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Sostenibilità, Banfi migliora il proprio rating

Castello BanfiLa rilevazione dell’impatto ambientale, un comitato per indirizzare le strategie in tema di sostenibilità, l’aumento di ore di formazioni e il calo del tasso di infortuni. Sono i risultati che hanno consentito a Banfi - azienda che ha segnato il successo commerciale e comunicativo del Brunello di Montalcino - di migliorare il proprio rating Esg, passando da BB, già superiore alla mediana del settore, a BBB. Nel 2022 Banfi aveva deciso di fare un ulteriore passo in ambito di sostenibilità, uno dei suoi valori fondanti, affidandosi a Cerved Rating Agency per la valutazione e misurazione del proprio impatto sui temi ambientale, sociale e di governance. Il risultato dell’analisi si esprime nel rating Esg, che sintetizza il grado di allineamento dell’azienda con le best practices internazionali sulla sostenibilità, l’impatto ambientale ed economico generato dall’attività svolta, il rispetto dei valori sociali e gli aspetti legati alla governance societaria.

Il confronto di riferimento con il cluster “Wine Producers”, dopo l’esame dei dati aggregati relativi a entrambe le Società Banfi Srl. e Banfi Società Agricola Srl per il periodo 2021, aveva prodotto un rating equivalente a BB. Molti dei punti di forza emersi nella valutazione presentavano aspetti migliorativi, su cui poter intervenire anche nel breve-medio periodo. E, oggi, il risultato dell’analisi del periodo 2022 dimostra che quanto richiesto è stato realizzato, portando Banfi al passaggio alla categoria superiore, con un rating corrispondente a una fascia di performance alta, pari a BBB.

“Si è rilevata un’ottimizzazione complessiva di tutte le aree esaminate - dichiara Enrico Viglierchio, dg di Banfi - rispetto al tema ambientale, oltre al calcolo delle emissioni Scope 1 e Scope 2, con il supporto dell’Università di Siena è stato completato il progetto sul calcolo della Carbon e della Water Footprint aziendale. Inoltre, con il rinnovamento del modello di governance societario, avvenuto nel 2023, si è formato il Comitato Esg, organo a cui è affidato l’indirizzamento della strategia di sostenibilità e il monitoraggio della sua realizzazione. In tema sociale il miglioramento è avvenuto grazie all’incremento del numero di ore di formazione e grazie al calo del tasso di infortuni”.

Da sottolineare, inoltre, il proseguimento del percorso delle certificazioni. Nel 2022, il Poggio all’Oro 2016 è stato il primo Brunello di Montalcino ad ottenere la certificazione di prodotto Equalitas e, nel 2023, la stessa certificazione è stata ottenuta per il Brunello di Montalcino Poggio alle Mura 2019, Brunello di Montalcino Vigna Marrucheto 2019 e Brunello di Montalcino Poggio alle Mura Riserva 2018.

“Il miglioramento del rating Esg, con il passaggio alla categoria di valore alto, è un riconoscimento che premia l’attenzione che, quotidianamente, dedichiamo alla sostenibilità, e che ci spinge a migliorare costantemente le nostre performance e il nostro impatto sul territorio, sulle persone, sull’ambiente e sulla qualità, i temi sui quali si fonda la nostra visione del futuro - prosegue Viglierchio - un impegno che sentiamo forte e che guida il nostro cammino, con l’auspicio di rafforzare ulteriormente, negli anni a venire, il nostro posizionamento, conquistando una fascia di rating ancora più alta. Un traguardo importante, motivo di soddisfazione e gratitudine per il grande lavoro svolto dall’azienda nel suo complesso”.

