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Il Bilancio di Sostenibilità Banfi 2021

Pubblicato il Bilancio di sostenibilità 2021 di BanfiDa oggi è disponibile la sesta edizione del Bilancio di Sostenibilità Banfi anno 2021. La sfida del cambiamento è il filo conduttore di quest’anno, “un concetto, per certi versi un vero e proprio approccio strategico, legato a doppio filo e fin dalle origini alla storia e ai successi della nostra azienda”, si legge nell’incipit della Lettera dal Territorio, scritta a sei mani dai tre presidenti (Enrico Viglierchio - Banfi S.r.l., Remo Grassi - Banfi Società Agricola S.r.l., Rodolfo Maralli - Fondazione Banfi). All’inizio “la sfida fu quella di dimostrare che un nuovo e dinamico approccio imprenditoriale, produttivo e commerciale, nel rispetto dei valori secolari della tradizione vitivinicola italiana, fosse possibile. Oggi, anche alla luce delle mutazioni continue e repentine che stanno caratterizzando, come mai prima d’ora, questa fase economica e sociale a livello internazionale, la sfida al cambiamento è diventato un tema quanto mai attuale e purtroppo irrinunciabile”.

Tra i principali temi affrontati in questa edizione troviamo l’importante progresso del fatturato 2021 sul 2020, frutto di massicce, tempestive e coerenti azioni correttive a livello distributivo e produttivo. Nel 2021, inoltre, ha visto la luce Direzione Futuro, un fondamentale progetto strategico di sviluppo aziendale il cui obiettivo è quello di riportare progressivamente l’azienda al vertice della wine industry internazionale. Nel 2021 Banfi, inoltre, ha ottenuto la certificazione Equalitas, il massimo riconoscimento in tema di sostenibilità nel settore vitivinicolo che include i tre pilastri sociale, economico ed ambientale, frutto di un lungo percorso iniziato con le prime certificazioni agli inizi degli anni 2000. Altro passaggio fondamentale e coerente con l’impegno dell’azienda nel territorio in cui opera, è stata l’adesione all’Alleanza Territoriale Carbon Neutrality di Siena. Da aggiungere il premio Wiswa 2021 per la sostenibilità di cui è stata insignita Cristina Mariani-May, Ceo e proprietaria di Banfi, a riconoscimento della sua capacità di spinta alla responsabilità sociale d’impresa, oltre che all’impegno verso le pratiche produttive etiche e sostenibili di Banfi.

Cristina Mariani-May nella lettera dalla famiglia sottolinea che il “Bilancio di Sostenibilità, oltre a rappresentare una straordinaria ed efficace fotografia del nostro agire e del nostro rapporto con le genti e con i territori nei quali operiamo, è anche una imperdibile occasione per riflettere, tutti insieme, sulla crescente complessità dei tempi odierni e sulle sfide che il cambiamento in atto ci impone di affrontare. E la sostenibilità, il tema cardine di questo interessante report, è sempre più un valore fondante del nostro agire, una disciplina etica che guida il nostro percorso, con l’ambizioso intento, come recitò mio padre anni fa nell’inaugurare la cantina di Montalcino, di “lasciare alle future generazioni un territorio più sano, più vivibile e più ricco, di quello che trovammo”.

Per il secondo anno, il Bilancio di Sostenibilità di Banfi è stato sottoposto all’attività di limited assurance secondo lo standard Isae 3000 Revised. La revisione, affidata a Pricewaterhouse Coopers Business Services Srl, primaria società operante nel settore della consulenza aziendale, certifica l’aderenza dei contenuti del documento alle linee guida adottate per la redazione e si sostanzia in attività di raccolta documentale, interviste con il management responsabile della redazione del bilancio, approfondimenti tematici, controlli dei calcoli effettuati e verifiche a campione.

Il Bilancio di Sostenibilità 2021 è disponibile sul sito Banfi, al seguente link: https://www.banfi.it/it/sostenibilita/.

