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La caccia produce un valore di 8,5 miliardi annui

cinghialiLa caccia, gli ungulati e gli animali selvatici sono un tema sempre centrale nel territorio di Montalcino. Ma quale valore ha la caccia? E quali sono le scelte dei consumatori di carne? Il mondo venatorio, da tempo impegnato in un percorso di rafforzamento del proprio ruolo in chiave più etica e sostenibile, genera un valore di circa 8,5 miliardi di euro annui per la collettività, in termini economici e ambientali. Emerge dallo studio “Il Valore dell’Attività Venatoria in Italia”, curato da Nomisma (e riportato da Winenews), partendo dalla necessità di individuare le possibili traiettorie di sviluppo del comparto in un’ottica di maggiore sostenibilità, ma anche di quantificare gli effetti economici, sociali e ambientali generati dall’attività venatoria in Italia.

Partendo dai consumi, lo studio rileva che tra i 45 milioni di maggiorenni che si nutrono di carne il 62% consuma anche selvaggina. Nella maggioranza dei casi si tratta di un consumo che avviene prevalentemente fuori casa (nel 39% dei casi al ristorante). Queste interessanti prospettive per la filiera alimentare della selvaggina sono rafforzate dal fatto che ben 23 milioni di consumatori italiani (il 51%) si dichiara pronto ad acquistarla per consumo domestico se fosse di più facile reperimento.

Gli intervistati, inoltre, risultano particolarmente attenti e sensibili nell’attuare comportamenti sostenibili nelle proprie scelte alimentari. Sulla carne acquistata, il 72% ritiene molto importante il fatto che presenti meno rischi per la salute e il 70% che provenga da una filiera tracciabile. Inoltre, il rispetto del benessere degli animali e dell’ambiente è ritenuto condizione imprescindibile dal 64% del campione, così come il 61% degli intervistati è attento al fatto che la carne non provenga da allevamenti intensivi. Il 47% considera importante che la carne acquistata sia naturale e provenga da animali selvatici e non di allevamento.

Rispetto al livello di conoscenze dell’attività venatoria va, però, sottolineato che, di base, è presente una forte disinformazione: 2 italiani su 3 si dichiarano non sufficientemente informati sulla tematica, e solo 1 intervistato su 10 afferma di conoscere appieno norme e disposizioni che ne regolano l’operato. Sui soggetti dai quali gli italiani vorrebbero ricevere informazioni, il 60% degli intervistati individua gli enti pubblici come realtà autorevole e adeguata a fornire tali informazioni.

L’attività venatoria, grazie alla salvaguardia di risorse ecosistemiche, complessivamente è in grado di produrre un valore monetario per la società stimabile in quasi 8,5 miliardi di euro. Più nel dettaglio, la caccia è in grado di generare 708 milioni di euro di valore naturale grazie alle attività esercitate per il mantenimento delle aree umide e degli habitat e, in particolare, verso la tutela delle aree naturali protette rese possibili grazie ai finanziamenti del mondo venatorio. A questi si sommano 20 milioni di euro di valore agricolo derivanti dalle spese sostenute dagli Ambiti Territoriali di Caccia per risarcire gli agricoltori dai danni provocati da alcune specie selvatiche e/o per adottare relative misure di prevenzione. Sono invece 75 milioni di euro i risparmi che derivano dalla riduzione dell’impronta ecologica e idrica prodotte dalla filiera della carne grazie alla sostituzione della carne da allevamento intensivo con selvaggina cacciata.

Il valore socio-sanitario del comparto, che corrisponde in termini monetari al danno evitato per minori ospedalizzazioni e decessi legati agli effetti degli antibiotici nelle carni d’allevamento o per incidenti con le specie invasive, è, invece, stimato in 124 milioni di euro. Infine, considerando il valore economico correlato al settore armiero e alla domanda di prodotti per l’esercizio dell’attività venatoria, dalla ricognizione della letteratura di settore emerge un valore pari a 7,5 miliardi di euro.