Un risultato storico: due stelle Michelin per Montalcino

Gli chef Matteo Temperini e Domenico Francone (foto Francone: Paolo Biava)Un risultato storico per Montalcino. Oggi si sono svelati i ristoranti stellati dell'edizione n.68 della Guida Michelin, la più prestigiosa. Accanto alla conferma per il terzo anno consecutivo del ristorante Sala dei Grappoli Poggio alle Mura di Castello Banfi-Il Borgo, guidato dallo chef Domenico Francone, la "new entry" è Campo del Drago di Rosewood Castiglion del Bosco che ha ottenuto la sua prima stella Michelin, ambito riconoscimento assegnato dall’autorevole guida. Una notizia di valore per il territorio di Montalcino che conferma la propria eccellenza in ambito enogastronomico. La Sala dei Grappoli di Castello Banfi, azienda leader del territorio, è ancora una volta tra i big della ristorazione: premiato il talento dello chef Domenico Francone, già ai fornelli per il tristellato Heinz Beck. "Per noi - commenta alla Montalcinonews Enrico Viglierchio, presidente di Banfi Srl - la conferma della stella Michelin è sicuramente importante e ci fa immensamente piacere perché testimonia l'impegno ed il lavoro fatto in questo anno. Il riconoscimento della Michelin è qualcosa di speciale per noi ma anche per tutto il territorio che è capace di offrire una esperienza territoriale a 360°. Il premio per Campo del Drago ci rende molto felici perché è importante per tutta Montalcino, ci auguriamo che ne possano arrivare altri. Avere due stellati significa mettere una bandierina di eccellenza per il nostro territorio".

Sotto la guida dello Chef Matteo Temperini (classe 1974 di Poggibonsi), Campo del Drago, festeggia la sua prima stella Michelin. Matteo utilizza solo ingredienti provenienti dalla sua Toscana, selezionando personalmente i fornitori locali. Tra i punti di forza c'è la cura dell’orto biologico all’interno del Resort, insieme all'orticoltore di fiducia, affinché le verdure siano protagoniste in ogni piatto. Tra quelli più celebri di Matteo c'è il tortello di stufato di manzo, spezie di panforte e tartufo nero. "Siamo onorati - ha commentato Mirko Marchi, Managing director di Rosewood Castiglion del Bosco - di aver ricevuto questo prestigioso riconoscimento, che rappresenta il frutto di un percorso fatto di passione e dedizione da parte del nostro talentuoso team che ha lavorato instancabilmente per raggiungere un traguardo tanto importante. Inoltre, conferma il nostro impegno nell’offrire un'esperienza culinaria straordinaria, profondamente legata alla destinazione. Sono molto orgoglioso di tutti loro".

Temperini ha lavorato in Francia dove il leggendario Alain Ducasse lo ha nominato prima sous chef nel suo ristorante parigino Spoon - Food and Wine, e poi chef de partie nel suo rinomato locale tre stelle Michelin Le Louis XV a Monaco. A questo apprendistato stellato sono seguite esperienze lavorative a New York, Lugano e Macao, che hanno consentito a Matteo di ampliare i propri orizzonti gastronomici. Tornato in Italia, dopo un periodo come chef de partie presso l'Enoteca Pinchiorri di Firenze ha assunto un ruolo di primo piano nel ristorante Il Gallopapa a Castellina in Chianti, dove ha conquistato nel 2002 la prima stella Michelin. Nel 2008 Matteo è diventato Executive Chef dell'Hotel Le Sirenuse di Positano e ha portato il ristorante La Sponda a conquistare la prima stella Michelin nel 2011, riconoscimento che ha mantenuto da allora. Nel 2019 è entrato a far parte di Rosewood Castiglion del Bosco. “È un onore e una grande emozione aver portato la stella Michelin al Campo del Drago - commenta Temperini -. La Toscana è la mia terra, e poterne valorizzare gusti, sapori e tradizioni attraverso la mia cucina è la più grande soddisfazione. È infatti dalla Toscana e dai suoi incredibili frutti e prodotti che quotidianamente traggo ispirazione, che poi elaboro insieme alla mia splendida brigata. A questa e al team di Rosewood Castiglion del Bosco va tutta la mia gratitudine per condividere emozioni, fatiche e autentici momenti di vita insieme. Senza mai mollare”.