Sostenibilità e progetto Banfi da estendere sul territorio

La tavola rotonda di Banfi sulla sostenibilità “La sostenibilità è al centro del nostro futuro. I nostri prodotti derivano dalla terra e tutte le nostre azioni devono compiersi nel rispetto dell’ambiente”. Parola di Cristina Mariani-May, proprietaria di Banfi, la cantina leader nel territorio del Brunello che il 18 ottobre, nel Castello di Poggio alle Mura, ha presentato la quarta edizione del Bilancio di Sostenibilità, strumento fondamentale per andare oltre la situazione economico-finanziaria di un’azienda e per valutarne l’impatto con tutte le parti interessate: il territorio, l’ambiente, gli stakeholder (dai dipendenti agli azionisti, dai clienti ai fornitori, dalle autorità alla comunità locale).

Banfi, che ha iniziato a redigere il proprio Bilancio di Sostenibilità con l’esercizio 2015, giungendo così, con il 2018, alla quarta pubblicazione, intende adesso ampliare il focus sulla sostenibilità dall’azienda a tutto il territorio in cui opera. Si spiega così il motivo della tavola rotonda andata in scena nel giorno della presentazione, moderata da Virginia Masoni di Confindustria Toscana Sud, dove sono intervenuti il direttore generale di Banfi Enrico Viglierchio, il responsabile del Bilancio di Sostenibilità Stefano Scardocchia, il vicesindaco di Montalcino Angelo Braconi, la senior manager dell’azienda PWC che offre il supporto tecnico-metodologico, Gaia Giussani, il direttore di WineNews Alessandro Regoli, il presidente del Consorzio del Brunello Fabrizio Bindocci, il parlamentare europeo Paolo De Castro, il professore dell’Università di Siena Simone Bastianoni, il dirigente della Regione Toscana Gennaro Giliberti e il presidente XIII Commissione Agricoltura alla Camera Filippo Gallinella.

“In Banfi mi occupo del coordinamento del gruppo di lavoro che presidia il Bilancio di Sostenibilità - spiega Scardocchia - il 2015 è stato il primo bilancio, ma l’attenzione c’è da molto prima, visto che Banfi già nel 2001 ottiene il riconoscimento ISO 9001 e nel 2005 è la prima azienda vitivinicola al mondo ad ottenere la certificazione SA8000”.

18 ottobre, nel Castello di Poggio alle Mura, Banfi ha presentato la quarta edizione del Bilancio di Sostenibilità “Ammiro molto questo progetto - sostiene il vicesindaco di Montalcino Angelo Braconi - la sostenibilità è una parola rotonda, un secolo fa un certo Ford disse che il bilancio parla di numeri ma non della cosa più importante, ovvero delle persone che producono questi numeri. Spero l’iniziativa prosegua nel tempo e possa migliorarsi anno dopo anno”.

“Predisporre un Bilancio di Sostenibilità significa avviare un processo che costringe e impone di ragionare sul come si stia creando valore - afferma Gaia Giussani di PWC - serve ragionare su due piani. Il primo è più semplice, ovvero organizzare le attività, scegliere i soggetti da coinvolgere etc… Il secondo è definire la mission, le linee d’azione, gli obiettivi del territorio. È forse l’elemento più complesso, stimolante. L’iniziativa di Banfi può essere uno spunto per i produttori di Montalcino, per raccogliere questa sfida e provare a cimentarsi in una rendicontazione del territorio”.