Ai cacciatori viene riconosciuto un ruolo di “sentinella del territorio” (o più tecnicamente “citizen as sensor”), in quanto soggetti volontari coinvolti nei programmi di monitoraggio delle risorse naturali per migliorarne la gestione e contribuire alla ricerca. Così come viene evidenziato il contributo che il mondo venatorio è in grado di rendere alla collettività attraverso programmi di gestione faunistica, tutela ambientale e sorveglianza sanitaria esercitata da cacciatori volontari. Al contempo, emerge la necessità di sostenere una “caccia etica”, che non solo rispetti i regolamenti ma, soprattutto, favorisca il contenimento e il controllo delle attività illegali, promuovendo e consolidando un ruolo attivo del cacciatore nella tutela di ambiente e habitat.

Altro ambito di miglioramento è rappresentato dalla sensibilizzazione del sistema venatorio nel suo complesso sulle azioni di contenimento degli impatti ambientali e su un maggiore sviluppo di un modello di caccia che sia in equilibrio con la biodiversità. A livello organizzativo e gestionale, infine, il settore venatorio italiano può mirare a una dimensione adattiva che permetta di modulare prelievi di selvaggina sulla base di un principio di sostenibilità, potenziando il monitoraggio e la programmazione dei piani di caccia e di controllo. Ciò concorrerebbe a consolidare la compatibilità tra attività venatoria e conservazione della fauna e dell’ambiente.

“Il lavoro di Nomisma - spiega Marco Marcatili, responsabile sviluppo Nomisma - è da un lato rassicurante, perché conferma la non ostilità alla caccia, anzi una inedita apertura della comunità a inserire più selvaggina sostenibile nella propria alimentazione; dall’altro lato, però, induce la Federazione Italiana della Caccia a una responsabilità aumentata in termini di maggiore informazione e disponibilità alla caccia etica e sostenibile. Non sono molte in Italia le attività che danno un contributo annuale di 1 miliardo in termini ambientali, l’impegno in questa direzione consentirà di traguardare opportunità derivanti dai nuovi scenari climatici, come il presidio dei territori fragili e il rafforzamento delle filiere nazionali sotto il profilo alimentare e occupazionale”.

“Siamo certi che favorire una migliore comprensione delle dinamiche che regolano i rapporti tra caccia e società possa concorrere a un giusto riconoscimento del nostro ruolo e della nostra attività, alla luce degli effetti positivi derivanti da una caccia etica e sostenibile”, ha aggiunto Massimo Buconi, presidente Federazione Italiana della Caccia. “I risultati mostrano un sistema importante già in essere - continua Buconi - testimoniando il nostro potenziale ruolo di attori nel processo di transizione ecologica, ma evidenziano alcune aree di miglioramento, su cui strutturare un percorso di confronto con fruitori, stakeholders e Istituzioni. Intendiamo proseguire in questa direzione di dialogo, in modo costante e incisivo”.

Il problema ungulati a Montalcino

cinghialeQuasi 7.500 visualizzazioni in un giorno. Ha fatto molto parlare il video, registrato da una nostra lettrice che ci ha contattato e che la redazione della Montalcinonews ha poi pubblicato, sulla clamorosa “corsa” degli ungulati in pieno centro a Montalcino. Nelle immagini i protagonisti sono un branco di cinghiali alla riscossa lungo il viale del Santuario della Madonna del Soccorso. Tutto ciò è successo martedì sera alle 21.30 con i dodici cinghiali che corrono all’impazzita per strada, in un tratto a due passi dal centro storico di Montalcino frequentato da bambini, famiglie, persone con i propri animali domestici. Una scena che ha dell'incredibile e che fa riflettere. Per fare il punto della situazione sul problema ungulati abbiamo contattato Roberto Vivarelli, presidente Atc (Ambito Territoriale Caccia) 3 Siena Nord.