Tra i premiati durante la presentazione della Guida Michelin che si è tenuta a Corte Franca (Brescia) c'è anche Stefano Quero, sommelier del ristorante "Condividere" di Torino, vincitore dell’“Award Michelin Sommelier 2023”, l’esclusivo premio che il Consorzio del Brunello (partner della manifestazione) assegna ogni anno a chi si è distinto nella divulgazione della conoscenza dei vini del territorio di Montalcino. A consegnare il premio, una magnum di Brunello di Montalcino 2017, il direttore del Consorzio Michele Fontana. Si rinnova così la partnership tra il Brunello e Michelin una collaborazione nata nel 2014 e rafforzata nel 2018 con l’istituzione di un riconoscimento speciale.

“Con l’assegnazione della stella Michelin al ristorante Campo del Drago di Castiglion del Bosco, Montalcino raddoppia la propria presenza stellata su territorio. Nell’ultimo biennio i ristoranti di due nostre aziende vinicole hanno infatti conseguito la stella Michelin: ci sembra un buon modo per concentrare l’attenzione sulla qualità di un territorio che si riconosce in un comun denominatore, il vino, ma che è in grado di esprimere mille eccellenze. Per questo facciamo i complimenti alla new-entry Tenuta Castiglion del Bosco e allo chef, Matteo Temperini, e al ristorante Sala dei Grappoli Poggio alle Mura di Castello Banfi-Il Borgo, guidato dallo chef Domenico Francone per conferma della stella”. Lo ha detto il presidente del Consorzio del vino Brunello di Montalcino, Fabrizio Bindocci, commentando la stella assegnata oggi dalla Guida Michelin al ristorante Campo del Drago di Castiglion del Bosco.

“Riteniamo - ha aggiunto il presidente del Consorzio a tre giorni dall’avvio di Benvenuto Brunello (11-21 novembre) - che per un territorio come Montalcino sia fondamentale lavorare sulla qualità totale, nel vino come nell’ospitalità o nella ristorazione. È un obiettivo strategico per affermare l’immagine di un territorio che deve essere sempre più bandiera dello stile di vita italiano nel mondo”.

Il “piano solo” di Danilo Rea a Castello Banfi

Danilo ReaDai capisaldi del jazz, passando per le canzoni italiane, fino alle arie d’opera: domani 22 luglio Jazz & Wine in Montalcino prosegue a Castello Banfi con Danilo Rea e le sue “Improvvisazione di piano solo”. Uno dei più grandi pianisti italiani trova nella dimensione in piano solo il momento ideale per dare forma al proprio universo espressivo e al suo talento naturale per l’improvvisazione: con la sua capacità di spaziare su qualunque repertorio, la sua sensibilità musicale, il suo estro gentile e la sua forza creativa, Rea plasma la melodia schiudendo le porte alle infinite possibilità che si aprono agli ascoltatori. Uno show dinamico in cui l’improvvisazione è protagonista, proiettando gli spettatori in un mondo le cui strade sono ancora tutte da scoprire.

“Io improvviso sempre durante i concerti, odio avere una scaletta - dichiara l’artista - nulla è già deciso: per me un concerto è come un salto in un mondo che ti si apre strada facendo. È un po’ come raccontare una storia, cercando di costruirla parola dopo parola, e trovando spunti per reinventarla ancora, sempre viaggiando melodicamente sul filo dei ricordi comuni”.

Jazz & Wine in Montalcino che, con la direzione artistica di Paolo Rubei, nasce dalla collaborazione tra l’azienda vinicola Banfi, la famiglia Rubei dell’Alexanderplatz Jazz Club di Roma ed il Comune di Montalcino, proseguirà poi fino al 25 luglio trasformando Montalcino in una capitale della musica. Prossimi appuntamenti: venerdì 23 luglio (Fortezza di Montalcino) Emanuele Urso con Lorenzo Soriano special guest, sabato 24 luglio (Fortezza di Montalcino) l’Orchestra Observatorium diretta da Massimo Nunzi, domenica 25 luglio Alex Britti (Fortezza di Montalcino).

