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L’Alta Scuola del Sangiovese si fa internazionale

Il SangioveseDa vitigno poco conosciuto, nei suoi aspetti tecnici e scientifici, a protagonista della ricerca e della divulgazione in un pubblico di non soli addetti ai lavori. Il salto culturale del Sangiovese si deve alla Fondazione Banfi, emanazione culturale della cantina leader del Brunello di Montalcino, che, dal 2017, ha istituito a Montalcino la “Sanguis Jovis-Alta Scuola del Sangiovese”, il primo Centro Studi permanente sul Sangiovese che, ora, si prepara ad andare nel mondo. “Formazione, ricerca scientifica e comunicazione sono i tre punti chiave del nostro progetto culturale sul Sangiovese” ha sottolineato, nei giorni scorsi, a Roma, il presidente di Fondazione Banfi Rodolfo Maralli affiancato dal presidente di Sanguis Jovis Attilio Scienza e dal direttore Alberto Mattiacci. “La formazione si realizza ogni anno attraverso la Summer School, ne abbiamo già svolte tre, e la Winter School che, invece, è a cadenza biennale. La prima del 2018 ha avuto un grande successo. Il nostro progetto formativo in generale sta crescendo e riscuote grande interesse, a ogni edizione arrivano oltre 100 richieste per 20-25 posti a disposizione”. Ma l’idea, anticipa Maralli a WineNews, è “di portare il format della Scuola all’estero, oppure di far accedere studenti stranieri adeguandosi con docenti multilingue”.

Sul secondo pilastro che caratterizza l’Alta Scuola del Sangiovese, la ricerca scientifica, Maralli ha osservato che la Fondazione Banfi finanzia ricerche “di altissimo livello, due-tre all’anno, in ambito non solo agronomico ma anche manageriale e di marketing”.

Sul terzo aspetto qualificante della Scuola, quello della comunicazione, Maralli ha detto che la Fondazione intensificherà anche il suo ruolo di “casa editrice” avviato che ha già portato alla pubblicazione de “I Quaderni di Sanguis Jovis”, di cui è appena uscito il secondo, intitolato “Il Sangiovese del futuro - Cambiamenti tra clima, vitigno, mercato”, che raduna le conclusioni delle Summer School 2017 e 2018. Il prossimo progetto editoriale, che, a breve, vedrà la luce, sarà un magazine destinato a promuovere ulteriormente la cultura e la valorizzazione del Sangiovese.

Sono state, intanto, fissate per il 4-6 marzo 2020 e per il 6-10 luglio 2020 le date delle prossime Winter School e Summer School. “Come ogni anno ci aspettiamo - ha sottolineato ancora Maralli - adesioni superiori ai posti a disposizione, evidenziando che la metà degli ammessi ai Corsi, tra le domande prescelte che riguardino studenti non occupati, usufruiranno di borse di studio per la frequenza gratuita. L’unico costo per loro sarà arrivare a Montalcino, poi vitto e alloggio saranno offerti dalla Fondazione Banfi”.

“La prossima edizione della Winter School - ha anticipato il direttore Alberto Mattiacci - verterà sui valori della marca, in quanto la marca è una variabile aziendale fondamentale, che richiede competenza, e invece, salvo pochi casi, nel mondo del vino su questo aspetto c’è molta approssimazione. Ai nostri studenti insegneremo - ha aggiunto Mattiacci - che la marca è un edificio complesso che deve essere costruito su basi solide e deve resistere nel tempo. Il primo giorno di Corso porteremo in cattedra accademici ma anche rappresentanti di aziende, il secondo faremo più lavoro sul campo e ci concentreremo su chi ha costruito un piano di comunicazione per la marca e il terzo giorno vedremo perché la marca è un valore economico patrimoniale”.

