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Brunello di Montalcino, al via una vendemmia “all’antica”

VendemmiaUna vendemmia “all’antica”, come non si vedeva da tempo, più tardiva rispetto agli ultimi anni, con un rallentamento della maturazione e un probabile abbassamento delle gradazioni alcoliche, accolto con favore dai vignaioli, e più impegnativa, con maggiori attenzioni richieste anche per via di un clima incerto, che inciderà pure in questi ultimi, decisivi, giorni, nonostante ci sia la consapevolezza di essere davanti a un’ottima annata, sia per qualità che per quantità, anche se, chiaramente, solo quando l’uva sarà tutta in cantina si potrà trarre un bilancio definitivo. È questo il “sentiment”, a MontalcinoNews.com, dei produttori di Montalcino, che nei prossimi giorni e nelle prossime settimane, con le dovute eccezioni, inizieranno la raccolta del Brunello.

“Tra due giorni faremo il punto della situazione meteo, ma dalla prossima settimana cominceremo - commenta Gianni Savelli, agronomo di Banfi - siamo in ritardo di una settimana. Il grande caldo di luglio e agosto che ha portato al blocco delle piante e le piogge di settembre, con l’abbassamento delle temperature e poca luce e quindi meno attività fotosintetica, hanno annullato il grande anticipo che avevamo registrato a inizio luglio. Le gradazioni alcoliche ad ora sono leggermente più basse, le uve sono sane. Abbiamo lavorato parecchio in vigna per essere pronti all’umidità e alla pioggia”.

“Abbiamo iniziato dieci giorni fa, ma la settimana scorsa ci siamo fermati per motivi meteorologici e per un rallentamento nelle maturazioni delle uve - dice Giampiero Bertolini, amministratore delegato di Biondi Santi -abbiamo ricominciato ieri dalle vigne più giovani e procediamo adesso molto lentamente. Ce la siamo presa con calma, stiamo tenendo sulla pianta tutte le parcelle più importanti perché ancora siamo con un grado alcolico abbastanza basso. Il valore medio nelle vigne è di 12,5 gradi. Questo però non intacca il profilo dei vini, anzi. La vendemmia si prospetta buona sia di qualità che, finalmente, di quantità, ma al momento è complicato per via di questo rallentamento nelle maturazioni. Tutto dipenderà dal meteo nei prossimi venti giorni. Stiamo facendo molte più analisi degli ultimi anni per avere tutto sotto controllo, ma siamo sereni”.

“Per il momento sono molto, molto contento - spiega Bernardino Sani, amministratore delegato ed enologo di Argiano - perché riscontro una grande qualità, un’ottima quantità e un’uva con profilo dei vecchi tempi: saporita, molto matura dal punto di vista della buccia e dei tannini e con gradazioni alcoliche molto più basse rispetto agli ultimi tempi. Per ora abbiamo vendemmiato una piccolissima parte della Vigna del Suolo, che rispetto alle altre era più matura; qui la gradazione alcolica potenziale è di 13 gradi, perfetta dal punto di vista gustativo, nell’ottica di fare vini bilanciati e freschi. Per quanto riguarda il resto dei vigneti abbiamo deciso di aspettare ancora un po’ per dar tempo al Sangiovese di effettuare una piena maturazione, penso che inizieremo a raccogliere giovedì o venerdì della prossima settimana. La particolarità di questo anno è che la maturità fenolica è arrivata prima della maturità tecnologia, e questo è un bene”.

“Ci siamo, stiamo affilando le forbici - sottolinea Giacomo Neri, titolare di Casanova di Neri - aspettiamo un po’ di sole, probabilmente sabato partiamo con Tenuta Nuova. Nel versante nord attendiamo ancora un paio di settimane. Sembrava una vendemmia anticipata e invece rispettiamo i tempi canonici. Le uve sono molto belle. La maturità fenolica è molto avanti, mentre quella tecnologica è ancora un po’ indietro. Incrociamo le dita, ma si prospetta un’annata con molto colore, profumi, tannini e gradazione alcolica più bassa. Sarebbe una fortuna”.

“Le premesse per un’ottima annata ci sono, ma dipende dal meteo - sostiene Donatella Cinelli Colombini, che produce Brunello al Casato Prime Donne - abbiamo scaricate le vigne perché c’era tanta uva. Che è sanissima, con acini di calibro normale. I grappoli sono spargoli, abbastanza piccoli, ce la dovrebbero fare a resistere alla pioggia. Quando iniziamo a raccogliere? Dipende dalle previsioni del tempo, da come si sviluppa la perturbazione. Stiamo sfogliando i vigneti per cercare di resistere il più possibile. Se arriva il sole aspettiamo ancora un po’, metà della prossima settimana o anche la settimana successiva”.

“Cominceremo a fine settembre-inizio ottobre, in ritardo rispetto agli ultimi anni ma in linea con le grandissime annate - fa sapere Elisa Fanti, alla guida dell’omonima azienda - l’ultima volta fu nel 2019, e come stile trovo delle somiglianze. C’è tanta uva, la maturazione va molto lenta. Se la vendemmia tardiva sarà un’eccezione? Non lo so, spero di no. In realtà questo è dovuto ad un blocco della vegetazione con il caldo prolungato che c’è stato d’estate, non è il risultato di una stagione omogenea, con un caldo mite come era prima. Si torna quindi all’antica ma in maniera diversa. Le viti adesso sono belle, questo abbassamento di temperatura e il freddo di notte fanno bene perché mantengono i profumi. Sono abbastanza positiva. Non è stata un’annata facile, per niente, ma per ora sono molto contenta”.