Tutti gli spettacoli di Jazz & Wine in Montalcino avranno inizio alle ore 21.45.

Informazioni e contatti
www.jazzandwinemontalcino.it
Marketing Banfi: +39 0577 840 111 / +39 348 2302870
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Informazioni e prenotazioni
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Montalcino riparte sotto “buona stella” di Banfi

Il panorama da Castello Banfi“La prima volta che vidi Montalcino e quel Castello che per me rappresentava il futuro, la portata del sogno di mio padre John fu subito chiara. Oggi sono orgogliosa: Castello Banfi è realtà”. Nelle parole di Cristina Mariani-May, proprietaria della Castello Banfi (a WineNews, ndr), c’è tutta l’essenza di un progetto voluto dalla famiglia italo-americana in un territorio che all’epoca - era la fine anni degli Settanta - non poteva certo immaginare, sognare quello sì, ciò che sarebbe diventato: uno dei territori del vino più importanti al mondo, grazie al Brunello, oggi tra i vini più celebrati dalla critica internazionale, amato e desiderato dagli amanti del vino e dai collezionisti grazie ad annate che continuano a farlo entrare nella storia. Poi, è arrivata la pandemia. Tra incertezze, difficoltà e lockdown, proprio grazie a due grandissime annate consecutive come non si erano mai viste, la 2015 e la 2016, il mondo non ha mai smesso di parlare di Brunello e di Montalcino.

Ma l’emergenza ci ha insegnato che, anche se costretti, non si può stare fermi, ma progettare la ripartenza e il futuro. Un futuro nel quale Banfi, la griffe che ha lanciato il Brunello nel mondo, è già entrata, riportando nel lockdown una stella Michelin nel territorio di Montalcino. A conquistarla, il Ristorante “La Sala dei Grappoli” con lo chef Domenico Francone, che nella ripartenza della ristorazione italiana, da pochi giorni ha riaperto le porte nella cornice del Castello Banfi Wine Resort, il trecentesco Castello di Poggio alle Mura tra i vigneti del Brunello nella Val d’Orcia Patrimonio Unesco, che fa parte del prestigioso circuito mondiale dei Relais & Chateaux, un “gioiello” dell’ospitalità made in Italy e tra le mete dei luxury travel più famose al mondo. Una bellezza - vera, pura, naturale, per questo molto facile anche da captare, che ti entra nellanima - quella di Castello Banfi davvero difficile da trovare nel mondo del vino in Italia e nel mondo.

Gli stellati Michelin di proprietà delle griffe del vino italiano rappresentano ben il 5% del totale dei ristoranti della Guida Michelin 2021, e Banfi è tra le cantine che, in un binomio naturale, hanno scelto di puntare sulla ristorazione di qualità nei più importanti territori del vino italiano, come Montalcino. È qui che oggi riaccoglie e si prepara a riaccogliere con ottimismo e fiducia, il turismo al quale il territorio del Brunello è abituato. E lo fa con la novità della stella Michelin conquistata a fine 2020, dallo chef Domenico Francone, di origine pugliese e già ai fornelli per il tristellato Heinz Beck, con la sua brigata di 10 persone, molto professionale, di talento ed impeccabile in sala ed in cucina.

Nei suoi piatti (dallo Spaghettone Biologico Dimitria, cicale, fave, fiori di zucca e lime al Tortello maremmano … a modo mio, con scomposizione e ricomposizione degli ingredienti di uno dei piatti più famosi della cucina toscana, dalla Variazione d’agnello nostrale, alghe, frutti di mare e salsa al Brunello ai pani rigorosamente fatti a mano, e tagliato al tavolo, alla raffinata Dolce Sorpresa, tutta da scoprire) c’è la passione per le materie prime, c’è il fascino degli ingredienti di territorio ed il racconto di chi li produce, c’è una cucina contemporanea che reinterpreta la tradizione che vive nei ricordi dell’infanzia, in abbinamento alle diverse ed ottime etichette di Castello Banfi.
Ma c’è anche una visione che conosciamo bene: quella della griffe-simbolo del Brunello e tra i nomi più importanti del vino italiano, che non ha mai smesso di guardare al suo futuro, ed a quello del suo territorio. Una azienda senza la quale Montalcino, forse, oggi, non sarebbe Montalcino.

