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Dal 1984 al 2024: Banfi celebra 40 anni di bellezza

Banfi celebra i propri 40 anniUn evento epocale, non solo per Montalcino ma anche per l’intero panorama enologico. Esattamente 40 anni fa Banfi, realtà leader del Brunello diventata nel tempo modello di riferimento per l’enologia moderna e un orgoglio del Made in Italy nel mondo, posava una delle fondamenta più solide e simboliche della sua storia. Alla presenza della comunità locale, dei lavoratori e delle autorità politiche e sociali, sia nazionali che internazionali, le porte della cantina, progettata con le tecnologie più all’avanguardia, si aprirono per la prima volta al mondo.

L'inaugurazione di Banfi, il 12 settembre 1984Grazie agli investimenti che seguirono, quella che appariva solo come una scommessa e un’avventura, negli anni ha portato Banfi ad essere riferimento internazionale della wine industry. “Da Montalcino al mondo”, come recita il payoff della nuova campagna lanciata a livello nazionale ed internazionale, per celebrare una storia di bellezza, visione e pionierismo. A integrazione della campagna di comunicazione, proprio in questi giorni, è stato lanciato il nuovo sito banfi.it, una piattaforma che riunisce le molteplici anime dello storico marchio. Oltre al vino, e alle altre produzioni, un focus particolare è dato all’ospitalità, settore in cui Banfi è stato un precursore. “Oggi, 12 settembre 2024, Banfi celebra un viaggio straordinario, fatto di vini unici e di momenti indimenticabili, 40 anni dopo quell’indimenticabile inizio”, si legge in una nota dell’azienda.

La mission di Banfi: “disegnare un futuro migliore”

Cristina Mariani-May (foto Gianni Rizzotti)“L’essere sostenibili è uno dei nostri valori fondanti, un principio che ci accompagna da sempre e che è parte integrante del nostro agire. Insieme all’innovazione e alla ricerca, riveste un ruolo cruciale per migliorare la qualità del prodotto, oltre che per contribuire ad un impatto ambientale e sociale più positivo”. CosìCristina Mariani-May, Ceo e proprietaria di Banfi, nella lettera di apertura al Bilancio di Sostenibilità 2023 della cantina leader del Brunello di Montalcino, giunto alla sua nona edizione. Mariani-May riflette “sugli innumerevoli cambiamenti che il mondo ha vissuto in questi anni, con il nuovo decennio, in particolare, che ci mette costantemente di fronte ad eventi eccezionali… in una perenne alternanza di situazioni diverse”. “Oggi - prosegue - stiamo vivendo un momento di transizione, probabilmente il più importante degli ultimi decenni, in cui è evidente che funziona poco ciò che ieri funzionava, e domani non funzionerà più. Il nostro impegno sta nell’affrontare le sfide del presente preparandosi per le opportunità del futuro”.

La proprietaria di Banfi ricorda poi i numerosi traguardi raggiunti nel 2023 che hanno messo ancor di più al centro il rapporto tra azienda e capitale umano: dalla sottoscrizione della Carta di Urbino, un documento di intenti volto a promuovere il benessere dei propri lavoratori nel luogo di lavoro, al progetto sperimentale che coinvolge gli operai del settore agricolo e commerciale, sviluppato in collaborazione con le principali organizzazioni sindacali e datoriali, che prevede la rimodulazione e riduzione dell’orario di lavoro, mantenendo invariata la retribuzione. E poi la nascita di un Comitato ESG, il cui compito è quello di coordinare e promuovere le scelte strategiche relative alla sostenibilità, e il miglioramento (livello BBB, fascia di performance alta) ottenuto nella classe di rating ESG, il giudizio sintetico e super partes che certifica la solidità di un’organizzazione dal punto di vista ambientale, sociale e di governance. “Tutti traguardi e riconoscimenti che ribadiscono, ancora una volta, la nostra attenzione e i nostri investimenti a favore di un mondo del vino migliore”, conclude Cristina Mariani-May.

Il Bilancio di Sostenibilità 2023 è anche un tentativo per ribadire “la nostra volontà di costruire solide basi “sostenibili” per il futuro, attraverso azioni tangibili che coinvolgono il territorio in cui operiamo, le genti con cui ci relazioniamo, i colleghi e le colleghe con cui condividiamo il nostro percorso di crescita”, sottolineano Enrico Viglierchio, presidente Banfi Società Agricola Srl, e Rodolfo Maralli, presidente Banfi Srl e presidente Fondazione Banfi. “Noi di Banfi abbiamo pensato, in questo protrarsi di incertezza sul futuro e in omaggio alla nostra solita intraprendenza, di cambiare atteggiamento, almeno di provarci. Di uscire dall’angolo, dalle corde e di pensare al futuro in una chiave proattiva, propositiva, di essere parte attiva del cambiamento e di provare, quindi, a “disegnare il futuro”, a renderlo meno imprevedibile, più gestibile. “Design the Future”, nel 2023 e ancora di più nel corrente 2024, è diventato, dunque, il nostro mantra, la nostra vision, il nostro modo di interpretare il cambiamento”.

