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Caparzo, finanziato il restauro di altre due opere d’arte

Tributo della moneda, l'opera d'arte prima e dopo il restauro finanziato da CaparzoDa ormai ventuno anni Caparzo, una delle più importanti aziende di Brunello, guidata dalla famiglia Gnudi Angelini, sostiene il patrimonio artistico e culturale del Belpaese attraverso il finanziamento - tramite la vendita di vino, incluso il Brunello di Montalcino - di restauri di opere d’arte. Attraverso “Vino Civitas”, il progetto ideato in partnership con l’associazione Civita, Caparzo ha contribuito a restaurare capolavori come la “Madonna del latte” di Bartolomé Esteban Murillo e ad avviare gli interventi su una console settecentesca della Galleria Corsini, mentre è già partito il nuovo intervento sulla “Lucrezia” di Scuola del Guercino, che terminerà nel 2025. L’ultimo, doppio, restauro compiuto è quello dei dipinti “Sant’Onofrio” di Battistello Caracciolo e “Tributo della moneta” di Luca Giordano, curato dal Laboratorio delle Gallerie Nazionali di Arte Antica. Le due opere sono esposte eccezionalmente nella sede della Galleria Corsini, a Roma, dal ieri al 27 ottobre.

Il Sant’Onofrio (olio su tela, 180 x 116 cm.) è un’opera realizzata tra il 1615 e il 1618 da Battistello Caracciolo, uno dei primi seguaci di Caravaggio durante la sua permanenza a Napoli e fu anche uno degli artisti più talentuosi tra quelli che si cimentarono con le nuove tecniche apportate dal Merisi. In questa tela l’artista ha messo in scena gli effetti dell’ascetismo estremo del santo, rifugiatosi per più di sessant'anni nel deserto, dopo aver ripudiato le sue origini regali. La scena è resa ancora più cruda dallo sfondo scuro e dalla luce “caravaggesca” proveniente dalla parte posteriore destra, che evidenzia la fatica fisica di Onofrio che si appoggia al bastone e la sua figura emaciata e provata, coperta soltanto dalle foglie e caratterizzata dalla lunga barba e dai capelli bianchi.

Battistello Caracciolo, Sant'Onofrio post restauro foto Mauro CoenIl restauro appena concluso - diretto da Yuri Primarosa ed eseguito da Laura De Vincenzo e Vega Santodonato - permette una lettura piena del dipinto e dei suoi valori cromatici, oltre a confermare la centralità del disegno nella tecnica di Battistello emersa dalle indagini diagnostiche. La scoperta di un segno continuo su tutti e quattro i lati a circa 10 cm. dal bordo della tela (incompatibile con la battitura della cornice di un “quadro da stanza”) ha inoltre permesso di circostanziare l’ipotesi di un’antica provenienza del dipinto da una chiesa, forse come pala laterale.

Il Tributo della moneta di Luca Giordano (olio su tela, 131 x 118 cm.), proveniente dalla collezione Corsini, è stato in deposito esterno al Senato dal 1940 ed è stato esposta al pubblico per la prima volta alla Galleria in occasione della mostra dedicata al cardinale Neri Maria Corsini nel dicembre 2022. Torna ora negli appartamenti del Cardinale, ricollocata esattamente nella posizione registrata dall’inventario del 1750, dopo un lungo intervento di restauro durato più di un anno diretto da Alessandro Cosma ed eseguito da Pilar Grazioli.

L’opera realizzata dal pittore intorno al 1655-1660 venne donata a papa Clemente XII Corsini (1730-1740) dal cardinal Alessandro Aldobrandini, forse come ringraziamento per la nomina cardinalizia ricevuta nel 1730. L’importanza del quadro e del suo autore – molto apprezzato dalla famiglia Corsini – portò il cardinal Neri Maria a sceglierla per la galleria dei capolavori del suo appartamento, la cosiddetta Galleria del Cardinale. Il dipinto raffigura il celebre tema del Tributo della moneta e, in particolare, il momento in cui Pietro trova nel ventre di un pesce i denari necessari a pagare la tassa per il tempio per lui e per Cristo (Mt. 17, 24-27).

L’intervento di restauro ha permesso finalmente di apprezzare le ricche cromie pensate dal pittore, come il bianco della veste di Cristo o l’azzurro del manto, realizzato con l’uso di lapislazzulo e di smaltino – oggi purtroppo alterato in maniera irreversibile in grigio. Ha inoltre fatto emergere le tre figure di apostoli sulla destra e, soprattutto, dettagli prima invisibili come lo sfondo di paesaggio e la barca con la vela e il pescatore sulla sinistra, riferimento all’ambientazione dell’episodio, ma anche richiamo al ruolo di Pietro come “pescatore”.