“Prima di tutto bisogna partire da una breve storia del territorio e chiedersi cosa sarebbe oggi Montalcino senza il Brunello ma anche cosa sarebbe il Brunello senza Montalcino - sottolinea il direttore di WineNews Alessandro Regoli - Montalcino è arrivato prima del Brunello, dal Duecento al Settecento è stato uno dei più importanti centri storici. Non per l’agricoltura, ma per la posizione strategica nella Via Francigena che congiungeva Parigi a Roma. La risorsa vera di Montalcino è stata la macchia mediterranea, il bosco. Montalcino non è la collina del vino, è la collina dei boschi. Solo 4.000 ettari dei 24.000 ettari totali sono vitati. Inoltre il Brunello non è un vino storico, quello è il Moscadello, di cui si trova traccia nel Cinquecento. Lo cantava Francesco Redi, Foscolo nel suo esilio dorato a Firenze se lo faceva mandare insieme al panforte dalle donne senesi. Il Brunello è un’invenzione, come lo è stato il Sassicaia, da parte di una borghesia illuminata ottocentesca: i Galassi, gli Angelini, i Santi, i Costanti, gli Anghirelli, che dialogavano con i grandi naturalisti francesi, hanno creato l’humus affinchè questo prodotto nascesse. Il Brunello è sicuramente legato all’invenzione di Ferruccio Biondi Santi, che ha scelto di fare solo Sangiovese, ed oggi è una collina del Sangiovese. Ma in passato c’erano arti e mestieri. Montalcino ha una delle più grandi raccolte di statue lignee. Bisogna conoscere bene il passato. Poi sicuramente c’è un periodo di ombra, legato alle guerre, all’esodo dalle campagne. Ci sono state alcune aziende che hanno lavorato per creare le basi di una agricoltura moderna. I Franceschi, i Cinelli Colombini, i Cinzano, e poi altri ancora. Senza uno dei più grossi investimenti fatti in Italia, quello di Banfi, oggi questo territorio non esisterebbe. James Suckling si chiede cosa sarebbe Montalcino senza le vecchie riserve di Biondi Santi. Io dico: cosa sarebbe Montalcino senza Banfi?”. “Questo è il passato - continua Regoli - nel futuro tutte le aziende devono mettere da parte gli egoismi individuali e ragionare insieme, conoscendo il territorio e raccontandolo nel mondo aldilà delle logiche aziendali. Questo territorio deve fare sinergia. Ognuno è indispensabile. Bisogna capire che va messo prima l’interesse per il territorio e poi l’interesse dell’azienda. È arrivato il momento di una nuova era del Brunello, tutti insieme bisogna contribuire alla costruzione di uno dei territori più riconoscibili al mondo”.

“La storia è importante e non bisogna vergognarsi di guardare anche indietro - aggiunge il presidente del Consorzio del Brunello Fabrizio Bindocci - il territorio che i nostri nonni ci hanno lasciato deve essere salvaguardato ma anche migliorato. Un territorio che è diverso da tanti altri territori vitivinicoli. I 12.000 ettari boschivi che abbiamo permettono alla Provincia di Siena di essere carbon free, perché i boschi assorbono anidride carbonica e la trasformano in ossigeno. Montalcino dà lavoro direttamente a 4.000 dipendenti, fa vivere bene le persone e i Comuni limitrofi. Va riconosciuto l’importanza di Banfi e di tante altre grandi aziende che hanno messo del loro per sviluppare il territorio. Banfi è stata lungimirante, ha lavorato con altre piccole realtà. Siamo uniti e la dimostrazione è che dei 250 e passa produttori oltre il 99% sono aggregati al Consorzio. Il gioco di squadra l’abbiamo sempre fatto e mi piacerebbe che in queste occasioni ci fosse una platea di produttori”.

“In questo inizio di legislatura stiamo lavorando alla riforma della politica agricola comune - interviene con un video dal Parlamento Europeo il politico Paolo De Castro - puntiamo a rafforzare il green, ma senza complicare la vita agli agricoltori. La scelta ecologica deve essere un’opportunità, non un vincolo. Non abbiamo fretta, perché fino al 1 gennaio 2023 non entrerà in vigore”.

“La Provincia di Siena è Carbon Neutral dal 2011 - dice Simone Bastianoni, professore di Chimica dell’Ambiente e dei Beni Culturali all’Università di Siena - i gas serra emessi dalle attività umane sono pareggiati dai boschi. È un progetto top-down, calato dall’alto, la Fondazione Mps finanziava la Provincia di Siena che ha incaricato il mio gruppo (Ecodynamics Group dell’Università di Siena). C’è stato però un difetto: quasi nessuno della popolazione sa dell’esistenza di questa cosa. Un progetto che ha avuto dei premi internazionali, ma non lo sa nessuno. Per questo stiamo cambiando completamente approccio. Provincia e Comune di Siena, Università, Regione e Fondazione Mps si sono uniti in un’alleanza per la carbon neutrality di Siena che vuole coalizzare le aziende e le singole persone per rendere più basse le emissioni di gas serra o più alti gli assorbimenti. Le aziende che vogliono essere virtuose possono unirsi a noi. Punteremo ad attività di comunicazione ed educazione, un esempio è stata la Notte dei Ricercatori”.