Il piano strategico 2022-2024 è stato confermato dalla nuova governance che si è insediata proprio ad inizio 2023, con la ridefinizione dei nuovi CdA aziendali, di Banfi Srl e di Banfi Società Agricola Srl, oltre alla creazione del Comitato Esecutivo, un organo innovativo cui è affidato il compito di garantire un grado sempre maggiore di integrazione delle istanze degli stakeholder in Italia e negli Stati Uniti e di formulare le migliori strategie di business e di crescita aziendale. Da segnalare, inoltre, la certificazione Equalitas di Prodotto che dopo il Poggio all’Oro 2016, primo Brunello di Montalcino a potersene fregiare, è stata riconosciuta anche ai Brunello di Montalcino Poggio alle Mura e Vigna Marrucheto 2018 e Poggio alle Mura Riserva 2018.

Il Bilancio di Sostenibilità 2023, come per le precedenti edizioni, è stato sottoposto all’attività di “limited assurance” secondo lo standard ISAE 3000 Revised. La revisione, affidata a PricewaterhouseCoopers Business Services Srl, primaria società operante nel settore della consulenza aziendale, certifica l’aderenza dei contenuti del documento alle linee guida adottate per la redazione. Il Bilancio di Sostenibilità 2023, curato dall’agenzia Inarea Identity Design, è disponibile sul sito Banfi, qui.

L’intelligenza artificiale entra nell’area finance di Banfi

Gabriele Mazzi, Cfo di BanfiUtilizzare i propri dati e le proprie informazioni per prevedere, tramite l’intelligenza artificiale, decisioni e rischi nell’area “finance”, generando vantaggi in termini efficienza operativa e di risparmio dei costi. Banfi, azienda leader del Brunello di Montalcino da sempre vocata all’innovazione, è la prima realtà a portare l’AI nel comparto vitivinicolo a supporto della tesoreria. Lo fa grazie alla collaborazione con Piteco, software house di soluzioni gestionali che fornirà una piattaforma (Intelligent Financial Planner, sviluppata in collaborazione con ORS, società di Dedagroup) che, tramite i dati messi a disposizione da Banfi - insieme a informazioni come affidamenti bancari, previsioni di incasso e pagamento e possibili variabili legate ai tassi di interesse, alle valute e al tasso di cambio - consentirà di individuare e gestire rapidamente soluzioni per minimizzare costi delle strategie finanziarie, in presenza di surplus o deficit di cassa.

L’aggregazione e analisi dei dati restituisce una serie di scenari predittivi differenti stabiliti in base alle variabili e vincoli individuati dell’azienda insieme ai dati di mercato, che supportano il team “finance” di Banfi a individuare e definire la strada migliore da intraprendere per raggiungere gli obiettivi stabiliti - dalla canalizzazione dei pagamenti, alle scelte di best allocation - e comparare nel tempo i risultati delle scelte fatte con ciò che realmente è accaduto all’interno dell’azienda e sul mercato. Tutto questo impatta, in primo luogo, a livello economico (ad esempio si può diminuire l’utilizzo del valore del fido, generando un risparmio di oltre il 10% sul costo del denaro), e, in secondo luogo, genera un notevole efficientamento del tempo di lavoro. Il team “finance”, infatti, senza uno strumento come l’Intelligent Financial Planner, per costruire proiezioni - importando dati, verificandoli e definendo possibili scenari e strategie - investirebbe quotidianamente oltre un’ora al giorno.

“Ci sono dei periodi in cui in azienda si verificano eccedenze di liquidità, altri in cui si necessita di più risorse: avere la possibilità di determinare possibili scelte nell’ambito dell’ottimizzazione della liquidità è un grande vantaggio. Per questo, la modalità di pianificazione utilizzata in passato non è più sufficiente: dobbiamo passare da “what if” a “how to” con soluzioni gestionali che possano aiutarci nelle decisioni strategiche”, sottolinea Gabriele Mazzi, direttore finanziario di Banfi. “La qualità e quantità di dati e informazioni oggi a disposizione delle aziende sono un patrimonio che può generare un grandissimo valore a tutti i livelli - commenta Paolo Virenti, Ceo di Piteco - questo è ciò che Banfi ha saputo cogliere, comprendendo che, per restare competitivi su mercati complessi e variegati come quelli in cui opera, che risentono anche di effetti esogeni esterni in grado di mutare velocemente gli scenari, sono necessari strumenti predittivi che la affianchino nelle decisioni, che semplifichino e automatizzino i processi dell’area finance in totale sicurezza generando vantaggi in termini efficienza operativa e di costi. In questo modo la tesoreria diventa una leva strategica e di crescita”.