“Negli ultimi dieci anni abbiamo sempre iniziato intorno al 20 settembre, quest’anno invece siamo molto, molto indietro - dichiara Gianni Maccari, responsabile di Ridolfi - la maturazione è più lenta, nella zona nord est si arriva ai primi di ottobre. Sono molto soddisfatto perché torniamo indietro alle vendemmie di 30 anni fa. Per me è un bene, la maturazione dei polifenoli più lenta porta freschezza, eleganza e profumo nei bicchieri. L’uva è perfetta, siamo molto contenti, anche se possiamo cantar vittoria solo una volta messa in cantina. Cosa servirebbe? Un po’ di sole il giorno e temperature fresco la notte. La tramontana aiuta sempre nelle grandi vendemmie”.

“Stiamo valutando le previsioni meteo, ma probabilmente iniziamo questo fine settimana con i vigneti più giovani - dice Gianni Pignattai, proprietario di Pietroso - è una vendemmia vecchio stile, tendenzialmente le uve sono leggermente meno mature degli ultimi anni. Siamo indietro rispetto agli ultimi anni ma in linea con 20 anni fa. La stagione è stata un po’ strana, irregolare: molto piovosa fino a fine giugno, poi due mesi torridi. Ma i produttori sono molto più preparati rispetto al passato anche a gestire situazioni più complesse. Le uve sono molto belle al momento. Conta molto la situazione meteorologica di questi ultimi giorni, però sono soddisfatto. Le gradazioni sembrano meno importanti ed è un vantaggio. Ultimamente arrivavamo a vini di 15 gradi”.

“Tempo permettendo, dovremmo iniziare la prossima settimana - ci dice Riccardo Campinoti, de Le Ragnaie, che ha vigneti ad altezze che variano dai 200 ai 621 metri - la situazione è un po’ a macchia di leopardo. Le parti alte, come Le Ragnaie e Pietroso, sono bellissime, non hanno patito per niente il caldo. Nelle zone basse invece la pianta si è fermata per diverso tempo. L’uva comunque è bella, la qualità buona, la quantità c’è, quindi siamo abbastanza contenti. Anche se il tempo ci fa girare un po’ le scatole dal punto di vista logistico”.

Come sarebbe l’Italia senza il vino (e senza il Brunello)

Come sarebbe Montalcino senza il BrunelloOgni volta che a Montalcino viene aperta una bottiglia di Brunello si producono sul territorio 117 euro tra impatto diretto, indiretto e indotto - il quadruplo rispetto al valore di una bottiglia di vino franco cantina - per un totale di circa 153 milioni di euro l’anno. Un vero e proprio effetto moltiplicatore che si riscontra anche nell’enoturismo e nei servizi ad esso connessi, in un territorio di poco più di 5.000 abitanti che registra oltre 200.000 presenze l’anno, di cui oltre la metà provenienti dall’estero, un giro d’affari di circa 80 milioni di euro, per una spesa pro capite giornaliera, al netto dei viaggi, intorno ai 120 euro, e una ricchezza diffusa con indicatori di reddito superiori alla media regionale (24.400 euro contro 21.100), in visibile aumento rispetto anche alla media italiana (+38% contro l’11% di crescita decennale). A dirlo l’analisi “Se tu togli il vino all’Italia. Un tuffo nel bicchiere mezzo vuoto” firmata dall’Osservatorio Uiv-Vinitaly e Prometeia, presentata ieri a Vinitaly, voluta da Veronafiere sulla scorta dei frequenti attacchi rivolti alla “bevanda nazionale” per calcolare l’impatto prodotti dal vino sull’economia del Belpaese, con un focus su tre territori simbolo del tricolore: Barolo, Etna e Montalcino, dove un ettaro vitato a Brunello vale quasi otto volte un pari appezzamento in altre zone della Toscana (1 milione di euro contro 129.000 euro).

“Togliere il vino al Belpaese equivarrebbe, in termini di Pil, a cancellare quasi tutto lo sport italiano, compreso il calcio”, afferma Veronafiere, l’ente che organizza la kermesse, in una nota. “L’Italia senza il vino sarebbe una Nazione più povera, non solo a livello culturale e ambientale, ma anche sul piano economico, in quanto il settore vinicolo è un asset strategico per l'occupazione e per l'export italiano nel mondo - afferma il ministro dell’Agricoltura e della Sovranità alimentare, Francesco Lollobrigida - il vino è un elemento prezioso che va protetto nella sua integrità, nella qualità e il nostro compito è, al fianco degli imprenditori, quello di renderlo sempre migliore e attrattivo. Il Governo Meloni, da subito, ha compreso l’importanza del settore e delle filiere annesse, per questo l’ha messo al centro della sua agenda, valorizzandolo e rendendolo sempre più competitivo e riconoscibile nel mondo. La strada è quella giusta e per questo continueremo in questa direzione”.

“Pensare a un’Italia senza vino è stata un’impresa non semplice, anche perché i numeri non bastano a manifestare il danno di una ipotetica privazione di un elemento del Dna italiano. Ma abbiamo voluto fortemente accendere un faro, perché quello del vino è un patrimonio socioeconomico che va difeso e tutelato”, sostiene Federico Bricolo, presidente Veronafiere. “Senza il vino l’Italia non perderebbe ‘solo’ l’1,1% del suo Pil - dice Maurizio Danese, amministratore delegato Veronafiere - ma il “valore” del vino è superiore al suo contributo economico: il vino è infatti una componente identitaria del Belpaese e come tale è percepito all’estero. Un asset intangibile ma altrettanto qualificante del lifestyle italiano e dei suoi valori cui Vinitaly vuol contribuire a esserne cassa di risonanza”.