“La Toscana ha fatto di questo tema il core business delle politiche agricole - illustra Gennaro Giliberti, dirigente Produzioni Agricole, Vegetali, Zootecniche e Promozione della Regione Toscana - nel 2017 quando convocammo gli Stati Generali dell’agricoltura, i lavori si conclusero così: l’unica agricoltura che possiamo permetterci è quella sostenibile. La Toscana parla al mondo, vende al mondo, accoglie il mondo. Lo fa tutti gli anni con 15 milioni di persone che varcano i porti di Livorno, gli aeroporti di Pisa e Firenze, le strade asfaltate e soprattutto quelle bianche. La Toscana è un brand che attira. L’acqua Panna, da quando ha inserito in etichetta la parola Toscana, ha aumentato il fatturato del 28%. Ed è acqua. Se vale per l’acqua, varrà qualcosa in più per il vino. Sostenibilità non si fa senza innovazione. Non è pensabile interpretare la sostenibilità come qualcosa di buonista, bucolico, tradizionale, che rinvia a un tempo che fu o che non sarà. Serve innovazione, altrimenti facciamo chiacchiere. Ho appreso con molto interesse quando ho sentito che il Ministero intende provare a mettere a sistema le regole comuni della sostenibilità. Sarebbe ottimo mettere due regole per dire cosa intendiamo quando usiamo questa parola. Lancio qualche provocazione. La sostenibilità agronomica: dove è finita la sostanza organica nei nostri terreni? C’è ancora? Dobbiamo preoccuparci? C’è una sostenibilità ambientale: stiamo lavorando sui distretti, dando una mano alle imprese che puntano al biologico. Esiste un’agricoltura sociale, che stiamo sostenendo attraverso il programma di sviluppo rurale e la lotta al capolarato, bloccando contributi a chi si è macchiato di questo reato. Sosteniamo le imprese che accolgono tirocinanti. C’è una sostenibilità genetica, dagli ibridi ai cloni resistenti in relazione al cambiamento climatico e al cambiamento ambientale. Stiamo varando la prima legge sull’enoturismo. C’è una sostenibilità burocratica legislativa. Non si può aumentare il peso burocratico a carico delle imprese. Attendiamo, e guardo al Consorzio del Brunello, le proposte per i piani triennali. Ad oggi abbiamo approvato quelli di Bolgheri e del Morellino di Scansano. Riteniamo che questo strumento dia la possibilità all’agricoltura toscana di mantenere equilibrio e sostenibilità sui mercati”.

“Oggi la sostenibilità si vende - commenta Filippo Gallinella, presidente XIII Commissione Agricoltura alla Camera - se ti chiedono se il vino è sostenibile o meno, ti mettono in difficoltà se non puoi misurare la sostenibilità. Diventa un brand come l’origine. Nel 2050 saremo 10 miliardi, tutti vorranno mangiare e bere, servono strumenti per preservare il territorio e renderlo più produttivo, anche utilizzando le nuove tecnologie. Questo progetto è importante, Banfi è il faro del territorio di Montalcino”.

“Cos’è la sostenibilità? - si chiede il direttore generale di Banfi Enrico Viglierchio - oggi l’abbiamo declinata in tanti aspetti. Da un punto di vista comunicativo è un termine abusato che a me non piace. Sembra qualcosa che ha sempre bisogno di un sostegno, che non sta in piedi da sola. La prima cosa da fare, e mi rivolgo a Regione e Parlamento, è di codificarla, questa sostenibilità. In francese si dice “durable”, durabile, deve essere un volano sinergico nel tempo. Non c’è sostenibilità senza innovazione, il futuro della vitivinicoltura non è la bottiglia bordolese, non è il rame. È la cultura, è la ricerca, per esempio quella sul porta innesti. È capire l’evoluzione dei climi. Noi a Banfi abbiamo tre ettari di campi sperimentali dove valutiamo 25 varietà. L’innovazione è importante anche in cantina. La più importante risorsa dopo la terra è l’acqua. Che ne facciamo? Studiamo dei modi per disperderla il meno possibile. Per esempio, ripotabilizzando le acque depurate. Io l’ho già bevute e sono ancora qua! La storia ci deve insegnare a capire la genesi dei nostri territori. Tramite la nostra fondazione 10 anni fa abbiamo scoperto un reperto fossile di una balena. La scoperta non è solo il fossile in sè stesso, è che attraverso lo studio di quel fossile stiamo ricostruendo il clima del territorio, la sua evoluzione. La conoscenza del passato ci aiuta a interpretare il futuro. Chiudo con la burocrazia. Molti dei controlli che oggi sono cartacei devono diventare analitici. Noi facciamo le approvazioni dei vini su un protocollo analitico che è vecchio, si basa ancora su parametri come l’acidità, l’estratto secco. Serve un protocollo analitico che parta dalla sostenibilità. Fatelo pagare a noi. Si tratta di investire dieci euro che poi ci farebbero risparmiare ore di lavoro su documenti cartacei”.