L’esigenza di Banfi di ripensare e ottimizzare la propria tesoreria nasce dalla sua articolata natura. Fondata nel 1978 dai due fratelli italoamericani John e Harry Mariani, e tutt’oggi proprietà della famiglia, il gruppo è formato da Banfi Società Agricola s.r.l., la parte destinata alla produzione dei grandi vini di Montalcino e della Toscana, e da Banfi s.r.l., la società che cura la vendita dei prodotti in tutto il mondo, oltre alla produzione piemontese e alla gestione del settore hospitality di lusso, con Castello Banfi Wine Resort. A questo si aggiunge la complessità legata alla produzione del vino. Un processo “paziente” che non restituisce subito valore perché richiede tempo per l’invecchiamento e, quindi, per la sua distribuzione. Per questa ragione, unita alla diversificazione del business, Banfi, che ha sempre visto nell’innovazione lo strumento fondamentale per efficientare lavoro e processi, ha scelto Piteco, vero e proprio game changer della tesoreria, per dotarsi di una pianificazione finanziaria intelligente che le permetta, non solo di definire strategie destinate alla crescita, ma che gestisca in modo predittivo possibili rischi, guardando nel breve-medio termine e tenendo in considerazione le peculiarità dei diversi mercati in cui opera (tassi di interesse, valute, tasso del cambio…).

“Sei Nazioni”, Banfi partner delle gare italiane

La Nazionale italiana di rugby (credit Federazione Italiana Rugby) All’apparenza sembrano due mondi diversi, ma vino e rugby in realtà hanno molti punti in comune. Dalla passione al sudore, dal “gioco di squadra” fino al duro lavoro finalizzato al miglioramento personale senza mai dimenticare il rispetto verso gli altri. Per questo Banfi ha deciso, per il sesto anno di fila, di stare al fianco del “Sei Nazioni”, il più importante torneo di rugby dell’emisfero settentrionale, “per celebrare l’eccellenza e la dedizione e vivere insieme il magico spettacolo del rugby”, ha scritto sui social la cantina leader del Brunello di Montalcino, che sarà sponsor ufficiale delle due gare allo stadio Olimpico di Roma, Italia-Inghilterra del 3 febbraio e Italia-Scozia del 9 marzo, in diretta su Sky Sport Uno e anche in chiaro su Tv8, che segneranno il debutto dell’argentino Gonzalo Quesada sulla panchina degli Azzurri. “È un evento sportivo che va oltre lo sport e che, in un mondo di poli contrapposti, promuove messaggi belli e positivi, ad esempio che si può competere rispettando l’altro”, spiega a MontalcinoNews Rodolfo Maralli, Sales & Marketing Director di Banfi.

Banfi, dal 2019 partner tecnico del “Sei Nazioni”, è esclusivista del servizio vini per tutti gli appuntamenti legati alle due partite in Italia, dai pranzi delle Nazionali a quelli degli sponsor e dei vip, fino alla “cena del terzo tempo” fra le due squadre. Sui tavoli dei ristoranti dell’Olimpico il Brunello e il Rosso di Montalcino, oltre ad altri vini di Montalcino e del Piemonte, sempre griffati Banfi. “Da sempre siamo sensibili alle operazioni che avvengono nel territorio, mentre fuori privilegiamo la cultura, lo sport non è nelle nostre corde - sottolinea Maralli - in passato abbiamo avuto tante richieste, in particolare nel basket e nel calcio ai tempi d’oro di Mens Sana e Siena, ma c’era la volontà di non aprire quel filone, considerato troppo di massa. Il rugby è diverso, perché ha una propria filosofia e dei principi etici, il rispetto evidenziato dal terzo tempo, c’è agonismo ma non violenza. Sugli spalti non c’è divisione, tant’è che noi ospiteremo il nostro team di distributori inglesi e scozzesi. Uno sport pulito, sano, antico, dai sani principi. La resilienza, il credere nell’obiettivo, la passione e il sudore, ma anche il rispetto per il territorio e per i nostri competitor, sono aspetti che ci accomunano”.

Credit foto: Federazione Italiana Rugby

Banfi aderisce alla Carta di Urbino

Enrico ViglierchioLo scorso 23 giugno, a chiusura del Festival Internazionale della Salute e Sicurezza sul Lavoro, Banfi ha sottoscritto la Carta di Urbino, il documento d’intenti per la promozione del benessere dei lavoratori nei luoghi di lavoro, con indicazione delle relative modalità attuative e riferimenti normativi a livello internazionale. Tradotto in inglese, francese, spagnolo e tedesco, il documento era stato anticipato in anteprima a Bilbao lo scorso 2 marzo, in occasione della conferenza di presentazione della seconda edizione del Festival Internazionale della Salute e Sicurezza sul Lavoro.