“Premesso che, guardando i numeri, il distretto di Montalcino ha fatto degli abbattimenti importanti, la situazione non è semplice. Pochi anni fa venne fatto un intervento specifico ma il risultato fu magro. Il problema vero è che i cinghiali nel bosco non hanno trovato niente da mangiare e allora scendono, certamente il fenomeno è preoccupante anche da un punto di vista della sicurezza”.

Un problema di habitat e di clima ma poi ci sono anche i numeri che sono aumentati negli ultimi anni complicando le cose. “Non c'è più il famoso maremmano - continua Vivarelli - che ormai si è “imbastardito” con le razze estere. I cinghiali di oggi sono molto più prolifici di quelli che si trovavano anni fa”.

Vivarelli sottolinea l'impegno portato avanti dai cacciatori. “Nel Comune di Montalcino - spiega - operano sette squadre in braccata nell'area vocata alla caccia al cinghiale: sono stati presi 839 animali dall'1 novembre al 31 gennaio. A questi vanno aggiunti circa 80 cinghiali nelle cosiddette aree bianche, 60 nelle aree non vocate e 150 ad opera delle squadre che vanno a fare le braccate nelle aziende faunistiche. In un anno circa questi sono gli abbattimenti, c'è stato un incremento a Montalcino”.

Caccia, la stagione si riaprirà il 20 settembre

Su proposta dell'assessore regionale all'agricoltura Marco Remaschi, la Giunta regionale ha approvato nella sua ultima seduta il calendario venatorio, con le regole che riguardano la stagione di caccia 2020-21. Sarà possibile cacciare dal 20 settembre 2020 fino al 31 gennaio 2021, ma per alcune specie saranno previste limitazioni e un periodo più breve. "Le nostra scelte ricalcano pienamente le decisioni degli anni precedenti - ha detto Marco Remaschi - Questa è stata infatti la linea condivisa  con le associazioni agricole e venatorie: il calendario è frutto di un lavoro pienamente concertato con loro”. La delibera stabilisce anche numerose disposizioni e regole che variano da specie a specie. Qui è possibile consultare l'atto.

Caccia, arriva il sì alle modifiche alla legge regionale

Approvate dalla Giunta regionale le proposte di modifica alla lr 3/94 sulla caccia, pensate per riorganizzare il sistema a seguito dell’esperienza maturata dalla Regione e delle criticità emerse nell’ambito della recente Conferenza regionale sulla caccia. “Semplicità, concertazione, autonomia. Questi sono i principi su cui si è mossa la nostra azione di revisione della leggere regionale 3/94 - a dirlo è l’assessore regionale alla caccia Marco Remaschi, che ha presentato alla Giunta le modifiche al testo di legge - La Regione Toscana è divenuta competente sulle politiche per la caccia nel 2016, con la revisione dei livelli istituzionali che ha tolto funzioni alla Province. In questi primi anni di esperienza abbiamo potuto conoscere meglio la situazione, fronteggiando le emergenze, prima tra tutte quella degli ungualti, e verificando l’efficienza dei meccanismi. Adesso, a seguito anche della recente Conferenza regionale che ha rappresentato un’essenziale momento di approfondimento e confronto, abbiamo messo mano alla legge regionale, proponendo alcune modifiche che mirano a semplificare il sistema, garantire la concertazione con i vari soggetti coinvolti, aumentare l’autonomia della gestione territoriale portata avanti dagli ATC- Ambiti Territoriali di Caccia. Le modifiche apportate - prosegue Remaschi - seguono un serrato confronto con le organizzazioni professionali agricole e le associazioni venatorie e rappresentano il primo risultato del tavolo di lavoro relativo alla revisione normativa di settore, costituito da Regione e rappresentanze del mondo agricolo e venatorio”.