“Da sempre Montalcino vive un rapporto simbiotico con il vino: una comunità agricola tra le più virtuose a livello nazionale insediata in un ecosistema in cui il Brunello fa da traino - sottolinea il presidente del Consorzio del Brunello di Montalcino Fabrizio Bindocci - di fatto, l’enoturismo si è affermato proprio qui dove l’esperienza autentica del territorio non può che passare attraverso un calice: non è un caso che già nel 1948 fu proprio una cantina di Montalcino ad aprire, per la prima volta in Italia, le porte ai visitatori, spianando la strada a quello che poi sarebbe diventato il fenomeno attuale. È da questo legame che nasce il brand oggi conosciuto in tutto il mondo”.

In caso di scomparsa della filiera del vino, 303.000 persone dovrebbero trovarsi un altro lavoro e il Paese rinuncerebbe a un asset in grado di generare (tra impatto diretto, indiretto e indotto) una produzione annua di 45,2 miliardi di euro e un valore aggiunto di 17,4 miliardi di euro. Uno shock per l’Azienda Italia pari all’1,1% del Pil (lo sport, secondo stime dell’Istituto Credito sportivo vale l’1,3%). In questo scenario da day after, faremmo a meno di un moltiplicatore economico in grado di generare un contributo di 2,4 euro di produzione (e 0,9 di valore aggiunto) per ogni euro di spesa attivata dall’industria del vino. Infine, ogni 62 mila euro di valore prodotto dalla filiera garantisce un posto di lavoro.

Senza il vino, si evince dall’analisi di Prometeia, il saldo commerciale del settore agroalimentare scenderebbe del 58% (da +12,3 a +5,1 miliardi di euro nel 2023), ma anche allargando il perimetro oltre il settore alimentare, è evidente che si rinuncerebbe ad un fattore di successo determinante per il made in Italy. Il vino lo scorso anno si è infatti posizionato al secondo posto nel surplus commerciale generato dai portabandiera tricolore, dietro a gioielleria/oreficeria – che a differenza del vino ha beneficiato di un rilevante “effetto prezzo” – e davanti a pelletteria, abbigliamento, macchine per packaging e calzature. All’impatto economico complessivo della filiera del vino contribuisce in modo sostanziale il turismo enologico che, se alimenta “al margine” l’economia turistica delle grandi città, può diventare fondamentale (anche al di là degli effetti strettamente economici) per molti piccoli centri e comunità rurali a vocazione vitivinicola. Nelle rilevazioni dell’Associazione Città del Vino, il turismo enologico coinvolge annualmente circa 15 milioni di persone (fra viaggiatori ed escursionisti) con budget giornalieri (124 euro) superiori del 13% a quelli del turista medio, per una spesa complessiva di 2,6 miliardi di euro. A partire da questi dati, l’analisi d’impatto evidenzia come senza questa componente verrebbe a mancare il 15% del valore aggiunto complessivo generato dalla filiera del vino.

Sin qui gli impatti economici tangibili. In una sezione finale, Prometeia ha poi analizzato, in termini qualitativi, l’interesse globale per il vino italiano con un’analisi di web sentiment che ha messo in evidenza, nei volumi di ricerca dell’ultimo anno estratti da Google trends, come il vino – dopo pizza e pasta – si collochi al terzo posto nel mondo tra i prodotti alimentari maggiormente associati al Made in Italy.

Focus: Barolo, Etna, Montalcino: il contributo sui territori vale fino a dieci volte il valore della bottiglia

Le pendici di un vulcano, un borgo medievale e le più note colline piemontesi. È il vino il trait d’union tra i comprensori dell’Etna, delle Langhe e di Montalcino, territori baciati da uno sviluppo socioeconomico a minimo comune denominatore enologico in cui ogni bottiglia di vino prodotta e consumata in loco è capace di generare un impatto (diretto, indiretto e indotto) quantificabile in 117 euro a bottiglia per Montalcino, 109 euro per Barolo e 82 euro per l’Etna. Una reinfusione di ricchezza sui territori che, in un anno, corrisponde a rispettivamente circa 153, 131 e 123 milioni di euro, e che li rende casi di studio emblematici di un effetto moltiplicatore attribuibile al comparto riscontrabile lungo tutta la Penisola. Secondo lo studio realizzato dall’Osservatorio del Vino Uiv-Vinitaly nell’ambito del progetto “Se tu togli il vino all’Italia. Un tuffo nel bicchiere mezzo vuoto”, presentata alla rassegna di Veronafiere alla vigilia della Giornata nazionale del Made in Italy, Montalcino, Barolo ed Etna si distinguono non solo per prezzi medi per ettaro e rese produttive ben superiori ai valori regionali: nell’ultimo decennio sono riusciti a garantire una maggiore crescita del reddito pro-capite, generando lavoro e occupazione.

