categoria: Cultura & Paesaggi - 17 Ottobre 2026

Montalcino prima del Brunello: un territorio difficile e faticoso da coltivare

“Veduta della Città di Montalcino”, incisione all’acquatinta di Antonio Terreni (Firenze, 1801-1803)“Città nobile e vescovile, capoluogo di comunità, residenza di un vicario regio, di un ingegnere di circondario, di una cancelleria comunitativa e di un ufizio di esazione del registro, nel Compartimento di Siena”, che “risiede sopra la diseguale sommità di un esteso poggio”, un dì “selvoso” ora “vitifero monte” tra le valli dell’Orcia, dell’Asso e dell’Ombrone: è uno spaccato di una Montalcino alle soglie dell’invenzione del Brunello - che si colloca alla fine dell’Ottocento nella Tenuta Greppo della famiglia Biondi Santi - quello che il geografo toscano Emanuele Repetti, membro dell’Accademia dei Georgofili, documenta nella sua opera principale, il “Dizionario Geografico Fisico-Storico della Toscana” (1833-1846).
“Poche altre comunità in Toscana hanno limiti più naturali e meglio determinati di questa. La sua superficie abbraccia 67.089 quadrati agrari, dei quali 2.685 nell’anno 1833 erano occupati da corsi d’acqua e da strade. In quell’anno vi si trovavano 6.548 abitanti”. Una comunità in cui “l’esercizio dell’arte agraria nel montuoso e sassoso territorio” è “laborioso pel villico, dispendioso pel possidente, ma l’uno e l’altro restano in qualche modo ricompensati dalla salubrità dell’aria”. E “le laboriose fatiche del villico, e le spese dal proprietario fatte sul pietroso terreno di Montalcino sogliono essere retribuite, quando le stagioni non lo impediscono, dall’abbondanza e squisitezza dei frutti che cotesto suolo produce, dalla quantità dell’olio” e, soprattutto, dal “Moscadelletto” (nessuna citazione per il Brunello, ndr).
Vi “sorgono grandiosi ulivi, interrotti da filari di viti e da piante di meli, peri, susini, ciliegi, e altri frutti sino a piè del monte, dove sottentra un bel bosco”, ma anche una “coltura più regolare” per lo più di “cereali e leguminacee, disposte in campi coronati da una simmetrica piantagione di pioppi maritati a viti o da estesi filari di gelsi e altri alberi da frutto”. Accanto, vi sono poche industrie manifatturiere, molte tessitrici, fabbriche di conce di pelli e cappelli di feltro, fornaci di terraglie, tratture di seta, una cereria e una tintoria.

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