Credit foto: Mauro Coen

Vino & territorio, la curiosità di Caparzo

La botte di Caparzo dove porter degustare il BrunelloSe è vero che il Brunello di Montalcino viene bevuto sulle tavole di tutto il mondo, è anche vero che il mondo intero desidera scoprire dove nasce questo straordinario simbolo del Made in Italy. E a Montalcino, dove l’enoturismo è nato, oltre trent’anni fa, e dove è sempre stato forte il legame tra vino e territorio, non mancano gli esempi di cantine che “si aprono” ai winelover, svelando - attraverso degustazioni, visite e attività outdoor tra i vigneti - i luoghi e i territori di produzione, la cultura, la tradizione e la gente che ha contribuito a creare un vero e proprio mito dell’enologia. L’ultimo esempio arriva da Caparzo, tra le griffe più importanti del Brunello, di proprietà della famiglia Gnudi Angelini, che vicino al punto vendita ha installato delle botti aperte per accogliere i visitatori in una location un po’ diversa da solito, dove poter degustare il Brunello e gli altri vini dell’azienda ammirando, in una delle botti, anche la vista suggestiva, dai cipressi iconici della Val d’Orcia alla collina dove svetta la città di Montalcino. Caparzo ha anche allestito un punto “bike service” con una colonnina per manutenzione e ricarica bici, visto che l’azienda si trova proprio sul percorso della Francigena, un altro importante volano, assieme al vino, del turismo.

“Vino Civitas”, Caparzo in prima fila per valorizzare l’arte

La Lucrezia, opera attribuita al Guercino (foto ripresa dal sito Civita.it)Quando il vino incontra l'arte e il risultato diventa qualcosa di speciale per la collettività. Tutto questo grazie a "Vino Civitas", progetto che vede la collaborazione tra Associazione Civita di Roma e Caparzo, una delle più importanti aziende di Brunello guidata da Elisabetta e Alessandra Gnudi Angelini. Con l'acquisto di vino, tra cui il Brunello di Montalcino, è infatti possibile sostenere l'arte, recuperando così dei veri e propri capolavori, contribuendo alla salvaguardia e alla valorizzazione del patrimonio artistico del nostro Paese. Martedì scorso a Roma si è tenuta una serata dedicata al “Vino Civitas” in cui è stata rivelata la prossima opera che sarà restaurata grazie al progetto di collaborazione tra l’Associazione Civita e le Gallerie Nazionali Barberini Corsini. Il prossimo anno verrà infatti restaurata la tela della “Lucrezia", attribuita al Guercino.

A Roma si è tenuta la serata dedicata a Vino Civitas (Foto: pagina Facebook Associazione Civita)Si tratta di un'opera, si legge nel sito di Civita, "recuperata di recente dal Ministero degli Esteri, cui era stata concessa in deposito addirittura dal 1929. Un’opera sostanzialmente inedita, che costituisce l’unica versione completa esistente di una composizione di Guercino nota solo in esemplari parziali e il cui restauro potrebbe finalmente chiarire la storia e l’attribuzione". Alessandra Angiolini a MontalcinoNews spiega che Vino Civitas è "sicuramente un progetto a cui teniamo molto, sono venti anni di partnership ormai e vorremmo espanderlo. Se tutti usano l'arte per il vino, noi proviamo a fare il contrario, proviamo con il nostro vino a sostenere l'arte ed i beni culturali italiani".