Ed è così che, nel borgo toscano dove un ettaro vitato a Brunello vale quasi 8 volte un pari appezzamento in altre zone della Toscana (1 milione di euro contro 129.000), il reddito pro-capite è ben maggiore rispetto alla media regionale ed è cresciuto negli ultimi 10 anni del 37,9%, a fronte di una media nazionale del +11,1%. Una forbice che si riscontra anche nel comprensorio del Barolo (con il valore fondiario più alto), dove il reddito pro-capite medio, sugli stessi valori di Montalcino, è cresciuto del 23,7%. Meno evidente, ma pur sempre riscontrabile, l’effetto booster anche sull’Etna, che si è attestato a +12,6% nel decennio, contro una media siciliana del +9.9%. Proprio qui, alle pendici del vulcano, valori fondiari 5 volte superiori alla media regionale hanno incoraggiato il ritorno delle giovani generazioni sui campi dei nonni, nonostante le difficoltà di una viticoltura di montagna, con 2.000 ore di lavoro annue per gli ettari terrazzati coltivati ad alberello, per un totale di 250mila giornate lavorative annue. Una trazione che negli ultimi 10 anni ha fatto registrare un +70% alle superfici vitate (1.550 ettari, con appezzamenti medi inferiori all’ettaro per la metà dei produttori) e quadruplicato il volume imbottigliato (quasi 6 milioni di bottiglie nel 2023).

Questi territori, con i relativi Consorzi di tutela, hanno saputo individuare nel virtuoso rapporto con il vino – fido custode anche del paesaggio contro speculazioni edilizie e commerciali – la loro vocazione identitaria, che nell’enoturismo trova la massima (e remunerativa) espressione. Secondo le rilevazioni dell’Osservatorio Uiv-Vinitaly, Montalcino – poco più di 5.000 abitanti, con il 16% della forza lavoro impiegata nell’accoglienza – conta circa 80.000 turisti ufficiali, un flusso enorme a cui risponde con oltre 300 strutture ricettive e 3.000 posti letto. Il piccolo comune di Barolo – circa 700 abitanti – riceve il 20% dei 90.000 turisti che arrivano nel territorio delimitato dal disciplinare della Docg (11 comuni), e ha registrato una crescita del 60% rispetto ai valori pre-Covid. Sull’Etna, già soggetto al magnetico fascino del vulcano, il vino ha aggiunto quel tocco di magistrale artigianalità, contribuendo a profilare un turismo più qualificato e raffinato, soprattutto dall’estero, tanto che oggi circa il 60% delle 150 aziende di filiera organizza tour e degustazioni guidate.

OperaWine, ecco i dieci Brunello protagonisti

Opera Wine 2024 OperaWineIl Brunello di Montalcino Riserva 2013 di Altesino, il Brunello di Montalcino Vigna del Suolo 2018 di Argiano, il Brunello di Montalcino Poggio all’Oro Riserva 1999 di Banfi, il Brunello di Montalcino Riserva 2010 di Biondi-Santi, il Brunello di Montalcino Riserva 2016 di Canalicchio di Sopra, il Brunello di Montalcino Tenuta Nuova 2018 di Casanova di Neri, il Brunello di Montalcino Ripe al Convento Riserva 2013 di CastelGiocondo (Marchesi Frescobaldi), il Brunello di Montalcino Vigna Paganelli Riserva 2010 de Il Poggione, il Brunello di Montalcino Le Lucére 2018 di San Filippo e il Brunello di Montalcino 1991 di Valdicava: sono le dieci etichette (erano nove lo scorso anno) che il 13 aprile, alle Gallerie Mercatali di Verona, rappresenteranno Montalcino a “Opera Wine 2024”, la grande degustazione di Wine Spectator - ed unica realizzata all’estero dalla più diffusa ed influente rivista del mercato del vino americano ed internazionale - che ormai, da tradizione, precede Vinitaly. 131 le cantine selezionate, con 25 “all timer”, presenti dalla prima edizione 2012, e tre esordi assoluti, tra i quali Argiano, il cui Brunello di Montalcino 2018 è stato eletto “Wine Of The Year” dalla “Top 100” by Wine Spectator. “Opera Wine 2024” lancerà la volata alla più importante fiera del vino italiano, Vinitaly, in calendario, a Verona, dal 14 al 17 aprile.

Brunello, collocato sul mercato l’85% della 2018

Botti di Brunello di Montalcino“Di vino relativo alle annate già commercializzate ce n’è poco, e non è certo una cattiva notizia per le nostre imprese, che da tempo seguono una politica conservativa nelle quantità ed espansiva nella qualità. L’ultima annata commerciale, la 2018, ha già collocato sul mercato l’85% del proprio potenziale e il rimanente sarà evaso nei prossimi mesi. La denominazione, con un vigneto bio per oltre 50% della superficie, è in buon equilibrio, con poco stock in cantina e un mercato che gira, a conferma che il segmento luxury nel nostro caso si dimostra anticiclico”. Così, in occasione di Benvenuto Brunello (17-28 novembre) il presidente del Consorzio del vino Brunello di Montalcino, Fabrizio Bindocci, ha commentato i dati di Valoritalia aggiornati al 31 ottobre e riguardanti lo stato di salute della denominazione.

Secondo l’ente certificatore - riporta in una nota il Consorzio - a fine ottobre i contrassegni di Stato per il Brunello annata 2018 sono pari 8,5 milioni di bottiglie su un totale di 10 milioni. Il “rischio”, in controtendenza rispetto al trend dei vini rossi Dop italiani nei primi 2 quadrimestri di quest’anno (export a -9%), è quello di avere poche scorte anche a causa di un’ultima vendemmia più leggera. Avvio sprint anche per l’attesissima 2019, che entrerà in commercio solo da gennaio: le richieste si moltiplicano e sono già state consegnate 2,2 milioni di fascette. Il livello di giacenze del Brunello, secondo Valoritalia, è sotto controllo con un tendenziale a +3% a fine luglio (fine campagna vendemmiale), tre volte meno della media italiana relativa agli stock di vini Dop. Inoltre, dell’attuale contingente totale di 43 milioni di bottiglie equivalenti in cantina, sono solo 2,9 milioni (il 6,7%) quelle commercializzabili: 1,5 milioni della 2018 e il resto di annate precedenti.