“La sostenibilità nella tavola rotonda è stata declinata in vari concetti - conclude Remo Grassi, presidente di Banfi Società Agricola - ma quello che ritengo fondamentale è uguagliare la parola sostenibilità alla parola condivisione. Senza sostenibilità non si può ottenere una condivisione del territorio e senza condivisione non si può pretendere la crescita del territorio stesso. Mi auguro che la giornata di oggi possa ripetersi ogni anno, una tavola rotonda dove fare il punto della sostenibilità territoriale di Montalcino, in sinergia con la Fondazione Banfi”.

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Da Banfi un messaggio di sostenibilità e condivisione

Da Banfi un messaggio di sostenibilità e condivisioneDoveva essere una semplice presentazione, si è trasformata in un’interessantissima tavola rotonda. Dove produttori, manager, docenti, giornalisti ed esperti di comunicazione si sono scambiati opinioni attorno a un semplice ma abusato concetto: sostenibilità. L’occasione è capitata ieri sera al Castello di Poggio alle Mura, dove Banfi ha illustrato la sua terza edizione del Bilancio di Sostenibilità, realizzato grazie al supporto tecnico-metodologico di PwC.

“Il vero padre è Remo grassi, che iniziò ad ideare qualche anno fa questo progetto che poi prese il via nel 2015 - spiega il presidente di Banfi srl, Enrico Viglierchio - Fu un primo esperimento che mise tutti alla prova. Il bilancio serve anche per comunicare non solo esternamente ma anche internamente, e il valore più grande è proprio la comunicazione interna, le relazioni sociali”. “Il padre del bilancio è la famiglia Banfi - ribatte Remo Grassi, presidente di Banfi Società Agricola srl - però una paternità me la prendo ed è la regola della tre C: comunicare e condividere per crescere. Tutti concetti racchiusi nel bilancio di sostenibilità”.

Nel corso della serata hanno preso parola vari ospiti. Come Attilio Scienza, professore all’Università di Milano e presidente di Sanguis Jovis, l’Alta Scuola del Sangiovese della Fondazione Banfi. Scienza parte citando Mafalda, la ragazzina irriverente che “si rivolge a un suo amico e dice che più la testa è vuota, più la bocca e larga. È un discorso di Platone nel Simposio, in cui diffida delle persone che parlano. Perché più uno parla meno sa. E nella sostenibilità c’è molta gente che parla e non sa cosa dice”. Cosa vuol dire allora sostenibilità? “Deriva dall’inglese “sustain” - risponde Scienza - termine che indica i due pedali che ha il pianoforte per allungare il suono. Significa “allungare qualcosa”. Il nostro obiettivo è di dare una continuità a quello che facciamo. E per farlo abbiamo bisogno di ricerca. Banfi ha sempre visto nella ricerca e nella sperimentazione il modo per svilupparsi e crescere. Essere sostenibile poi è un discorso economico, deve essere conveniente. Pensate ai cloni. Banfi, grazie ad Ezio Rivella, è stato il primo a fare dei cloni di Sangiovese. Cosa significa? Che qui si sa dove piantare ogni vitigno. Mettono i vitigni nel posto giusto e in quel punto costa molto meno, perché si evitano concimi, trattamenti, acqua… La sostenibilità fa parte di queste scelte agronomiche o genetiche”.

In rappresentanza dell’amministrazione comunale erano presenti l’assessore al sociale e all’istruzione Giulia Iannotta e il vicesindaco Angelo Braconi. “La sostenibilità - ha detto Braconi - è oggi modello di business che porta valorizzazione ambientale e territoriale. Io rafforzo l’idea che servono i distretti e i Consorzi. Il vino è la punta dell’iceberg. Abbiamo il tartufo, le prugne, l’olio, il miele… oggi c’è bisogno di portate queste cose sopra il tavolino, abbiamo delle ricchezze sommerse”.