Organizzato dalla Fondazione Rubes Triva, in collaborazione con l’Università degli Studi di Urbino, ed in sinergia con Inail e l’Agenzia Eu Osha di Bilbao, il Festival si è svolto a Urbino dal 21 al 23 giugno, ed è stato un momento di confronto, in ambito europeo, sulla diffusione della cultura della sicurezza e la promozione della salute nei luoghi di lavoro.

Il benessere organizzativo, vale a dire la buona organizzazione aziendale quale condizione determinante per il benessere dei lavoratori nei luoghi di lavoro, è stato il tema scelto per il Festival. Partendo dal confronto tra le diverse normative e realtà degli Stati membri dell’Ue, il concetto è stato approfondito con un occhio particolarmente attento all’innovazione digitale ed ai rischi psicosociali, oltre alla frammentazione del ciclo produttivo, come l’utilizzo di contratti di appalto, e alla necessità di generare una cultura aziendale del benessere che ne agevoli la diffusione.

A chiusura del dibattito è avvenuta la presentazione della Carta di Urbino che, per Banfi, è stata firmata da Enrico Viglierchio, presidente di Banfi Società Agricola srl, e da Gabriele Mazzi, Vice-Presidente di Banfi srl.

“I dieci principi della Carta di Urbino - spiega Enrico Viglierchio - si coniugano perfettamente con la visione che Banfi ha sempre avuto, fin dalla sua creazione, del benessere delle persone nel mondo del lavoro e della centralità delle risorse umane in quanto pilastro fondante dell’organizzazione aziendale. Oltre che un dovere morale che dovrebbe accomunare tutte le organizzazioni d’impresa, la firma della Carta di Urbino è stato un momento di profonda emozione e condivisione del nostro agire da sempre proiettato sull’etica, il rispetto e la tutela della salute e sicurezza delle nostre persone. Passato, Presente e Futuro in dieci principi cardine del nostro essere impresa”.

Per Gabriele Mazzi “la tutela del benessere delle persone nel mondo del lavoro per la nostra azienda è un valore primario e fondante. I dieci principi della Carta di Urbino, assolutamente irrinunciabili, per noi sono uno stimolo quotidiano a migliorare, privilegiando un approccio etico e partecipativo al lavoro e sollecitando l’attuazione di buone pratiche, per l’effettiva tutela della salute e della sicurezza delle nostre persone”.

Banfi sostiene il restauro dei bronzi

I bronzi, eccezionale e recente scoperta avvenuta a San Casciano dei BagniIl vino si fa mecenate del patrimonio artistico italiano: grazie ad una donazione di 25.000 euro, la Banfi srl è tra gli sponsor del restauro dei bronzi di San Casciano dei Bagni, una delle scoperte archeologiche più importanti degli ultimi decenni nel nostro Paese. Attraverso il meccanismo dell’Art Bonus, il Comune di San Casciano aveva emesso, nei mesi scorsi, un bando per raccogliere 240.000 euro per il progetto “Roman Baths Projects: la sorgente del Bagno Grande”. Non è la prima volta che Banfi sponsorizza iniziative simili: era già accaduto nel 2007, in seguito al ritrovamento a Montalcino della più grande e antica balena fossile mai rinvenuta in Italia.

Il meccanismo dell’Art Bonus https://artbonus.gov.it/, misura pensata dal Ministero della Cultura per incoraggiare le donazioni private al settore culturale, prevede che le persone fisiche, gli enti no profit e i soggetti titolari di reddito d’impresa ottengano la restituzione del 65% della cifra erogata, in forma di credito d’imposta, cui si somma un ulteriore 20% assicurato da analogo provvedimento della Regione Toscana.

Il progetto del Comune di San Casciano, a cui Banfi ha contribuito, prevede azioni di messa in sicurezza e restauro dell’area per evitare il deterioramento delle strutture murarie, delle pavimentazioni e dei sistemi architettonici. L’area interessata si estende su una località termale e, pertanto, richiede un sistema di drenaggio che permetta il deflusso dell’acqua sorgiva dal centro della vasca principale. Nell’ottica di una migliore fruibilità del sito, si prevedono anche l’installazione di impianti di illuminazione e videosorveglianza, la creazione di un percorso adeguatamente accessibile, l’allestimento di una sede museale dedicata ai reperti rinvenuti e di un laboratorio aperto alla partecipazione della comunità. E poi una serie di iniziative volte a rendere coinvolgente l’esperienza di visita, dalla cartellonistica informativa da posizionare lungo il percorso, alla realizzazione con tecnologia 3D e realtà aumentata.