Vino, Montalcino investe su Seggiano

Seggiano visto dal Giardino di Daniel Spoerri (foto: Fondazione Giardino di Daniel Spoerri)Montalcino scommette e investe sulla vicina Seggiano. Per fare grandi i territori del vino (e non solo), servono le imprese che ci investono, che ne indagano e ne valorizzano le potenzialità, e che li fanno conoscere al mondo. E così, forse, potrebbe essere anche per Seggiano, borgo di origine etrusca sulle pendici del Monte Amiata. Una terra in cui, come riporta WineNews, già si produce vino, da tempo, con cantine come Castello di Potentino e dove stanno investendo anche produttori di altri territori, a partire dalla nostra Montalcino. E così, nel Comune di Seggiano, già famoso per uno dei parchi artistici più belli del mondo, il Giardino dell’artista romeno/francese Daniel Spoerri, dedicato alla Eat Art, di cui è fondatore, con opere scultoree di artisti di tutto il mondo, ora hanno investito due realtà di primissimo piano dalla vicina Montalcino, terra del Brunello. Ovvero, riporta WineNews, Elisabetta Gnudi Angelini, tra le più importanti imprenditrici del vino italiano e della Toscana (alla guida di un Gruppo che mette insieme oltre 300 ettari di vigneto, con la cantina di Borgo Scopeto, nel Chianti Classico, La Doga delle Clavule nel Morellino di Scansano e le storiche tenute di Caparzo e Altesino nel territorio del Brunello a Montalcino), che ha rilevato una proprietà con 50 ettari di terreno, e la Eredi Fuligni, una delle cantine storiche di Montalcino, di proprietà della famiglia Fuligni e guidata insieme all’amministratore unico Daniela Perino. Due progetti diversi, ed indipendenti, che partono praticamente da zero, ma con la curiosa peculiarità di essere su terreni confinanti.

“È un progetto tutto da inventare - spiega, a WineNews, Elisabetta Gnudi Angelini - da tirare su quasi da zero, ed è anche una scommessa sul futuro, guardando anche al cambiamento climatico. È una proprietà di più di 40 ettari, di cui 35 sono vitabili, con altitudini che vanno da 500 a 730 metri. L’idea è venuta anche pensando all’Etna, di cui personalmente amo soprattutto i vini bianchi. In fondo, l’Amiata è il nostro vulcano, spento da un tempo relativamente recente, ed ha dei terreni fantastici. L’idea è quella di fare soprattutto un grande vino bianco, ma per ora nulla è definito, stiamo facendo delle prove, lavorando anche con agronomi che hanno esperienze in Alto Adige e Friuli. Proveremo come rispondo alle altezze più alte il Sauvignon Blanc, che a me piace tantissimo, ma anche il Riesling o un Pinot Nero da vinificare in bianco, perchè no. Mentre sui 550 metri pianteremo Sangiovese, che quando si parla di rossi per me è la varietà per eccellenza. Partiremo con 7-8 ettari, speriamo già in questo autunno, per arrivare a 10-15 ettari il prossimo anno, e poi vedremo. I primi vini forse arriveranno nel 2027, ma tutto è da valutare. Ma è un progetto in cui credo molto come in tutti quelli in cui ho investito, avremo risultati importanti”. E, ovviamente, si punterà anche sull’ospitalità di alto livello, che è uno degli asset del gruppo: “sicuramente anche questo è un obiettivo - conferma Elisabetta Gnudi Angelini - perchè questi territori sono bellissimi, e forse un’offerta turistica in linea con questa bellezza ancora non c’è. Ma ancora non abbiamo scelto neanche il nome dell’azienda. Che, però, inizierà per “e”, visto che il caso ha voluto che tutte le altre aziende che ho comprato, ad oggi, siano Altesino, Borgo Scopeto, Caparzo e Doga delle Clavule, ovvero a, b, c, d”.

Parte praticamente da zero, e dai primi scassi, anche il progetto di Eredi Fuligni, come spiega l’amministratore unico Daniela Perino: “abbiamo deciso di fare un investimento, in questo luogo che si chiama, Borgo Titena, che ha caratteristiche naturali affascinanti: grandissima luce, e altitudini tra 580 e 600 metri. Pianteremo del Sangiovese, almeno inizialmente, più o meno 6 ettari, per cercare una bellezza diversa delle espressioni di questo vitigno, rispetto a quelle di Montalcino. Non siamo arrivati qui per caso, consigliati dal responsabile dell’area agronomica Simone Bacconi, che proviene da queste zone e conosce bene il territorio. È un progetto che parte dalla bellezza del luogo, e dalla convinzione che, da posti così belli, si possano fare bellissimi vini”.