Secondo il report, prosegue la nota del Consorzio, il Rosso di Montalcino vive una situazione di ancor minore disponibilità. La Doc, infatti, più della congiuntura paga la carenza di prodotto, con declassamenti prossimi allo zero. In totale i contrassegni consegnati per la 2021 (la 2022 sarà presentata alla critica a Benvenuto Brunello) sono stati quasi 3 milioni, con un residuo, sempre al 31 ottobre di 640 mila bottiglie. Sul “Rosso” il Consorzio ha avviato un tavolo di discussione per verificare con i soci l’ipotesi di riaprire l’albo di un vigneto rimasto con le stesse dimensioni da 26 anni.

A Benvenuto Brunello (17-28 novembre) partecipano 118 cantine. In degustazione, il Brunello 2019, la Riserva 2018, il Rosso di Montalcino 2022 oltre alle referenze degli altri due vini della denominazione: Moscadello e Sant’Antimo.

Brunello, +10% di consumi negli Usa

Calice di Brunello e bandiera UsaContinua a crescere, nonostante le difficoltà del mercato, la presenza del Brunello di Montalcino sulle tavole degli americani. Negli ultimi 12 mesi il re dei rossi toscani ha visto infatti aumentare i consumi nel suo primo mercato di sbocco del 10%, con impennate nel Midwest (+42%) e performance oltre la media a Sud e a Ovest del Paese. Lo rileva, in occasione del giorno di apertura di Benvenuto Brunello, l’analisi realizzata per il Consorzio dall’Osservatorio del vino Uiv su base SipSource, strumento di monitoraggio sugli effettivi acquisti dei dettaglianti on e off-trade che copre il 75% del mercato americano, per un totale di oltre 330.000 esercizi commerciali.

Secondo l’analisi, riporta una nota del Consorzio, il Brunello conferma il proprio feeling con il mercato a stelle e strisce, che rappresenta almeno il 30% del totale vendite oltreconfine: a fronte di un calo generalizzato dei consumi totali di vino (-7%) e di quelli italiani (-3%), la Docg di Montalcino è tra le poche che segnano luce verde. Tra queste, la Beaune (premier Cru della Borgogna), il Bordeaux Superiore, il Barolo o i rossi della Ava californiana Oakville, a dimostrazione che il segmento luxury riesce spesso a mantenersi anticiclico anche in questa difficile stagione. L’accelerazione nei 12 mesi (da ottobre 2022 a settembre 2023) si riscontra sia nel circuito retail - in particolare nel segmento grossisti e nei liquor store -, che nel fuori casa (+8%), canale a maggior valore aggiunto dove la quota delle vendite a volume del Brunello arriva al 50%, ben oltre la media dei vini rossi italiani (al 20%). Qui nella ristorazione, che rappresenta larga parte dei consumi horeca statunitensi, prosegue la nota del Consorzio del Brunello, il prezzo al dettagliante del principe dei rossi toscani è nel 91% dei casi sopra i 50 dollari a bottiglia, quota che si attesta al 73,5% se si considerano le vendite totali su tutti i canali.

“Al di là dei trend di mercato, che possono subire variazioni congiunturali – ha detto il presidente del Consorzio del vino Brunello di Montalcino, Fabrizio Bindocci – siamo molto soddisfatti soprattutto del posizionamento negli Stati Uniti del nostro vino di punta. Un mercato che siamo riusciti a coltivare in modo attento e certosino, grazie anche al lavoro di importanti imprese pioniere, che hanno aperto la strada alla new wave produttiva. Un modello, da perseguire nell’approccio a piazze emergenti come quelle orientali, su cui le potenzialità rimangono enormi”.

A Benvenuto Brunello (17-28 novembre) partecipano 118 cantine. In degustazione, il Brunello 2019, la Riserva 2018, il Rosso di Montalcino 2022 oltre alle referenze degli altri due vini della denominazione: Moscadello e Sant’Antimo.

Quattro Viti Ais, numeri record per il Brunello

Premio Vitae AisSono addirittura 64 i vini di Montalcino premiati con le “quattro Viti”, il massimo punteggio della Guida Vitae 2023 dell’Associazione Italiana Sommelier, presentata ieri a Milano. Il Brunello, con 60 apparizioni, è di gran lunga la denominazione più presente in Toscana, superando il record dello scorso anno (35). Il riconoscimento va anche al Rosso di Montalcino 2021 di Donatella Cinelli Colombini, il Luce 2020 di Tenuta Luce (Frescobaldi), il Moscadello di Montalcino Vendemmia Tardiva Pascena 2018 di Col d’Orcia e il Vin Santo Riserva 2009 de Il Poggione. Una guida, quella firmata dall’Ais, dai grandi numeri: 900 degustatori, 2.354 cantine selezionate (che salgono a 2.700 nell’App Vitae, disponibile su Google Play e Apple Store) e oltre 12.000 vini recensiti (15.000 sull’App), su una selezione di 25.000 bottiglie. Un immenso compendio di dati, nozioni, esperienze, che si aggiorna e si rinnova vendemmia dopo vendemmia.

Focus: i vini di Montalcino premiati con le “quattro Viti”

Brunello di Montalcino Campo Marzio 2018 - Corte Pavone

Brunello di Montalcino Fior di Meliloto 2018 - Corte Pavone

Brunello di Montalcino 2018 - La Fortuna

Brunello di Montalcino 2018 - Voliero

Brunello di Montalcino 2018 - Uccelliera

Brunello di Montalcino 2018 - Palazzo

Brunello di Montalcino Fiore Di No 2018 - La Fiorita

Brunello di Montalcino 2018 - Scopone

Brunello di Montalcino Ciliegio 2018 - La Magia

Brunello di Montalcino Sasso di Luna 2018 - Sassodisole

Brunello di Montalcino Vigna La Casa 2018 - Caparzo

Brunello di Montalcino 2018 - La Poderina

Brunello di Montalcino Le Raunate 2018 - Mocali

Brunello di Montalcino 2018 - Podere Brizio

Brunello di Montalcino Riserva 2017 - Poggio Nardone

Brunello di Montalcino 2018 - Altesino

Brunello di Montalcino Montosoli 2018 - Altesino

Brunello di Montalcino Rennina 2018 - Pieve Santa Restituta

Brunello di Montalcino Sugarille 2018 - Pieve Santa Restituta

Brunello di Montalcino 2018 - Talenti

Brunello di Montalcino Piero 2018 - Talenti

Brunello di Montalcino Oliveto P56 2018 - Tenuta Buon Tempo

Brunello di Montalcino 2018 - La Gerla

Brunello di Montalcino 2018 - Agostina Pieri

Brunello di Montalcino Vigneto Manachiara 2018- Tenute Silvio Nardi

Brunello di Montalcino Poggio alle Mura Riserva 2017 - Banfi

Brunello di Montalcino Vigna Marrucheto 2018 - Banfi

Brunello di Montalcino Riserva 2017 - Fattoria dei Barbi

Brunello di Montalcino Tenuta Greppo Riserva 2016 - Biondi-Santi

Brunello di Montalcino Tenuta Greppo 2017 - Biondi-Santi

Brunello di Montalcino 2018 - Salvioni-La Cerbaiola

Brunello di Montalcino Colombaiolo Riserva 2017 - Casisano

Brunello di Montalcino Phenomena Riserva 2017 - Sesti

Brunello di Montalcino 2018 - Sanlorenzo

Brunello di Montalcino Duelecci Est Riserva 2017 - Tenuta di Sesta

Brunello di Montalcino 2018 - Tenuta Il Poggione

Sant’Antimo Vin Santo Riserva 2009 - Tenuta Il Poggione

Brunello di Montalcino 2018 - Pietroso

Brunello di Montalcino Madonna delle Grazie 2018 - Il Marroneto

Brunello di Montalcino 2018 - Carpineto

Brunello di Montalcino Riserva 2017 - Carpineto

Brunello di Montalcino Luce 2018 - Tenuta Luce

Luce 2020 - Tenuta Luce

Brunello di Montalcino Nastagio 2018 - Col d’Orcia

Brunello di Montalcino Poggio al Vento Riserva 2018 - Col d’Orcia

Moscadello di Montalcino Vendemmia Tardiva Pascena 2018 - Col d’Orcia

Brunello di Montalcino 2018 - Giodo

Brunello di Montalcino 2018 - Le Chiuse

Rosso di Montalcino 2021 - Donatella Cinelli Colombini

Brunello di Montalcino 2018 - Tenuta Le Potazzine

Brunello di Montalcino Paesaggio Inatteso 2018 - Camigliano

Brunello di Montalcino Vignavecchia 2018 - San Polo

Brunello di Montalcino 2018 - Poggio Di Sotto

Brunello di Montalcino 2018 - Mastrojanni

Brunello di Montalcino Vigna Loreto 2018 - Mastrojanni

Brunello di Montalcino La Casaccia 2018 - Canalicchio Di Sopra

Brunello di Montalcino 2018 - Canalicchio Di Sopra

Brunello di Montalcino 2018 - Capanna

Brunello di Montalcino Riserva 2017 - Capanna

Brunello di Montalcino Nicco 2018 - Capanna

Brunello di Montalcino Vigna Soccorso Riserva 2017 - Tiezzi

Brunello di Montalcino Ugolforte 2018 - Tenuta San Giorgio

Brunello di Montalcino Chiuso Del Lupo 2018 - Poggio Landi

Brunello di Montalcino Poggio Al Granchio 2018 - Val Di Suga

 