Oggi, inoltre, c'è stato l’incontro a Roma, al Ministero della Cultura, dove è stato firmato il rogito del Palazzo dell’Arcipretura di San Casciano dei Bagni, acquistato dallo Stato per destinarlo a sede del museo archeologico che ospiterà i bronzi e gli altri reperti provenienti dallo scavo del Bagno Grande e dalle ricognizioni archeologiche del territorio. Erano presenti, tra gli altri, il Ministro della cultura, Gennaro Sangiuliano, il cardinale Augusto Paolo Lojudice, il Segretario generale del Ministero, Mario Turetta, il Direttore generale Archeologia, Belle Arti e Paesaggio, Luigi La Rocca e il Direttore generale Musei, Massimo Osanna, oltre alla Sindaca di San Casciano dei Bagni, Agnese Carletti.

Intanto, a Roma, sarà inaugurata il 23 giugno la mostra “Gli dei ritornano. I bronzi di San Casciano” nelle sale espositive dedicate del Palazzo del Quirinale. La mostra sarà aperta al pubblico dal 23 giugno al 25 luglio e dal 2 settembre al 29 ottobre 2023, nei giorni di martedì, mercoledì, venerdì, sabato e domenica. All’inaugurazione sarà presente Rodolfo Maralli, presidente Banfi srl.

Banfi premia i suoi ambasciatori

Giornata da ricordare quella in arrivo a Castello Banfi. Lunedì 5 giugno le mura del Castello accoglieranno gli Ambasciatori del Brunello di Banfi, nella giornata che di fatto inaugura il Banfi Brunello Ambassador Club con la presenza del Ceo dell’azienda di Brunello leader del territorio, Cristina Mariani-May. Chi sono i primi sessanta Ambasciatori? Sono quei professionisti italiani che, fin dai primi anni Ottanta del Novecento, quando la prima bottiglia di Brunello di Montalcino Banfi appariva sul mercato con il millesimo 1978, diedero un contributo significativo alla sua affermazione mondiale.

“Il pionierismo è da sempre uno dei nostri valori centrali - ricorda Cristina Mariani-May, Ceo e seconda generazione della famiglia imprenditoriale -. Essere pionieri era parte della visione che guidò mio padre nella creazione di Banfi ed è oggi un pilastro della nostra identità aziendale. Istituire un Club speciale, fatto proprio dalle persone che hanno condiviso questo valore fin dall’inizio, è un atto che abbiamo sentito quasi doveroso, per ringraziarli del passato e chiedere di accompagnarci nel nostro futuro”.

La storia Banfi è fatta di persone, delle relazioni fra loro e dei racconti di molte vite. Il Banfi Brunello Ambassador Club nasce per accogliere tutto ciò e consolidarlo nel tempo futuro; da questo credo nascono le parole con le quali Cristina Mariani-May ha segnato la lettera di nomina inviata mesi fa a ciascun Ambasciatore Banfi:

“Era il lontano 1978 quando mio padre John, insieme a Ezio Rivella, decise di dare vita a un sogno: dimostrare al mondo intero che l’impossibile era possibile e che Montalcino sarebbe potuto diventare uno dei riferimenti enoici dell’intero pianeta. Gli ingredienti per il successo c’erano tutti: la consapevolezza di poter contare su un territorio unico al mondo e con un potenziale ancora inespresso; poi c’era il Sangiovese, vitigno principe dell’enologia italiana ma ancora non sufficientemente consapevole di esserlo; infine, il Brunello di Montalcino, un vino di grande personalità e immense potenzialità ma ancora sconosciuto ai più, specie nel mondo fuori da Montalcino. Mancava, a tutto ciò, proprio il mercato: una visione produttiva e commerciale più ampia e lungimirante, capace di lanciare la sfida al gotha mondiale dei grandi vini, senza complessi di inferiorità, fieri della nostra millenaria cultura vinicola e chi avesse il coraggio e l’intraprendenza per realizzarlo. E qui siamo arrivati noi e tutti coloro i quali, come Lei, hanno creduto in questa idea”.