Una "chicca" di Banfi nell'asta di Finarte

Le 12 bottiglie di Chardonnay 1989 di Banfi dedicate a 12 diversi protagonisti della scena politica italiana disegnati da Giorgio Forattini Un prestigioso viaggio enoico tra le eccellenze italiane. Una selezione di 141 lotti, che attraversa le principali regioni del vino del Belpaese con un numero ancora maggiore di denominazioni, dalle più conosciute a quelle di nicchia, sono i protagonisti dell’asta online (ed a tempo) di Finarte (https://www.finarte.it/) che, aspettando l’appuntamento con la grande vendita all’incanto in marzo, il 13 febbraio assegnerà ai collezionisti centinaia di bottiglie. Prezzi di partenza assolutamente accessibili, e lotti, oltre che per tutte le tasche, per tutti i gusti, con una chicca “storica”: le 12 bottiglie di Chardonnay 1989 della griffe del Brunello di Montalcino Banfi, dedicate a 12 diversi protagonisti della scena politica italiana (da Craxi a De Michelis, da Andreotti a Cossiga) disegnati dal grande Giorgio Forattini per celebrare i Mondiali di Calcio “Italia 90” dal nome “Forza Italia”. Da segnalare, inoltre, il ruolo da protagonista del Brunello di Montalcino con le griffe di Argiano, Fattoria dei Barbi e Caparzo.

Tenuta Caparzo festeggia un nuovo restauro

La console settecentesca delle Gallerie Nazionali di Arte Antica di Roma. Foto di Alberto NovelliTenuta Caparzo e associazione Civita brindano a un importante traguardo, la conclusione del restauro di una delle più importanti consoles settecentesche conservata nelle Gallerie Nazionali di Arte Antica di Roma. Un’opera che torna al suo antico splendore grazie al progetto “Civitas”, nato in partnership dall’Associazione Civita e la Tenuta Caparzo, una delle più prestigiose realtà produttive di Brunello di Montalcino, che consente dal 2003 il finanziamento di restauri di opere d’arte. Il progetto Vino Civitas nasce per sostenere concretamente il patrimonio artistico e culturale del nostro Paese, obiettivo in cui la famiglia Gnudi Angelini, proprietaria della prestigiosa realtà vitivinicola di Caparzo a Montalcino, crede molto.

“Brindiamo anche quest’anno a un nuovo restauro - commenta Elisabetta Gnudi - che segna anche un anniversario, il ventesimo per quanto concerne il progetto Civitas. Sono felice che Caparzo possa contribuire alla conservazione e alla valorizzazione delle opere d’arte, che sono una cifra distintiva del nostro Paese. Credo che il vino sia soprattutto sinonimo di cultura e grazie a questa collaborazione di successo con Associazione Civita possiamo aggiungere un tassello importante alla storia artistica italiana”.

“Il progetto “Vino Civitas” - ha spiegato Giovanna Castelli, direttore dell’associazione Civita - nasce dalla volontà di contribuire, con un sostegno concreto, alla salvaguardia e alla valorizzazione del nostro patrimonio artistico, legando così l’attività vitivinicola al mondo della cultura. Grazie all’acquisto del vino anche da parte di numerose aziende associate a Civita, unite dal comune interesse di qualificare la propria immagine associandola al “mondo valoriale dell’arte”, sono stati restaurati, nel tempo, numerosi capolavori”.

La console restaurata, di nuovo esposta nella Sala del Camino della Galleria Corsini, databile intorno al 1730, è l’esempio più elaborato e ricco tra le consoles commissionate dal cardinale Neri Maria Corsini e dal fratello Bartolomeo per il palazzo di via della Lungara, importante edificio destinato a celebrare la grandezza della famiglia.

Tra i restauri più importanti realizzati grazie al progetto Vino Civitas: la pregiata “Madonna del latte” di Bartolomé Esteban Murillo, l’opera “Scena carnevalesca” di Bartolomeo Bianchini (pittore fiorentino del XVII secolo), protome di cavallo “Medici Riccardi” risalente al IV secolo a.C.; la “Nascita della Vergine” e il “Transito della Vergine” di Giacinto Brandi (restituite da Civita a L’Aquila a seguito dei gravi danni causati dal tragico terremoto del 2009); ventitre pregiate urne funerarie etrusche di età ellenistica; il “San Girolamo penitente” di Girolamo Romani detto il Romanino; la raffinata “Madonna delle Grazie” di Perugino; la “Deposizione di Cristo nel sepolcro” attribuita alla Scuola Senese del XVII secolo e la “Madonna col Bambino” di Gentile da Fabriano.

Caparzo e Associazione Civita rinnovano così il loro impegno valorizzando il patrimonio culturale italiano. I vini che sostengono l’arte della sezione "Civitas" sono il Brunello di Montalcino, il Sangiovese Toscana Igt, blend di uve provenienti dalle tre aziende di proprietà della famiglia Gnudi Angelini in Tpscana (Caparzo, Borgo Scopeto e Doga delle Clavule) e il Bianco Toscana Igt ottenuto da uve vermentino.