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Stella Michelin per il ristorante di Castello Banfi

Stella Michelin per il ristorante di Castello BanfiMontalcino torna ad avere un ristorante stellato. Sala dei Grappoli di Castello Banfi-Il Borgo, guidato dallo chef Domenico Francone, ha ricevuto l’ambita stella Michelin nel corso della cerimonia di presentazione della Guida Michelin 2021, che si è svolta questa mattina da Milano, in diretta streaming.

Situato all’ombra del castello medioevale di Poggio alle Mura, oggi conosciuto come Castello Banfi, la Sala dei Grappoli accoglie i propri ospiti in un ambiente elegante e raffinato. La cucina a vista, all’ingresso del ristorante, offre ai clienti la possibilità di osservare la brigata all’opera, prima di accomodarsi in una delle due sale, con pareti decorate da tralci di vite, a ricordarci il territorio in cui il ristorante si trova. Nel periodo estivo, il ristorante si arricchisce di una splendida terrazza affacciata sulle mura dello storico castello, dove lo sguardo si apre sulla meravigliosa Val d’Orcia, patrimonio mondiale Unesco.

Lo chef Domenico Francone, di origine pugliese, cresce in una famiglia con una forte tradizione culinaria e si avvicina giovanissimo al mondo della ristorazione, maturando esperienze in prestigiosi ristoranti italiani ed internazionali. Arriva in Toscana nel 2008 per fare esperienza presso lo stellato Il Ristorante di Banfi. Dopo la chiusura di questo, si trasferisce a Londra, dove matura la sua esperienza presso il ristorante stellato Apsleys di Heinz Beck. Un momento magico che fa nascere in lui il desiderio di continuare a viaggiare, ma allo stesso tempo sente fortissimo il desiderio di tornare a vivere in Toscana. Ed è qui che Banfi gli offre una seconda opportunità. A Castello Banfi-Il Borgo, oltre a seguire La Taverna, supportato da una brigata di talento, sia in sala che in cucina, riapre l’ex ristorante stellato, la Sala dei Grappoli, dove l’autenticità e i sapori della cucina italiana e mediterranea, si uniscono in modo armonico esaltando i prodotti del territorio, in un abbinamento perfetto ed unico con i prestigiosi vini Banfi.

Castello Banfi-Il Borgo, dal 2019, fa parte della prestigiosa associazione Relais & Chateaux, un insieme di ristoranti gourmet, boutique hotel, resort e ville.

“L’arrivo della prima Stella Michelin - spiega Domenico Francone - è una grande conquista per me e per tutta la brigata di sala e cucina, che premia il grande lavoro e la grande passione che ogni giorno portiamo avanti. Il nostro più grande desiderio è quello di raccontare ai nostri ospiti la varietà di gusti e colori della tradizione italiana, esaltandone allo stesso tempo le infinite potenzialità. Siamo infinitamente grati a tutti coloro che credono nel nostro impegno, stimolandoci a migliorarci ogni giorno”.

