categoria: Storia & Attualità - 13 Settembre 2026

Montalcino e il “lascito storico” degli antenati che le nuove generazioni devono raccogliere

Immagine panoramica di Montalcino sulla sua collinaCon la sua posizione strategica e le mura turrite, Montalcino desta ben presto preoccupazione alla ghibellina Siena che già prima del Duecento inizia ad assediarla, mentre la guelfa Firenze offre alla città la sua protezione. Andrà avanti così per secoli, ma Montalcino riuscirà sempre a mantenere una certa autonomia, approvvigionandosi di nascosto nella sua campagna, riparando di notte le mura distrutte anche con le botti, rispondendo con pietre e olio bollente e persino sciami di api inferocite ai cannoni ed agli archibugi degli eserciti francese, spagnolo e del Papa, sempre pronta ad offrire buon cibo e ottimi “moscati” con i suoi messaggeri. La battaglia di Montaperti del 1260 fu una strage e se Siena ne uscì vincitrice, gli abitanti di Montalcino, che non vi parteciparono ma ne furono “causa e scintilla”, guadagnarono il soprannome di “beccamorti”, costretti a seppellire i 10.000 morti in segno di sottomissione.
Ma gli stessi, sono passati alla storia per la valorosa difesa della loro città, grazie anche a donne, anziani, ragazzi e religiosi, nell’incredulità dei nemici. Nel 1553 l’assedio di spagnoli e fiorentini con 20.000 uomini fu memorabile, combattuto anche al lume di calderoni, sotto migliaia di cannonate e con 3.000 caduti tra i nemici e “appena” 500 in città, e alla fine fu tolto. E leggenda vuole che il comandante spagnolo Don Garcia de Toledo avesse visto una Celeste Signora passeggiare sulle mura a protezione della città (nella Chiesa della Madonna del Soccorso, Patrona di Montalcino, si conserva ancora una statuetta argentea della Vergine donata dallo spagnolo).
Nel 1555 gli esuli senesi costretti alla resa - e raffigurati nel prezioso sipario ottocentesco del Teatro degli Astrusi di Montalcino del pittore senese Alessandro Maffei, conservato nella Sala Consiliare del Palazzo Comunale e in “restauro aperto” al pubblico) - fondarono con l’esercito francese guidato da Blaise de Monluc (che si strofinava il volto di vino per non mostrare il pallore) la Repubblica di Siena ritirata in Montalcino, ultimo baluardo di libertà, che passerà a Cosimo de’ Medici con la pace di Cateau-Cambrésis senza essere sconfitta.
Un “territorio-icona” anche in passato, vocato ad un’intraprendenza che rappresenta un lascito storico delle passate generazioni che, è bello immaginare, secoli più tardi sarà alla base di un’altra invenzione frutto della medesima civiltà e cultura e che, ancora una volta, scriverà la storia: quella del Brunello. Ma che non può certo fermarsi qui.

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