Caparzo acquista 4,5 ettari di Brunello

Elisabetta Gnudi Angelini ha acquisito 1,6 ettari di Brunello di Montalcino nel cru storico MontosoliAnche il 2022 si apre all’insegna degli affari, nel mondo del vino. Ed i protagonisti sono uno dei territori più vitali in questo senso, e tra i più prestigiosi del mondo, quello del Brunello di Montalcino, ed una delle imprenditrici più importanti del vino, Elisabetta Gnudi Angelini. Che, come WineNews è in grado di anticipare, sotto uno dei suoi brand più importanti, Caparzo, realtà storica del territorio, ha acquisto l’azienda La Pescaia, realtà con 4,5 ettari di vigneto, tutti a Brunello, in zone di assoluto prestigio (visto che i terreni confinano con quelli di altre realtà che sono riferimenti qualitativi del territorio, come Eredi Fuligni, nella microzona “I Cottimelli”, e in quella di “Pian dell’Orino” e “Greppo - Biondi Santi”, “culla” del Brunello di Montalcino). L’affare, all’asta, è stimabile per un valore di 3,5 milioni di euro. Con Elisabetta Gnudi Angelini che, dunque, dopo aver acquisito nel 2019 1,6 ettari nel cru storico di Montalcino, Montosoli, ha portato ad oltre 65 ettari a Brunello e 25 ettari a Rosso la sua “dote” in quel di Montalcino, dove oltre a Caparzo, è proprietaria anche del “gioiellino” Altesino, una delle più belle e storiche realtà del territorio.

Un affare che consolida il valore del gruppo guidato da Elisabetta Gnudi Angelini, uno dei riferimenti della Toscana del vino, che mette insieme oltre 300 ettari di vigneto, con la cantina di Borgo Scopeto, nel Chianti Classico (70 ettari vitati) e La Doga delle Clavule nel Morellino di Scansano (60 ettari vitati), che si aggiungono a quelli di Montalcino.

Un piccolo “regno” del vino e dell’ospitalità di alto livello, attraverso il quale Elisabetta Gnudi Angelini si dedica non solo ai territori ma anche all’arte, con tante azioni di mecenatismo e di supporto al patrimonio artistico italiano, come avviene, tra le altre cose, a supporto dell’associazione Civita (guidata da Gianni Letta), con una linea di grandi vini dedicati, il cui ricavato, nel tempo, ha contribuito al recupero di opere importanti: dagli affreschi della Chiesa di San Francesco ad Amatrice a “La Madonna col bambino” di Gentile da Fabriano, da “La deposizione di Cristo nel sepolcro” appartenente alla Scuola Senese del XVII secolo a “La Madonna delle Grazie e Santi” del Perugino, passando per 23 preziose urne funerarie etrusche di età ellenistica. L’ultimo intervento in ordine di tempo sostenuto dai proventi di Vino Civitas è quello delle consolle rococò della Galleria Corsini di Roma, commissionate dal cardinal Neri Maria Corsini e suo fratello Bartolomeo.

Altesino acquisisce nel “cru” storico Montosoli

Elisabetta Gnudi Angelini ha acquisito 1,6 ettari di Brunello di Montalcino nel cru storico MontosoliIl vigneto, a Montalcino, non dorme mai. E così, mentre nel territorio del Brunello sono iniziati a cadere i primi grappoli di Sangiovese, arriva la notizia dell’ennesimo affare tra i filari. Protagonista la produttrice Elisabetta Gnudi Angelini, che, con un investimento di 2,4 milioni di euro, ieri pomeriggio ha acquisito, all’asta al Tribunale di Siena, superando diversi pretendenti, 1,6 ettari di Brunello di Montalcino nel cru storico Montosoli, che si aggiungono così al suo già importante vigneto. Che, solo a Montalcino, ora, supera i 150 ettari vitati (di cui 62 a Brunello e 25 a Rosso), messi insieme con proprietà di assoluto prestigio come Caparzo (azienda fondata nel 1970 e acquisita poi nel 1998) e Altesino (acquisita nel 2002), che sarà la cantina che beneficerà di questa nuova acquisizione.