Enoturismo, si riaprono le porte di Castello Banfi

Castello Banfi, uno dei luoghi simbolo del BrunelloBuone notizie per i wine-lovers e per chi ama scoprire storia, tradizioni e gustarsi un calice di ottimo vino. Le millenarie porte di Castello Banfi, cantina leader del Brunello di Montalcino, riapriranno venerdì 5 giugno. “Ripartiremo con tutta la cautela necessaria che questa situazione straordinaria impone a noi tutti, ma con tanta emozione e positività perché il circuito dell’enoturismo possa finalmente ripartire”. Sono le parole di Enrico Viglierchio, Direttore Generale di Banfi, che aggiunge: “Apriremo la nostra Enoteca, per degustazioni e spuntini, e il Ristorante Sala dei Grappoli, solo per il pranzo. Torneremo, inoltre, ad accogliere ospiti per visite in cantina ed in vigna. Tutto nel rispetto delle nuove regole. Abbiamo molte richieste per i prossimi mesi, molte sono state posticipate. Gli ampi spazi a nostra disposizione, sia in cantina che in Enoteca e nel Ristorante, che gode anche di un’ampia terrazza esterna, ci permettono di poter gestire in sicurezza la ripresa. Ad eccezione delle strutture ricettive, l’azienda non ha mai chiuso. Tutte le altre attività sono continuate, da quella agricola che non si è mai interrotta, a quella di cantina e di tutte le altre attività aziendali che, pur riducendosi, hanno proseguito durante tutti i mesi passati”. Le visite alla cantina e in vigna, come sempre, saranno possibili solo su prenotazione e solo per individuali e piccoli gruppi (fino ad un massimo di otto persone).

Castello Banfi, progetto contro il “climate change”

Castello BanfiConosciamo bene il “climate change” e lo abbiamo notato con l’innalzamento delle temperature che sta andando verso una “direzione tropicale” anche in Italia. Il settore del vino è chiamato ad intervenire con responsabilità, adattamento, studio ma anche lungimiranza per non farsi trovare impreparato. Una risposta sta arrivando dalla Castello Banfi, realtà leader del Brunello di Montalcino e storicamente sensibile alle innovazioni. Per vincere la battaglia del cambiamento climatico, l’azienda ha deciso di rilanciare il suo impegno nella sperimentazione di nuovi vitigni con l’obiettivo di raggiungere la “sopravvivenza naturale” della pianta. Le ultime ricerche affidano a 25 varietà di vitigni le speranze di contrastare il “climate change” che anche in Toscana ha portato negli ultimi anni a piogge più abbondanti e caldo intenso.
Una sfida che è già iniziata e che si ricollega alla storia aziendale dove la ricerca ha sempre avuto un ruolo di primo piano. Come negli anni Ottanta quando la Castello Banfi con il professor Attilio Scienza e l’enologo Rudy Buratti, in collaborazione con l’Università degli Studi di Milano, effettuò un esperimento su 650 cloni di Sangiovese, che diede una spinta ad una conoscenza più approfondita del vitigno da parte del mondo del vino, approfondita dal 2017 con il lavoro della “Sanguis Jovis - Alta Scuola del Sangiovese”. Il sperimentale sulle nuove varietà è partito nel 2016, in due vigneti a Montalcino di un ettaro e mezzo ciascuno, uno lo specchio dell’altro, ma ad altitudini differenti: il primo in pianura il secondo in collina. Una scelta che punta ad analizzare i risultati in due contesti diversi.
“Gli obiettivi - ha spiegato a WineNews Gianni Savelli, responsabile agronomico di Castello Banfi - sono trovare varietà resistenti, salvaguardare l’ambiente ma anche gli operai in vigna, grazie ad un minor numero di trattamenti. Di tutto ciò ne trarrà beneficio il consumatore finale. La nostra ricerca è focalizzata sulle varietà resistenti alle principali malattie. Dalla Fondazione Edmund Mach di San Michele all’Adige , con cui collaboriamo da anni, abbiamo preso dieci varietà, due iscritte al registro nazionale (Iasma Eco 1 e Iasma Eco 2, ndr) e otto in esclusiva che per la prima volta sono state inserite a pieno campo. Scelte che vogliono costruire una barriera efficace contro la Botritis, grazie agli acini a buccia spessa, ma che guardano anche alla ricerca di nuovi mercati. Ma non ci siamo fermati qui perché contro il cambiamento climatico siamo andati a cercare nuove varietà che non sono ancora autorizzate in Toscana: ne sperimentiamo 25, di cui 17 a bacca nera (tra cui la georgiana Saperavi, che sembra dare risposte interessanti, ndr) e 8 a bacca bianca. Lavoriamo per innovare”.
Un altro requisito su cui Castello Banfi si sta concentrando sono “i portainnesti, la cui ricerca si è fermata al Novecento. Ne abbiamo messi quattro - continua Savelli - vogliamo progredire anche su questo aspetto. Quando arriveremo ai primi risultati? La vendemmia 2020 coinciderà con il primo anno di raccolta, passati tre anni obbligatori con i controlli e le verifiche di rito faremo le nostre valutazioni e decideremo se è il caso di richiedere l’iscrizione all’albo nazionale o regionale”.