Oscar del Vino, premiati Biondi Santi e Banfi

Il Brunello di Montalcino Biondi-Santi (foto pagina Facebook di Bibenda)Un vino e un territorio da "oscar". Non poteva mancare il Brunello di Montalcino tra le cantine, grandi griffe del vino italiano e punti di riferimento dei loro territori, insignite degli “Oscar del Vino 2023 - XXIII Premio Internazionale del Vino”, uno dei premi storici del vino italiano, riporta Winenews, ideato nel 1999 da Franco Ricci, presidente Fis (Fondazione Italiana Sommelier) e Bibenda, “con l’intento di sottolineare anche un aspetto più leggero nella degustazione, un po’ più lontana da rigidi schemi, un lato più “mondano” del vino, inserendolo in una competizione che ricalca i parametri dell’Oscar del cinema, con tanto di accademia che, nel caso del vino, decide soltanto le nomination, mentre i premi vengono assegnati in diretta dalla platea dei partecipanti”. Sabato 6 maggio sono andate in scena le degustazioni e votazioni degli Oscar 2023, tra tutti quelli in nomination. Come “miglior vino Rosso” è stato scelto il Brunello di Montalcino 2010 Biondi Santi, mentre l'Oscar per il “miglior vino del Territorio” è andato al Brunello di Montalcino Poggio all’Oro Riserva 2016 Banfi.
Gli altri premiati: l’Oscar per il “miglior vino Bianco” è andato, ex aequo, al Costa d’Amalfi Furore Bianco Fiorduva 2021 Marisa Cuomo e all’Alto Adige Terlaner I Primo Grande Cuvée 2020 Cantina Terlano. Come “miglior Spumante” è stato eletto, invece, l’Alta Langa Pas Dosé Zero 140 Mesi Luna Riserva 2009 Enrico Serafino, mentre il “miglior vino Rosato” premiato con l’Oscar è Il Rogito 2021 Cantine del Notaio, ed il “miglior vino Dolce” il Passito di Pantelleria Ben Ryé 2019 Donnafugata. L’Oscar per il “miglior vino del miglior Produttore” è andato al Barolo Cannubi 2018 Marchesi di Barolo della famiglia Abbona.

Il futuro del Brunello per Cristina Mariani-May, n. 1 di Banfi

Cristina Mariani-May (foto Gianni Rizzotti)Ascoltare, confrontarsi e condividere le esperienze con gli altri produttori di un territorio che “ha un grande futuro”, “non è chiuso in se stesso” e “deve andare unito nel mondo, perché siamo una grande comunità”; la necessità di produrre ed esportare qualità, “perché in questo momento negli Stati Uniti le etichette più prestigiose hanno più successo”; l’importanza di puntare nell’accoglienza di alto livello, sui cui “investiremo sempre di più, perché, accanto ai vini, la magia e la bellezza di Montalcino sono ciò che più rimane impresso”, e al tempo stesso riempire quest’accoglienza di idee e contenuti, per var vivere al visitatore un’esperienza indimenticabile, “integrando il territorio alla città e viceversa e rendendo partecipe tutta la comunità”. È la visione raccontata, “a tu per tu” con WineNews, uno dei siti di riferimento nel mondo del vino, da Cristina Mariani-May, proprietaria e guida di Banfi, leader del Brunello di Montalcino, che ha da poco aperto una nuova pagina, con la terza generazione di famiglia rappresentata proprio da Cristina Mariani-May, al vertice di una governance rinnovata e ridefinita nei ruoli, per unire sempre di più l’anima italiana a quella americana dell’azienda, e guardando a un futuro “che sarà sempre più focalizzato su Banfi e sulla nostra famiglia dalle radici italiane”, dice una delle manager più importanti del mondo del vino, che incarna quell’“eredità di pensiero americana” che da “figlia d’arte” porta avanti e che cerca di trasmettere nel ruolo-guida che oggi riveste, come hanno fatto prima di lei i “padri-fondatori” di Banfi quando sono arrivati in Italia oltre 40 anni fa, agli albori del “fenomeno” Brunello di Montalcino, portando con sé in valigia la loro cultura, ben diversa all’epoca da quella italiana, ma che è stata determinante nell’aprire la mente del territorio, innescare la sua economia e la sua crescita. Perché nel profondo questa è la sua vera natura “cosmopolita”, come racconta l’invenzione stessa del Brunello da parte di una borghesia “illuminata” di Montalcino che, dialogando con i grandi scienziati d’Europa e controcorrente al resto d’Italia, nei secoli scorsi, ebbe l’intuizione di puntare tutto sul Sangiovese limitandone la produzione al solo territorio di Montalcino.

“Oggi non siamo più chiusi al mondo esterno, chi arriva non incontra più le difficoltà di un tempo - osserva a WineNews Cristina Mariani-May - grazie anche alle nuove generazioni che sono più aperte. Banfi, la mia famiglia e io stessa, “pensiamo positivo”, perché, in questo territorio, vediamo un grande futuro, e non solo guardando agli Usa, ma ai mercati di tutto il mondo. Altrimenti non saremmo ancora qui...”.

Stati Uniti che rimangono il mercato estero più importante per il Brunello, che lo scorso anno ha chiuso con le vendite oltreoceano a +29% a valore sul 2021, facendo salire la quota negli Usa a circa il 30% sul totale delle vendite fuori dall’Italia. Un mercato, quello degli States, che Banfi conosce bene, “ma dove la nostra strategia è cambiata, da quando sono diventata ceo - ricorda Cristina Mariani-May - passando dall’esportare grandi volumi di vino italiano alle etichette dei territori in cui abbiamo investito direttamente con Banfi, partendo da Montalcino. Siamo molto più focalizzati sull’esportare qualità e valore sul mercato, perché in questo momento negli Stati Uniti le etichette più prestigiose hanno più successo, mentre è molto molto più difficile vendere vini quotidiani al distributore. Abbiamo fatto questa scelta strategica già prima della pandemia, e abbiamo avuto ragione. Oggi sono molto contenta di aver scommesso sulla strada della qualità e del valore del prezzo verso il consumatore”.