Dei temi della prossima Summer School ha, invece, parlato il presidente della Scuola Sanguis Jovis, Attilio Scienza, osservando che l’attenzione sarà puntata sul momento di maturazione del vigneto, “quel mese e mezzo in cui si decide tutta la storia del vino. Proveremo ad analizzare tutti quei fattori ambientali che portano a quel fatidico mese e mezzo. Quest’anno abbiamo, invece, lavorato sul tema del terroir - ha raccontato Scienza - puntando ad incrociare la teoria con la pratica. Proprio questo incrocio manca in genere alla cultura formativa italiana. Abbiamo portato gli studenti sui vari terreni facendo spiegare dai geologi le caratteristiche dei vari appezzamenti e facendo poi assaggiare in cantina i vari vini per capire le diversità dei prodotti dei vari terroir. In aula si può raccontare quello che si vuole, ma se lo studente non sa giudicare con i suoi sensi...”.

Montalcino omaggia Buratti. Consegnato il Premio di Banfi

La consegna del 1° premio di laurea in Viticoltura ed Enologia dedicato a Rudy BurattiIl 15 luglio, al Teatro degli Astrusi di Montalcino, si è svolta la consegna del 1° premio di laurea in Viticoltura ed Enologia dedicato a Rudy Buratti, direttore enologo di Banfi scomparso nel gennaio 2018. Un’iniziativa della Fondazione Banfi, come spiega il presidente della Summer School Sanguis Jovis - Alta Scuola del Sangiovese Attilio Scienza. “L’idea è nata in modo corale tra chi ha lavorato con Rudy per arrivare ad avviare la Summer School - sottolinea alla Montalcinonews il professore dell’Università di Milano - che è il risultato di tanti soggetti e tra i più animati è stato proprio Rudy. Bisognava ricordarlo, bisognava dare la testimonianza di questa sua azione e quale modo migliore se non istituire un premio per un enologo di una scuola in cui Buratti si è laureato, la Scuola Enologica di San Michele all’Adige?”.

Stefano Delledonne ha vinto il 1° premio di laurea in Viticoltura ed Enologia dedicato a Rudy BurattiA vincere la prima edizione del premio “Rudy Buratti” è stato Stefano Delledonne, con uno studio innovativo legato alla conservazione del vino su uno scaffale di un supermercato. “L’obiettivo è di simulare le reali condizioni di un supermercato e vedere l’influenza che ha sulla luce e sulla conservazione del vino bianco”, commenta Delledonne, che si dice onorato di essere a Montalcino. “È una grande occasione per me, sono sempre stato affascinato dai vostri territori”.

Attilio Scienza, presidente della Summer School Sanguis JovisDelledonne ha vinto una borsa di studio di 1.500 euro e la possibilità di frequentare gratuitamente la terza edizione della Summer School, che si tiene dal 15 al 19 luglio nel Complesso di Sant’Agostino ed è dedicata ai terroir del Sangiovese in Toscana. “Si tratta di un aspetto pratico - aggiunge Scienza - vogliamo portare i ragazzi in campagna, nei vigneti, per far vedere le radici, il terreno e toccare con mano il ruolo e il significato del terroir. È una testimonianza importante, forse l’unico esempio che viene realizzato in Italia per mettere finalmente a contatto il significato spesso mitologico del terroir con una degustazione che concretizza lo stesso terroir in un vino con dei precisi descrittori sensoriali”.

Nel corso della serata sono intervenuti sul palco il sindaco di Montalcino Silvio Franceschelli, il presidente del Consorzio del Brunello Fabrizio Bindocci, il presidente della Fondazione Banfi Rodolfo Maralli, il presidente di Banfi srl Enrico Viglierchio e la moglie di Rudy, Ursula Ciola, presente assieme a sua figlia Alexandra.