Il colosso Lvmh in trattativa con Banfi

Una veduta di Castello Banfi, azienda leader del Brunello di MontalcinoMontalcino ed il suo Brunello continuano ad essere al centro dell’interesse di tanti investimenti potenziali, anche da parte di grandi gruppi del vino e del lusso francese. E tra le trattative in corso, da mesi, come riporta WineNews, ce n’è una di particolare rilievo, quella tra il colosso del lusso Lvmh e Castello Banfi, leader del territorio e fondamentale, nella storia recente, per lo sviluppo di tutto il mercato del Brunello, soprattutto in Usa.

Lvmh, già ai vertici nel mondo del vino con marchi di livello assoluto come Moët & Chandon, Krug, Veuve Clicquot, Hennessy, Château d’Yquem, Cheval Blanc e Dom Perignon, con Castello Banfi troverebbe un’azienda tra le più belle e rinomate al mondo, con una estensione di 2.400 ettari di terreno, 900 dei quali a vigneto (di cui 173 a Brunello), ma anche seminativo e bosco, con la peculiarità della confluenza di due fiumi all’interno dell’azienda, l’Orcia e l’Ombrone, e produttrice conclamata di vini importanti, ma anche di prugne, miele ed olio, con un “collage” che fa di Castello Banfi non solo una grande azienda vinicola, ma anche agricola di ineguagliabile bellezza e valore. Senza contare le ville all’interno della tenuta e il Castello di straordinaria bellezza, con parti monumentali del Trecento e del Quattrocento toscano. E con un relais che le guide internazionali posizionano tra i migliori del mondo. Una cantina che ha sviluppato un fatturato di 68 milioni di euro nel 2018, e un utile (risultato netto) di 2,2 milioni di euro (dati Mediobanca), grazie a vini esportati in tutto il mondo e premiati dalla critica italiana ed internazionale.

Un affare che, se si concretizzasse, segnerebbe il secondo passo francese in terra di Brunello, dopo l’acquisizione della Tenuta Greppo di Biondi Santi da parte del gruppo Epi della famiglia Descours. Ad ora, però, da quanto apprende WineNews, in una trattativa che va avanti da oltre otto mesi, non c’è nulla di definito e definitivo. Potrebbe risolversi con un’acquisizione di Castello Banfi da parte di Lvmh, nell’ingresso dei francesi nel capitale della cantina della famiglia Mariani, in un accordo di altro tipo o anche in un nulla di fatto. Tutto è possibile. Ma quello che racconta questa trattativa, che di certo è in essere, è la conferma dell’appeal del territorio di Montalcino a livello mondiale. E la bellezza di una azienda, e la qualità dei suoi prodotti, che spinge uno dei colossi del vino e del lusso mondiale ad investire nella collina del Brunello. Un distretto, quello di Montalcino, che si conferma nei pensieri, negli obiettivi e nei desideri degli investitori del mondo.

Il Centine 2017 di Banfi tra i top sotto i 25 dollari

Centine Toscana IgtUna numerosa fascia di consumatori quando si ritrova a scegliere un vino va alla ricerca dell’equilibrio vincente, non sempre facile da trovare, nel rapporto tra qualità e prezzo. Per fortuna l’Italia è in grado di proporre una ricca varietà di prodotti, buoni, a costi decisamente accessibili. