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Dal mondo dell’arte asta di solidarietà

Sara FloriIl mondo dell’arte gioca la carta della solidarietà. Ci scrive Sara Flori, artista che ha realizzato l’Opera del Torneo di Apertura delle Cacce 2018, per parlarci di una sua idea nata in questi giorni di quarantena e subito sposata da altri artisti di Montalcino. Si tratta di un’asta benefica con in palio le opere d’arte realizzate da artisti del territorio il cui ricavato sarà donato al “Fondo di Solidarietà Sociale di Montalcino” per l’emergenza Covid-19. L’idea per questo progetto è stata ispirata da altre aste benefiche che stanno nascendo sui social in tutta Italia da parte di tanti altri artisti per l’emergenza in corso. “Ho pensato che sarebbe stato bello provare a farla anche sul nostro territorio - spiega Flori - perché come dimostrano i fatti suddetti anche noi creativi possiamo fare la nostra parte, approfittando di questo “limbo” per non stare fermi, ma cercando di renderci utili, nel nostro piccolo, con quello che sappiamo fare. Ho iniziato così a contattare gli artisti che già conoscevo e a chiedere consigli agli amici per contattarne altri, tutti sono stati molto contenti di partecipare". L’asta si svolgerà tramite l’evento Facebook “Artisti per Montalcino - Asta di Beneficenza” dalle ore 11 di sabato 25 aprile alle ore 18 di domenica 26 aprile. Può partecipare chiunque, l’evento Facebook è pubblico. Le persone che riusciranno ad aggiudicarsi le opere, porteranno a casa un pezzo originale, unico e in più avranno compiuto un atto solidale di grande valore in questo momento. Hanno aderito sia gli artisti più conosciuti a Montalcino ma anche artisti più giovani emergenti, che in qualche modo hanno avuto a che fare con il paese. Questo l'elenco: Sara Flori, Carlotta Parisi, Annibale Parisi, Roberto Turchi, Costanza Turchi, Mauro Andreini, Simona Stanciu, Rikke Laursen, Sofia Bracamontes, Christine Persson, Ilaria Lilah Ravinskij, Lucia Menchini.

Focus - Come si partecipa?
Alle ore 11 di sabato 25 aprile verranno pubblicate le immagini delle opere in concorso di tutti gli artisti che hanno aderito all’iniziativa. Le offerte vengono fatte nei commenti sotto l’immagine dell’ opera che il partecipante desidera aggiudicarsi. Si parte da una base d’asta di 50-100 euro (a seconda dell’artista), si può rilanciare di un minimo di 20 euro ad offerta. Si aggiudica l’opera chi ha offerto la cifra maggiore alla fine dell’asta.

Come avviene la donazione?
Chi si aggiudica l’opera non dovrà effettuare nessun pagamento all’artista, ma versare l’equivalente alla cifra direttamente sul c/c creato dal Comune di Montalcino:

Fondo di Solidarietà Sociale di Montalcino
Iban: IT 47 U 01030 25500 000000 861427
Causale: “Donazione liberale Fondo dì Solidarietà Sociale di Montalcino” seguito da: nome, cognome e codice fiscale del benefattore.

Quando sarò possibile ricevere l’opera?
Dopo aver effettuato la donazione è necessario inviare all’artista una copia della ricevuta dell’avvenuto pagamento per conferma. Successivamente l’opera sarà spedita o consegnata a mano dall’artista al vincitore appena sarà finita l’emergenza.

“Across the Universe” con Machetti e Bindi

La mostra ad Ocra si aprirà venerdì 23 agosto alle ore 19Scuola Permanente dell’Abitare, con il patrocinio del Comune di Montalcino, presenta “Across the Universe - Attraverso il Mondo”, una selezione di dipinti in acrilico realizzati da Letizia Machetti e ad olio da parte di Claudio Bindi, caratterizzati da un sapiente uso del colore. La mostra, nel Complesso di Sant’Agostino dal 23 agosto al 13 settembre, si sviluppa in tre sale, due dedicate alle personali degli artisti e quella centrale in cui i due pittori offrono un tributo a grandi maestri del passato che hanno ispirato i loro lavori. Il titolo della mostra, “Across the Universe”, rimanda alla famosa canzone dei Beatles ma in questo caso il viaggio è pittorico ed attraversa il mondo reale fatto di paesaggi, persone, mari, città e castelli. Il mondo immaginario dei sogni che sembrano veri e della realtà che sembra un sogno. Il punto di vista di due pittori per passione, che sia pure attraverso stili diversi, indagano il mondo interiore e quello che li circonda curiosi di coglierne bellezza ed armonia. Per entrambi ci sono alcuni temi ricorrenti quali la musica, l’amore per i classici dell’arte e l’attenzione verso un’umanità spesso dimenticata.