Sul tema è intervenuto nuovamente Enrico Viglierchio. “Ho coniato un progetto in azienda che si chiama “Non solo vino”. Perché se vuoi comunicare il territorio di Montalcino e hai un solo prodotto, alla fine paghi dazio e porgi il fianco a mille debolezze. Il concetto di distretto va dalla prugna al tartufo. È una sinergia tra prodotti col marchio territoriale”.

Tra gli ospiti anche Patrizio Cencioni, presidente del Consorzio del Vino Brunello di Montalcino: “Avere aziende come Banfi è un onore e un vantaggio. Banfi ha dato un grande exploit commerciale. Oltre a presiedere il Consorzio ho una piccola azienda e devo riconoscere che Banfi ha avuto grandi meriti”.

Gli interventi che si sono susseguiti hanno portato ad una conclusione. Sostenibilità vuol dire visione lungimirante, condivisione, relazione sociale, rispetto dell’ambiente e di chi orbita intorno. E proprio su questo punto è arrivato un appello finale. Urge allargare il progetto Banfi sul territorio, parlare di distretto, coinvolgere gli altri produttori. I confini geografici si devono slacciare. Non ci si può più limitare a guardare al proprio orticello. Pardon, vigneto.

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Banfi presenta il Bilancio di Sostenibilità

Castello Banfi, uno dei luoghi simbolo del Brunello“Siamo orgogliosi del percorso virtuoso che ha portato alla redazione di questo documento, sempre più convinti della forza di tale strumento per affermare i valori e i principi che ci guidano nel nostro cammino. Ringraziamo tutti coloro che, con il loro impegno quotidiano, rendono possibile tutto questo”. A parlare sono Enrico Viglierchio e Remo Grassi, rispettivamente presidenti di Banfi srl e Banfi Società Agricola srl, le due società che fanno riferimento alla cantina leader del Brunello di Montalcino che stasera, nel suggestivo scenario del Castello di Poggio alle Mura, a Montalcino, presenterà l’edizione n. 3 del Bilancio di Sostenibilità (periodo temporale gennaio-dicembre 2017).

Nel 2015 Banfi ha avviato un proprio percorso di rendicontazione delle tematiche sociali, ambientali ed economiche attraverso la redazione del “numero zero” del Bilancio di Sostenibilità. Sin dall’anno della sua nascita, Banfi ha compreso l’importanza del territorio come elemento da sostenere e valorizzare con impegno costante. Il vino, più di altri prodotti, infatti, esprime intrinsecamente il legame della terra con il sapiente lavoro dell’uomo. Con questa consapevolezza, l’azienda fondata da Harry e John Mariani quarant’anni fa ha operato adottando un sistema produttivo sostenibile e attento a salvaguardare l’ambiente circostante, preservando il patrimonio del territorio nella sua interezza: la sua cultura, la sua storia, le sue evoluzioni. Ad oggi Banfi gestisce 3.125 ettari di proprietà tra la Toscana e il Piemonte, con un fatturato relativo al mondo vino, al netto dell’Intercompany, che nel 2017 ha raggiunto 62,1 milioni di euro, toccando 86 paesi nel mondo.

Focus: il Bilancio di Sostenibilità 2017

Così come per le precedenti due edizioni, il Bilancio di Sostenibilità 2017 è predisposto con il supporto tecnico-metodologico di PwC e i suoi contenuti si basano sui risultati del dialogo con gli stakeholder, sui requisiti del Global Reporting Initiative G4 - opzione Core, oltre che su quelli del rating di sostenibilità. Il documento si riferisce alle due società Banfi srl e Banfi Società Agricola srl, nel periodo temporale gennaio-febbraio 2017. Per le due società non viene predisposto il bilancio consolidato per cui, i relativi dati economico-finanziari, sono acquisiti dai singoli bilanci d’esercizio. I dati e le informazioni riportate, laddove possibile, fanno riferimento anche ai precedenti due esercizi (2015 e 2016), offrendo in tal modo la possibilità di effettuare un confronto fra i dati di un intero triennio.

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