“Opera Wine 2024” by WS: i Brunello selezionati

Opera Wine 2024 OperaWineDa Altesino ad Argiano (new entry), da Banfi a Biondi Santi, da Canalicchio di Sopra a Casanova di Neri, da Il Poggione a San Filippo e Valdicava. Sono le cantine che certamente rappresenteranno il Brunello di Montalcino a “Opera Wine 2024”, la grande degustazione di Wine Spectator - ed unica realizzata all’estero dalla più diffusa ed influente rivista del mercato del vino americano ed internazionale - che ormai, da tradizione, precede Vinitaly. 131 le cantine selezionate, svelate oggi a “Wine2Wine”, il “business forum” by Veronafiere, con 25 “all timer”, presenti dalla prima edizione 2012, e tre esordi assoluti, tra i quali Argiano, il cui Brunello di Montalcino 2018 è stato eletto, nei giorni scorsi, in vetta alla “Top 100” by Wine Spectator come “Wine Of The Year”, ed Isole e Olena, che da qualche tempo fa parte del gruppo Epi della famiglia Descours, come la Tenuta Greppo - Biondi Santi, la cantina dove è nato nell’Ottocento il Brunello di Montalcino. Brunello che sarà rappresentato come detto da nove etichette (lo stesso numero dello scorso anno, con Argiano a prendere il posto di Siro Pacenti, che comunque è sempre stata selezionata da Wine Spectator nelle precedenti edizioni), ma l’elenco potrebbe crescere visto che ad “Opera Wine 2024” parteciperanno anche aziende toscane con possedimenti a Montalcino, da Antinori con Pian delle Vigne a Frescobaldi con Castelgiocondo, da San Felice con Campogiovanni a Carpineto, e la lista dei vini offerti in degustazione non è stata ancora svelata. Senza dimenticare poi i grandi gruppi italiani del vino, selezionati nei loro territori d’origine, che hanno investito anche a Montalcino, da Tommasi (Casisano) ad Allegrini (San Polo), da Bertani (Val di Suga) a Famiglia Cotarella (Le Macioche).

“Opera Wine 2024” sarà di scena il 13 aprile 2024, lanciando la volata alla più importante fiera del vino italiano, Vinitaly, in calendario, a Verona, dal 14 al 17 aprile. 131, come detto, le cantine selezionate quest’anno, in una lista, da sempre, variabile nel numero e nella composizione (130 nel 2023 e nel 2022, 186 nel 2021, edizione speciale per il decimo anniversario, 103 nel 2019 e 107 nel 2018, per fermarsi agli ultimi anni). Le Langhe del Barolo è il territorio con più cantine presenti mentre Antinori, la famiglia simbolo della storia e del successo del vino italiano, è la più presente con ben 4 cantine, per un mosaico in continuo mutamento, capace di raccontare la qualità e la diversità del vino italiano.

“Vinibuoni d’Italia”, 32 Corone per il Brunello

Vini Buoni d'Italia 2024Sono 12 i Brunello di Montalcino inseriti nella “Top 300” di “Vinibuoni d’Italia” 2024, il meglio del meglio della produzione che nasce dai tanti vitigni autoctoni del Belpaese secondo la guida del Touring Club Italiano (Tci), curata a livello nazionale da Mario Busso e Alessandro Scorsone, ed unica nel vasto panorama tricolore ad essere dedicata ai vini da vitigno autoctono e agli spumanti Metodo Classico della Penisola. Dal Brunello di Montalcino Riserva Tenuta Greppo 2016  di Biondi Santi al Brunello di Montalcino Tenuta Nuova 2018 di Casanova di Neri, dal Brunello di Montalcino Riserva Poggio al Vento 2016 di Col d’Orcia al Brunello di Montalcino Madonna delle Grazie 2018 de Il Marroneto, dal Brunello di Montalcino Vigna Loreto 2018 di Mastrojanni al Brunello di Montalcino 2018 di Pietroso, dal Brunello di Montalcino 2018 di Poggio di Sotto al Brunello di Montalcino 2018 di Ridolfi, dal Brunello di Montalcino 2018 di Salvioni La Cerbaiola al Brunello di Montalcino 2018 di Sesti, dal Brunello di Montalcino Campo Marzio 2018 di Tenuta Corte Pavone al Brunello di Montalcino Vigna del Lago 2018 di Val di Suga.

12 etichette, dicevamo, che rappresentano il vertice dei 703 vini (su 35.000 campioni assaggiati) premiati con la Corona (tra questi altri dieci Brunello di Montalcino). Questo, almeno, il verdetto delle finali, andate in scena nel Castello di Costigliole d’Asti. A scegliere i 300 vini migliori sono stati i curatori nazionali, Mario Busso e Alessandro Scorsone, mentre per l’assegnazione delle Corone di “Oggi le corone le decido io”, ad emettere il verdetto sono state le commissioni parallele formate da giornalisti, operatori del settore enogastronomico e della comunicazione del vino, sommelier e winelover.

Tra i “Top 300”, le Regioni con il maggior numero di riconoscimenti sono risultate il Piemonte e la Toscana, con 41 vini top selezionati ciascuna, seguite da Veneto e Lombardia con 30, e dalla Sicilia con 20.

Focus: i Brunello di Montalcino nella “Top 300” di “Vinibuoni d’Italia” 2024

Biondi Santi - Brunello di Montalcino Docg Riserva Tenuta Greppo 2016

Casanova di Neri - Brunello di Montalcino Docg Tenuta Nuova 2018

Col d’Orcia - Brunello di Montalcino Docg Riserva Poggio al Vento 2016

Il Marroneto - Brunello di Montalcino Docg Madonna delle Grazie 2018

Mastrojanni - Brunello di Montalcino Docg Vigna Loreto 2018

Pietroso - Brunello di Montalcino Docg 2018

Poggio di Sotto - Brunello di Montalcino Docg 2018

Ridolfi - Brunello di Montalcino Docg 2018

Salvioni La Cerbaiola - Brunello di Montalcino Docg 2018

Sesti - Brunello di Montalcino Docg 2018

Tenuta Corte Pavone - Brunello di Montalcino Docg Campo Marzio 2018

Val di Suga - Brunello di Montalcino Docg Vigna del Lago 2018

Focus: gli altri Brunello di Montalcino premiati con la Corona di “Vinibuoni d’Italia” 2024