Chi sono Letizia Machetti & Claudio Bindi

Letizia Machetti è nata a Montalcino e vi risiede con la madre, insegna Lingua e Letteratura Inglese all'Istituto “Tito Sarrocchi” di Siena. Dopo diversi anni, ha ripreso a dipingere per passione, frequentando l’ “AC Laboratorio Artistico” di Siena diretto dalla nota pittrice Angela Carli. Alla base della sua pittura c’è il tentativo di proporre attraverso l’arte figurativa quel concetto di bellezza visibile e, a volte invisibile, che scaturisce dall’ambiente naturale ed umano che ci circonda. Ha partecipato a numerose mostre ed esposizioni, personali e collettive.

Claudio Bindi nasce a Trento e si trasferisce a Grosseto nel 1976. Dopo quasi 40 anni di attività lavorativa in banca, riprende a coltivare la giovanile passione per la pittura, in particolare per l’arte figurativa. L’appartenenza alla comunità “maremmana” ha portato Claudio Bindi alla ricerca di tematiche espressive peculiari delle persone e dei luoghi di questa parte di Toscana, cercando di esprimere una pittura che unisca le proprie sensibilità e libertà personali ad un gusto estetico dei soggetti rappresentati. Dal gennaio 2013 fa parte dell’Associazione Grossetana Arti Figurative di Grosseto ed ha partecipato ad alcune mostre collettive.

Vernissage - Incontro con gli artisti: venerdì 23 agosto ore 19 ad Ocra, Officina Creativa dell’Abitare, in Via Boldrini 4. La degustazione è offerta dalle aziende Conti Costanti e Talenti.

La mostra è visitabile dal 23 agosto al 13 settembre (dal lunedì al venerdì ore 10-18) ad ingresso libero.

Mostra di Lo Presti, un omaggio a Montalcino

Annamaria Lo Presti“Terra Montalcinese Madonne e donne”, in questa calda estate è in arrivo una mostra tutta da scoprire. Al Palazzo Storico Comunale di Montalcino dal 14 al 28 agosto sarà possibile ammirare la personale di Annamaria Lo Presti, artista nata a Roma nel 1937 ma residente a Montalcino da oltre 50 anni. E l’amore per il paese, i suoi paesaggi e quanto di bello offre questa terra ha da tempo conquistato la signora Lo Presti che con questa esposizione ci ha detto di voler “onorare Montalcino”. Saranno una sessantina le opere in mostra molte delle quali realizzate negli ultimi anni a conferma di una vena creativa in salute e di una passione che non si è mai estinta. Lo Presti è una signora elegante, è cresciuta a Roma dove ha avuto modo di incontrare attori e celebrità di quei tempi d’oro. A Montalcino ha già tenuto due mostre, la prima nel ‘92 e la seconda nel 2013, ed è stata la prima antiquaria del paese con la sua bottega che è andata avanti per oltre trent’anni. Ed è un peccato che nessuno abbia proseguito quella bella tradizione. Annamaria ama i fiori, le orchidee in primis, i colori che profumano d’autunno come il viola, il verde smeraldo e il rosso. C’è una fantasia delicata e quasi onirica nei suoi dipinti, ma c’è anche la calma dei forti e l’attenzione al dettaglio. “La notte è capitata di essermi alzata e di aver aggiunto una pennellata alla tela”, ci dice Lo Presti che non ha mancato di omaggiare il Brunello nelle sue opere: e pensare che quando arrivò lei a vivere qui, dove il marito ha insegnato per anni, del “re del Sangiovese” non se ne parlava molto... Il vernissage della mostra, dedicata a Giulia, Erina e Michelangelo, è previsto per il 14 agosto alle ore 17. Annamaria Lo Presti ha imparato a dipingere osservando, con gli occhi: il suo spirito libero e il suo cuore hanno fatto il resto. Fateci un salto a Palazzo Comunale!

Focus - l’introduzione alla mostra a cura di Giulia Lo Presti

“La terra, l’acqua, la luce: luoghi reali e luoghi di sogno, e, soprattutto, luoghi di nascita. Dalla terra nascono alberi, dalle radici contorte e sicure, che mostrano così la loro origine; erbe e fiori, visti nel continuo mutare delle stagioni e della luce; ma nascono anche donne, belle misteriose, sagge, che con le erbe e i fiori si confondono e a loro volta divengono fonti di vita e di pensiero. E altre ne nascono dall’acqua e dalla luce, elementi “divini”. Tutte le opere sono attraversate dallo sciogliere legami e antinomie tra realtà e sogno per stabilirne di nuovi: nella nuova realtà del pensiero e del sentimento, il ricordo e il desiderio sono elementi incarnati nel reale. L’autrice osserva e vive la natura che la circonda e, ovunque guardi, incontra se stessa, nei suoi vari volti, nelle sue diverse età. Il succedersi delle sue opere diventa così un viaggio, esteriore ed interiore ad un tempo, e dal quale si può uscire con la consapevolezza della convenzionalità e vanità di ogni distinzione tra realtà della natura e realtà umana”.

Il Museo Civico Diocesano cerca futuro

Chiostro interno del Museo Civico e Diocesano, Raccolta Archeologica di MontalcinoQuale futuro per il Museo Civico e Diocesano Raccolta Archeologica di Montalcino? Al momento, l’unica risposta possibile, è un grande punto interrogativo sull’argomento. C’è un post pubblicato su Facebook (il 5 gennaio) in cui si comunica che dal 1° gennaio la struttura, che vanta opere di prestigio assoluto a livello internazionale, rimarrà chiusa per ristrutturazioni ed adeguamenti. Ma non è dato sapere fino a quando. Chiuso dal primo giorno dell’anno, proprio in quelle settimane che hanno visto Montalcino popolarsi di turisti da tutta Italia molti dei quali, evidentemente, non avranno avuto modo di visitare i tesori custoditi nelle numerose sale del museo. Ci saranno rimasti male anche perché, prima della partenza, non ne erano a conoscenza della chiusura dell’edificio. Adesso però è il momento di pensare seriamente al futuro. Una volta per tutte. Che dovrà essere diverso perché, è opinione comune, il Museo Civico e Diocesano rappresenta una risorsa fondamentale per la città e con delle potenzialità non sfruttate ancora pienamente. E qui si ritorna alla solita domanda: a quando un progetto definitivo per il rilancio dei beni artistici, storici e culturali di Montalcino?

Museo Civico e Diocesano di MontalcinoPer il Museo si parla da tempo di un nuovo bando pubblico per l’affidamento della gestione del complesso. Ancora però non è uscito nulla, siamo in una situazione di stallo. Di un possibile bando aveva fatto cenno recentemente anche l’amministrazione comunale. “Un progetto di riqualificazione generale che interessi dal bookshoop fino agli impianti e alle infrastrutture. Un progetto globale che riguarderà anche la promozione del Museo. La speranza è che chi vinca il bando sia disposto ad investire anche economicamente come spesso succede da altre parti con l’intervento di soggetti esterni”. Queste sono le parole pronunciate alla Montalcinonews, lo scorso 25 agosto, dall’assessore alla cultura Christian Bovini. Perché alla fine le risorse serviranno e probabilmente nemmeno poche. Sarebbe un peccato, infatti, continuare a ricevere segnalazioni e lamentele da parte dei visitatori sullo stato di manutenzione di alcune opere e pareti che non restituiscono di certo l’immagine che il Museo meriterebbe. La gestione del complesso, fino a pochi giorni fa, era affidata alla Proloco. Ma anche dall’associazione non hanno notizie precise su ciò che succederà nei prossimi mesi. “Abbiamo sentito anche noi parlare di un eventuale bando - spiega il presidente Federico Lozzi - ma il Comune non si è sbilanciato, bisognerà valutare le tempistiche, adesso ci sono dei problemi da risolvere poi ne sapremo di più. Quando riaprirà il Museo? Non lo sappiamo, ci è stata rinnovata la convenzione che però esclude il Museo. Fra l’altro a marzo la Proloco rinnoverà le cariche. Se ci sarà il bando potremmo anche partecipare ma ci dovrà essere la possibilità di gestire il Museo in un certo modo. Siamo comunque un’associazione e somme ingenti non possiamo investirle”. La determinazione comunale n.712 del 30/12/2017 proroga per ulteriori sei mesi la convenzione con la Proloco di Montalcino per la gestione dell'Ufficio Turistico Comunale e la guardiania del Teatro Astrusi (fino a giugno 2018) per un totale di 20.862 euro, iva inclusa, pari a 3.477 euro mensili. Non figura più infatti la gestione del Museo Civico e Diocesano Raccolta Archeologica di Montalcino. Ma quali sono i numeri del Museo? Nel 2016 i biglietti staccati sono stati 11.660, di cui 810 cumulativi (al costo di 6 euro l’uno), 5570 normali (ciascuno ha un prezzo di 4,5 euro) e ben 5280 gratuiti. Il totale è di 11.660 ticket ma se scaliamo i tagliandi omaggio facendo un rapido calcolo la cifra ricavata è inferiore ai 30.000 euro (il Comune comunque non incassa nulla) una somma probabilmente in grado di coprire i costi e poco più quindi non si poteva chiedere i miracoli ai gestori. Soltanto 6.380 persone hanno pagato il biglietto d’ingresso nel 2016 (a febbraio sapremo i dati del 2017), se pensiamo a quanti turisti accoglie in un anno Montalcino le possibilità per fare numericamente un balzo in avanti ci sono tutte. Da dove ripartire?

Una splendida veduta aerea di MontalcinoAl di là di chi saranno i futuri gestori, il Museo Civico e Diocesano dovrà cambiare marcia e allargare i propri orizzonti. In un concetto, entrare nella contemporaneità. Dovrà essere attrattivo per l’appassionato d’arte, integrarsi sempre di più nel “distretto Montalcino”, fare da locomotiva per il turismo culturale. Pensare a un Museo con caffetteria ed enoteca, un bookshop di livello, un’attività di comunicazione aggiornata e puntuale, una sala lettura e un coinvolgimento globale di scuole e studiosi non è utopia ma è semplicemente una formula che da altre parti hanno intrapreso con successo. Un esempio, ma non è l’unico, è quello di Montefalco, splendida cittadina ribattezzata non a caso la “Ringhiera dell’Umbria”, che accanto a un settore enologico in crescita ha puntato forte sul turismo e sull’arte. Con il Complesso Museale di San Francesco che ha un ruolo da protagonista nella rinascita della città. Integrando con metodo e intelligenza questi due mondi, solo apparentemente diversi, Montefalco ha raggiunto risultati ottimi: lo dicono i numeri (con un incredibile +200% di arrivi a novembre, un mese dove a Montalcino di gente se ne vede poca) che quando sono in salute significano indotto e aumento di posti di lavoro. Sono state allacciate anche “collaborazioni d’autore” con il professor Paolucci dei Musei Vaticani, Sgarbi, Daverio e imprenditori come Marco Caprai. Certo, uno dei segreti, come ha spiegato il sindaco Donatella Tesei a La Nazione Umbria, sta anche nella sinergia con le imprese del territorio. Significativo è questo passaggio dell’intervista: “quando le imprese capiscono che restaurare un affresco significa contribuire al territorio che ne ricaverà benefici, è fatta. Si chiama economia circolare, si investe da una parte per riavere dall’altra”. Parole che dovrebbero far riflettere anche a Montalcino.

Gli artisti parlano delle Opere e Ottobrarte

Tommaso Andreini parla alla Montalcinonews di OttobrarteC’erano anche loro, insieme ai rappresentanti dei Quartieri e al Comitato di Tutela delle Feste Identitarie, all’inaugurazione di Ottobrarte. Parliamo degli artisti che hanno realizzato le Opere custodite gelosamente nelle sedi dei Quartieri ma che da domenica scorsa, e fino al 29 ottobre, saranno visitabili dal pubblico al Chiostro del Museo di S.Agostino. Ovviamente non erano presenti tutti gli artisti, ma alcuni di loro sì, e questa partecipazione ha fatto piacere a Montalcino e alla sua gente. Anche se, dalle dichiarazioni che abbiamo raccolto, i primi ad essere felici sono stati proprio questi pittori dalle indubbie qualità artistiche ma anche umane. “Una magnifica iniziativa - ha detto Tommaso Andreini che ha realizzato l’ultima Opera del Torneo di Apertura delle Cacce - organizzata in una location fantastica. E’ una cosa deliziosa ritrovarsi, è un evento culturale, ma lo dico anche a livello personale, molto simpatico. Un percorso dove è evidente la diversità degli artisti, come fosse un museo, invito tutti a provarlo”. Piacevolmente stupita anche Rosanna Parrini che ha firmato l’Opera della Sagra del Tordo 2015, che ha sottolineato come la manifestazione che si tiene ogni anno alla fine del mese di ottobre sia, “particolarmente sentita da Montalcino e da tutti quelli che vengono. Ho visto una grande partecipazione, è una festa vera e propria”.

Non ha voluto mancare all’appuntamento nemmeno Pier Luigi Olla che con Montalcino ha un legame speciale contribuendo, a partire dagli anni ’80, anche alla creazione di tanti costumi (tra cui anche i prossimi del Gruppo Comunale) oltre all’Opera del Torneo di Apertura delle Cacce del 2016. “Mi fa molto piacere - ha spiegato l’artista - è stata una cosa interessante perché normalmente queste cose rimangono poi chiuse nei singoli Quartieri e non è più possibile vederle con facilità. Osservarle tutte quante insieme è bello perché si vede un evolversi e un trasformarsi in base agli stili di ciascuna persona. A Montalcino ci sono ormai quasi di casa e di bottega. Sono sempre venuto volentieri, l’ambiente mi piace moltissimo, sia dal punto di vista urbanistico, il paese, che la campagna intorno che è veramente affascinante”. Senza dimenticare l’arte custodita dentro il museo che, secondo Olla, “ha una ricchezza eccezionale”.

L’Opera del Torneo di Apertura delle Cacce 2013 fu realizzata dal livornese Giorgio Luxardo, presente pure lui all’inaugurazione. “Io rimango colpito - spiega il maestro - di quanto a Montalcino si muovano, queste iniziative fanno bene alla città, complimenti all’amministrazione comunale di Montalcino. Il valore è sempre positivo, quando si parla di arte specialmente. E’stata inserita l’arte nelle manifestazioni sportive quindi c’è anche fantasia, gusto e cultura”. Mauro Andreini, autore dell’Opera del Torneo di Apertura delle Cacce 2015, aggiunge che “è una bellissima iniziativa, io quando sono entrato ho avuto un senso di meraviglia sia nel vedere le opere per le quali c’è un’altissima qualità pittorica, ma anche le fotografie con quelle bellissime memorie che riescono a trasmettere. Quindi complimenti a chi ha organizzato e allestito il tutto”.

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Carlotta Parisi: “la mia vita in mostra con carta e favole”

Carlotta Parisi in azione, foto Giuseppe SanfilippoNe hanno parlato giornali e riviste nazionali, adesso finalmente ci siamo. Domani si inaugura la mostra di Carlotta Parisi “Carta InCanta, questa piccola favola”. Trenta lavori inediti, tra disegni e sculture in papier-mâché, su cui Carlotta ha lavorato da un anno. Un diario personale e sul mondo visto attraverso uno sguardo sognante ma allo stesso tempo razionale e con un pensiero sempre calibrato. La mostra sarà visitabile presso la Fortezza di Montalcino dove resterà aperta al pubblico fino al 24 settembre. Un ritorno a casa, nella patria del Brunello, dove Carlotta Parisi è nata e lavora presso il suo atelier nel centro storico. Ecco la nostra intervista a poche ore dal taglio del nastro della mostra.

Carlotta, non è la prima volta che esponi a Montalcino, cosa cambia rispetto al passato? No, non è la prima volta. Ne ho fatte altre di mostre ma solamente collettive. Questa è invece la mia prima personale.

Trenta lavori completamente nuovi, tra disegni e sculture in papier-mâché. Opere che hai definito fortemente autobiografiche. Sì, soprattutto nel corpo centrale. Il titolo è “Carta InCanta”. Il sottotitolo, “questa piccola favola”, è legato al mondo della fiaba. La mostra è una storia fantastica in cui mi racconto, sette tappe che accompagnano la mia vita.

Nella tua esposizione descrivi quindi la tua vita. C’è spazio anche per il futuro? Ho immaginato anche un futuro, esatto. Nella stanza della campana, che è dentro la Fortezza, ho creato una famiglia con un figlio più grande, adolescente. È poi c’è il mio futuro ideale, rappresentato dall’oggetto del dondolo: un concetto che mi riporta all’infanzia, ma che simboleggia due poli opposti, ovvero l’equilibrio e l'instabilità della vita e dei rapporti.

Carlotta Parisi mentre dipinge un'operaIl titolo è “Carta InCanta” e si basa su un materiale di consumo umile. Perché questa scelta? E’ un materiale umile a cui sono affezionata perché è vicino all’infanzia, piace a me come a tutti i bambini. Ricordo ancora il profumo della carta, il foglio bianco, il tracciare le linee. È la semplicità del mio segno, poi consolidato dal tipo di scelta formativa che ho fatto (illustrazione editoriale). L’incanto della carta, poi, viene trasformato in scultura.

Staino ha detto: “Carlotta la carta l’ha sicuramente amata e compresa più di quanto non abbia saputo farlo io”. Forse ha detto così perché l’ho approfondita di più, l’ho distrutta, l’ho ricostruita, magari intendeva in questo senso. Alla fine, con la carta, è l’amore che ci unisce.

Come vi siete conosciuti con Staino? Una decina di anni fa in un’osteria durante una festa di Francesco Guccini che presentava il suo ultimo disco a Bologna.

Anche Cristicchi ha scritto testi su di te. Vedendo le mie sculture ha scritto un pezzo estemporaneo, un rimando molto poetico. Manca di punteggiatura e mi piace tantissimo, è spontaneo, sono capriole di parole. Ci siamo conosciuti grazie al Monte Amiata, si è innamorato di Arcidosso, dei minatori e di Santa Fiora che ha portato anche a Sanremo. Ultimamente ha interpretato il Cristo dell’Amiata, sul Monte Labbro, è un’artista che apprezzo molto.

Quanto ti ha cambiata “Paper Cirkus”, con il quale hai girato l’Italia con Arturo Brachetti? È stato il mio volano. Avevo realizzato nel 2011 una mostra di sculture di carta affiancata dai disegni del mio babbo per esaudire la mia voglia di propormi come scultrice. La mostra è stata vista dal promotore di Arturo che mi ha invitato a portarla a Roma durante il suo tour. Non l’ho fatto perché era “sconnessa”, ho pensato invece ad un lavoro a tema. È piaciuto, e lo abbiamo portato non solo a Roma ma in tutta Italia. È stata un’opportunità unica a livello di visibilità e anche un riconoscimento personale importante a due mesi dalla prima mostra (agosto 2011, ad ottobre ero già a Roma!). In due mesi di scultura è successo tutto quello che non era successo in 15 anni di illustrazione.

Paper Cirkus è stato creato in un solo mese. Il tuo processo produttivo segue l’istinto? Io di natura sono molto impaziente, veloce, però poi ho bisogno di riposo! Voglio vedere la cosa finita, in modo impulsivo.

Una creazione di Carlotta ParisiCome ti definiresti? Illustratrice, scultrice, o altro ancora? Mi definirei scultrice, anche se l’ultima opera della mostra è un bosco e alle pareti ci sono quattro disegni, stampe su carta che riprendono il mio narrare la quotidianità per immagini. Da queste suggestioni giornaliere è nata la voglia di riprendere a disegnare che non significa comunque illustrare. Voglio essere più libera ed esprimere me stessa. Dopo la mostra mi piacerebbe sperimentare il disegno, tornare a disegnare come se fosse un atto intimo e non come illustrazione. Ci tengo a precisarlo.