“Siamo molto felici e stiamo festeggiando questo nuovo acquisto: Altesino ha “inventato” i cru a Montalcino. C’era e c’è ancora un produttore di grande livello come Baricci, nostro confinante - commenta la Gnudi a WineNews - ma Altesino è stata la prima azienda a credere nei cru, nel 1975, e per me poter aggiungere questo ettaro e mezzo ai 5 che Altesino aveva già a Montosoli (e a cui vanno aggiunti i 9,5 che fanno parte di Caparzo, ndr), era una cosa molto importante, ed è l’obiettivo vero di questo investimento che complessivamente ha portato alla nostra realtà altri 10 ettari di terreno - ovvero la proprietà della ex Tenuta La Togata - di cui 9 di vigneti (compresi due a Rosso di Montalcino, ndr)”.

Un investimento importante, dunque, che conferma la produttrice come uno dei nomi di riferimento di Montalcino, anche grazie “ad una strategia chiara fin dall’inizio del mio percorso: il grosso della nostra presenza è nel versante Nord, ma da subito ho voluto comperare vigne in tutte le diverse zone di Montalcino, cosa che ho avuto la fortuna di aver fatto quando le quotazioni lo consentivano. Ci abbiamo lavorato tanto, e ora sono soddisfattissima del fatto che Altesino e Caparzo, soprattutto in mercati come Usa e Canada, sono marchi di riferimento del Brunello di Montalcino”.

Parole della produttrice che guida un gruppo sempre più importante nella Toscana del vino, che mette insieme oltre 300 ettari di vigneto, con la cantina di Borgo Scopeto, nel Chianti Classico (70 ettari vitati) e La Doga delle Clavule nel Morellino di Scansano (60 ettari vitati), che si aggiungono a quelli di Montalcino. Territorio tra i più prestigiosi d’Italia, dove il valore di mercato dei vigneti a Brunello è stimato intorno al milione di euro ad ettaro, e dove, nonostante questo, negli ultimi tempi, gli scambi sono tutt’altro che rallentati. Come testimonia l’affare, che sta per chiudersi, che vede la “culla” del grande rosso toscano, Biondi Santi (del gruppo Epi della Famiglia Descours) acquisire 6 ettari, nel “cru” San Polo, dall’imprenditore argentino Alejando Bulgheroni (che resterebbe così in possesso di 35 ettari a Brunello, in due ottimi areali, con i 27 ettari a Poggio Landi e gli 8 ettari a Podere Brizio), o le acquisizioni, anche di piccole frazioni di terra e di vigna, che hanno coinvolto, in questi ultimi mesi, realtà di primissimo piano come Gaja (che, a Montalcino, già possiede Pieve di Santa Restituta), Antinori (la tenuta è Pian delle Vigne) e Casanova di Neri, che sono andate ad incrementare la loro presenza nel territorio del Brunello.

Due Brunello nella Top 100 Wine Spectator

Importante riconoscimento per Canalicchio di Sopra al n.15 della Top 100 di Wine SpectatorC’è il “campione del mondo” italiano, il Sassicaia “Tenuta San Guido”, ma anche tanta altra Italia nella prestigiosissima e attesa Top 100 di Wine Spectator. Quella del 2018 è uno dei ranking più positivi di sempre per il Belpaese del vino che conferma la tendenza in auge già da qualche anno. La Toscana, inoltre, saldamente al top: tra le 19 etichette tricolore presenti nelle magnifiche 100, 8 sono per la Toscana, 3 per il Piemonte, 2 per l'Emilia Romagna e, una ciascuna, per Veneto, Calabria, Umbria, Friuli Venezia Giulia, Sicilia e Alto Adige. E Montalcino? Non poteva mancare di certo. Sono due i nomi finiti tra i primi posti. Al numero 15 troviamo il Brunello di Montalcino 2013 di Canalicchio di Sopra, due gradini sotto, alla numero 17, il Brunello di Montalcino 2013 di Caparzo.

Elisabetta Gnudi AngeliniUna notizia che, ovviamente, ha fatto molto piacere ai diretti interessati. “Sono senza parole, non lo sapevo ancora - dice Francesco Ripaccioli di Canalicchio di Sopra - si tratta di un’annata classica che rappresenta la nostra filosofia. Un’annata fresca e che ha una forte connessione con il terreno, da valorizzare per tutte le sue potenzialità. Fu una delle vendemmie in cui mi divertii di più, compresa la fase di affinamento”. Anche Elisabetta Gnudi Angelini, la donna che guida con successo Caparzo, è davvero soddisfatta di questo risultato ottenuto. E la sua voce non lo nasconde. “Mi date proprio una grande notizia, sono davvero felice, ancora non ne ero a conoscenza. Ci abbiamo lavorato tanto su questo vino e tutti gli sforzi sono stati ricompensati. Non siamo felici, lo siamo molto di più”.

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