Qualità del vino che, ovviamente, è figlia di scelte produttive ben precise, ma che fa i conti con condizioni climatiche in continuo (e sempre più rapido) mutamento. “Da sempre a Montalcino è molto importante capire l’evoluzione del territorio e del suo terroir, di anno in anno, di vendemmia in vendemmia. Per noi, per la ricerca, e per condividere questi cambiamenti tutti insieme con i produttori locali e con i nuovi proprietari delle aziende che arrivano da altri territori. Ogni cru ci permette di esprimere la personalità di Banfi e quella dei nostri vini, diversa da quella di altre aziende e di altri produttori, ma con lo spirito di produrre vini sempre dinamici, energici e complessi, che rispecchiano la natura e la tradizione del Sangiovese a Montalcino. Io stessa rappresento una nuova generazione di produttori, la terza della mia famiglia, e se in passato non è stato sempre così, oggi sono contenta dei buoni rapporti e delle forti relazioni che abbiamo tra produttori di un territorio che non è chiuso in se stesso, ma che ha una mentalità aperta che ci permette di essere presenti nei mercati più “esplosivi”, coniugando la mentalità americana e quella italiana - che non è affatto facile - su un’unica posizione e con l’obbiettivo di essere gli “ambasciatori” di Montalcino nel mondo. E di lavorare assieme, dalle piccole alle grandi aziende, per accrescere il valore dei nostri vini, che in questo momento di inflazione galoppante nel mondo, vuol dire fare in modo che abbiamo un rapporto qualità/prezzo affidabile, abbordabile ma anche che ne rifletta il prestigio qualitativo. Perché se non c’è qualità nei vini, è un problema per tutti, non solo per Banfi”.

Un ragionamento sul futuro che, peraltro, vede sempre più territori del vino italiano andare verso una zonazione (vedi Barolo, Chianti Classico e Soave), un percorso che Montalcino non ha ancora intrapreso, ma dove da tempo ormai i produttori puntano con successo sulle “vigne” del Brunello, come, nel caso di Banfi, Vigna Marrucheto e Poggio alle Mura. “L’attenzione a Montalcino è incentrata sul far esprimere al meglio il Sangiovese in ogni vendemmia, non senza difficoltà legate ad annate non facili, come in Borgogna per il Pinot Noir. Per Banfi è importante studiare ogni vigneto attraverso una nostra mappatura aziendale che cambia continuamente per effetto anche del cambiamento climatico, mentre, forse, per i nuovi proprietari di aziende lo sono altre strade”, spiega a WineNews Cristina Mariani-May.

Banfi a Montalcino ha investito pionieristicamente nel vino, ma anche nel turismo, tra le prime realtà in Italia ad aver puntato nell’accoglienza di alto livello, dalla costruzione di una cantina pensata e progettata per accogliere visitatori, al restauro, subito dopo l’acquisizione nei primi Anni Ottanta del Novecento, dell’antico Castello di Poggio alle Mura, oggi conosciuto anche come Castello Banfi, in un gioiello dell’ospitalità italiana con il wine resort Il Borgo, che fa parte dell’esclusivo circuito Relais & Châteaux, un’enoteca e due ristoranti, La Taverna e la Sala dei Grappoli, che ha recentemente “riacceso” la stella Michelin nel territorio del Brunello, e avverato l’“american dream” dei fondatori, i fratelli John, padre di Cristina, e lo zio Harry Mariani. Per questo nel futuro, la volontà è quella di investire sempre di più anche nella “wine experience”. “Sì e sempre di più - spiega Cristina Mariani-May - perché far vivere l’esperienza di persona ed educare i consumatori al vino italiano e al Brunello in particolare è ciò che facciamo a Castello Banfi, rivolgendoci soprattutto alle nuove generazioni, perché, accanto ai vini, la magia e la bellezza di Montalcino sono ciò che più rimane impresso, e su questo si fonda la nostra strategia di comunicazione”.

Il Belpaese, si sa, rappresenta un modello di accoglienza enoturistica, ma la competizione è altissima, in Italia e nel mondo. Per questo la sola visione imprenditoriale delle aziende non basta, perché a fare la differenza è la “governance” del territorio con alla base una sinergia pubblico-privata sempre più stretta e determinante. Nella lunga e importante storia che lega Banfi a Montalcino, tanti sono stati i punti di forza e ingenti gli investimenti in ogni campo, ma, per continuare a crescere ancora e migliorarsi, il futuro non consente a nessuno di sedersi sugli allori, neppure al territorio del Brunello con il suo prestigio. Per farlo, secondo Cristina Mariani-May, “non dobbiamo essere troppo competitivi tra di noi: Montalcino deve andare unito nel mondo, perché, a partire da Biondi Santi, siamo una grande comunità. Dobbiamo pensare più locale, alla nostra unicità e alla nostra storia, e costruire relazioni personali direttamente tra i team delle aziende ed i clienti, perché il marketing generalizzato o rivolto solo ai social media in futuro non basterà più”. Per questo, anche investire in incoming, infrastrutture e servizi è fondamentale per permettere agli appassionati di vivere l’esperienza unica ed inimitabile di visitare il territorio e conoscere le persone che lo abitano e vi lavorano, “con il sorriso, altrimenti il nostro è un vino come tutti gli altri”, dice la guida di Banfi.