Capanna - Brunello di Montalcino 2018 di Capanna

Casanova di Neri - Brunello di Montalcino Docg Giovanni Neri 2018

Cortonesi - Brunello di Montalcino Docg Poggiarelli 2018

Fuligni - Brunello di Montalcino Docg 2018

Giodo - Brunello di Montalcino Docg 2018

Il Marroneto - Brunello di Montalcino Docg 2018

La Rasina - Brunello di Montalcino Docg Persante 2018

Máté - Brunello di Montalcino Docg 2018

Siro Pacenti - Brunello di Montalcino Docg Vecchievigne 2018

Tassi - Brunello di Montalcino Docg Franci 2018

Slow Wine 2024 premia il Brunello di Montalcino

Slow Wine 2024, tanti riconoscimenti per il Brunello di MontalcinoSlow Wine 2024, brilla il Brunello di Montalcino nella guida di Slow Food. Il Brunello è il vino più citato (21 volte con tre "Vino Slow" per Fornacina, Il Colle e Franco Pacenti) nella lista dei Top Wines della Toscana (tra i grandi rossi il Barolo fa meglio con ben 46 etichette).

Queste le aziende premiate: Gianni Brunelli - Le Chiuse di Sotto, Camigliano, Castello Tricerchi, Fornacina, Il Colle, Il Marroneto, Maté, Franco Pacenti, Pietroso, San Guglielmo, Patrizia Cencioni, Le Chiuse, Tassi, Ridolfi, Le Ragnaie, Sesti - Castello di Argiano, Col d'Orcia, Biondi Santi Tenuta Il Greppo, Fattoi, Mocali, Tiezzi. Per quanto riguarda le "Chiocciole" sono sei in tutto (Baricci, Col d'Orcia, Fornacina, Il Paradiso di Manfredi, Le Chiuse, Pian dell'Orino) mentre le "Bottiglie" sono otto (Biondi Santi Tenuta Il Greppo, Il Colle, Il Marroneto, La Cerbaiola - Salvioni, Le Ragnaie, Poggio di Sotto, Tenuta San Giorgio, Sesti - Castello di Argiano).

Focus – La lista dei Top Wines

Brunello di Montalcino 2018, Gianni Brunelli - Le Chiuse di Sotto

Brunello di Montalcino 2018, Camigliano

Brunello di Montalcino 2018, Castello Tricerchi

Brunello di Montalcino 2018, Fornacina (Vino Slow)

Brunello di Montalcino 2018, Il Colle

Brunello di Montalcino 2018, Il Marroneto

Brunello di Montalcino 2018, Máté

Brunello di Montalcino 2018, Franco Pacenti (Vino Slow)

Brunello di Montalcino 2018, Pietroso

Brunello di Montalcino 2018, San Guglielmo

Brunello di Montalcino 123 Riserva 2017, Patrizia Cencioni

Brunello di Montalcino Diecianni Riserva 2013, Le Chiuse

Brunello di Montalcino Franci 2018, Tassi

Brunello di Montalcino Mercatale Riserva 2017, Ridolfi

Brunello di Montalcino Passo del Lume Spento 2018, Le Ragnaie

Brunello di Montalcino Phenomena Riserva 2017, Sesti - Castello di Argiano

Brunello di Montalcino Poggio al Vento Riserva 2016, Col d’Orcia

Brunello di Montalcino Riserva 2016, Biondi Santi – Tenuta Il Greppo

Brunello di Montalcino Riserva 2017, Fattoi

Brunello di Montalcino Riserva 2017, Mocali

Brunello di Montalcino Vigna Soccorso Riserva 2017, Tiezzi

Le Chiocciole

Baricci

Col d'Orcia

Fornacina

Il Paradiso di Manfredi

Le Chiuse

Pian dell'Orino

Le Bottiglie

Biondi Santi - Tenuta Il Greppo

Il Colle

Il Marroneto

La Cerbaiola - Salvioni

Le Ragnaie

Poggio di Sotto

Tenuta San Giorgio

Sesti - Castello di Argiano

Asta dei grandi vini italiani in Francia: c'è anche il Brunello

C’è anche il Brunello di Montalcino nell’asta d’eccezione, interamente dedicata ai grandi vini italiani, in terra di Francia. O meglio, proposta on line dalla casa d’aste francese iDealwine, oggi leader mondiale delle aste di vini online. È quella, riporta WineNews, che sarà di scena da oggi, 23 giugno, al 6 luglio, e avrà per protagoniste oltre 3.000 bottiglie di cantine prestigiose. Tra vecchie annate, formati rari, ma anche una bella selezione di tenute che lavorano nel rispetto dell’ambiente. Con tutte le bottiglie proposte all’asta che provengono direttamente dalle cantine di privati e professionisti del settore. Per un catalogo (l’asta sarà accessibile sul sito iDealwine.com,) dal valore base stimato in 250.000 euro. La Toscana si distingue per la presenza di numerosi lotti in formato magnum di Casanova di Neri, Il Marroneto e Case Basse - Gianfranco Soldera (da segnalare una magnum di Brunello di Montalcino 2006). Non è una novità che da diversi anni gli amanti del vino e i collezionisti mostrano uno spiccato interesse per i produttori che lavorano nel rispetto dell’ambiente. Anche in quest’occasione sono numerose le tenute presentate all’asta che seguono i principi di un’agricoltura sostenibile.

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