Tra le principali modifiche che saranno apportate si trovano la possibilità per la Regione di avvalersi di soggetti terzi per l’espletamento di alcune funzioni, con l’obiettivo di aumentare l’efficienza ed ottimizzare le risorse; l’obbligo per gli Ambito di adeguarsi al Codice degli appalti; l’istituzione di un fondo di rotazione regionale per garantire la coninuità operativa degli ambiti anche in caso di difficoltà finanziarie dovuta a cause di carattere eccezionale; la nascita di un comitato scientifico composto da esperti per valutare la “consistenza faunistica” delle diverse specie presenti sul territorio regionale ed assicurare una corretta gestione dell’equilibrio faunistico. Il testo di legge modificato approvato dalla Giunta regionale sarà adesso trasmesso al Consiglio.

Caos caccia, Cia Siena esce dall’Atc Siena Nord

cinghialeAziende agricole allo stremo a causa dell’emergenza ungulati e animali selvatici. Questo è il pensiero della Cia Agricoltori Italiani di Siena che reagisce uscendo anche dall’Atc Siena Nord (di cui fa parte Montalcino ndr), dopo che nei mesi scorsi era uscita dall’Atc Siena Sud. La Cia senese continua così la protesta contro “una situazione non più sostenibile che vede gli agricoltori sempre più danneggiati”. Intanto Roberto Beligni, rappresentante Cia Siena ha rassegnato le dimissioni dall’Atc Siena Nord. “Il sistema degli Atc non può durare, le risorse sono sempre meno ed i cacciatori sono in netto calo anno dopo anno - precisa il presidente Cia Siena, Valentino Berni -, mentre gli ungulati continuano a crescere in quantità ed in danni provocati alle aziende agricole della provincia di Siena. Ed ormai non solo più cinghiali e caprioli, ma ci troviamo a fare i conti anche con istrici e tassi che danneggiano vigneti e non sono contenibili neanche con le recinzioni installate contro i cinghiali. La situazione non è più sostenibile”. Nella nota stampa viene riportato che “ogni 100 ettari di territorio ci sono 20 cinghiali, per ogni agricoltori ci sono 5 capi di ungulati”. E poi, “a differenza dell’Atc Siena Sud, l’Atc Siena Nord ha osservato fino ad oggi le disposizioni previste dalla Legge Obiettivo, in fatto di abbattimenti e di rimborsi alle aziende che hanno subito danni”. Però, aggiunge Berni,“il problema ormai è molto più ampio ed è una questione di sostenibilità del sistema faunistico venatorio in un rapporto di equilibrio con l’agricoltura”.

A fronte di questo quadro, la Cia Siena si interroga sull’attuale ruolo degli Atc: “È lecito domandarsi quale soggetto rappresentino oggi gli Ambiti territoriali di caccia e quali logiche rispondano: sono organi politici-decisionali con tanto di amministratori con portafoglio; oppure tavoli tecnico-esecutivi che rispondono ad indirizzi politici?”.

Caccia, Neri: “Serve nuova alleanza fra cacciatori e agricoltori”

“Caccia e agricoltura devono siglare una nuova alleanza per salvare l’equilibrio del sistema naturale della Toscana”. Questo è l’invito lanciato dal presidente di Confagricoltura Toscana, Marco Neri, in occasione dell’avvio dell’edizione n.29 del Game Fair Italia che si inaugura oggi a Grosseto.

“È indispensabile - spiega Neri - la collaborazione tra associazioni agricole e associazioni venatorie per gestire al meglio un territorio che, anche quest’anno, è stato posto sotto una pressione insopportabile da parte degli ungulati con gravi ripercussioni ambientali ed economiche. Una nuova alleanza al fine di rimediare alla riduzione della caccia di selezione, attività innovativa attivata con la legge obiettivo che non sta dando i risultati attesi, e alle recenti disposizioni normative da parte dell’Ispra che hanno bloccato la battuta in varie zone. Misure che di fatto hanno aumentato i problemi a tutti i coltivatori”.