Ma anche continuare ad investire in innovazione, è fondamentale sia per lo sviluppo, anche enoturistico, di un territorio sia per una “comunicazione territoriale” che faccia la differenza, perché se è bello poter ammirare un monumento, una villa o un castello restaurati, dentro devono essere riempiti di idee e di contenuti che facciano vivere al visitatore un’esperienza indimenticabile. “Sì, e questo vale per la stessa Montalcino. Penso, per esempio, al nuovo museo immersivo del “Tempio del Brunello” nell’antico Convento di Sant’Agostino, nel cuore di Montalcino, al Festival “Jazz & Wine in Montalcino” che Banfi organizza da 25 anni a Castello Banfi e nella trecentesca Fortezza, all’“Eroica” o alla “Brunello Crossing” nelle strade bianche: tutti eventi che vanno oltre il vino, integrando il territorio alla città e viceversa e rendendo partecipe tutta la comunità, con grande successo di pubblico perché regalano esperienze uniche. Poi vengono il vino, il cibo, i palazzi ed i castelli. Ma è così che si creano nuovi link con gli appassionati non solo di vino, richiamandoli sul territorio da tutta Italia e da tutto il mondo, facendone apprezzare le bellezze a 360 gradi, fidelizzandoli, invitandoli a ritornare e favorendo il passaparola. E vivere questo tipo di esperienze è quello che vogliono soprattutto le nuove generazioni”, dice a WineNews Cristina Mariani-May. E perché migliorare e rendere competitivi i territori del vino vuol dire anche questo: investire nell’economia di relazione per mantenerli vivi e conservare la socialità per chi vi abita, vero e proprio patrimonio culturale dei territori rurali italiani e delle loro comunità, accanto all’enogastronomia, alle bellezze e alla biodiversità naturale, con il quale chi viene a visitarli vuole entrare in contatto, o il rischio è di depauperarli e farne solo delle “vetrine”. Questa è la vera sostenibilità, che non è solo ambientale, ma anche economica, sociale ed etica.

Montalcino, secondo uno studio dell’agenzia Cbre, è oggi il territorio del vino dove si registrano più compravendite e passaggi di aziende in Italia, e, a partire dall’investimento di Banfi e dalla scelta, all’epoca controcorrente in Italia, di puntare sull’agricoltura da parte degli attori del territorio, anche questo ha permesso di costruire uno dei più importanti e redditizi “distretti” del vino d’Italia ed a livello internazionale, analizzato da WineNews, che ruota attorno all’“economia del Brunello”, e che attrae non solo capitali e turismo, ma anche alte professionalità da tutto il mondo, generando dalla bellezza, che è la sua vera ricchezza, reddito, occupazione ed integrazione. “È un dato interessante, e io sono ottimista - spiega Cristina Mariani-May - perché in un mondo che cambia velocemente, questo porta nuove idee, più energia, innovazioni e azioni di marketing al passo con i tempi, che, lavorando tutti insieme, vanno integrate con l’identità del territorio. È la chiave del successo del territorio del Brunello, che ci permette di essere sempre più competitivi con i vini del resto del mondo. Se con Banfi pensiamo di investire ancora in questo o in altri territori? A Montalcino, non in nuovi vigneti, ma nell’ospitalità sì. In altri territori, forse nel futuro”.

Il "Banfi Day" a Roma con Cristina Mariani-May

Oggi 17 febbraio a Roma è il giorno del "Banfi Day". A distanza di venti anni dal primo evento, che si tenne sempre nella Capitale, arriva un'altra iniziativa in collaborazione con la Fondazione Italiana Sommelier. Per la prima volta in degustazione la prima e l'ultima delle vendemmie prodotte di Poggio all'Oro, il Brunello di Montalcino Riserva prodotto da singolo vigneto esclusivamente nelle grandi annate. Dalla 1985 fino alla 2016 ci sarà una verticale con dieci assaggi, per raccontare un vino così prestigioso. Oltre alla verticale di Poggio all'Oro (ore 18) dalle ore 16 saranno aperti i Banchi d'Assaggio, con oltre 30 diverse referenze disponibili. All'evento sarà presente anche Cristina Mariani-May, proprietaria di Castello Banfi, e tutto il team di Montalcino.

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