Dopo un lungo periodo di studio a Milano, sei tornata a Montalcino dove sei nata. Un cerchio che si chiude? Non proprio perché finché c’è vita i cerchi non si chiudono mai. Anche se nella mostra ci sono tanti cerchi che si chiudono. Diciamo allora che questo è un primo cerchio che si è chiuso. Non sento l’esigenza di allontanarmi da Montalcino, anche se, dopo tre anni a crescere mio figlio, sono stata ferma e vorrei ricominciare a viaggiare, a confrontarmi con l’arte contemporanea che qui è difficile perché ce n’è poca. A novembre andrò alla Biennale, il primo viaggio voglio farlo a Berlino. Penso che continuerò a stare qui, è la mia scelta di vita, ma mai dire mai.

Montalcino quanto ha influito nel tuo modo di operare, nelle tue creazioni? A livello di immagini la Val d’Orcia ha fatto tanto. A livello emotivo e di spalla comunicativa, affiancare il mio nome a Montalcino è sempre stato, lo è anche adesso, efficace. Sono felice di essere promossa da Montalcino e di promuovere Montalcino.

Il testo che Simone Cristicchi ha dedicato a Carlotta: “(…) sono schegge di vita ammaestrate le magie di Carlotta. Parto di forma e fantasia, istantanee delicate, attimi congelati nel sempre. Semi di necessaria follia. Capriole improvvise di carta.(…).” Come quelle che è possibile ammirare in Fortezza da domani.

Il Museo Civico Diocesano e quella riqualificazione attesa

Museo Civico e Diocesano di MontalcinoCi sono arrivate in redazione alcune segnalazioni inerenti al decoro del Museo Civico e Diocesano di Montalcino. Sono state sottolineate alcune problematiche legate ai muri e alla manutenzione delle opere. Abbiamo fatto un sopralluogo e se per quanto riguarda i monumenti la situazione ci è sembrata buona (salvo rare eccezioni), per quanto riguarda le pareti qualcosa che non va c’è come documentano anche alcune immagini che qui pubblichiamo. Il Museo rappresenta sicuramente una delle attrazioni principali per Montalcino e i visitatori non mancano. Il patrimonio culturale è di rilievo e nessuno, in questo caso, ha alzato obiezioni. Aggiungiamo che il servizio di accoglienza è stato positivo, questo per essere chiari. Le sale però (non tutte ovviamente) dovrebbero dare un’immagine migliore agli occhi degli appassionati d’arte medievale e moderna che decidono di fermarsi nell’ex Convento di Sant’Agostino.

Una parte di parete di una sala del Museo Civico e Diocesano“Per quanto riguarda la pulizia, come ad esempio quella dei servizi igienici - spiega Alessandra Dami della Proloco - viene garantita e non ci risultano problematiche (e in effetti è così ndr) così come per l’accoglienza del pubblico. Certo è che se ci sono delle infiltrazioni alle pareti servirebbero degli investimenti importanti di manutenzione strutturale che noi non possiamo sostenere”. Ci vorrà tempo, su questo non c’è dubbio. Ma qualcosa nei prossimi mesi forse si smuoverà.

Una parte di parete di una sala del Museo Civico e Diocesano“Il Museo ha una sua proprietà. Sono stati già fatti degli incontri con la Soprintendenza - spiega l’assessore alla cultura Christian Bovini - anche da parte nostra c’è la volontà di intervenire sotto vari aspetti, compresi, ad esempio, gli impianti di riscaldamento la cui assenza, nei mesi invernali, può contribuire al fenomeno dell’umidità. Nei prossimi mesi, anche se probabilmente non entro la fine dell’anno, ci sarà una nuova convenzione con i gestori, che saranno individuati tramite bando pubblico, e a quel punto potrà partire un progetto di riqualificazione generale che interessi dal bookshoop fino agli impianti e alle infrastrutture. Un progetto globale che riguarderà anche la promozione del Museo. La speranza è che chi vinca il bando sia disposto ad investire anche economicamente come spesso succede da altre parti con l’intervento di soggetti esterni. I lavori poi dovranno essere concordati da tutti, dal gestore alla Soprintendenza fino alla Curia per risolvere tutte le necessità”.

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