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Il Sangiovese del futuro non preoccupa

Si è conclusa l’edizione n. 2 della Summer School Sanguis Jovis della Fondazione BanfiSi è appena conclusa l’edizione n. 2 della Summer School Sanguis Jovis, il progetto di alta formazione tecnico-scientifica promosso dalla Fondazione Banfi e finalizzato alla conoscenza e alla condivisione del vitigno più importante d’Italia, il Sangiovese. Durante i suoi cinque giorni di lezioni frontali, approfondimenti “sul campo” e degustazioni mirate, è stato affrontato il tema estremamente attuale del cambiamento e delle sfide che ci attendono. “Clima, Vite, Cantina, Mercato: come sarà il Sangiovese del futuro?” è stato, infatti, l’ambizioso tema dibattuto dagli oltre 30 docenti intervenuti, tra professori universitari, ricercatori, enologi ed agronomi. Docenti che, con il loro prestigio e la loro riconosciuta esperienza, hanno dato lustro e spessore scientifico a tutto il progetto formativo di Sanguis Jovis.

“I 22 partecipanti, selezionati tra le oltre 70 domande pervenuteci, ci stanno riportando commenti entusiastici ed estremamente lusinghieri sia sulla qualità delle lezioni che, soprattutto, sulla bontà del progetto Sanguis Jovis più in generale”, spiega alla Montalcinonews Rodolfo Maralli, presidente della Fonzazione Banfi. “Un ulteriore sprone ad andare avanti e a guardare con fiducia ai prossimi progetti che, oltre alla formazione, si articoleranno anche sulla comunicazione del Sangiovese e sulla ricerca scientifica. Ci tengo a ringraziare la Montalcinonews per il preziosissimo e fondamentale contributo garantitoci e per l’altrettanto fondamentale copertura mediatica”.

Il Professore Attilio Scienza“Siamo partiti con delle premesse pessimistiche - commenta Attilio Scienza, presidente di Sanguis Jovis - avevamo ipotizzato che il cambiamento climatico potesse modificare i caratteri sensoriali di un vino che piace a molti. Ci siamo accorti invece che il Sangiovese ci ha battuti tutti! È un vitigno che ha attraversato periodi di grande caldo, freddo, siccità e piogge e si è creato un assetto genetico estremamente reattivo nei confronti dell’ambiente. Reagisce per superare lo stress, ma non modifica le sue caratteristiche. Questo ci dà molta fiducia per il futuro. Bisogna pensare anche che il cambiamento climatico è perlopiù di natura mediatica. I cambiamenti stagionali vengono amplificati dai media. 100 anni fa non c’erano tv e giornali, la gente affrontava il clima normalmente. Siamo soggetti ad un clima mutevole, con bombe d’acqua potenti, ma non abbiamo memoria storica del passato. Pensate che in 40 anni, qui a Montalcino, la temperatura media dell’ambiente è aumentata di appena 0,7°. Il Sangiovese è un vitigno straordinario che se la caverà sempre. Basta assecondarlo un po’, non forzarlo, non portarlo fuori dagli ambienti di vocazione. Ma se lo mettiamo nel posto giusto e lo coltiviamo bene, il vino buono lo berremo sempre”.

La Fondazione Banfi sta già lavorando alla prossima edizione della Summer School Sanguis Jovis, che si svolgerà nel mese di luglio 2019 e che avrà come tema di studio ed approfondimento “I Terroir del Sangiovese”. “Analizzeremo in modo approfondito i cinque-sei grandi territori dove si coltiva il Sangiovese - conclude Scienza - Valuteremo le differenze ma soprattutto cercheremo di trovare quegli elementi di comunicazione che possono aiutarci a rendere migliore questo vino”.

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Da Banfi un messaggio di sostenibilità e condivisione

Da Banfi un messaggio di sostenibilità e condivisioneDoveva essere una semplice presentazione, si è trasformata in un’interessantissima tavola rotonda. Dove produttori, manager, docenti, giornalisti ed esperti di comunicazione si sono scambiati opinioni attorno a un semplice ma abusato concetto: sostenibilità. L’occasione è capitata ieri sera al Castello di Poggio alle Mura, dove Banfi ha illustrato la sua terza edizione del Bilancio di Sostenibilità, realizzato grazie al supporto tecnico-metodologico di PwC.