“È bene che si faccia chiarezza una volta per tutte - prosegue Neri - e si ribadisca che uno dei principi cardine per l’agricoltura e per il mondo venatorio è quello secondo cui nelle zone su cui l’Ispra non permette la caccia, non deve esserci la presenza di cinghiali”. Per Neri senza una agricoltura che funzioni, se i campi non vengono lavorati e non sono seminati, con conseguente loro abbandono, a subirne gli effetti negativi sarebbe anche la caccia. Una alleanza che deve andare a vantaggio anche del turismo evitando i conflitti e puntando invece alla valorizzazione della Toscana.

“In questa logica collaborativa - conclude Neri - acquistano un ruolo significativo gli istituti privati come le aziende faunistiche venatorie (AFV) e le aziende agrituristiche venatorie (AAV), che potrebbero davvero far nascere in Maremma, in particolare, e in Toscana, in generale, un turismo venatorio e tutta una serie di attività funzionali ai nostri due mondi.”

Tavola rotonda con al centro il futuro della caccia in Toscana

Quale futuro per la caccia? Domani a Siena è in programma una tavola rotonda con esperti di settore, docenti universitari, associazioni venatorie e rappresentanti politici. “Il nuovo piano faunistico regionale; prospettive ed opportunità per le aziende faunistiche” sarà al centro dell’incontro che si terrà nella città del Palio martedì 2 aprile dalle ore 9.30 nella Sala Aurora della Provincia di Siena (Piazza Duomo, 9) organizzato dall’Ente Produttori Selvaggina Toscana. L’introduzione e i saluti sono affidati al presidente nazionale di Eps Galdino Cartoni; a seguire un’analisi sulle necessità del territorio e della fauna selvatica a cura di Marco Apollonio, professore del Dipartimento Scienze della Natura e del Territorio all’Università degli Studi di Sassari. Il quadro su cosa ne pensano i cacciatori è affidato a Marco Romagnoli della Confederazione Cacciatori Toscana mentre ad illustrare le esperienze degli Atc sarà il coordinatore regionale Roberto Vivarelli. A seguire una tavola rotonda “La politica e il piano” con l’intervento dei consiglieri regionali delle diverse forze politiche.

Caccia, la preapertura è fissata per sabato 1 e domenica 2 settembre

Anche quest’anno la stagione venatoria scatterà in anticipo: sono state infatti stabilite due giornate di preapertura, ovvero sabato 1 e domenica 2 settembre. La delibera che definisce orari, specie cacciabili e condizioni della preapertura è stata approvata dalla giunta regionale, nella sua ultima seduta, su proposta dell’assessore regionale all’agricoltura e alla caccia Marco Remaschi.

Nel corso della stessa seduta sono stati approvati altri provvedimenti sempre legati all’avvio della stagione venatoria che riguardano le quote di iscrizione agli Atc (Ambiti territoriali di caccia), la mobilità venatoria dei cacciatori toscani e gli accordi di reciprocità e interscambio della Toscana con le Regioni Lazio e Umbria e l’anticipo al 13 ottobre della data di apertura della caccia al cinghiale in braccata nel comprensorio Firenze Prato 04 e Firenze Sud 05.
Rispetto allo scorso anno, quando erano state poste limitazioni di orari, giorni, specie e modalità in considerazione dello stato di grave siccità che aveva colpito il territorio regionale, sono state ripristinate le modalità tradizionali. In entrambe le giornate, è stato inoltre rimosso il limite che riservava la caccia nelle aree boscate ai soli appostamenti fissi.

Sabato 1 settembre, dalle ore 6 alle ore 19 potranno essere cacciate, da appostamento, le specie: storno, tortora (Streptopelia turtur), colombaccio, merlo, gazza, ghiandaia e cornacchia grigia su tutto il territorio a caccia programmata e nelle Aziende Faunistico Venatorie della Regione Toscana. Nello stesso giorno, sarà consentita la caccia esclusivamente da appostamento fisso, nei laghi artificiali e nelle superfici allagate artificialmente, alle specie: alzavola, germano reale e marzaiola in tutto il territorio regionale cacciabile.

