il prodotto ad una cooperativa dell’Emilia Romagna, è il primo produttore nazionale e tra i maggiori in Europa. Un prodotto di qualità e su cui l’azienda ha deciso di puntare da tempo (ma con l’intenzione di allocarvi ulteriori investimenti) insieme ad altri progetti, come il miele.
Banfi ha scelto la strada della diversificazione e può essere considerata sempre più un’azienda agricola tout court, un esempio che potrebbe, presto, essere seguito anche da molte altre realtà.
Questa terra, si sa, non finisce mai di stupire e far conoscere al mondo che Montalcino non è solo vino è una scommessa che ha grandi margini di vittoria. Ovviamente, serve fare squadra e serve avere le idee chiare. Il distretto rurale di Montalcino può essere una carta vincente in questa direzione.

La scheda - Le prugne di Banfi
Che Montalcino e non solo Castello Banfi sia sinonimo di vino è un fatto ormai acclarato. Di più. Probabilmente senza la forza propulsiva dell’azienda della famiglia Mariani, magari oggi dovremmo fare i conti con un Brunello di Montalcino un po’ meno affermato. Poi ci sono i numeri: una produzione complessiva di oltre 10 milioni di bottiglie, un vigneto di 800 ettari e una proprietà di 2.800 ettari a corpo unico, tra le più significative in Italia. Eppure Banfi non è soltanto vino. Per un’azienda di tale rilevanza, infatti, non può certo mancare una strategia che metta in atto anche una diversificazione della produzione. Ecco allora campi di Senatore Cappelli (che il pastificio Fabbri trasforma in ottima pasta), olio extra vergine di oliva, miele dai boschi e vigneti di proprietà e infine le prugne essiccate. Nella parte più bassa dell’azienda, vicino al fiume Orcia, Banfi ha, infatti, circa 90 ettari coltivati a pruneto della varietà Agen di cui è il più grande produttore italiano (e socio di maggioranza della Monte Rè, cooperativa modenese, dove viene effettuato l’impacchettamento). L’azienda compie l’intero processo produttivo dalla coltivazione all’essiccamento (in sette forni ad hoc), alla selezione per pezzatura. Le prugne dopo essere state lavate, rimangono per 10-12 ore intorno agli 85/86 gradi a seconda della grandezza e della maturità. Stoccate in celle frigorifere, vengono poi cernite per pezzatura. Una produzione che incrocia lavoro manuale e alta tecnologia e che soltanto uno sguardo superficiale può considerare un’attività meramente collaterale della cantina più grande di Montalcino.

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