“Il vero padre è Remo grassi, che iniziò ad ideare qualche anno fa questo progetto che poi prese il via nel 2015 - spiega il presidente di Banfi srl, Enrico Viglierchio - Fu un primo esperimento che mise tutti alla prova. Il bilancio serve anche per comunicare non solo esternamente ma anche internamente, e il valore più grande è proprio la comunicazione interna, le relazioni sociali”. “Il padre del bilancio è la famiglia Banfi - ribatte Remo Grassi, presidente di Banfi Società Agricola srl - però una paternità me la prendo ed è la regola della tre C: comunicare e condividere per crescere. Tutti concetti racchiusi nel bilancio di sostenibilità”.

Nel corso della serata hanno preso parola vari ospiti. Come Attilio Scienza, professore all’Università di Milano e presidente di Sanguis Jovis, l’Alta Scuola del Sangiovese della Fondazione Banfi. Scienza parte citando Mafalda, la ragazzina irriverente che “si rivolge a un suo amico e dice che più la testa è vuota, più la bocca e larga. È un discorso di Platone nel Simposio, in cui diffida delle persone che parlano. Perché più uno parla meno sa. E nella sostenibilità c’è molta gente che parla e non sa cosa dice”. Cosa vuol dire allora sostenibilità? “Deriva dall’inglese “sustain” - risponde Scienza - termine che indica i due pedali che ha il pianoforte per allungare il suono. Significa “allungare qualcosa”. Il nostro obiettivo è di dare una continuità a quello che facciamo. E per farlo abbiamo bisogno di ricerca. Banfi ha sempre visto nella ricerca e nella sperimentazione il modo per svilupparsi e crescere. Essere sostenibile poi è un discorso economico, deve essere conveniente. Pensate ai cloni. Banfi, grazie ad Ezio Rivella, è stato il primo a fare dei cloni di Sangiovese. Cosa significa? Che qui si sa dove piantare ogni vitigno. Mettono i vitigni nel posto giusto e in quel punto costa molto meno, perché si evitano concimi, trattamenti, acqua… La sostenibilità fa parte di queste scelte agronomiche o genetiche”.

In rappresentanza dell’amministrazione comunale erano presenti l’assessore al sociale e all’istruzione Giulia Iannotta e il vicesindaco Angelo Braconi. “La sostenibilità - ha detto Braconi - è oggi modello di business che porta valorizzazione ambientale e territoriale. Io rafforzo l’idea che servono i distretti e i Consorzi. Il vino è la punta dell’iceberg. Abbiamo il tartufo, le prugne, l’olio, il miele… oggi c’è bisogno di portate queste cose sopra il tavolino, abbiamo delle ricchezze sommerse”.

Sul tema è intervenuto nuovamente Enrico Viglierchio. “Ho coniato un progetto in azienda che si chiama “Non solo vino”. Perché se vuoi comunicare il territorio di Montalcino e hai un solo prodotto, alla fine paghi dazio e porgi il fianco a mille debolezze. Il concetto di distretto va dalla prugna al tartufo. È una sinergia tra prodotti col marchio territoriale”.

Tra gli ospiti anche Patrizio Cencioni, presidente del Consorzio del Vino Brunello di Montalcino: “Avere aziende come Banfi è un onore e un vantaggio. Banfi ha dato un grande exploit commerciale. Oltre a presiedere il Consorzio ho una piccola azienda e devo riconoscere che Banfi ha avuto grandi meriti”.

Gli interventi che si sono susseguiti hanno portato ad una conclusione. Sostenibilità vuol dire visione lungimirante, condivisione, relazione sociale, rispetto dell’ambiente e di chi orbita intorno. E proprio su questo punto è arrivato un appello finale. Urge allargare il progetto Banfi sul territorio, parlare di distretto, coinvolgere gli altri produttori. I confini geografici si devono slacciare. Non ci si può più limitare a guardare al proprio orticello. Pardon, vigneto.

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