Domenica 2 settembre dalle ore 6 alle ore 19 è concessa la caccia da appostamento alle specie: storno, gazza, ghiandaia e cornacchia grigia, su tutto il territorio a caccia programmata e nelle Aziende Faunistico Venatorie della Regione Toscana.

No abbattimento caprioli Confagricoltura: “danno per vino”

capriolo“E’ una sconfitta per gli agricoltori la sospensione del TAR al piano della Regione che prevedeva l’abbattimento di femmine e piccoli di capriolo”. Queste le parole di Francesco Miari Fulcis, presidente Confagricoltura Toscana che commenta così la decisione del TAR di accogliere il ricorso presentato dall'associazione Urca: “Si vanificano così tutti gli sforzi fatti per dar seguito agli obiettivi della delibera di Giunta regionale che puntava a far fronte ad una situazione insostenibile per l’agricoltura toscana, la sovrappopolazione di questa specie danneggia in modo irreparabile il nostro sistema agricolo senza che ci possa essere una soluzione adeguata”.

“Quello che i fautori del ricorso contro la delibera regionale non hanno chiaro è che il piano di controllo doveva servire a riportare un equilibrio nella densità di questi animali, equilibrio che è necessario all’ecosistema ambientale. Siamo di fronte a una popolazione abnorme, a un numero spropositato di caprioli. Confagricoltura non ha un ruolo attivo sul prelievo degli ungulati ma ha a cuore la tutela della biodiversità e del paesaggio, per questo riteniamo che il piano di prelievo del capriolo debba essere rispettato”.

I danni arrecati dai caprioli interessano in particolar modo il settore vitivinicolo, soprattutto in un periodo delicato come quello della maturazione delle uve, come spiega Francesco Colpizzi, Presidente federazione vitivinicola di Confagricoltura Toscana: “Questi animali mangiano sia i germogli delle viti che i frutti creando danni di milioni di euro: non si tratta solo di registrare una diminuzione della quantità di vino, i viticoltori sono privati in questo modo, di un prodotto che non è replicabile (le uve di una stagione sono prodotti irripetibili) senza considerare i danni strutturali perché le piante private dei germogli vanno in sofferenza. Troviamo singolare che il ricorso al TAR sia stato promosso non dal mondo ambientalista, ma da Urca, un’associazione del mondo venatorio, che ha interessi nella commercializzazione della carni degli ungulati selvatici e non certo impegnata nella difesa dell’ecosistema”.

 

Il rilascio dei tesserini venatori a Montalcino

Dal 13 agosto sono in distribuzione a tutti i cacciatori residenti nel Comune di Montalcino i tesserini venatori regionali, lo strumento necessario per l’esercizio dell’attività per l’anno 2018/2019. I tesserini potranno essere ritirati presso l’Ufficio attività economiche nel Palazzo Comunale in Piazza Cavour. Questi gli orari: il martedì dalle ore 9 alle ore 12 e dalle ore 15 alle ore 17 (valido anche per i residenti di San Giovanni d’Asso che potranno recarsi al Municipio del proprio paese); il venerdì dalle ore 9 alle ore 12. I tesserini non saranno consegnati fuori dai giorni indicati. Al momento del ritiro, il richiedente dovrà presentarsi munito di codice fiscale, tagliando di riconsegna del tesserino dell’annata venatoria precedente o dichiarazione di non esercizio attività, porto d’armi e libetto di caccia in regola per l’esercizio venatorio con rispettivi versamenti (versamento statale regionale e A.T.C.), tesserino giallo “allegato al libretto di caccia”. Il Comune consiglia di non attendere gli ultimi giorni per evitare disagi e attese. Il tesserino può essere consegnato anche tramite le Associazioni venatorie o incaricati, se muniti della documentazione sopra richiesta e il tipo di caccia esercitata. I tesserini venatori 2017/2018 dovranno essere riconsegnati all’Ufficio anche se non viene esercitata l’attività venatoria dell’anno in corso.

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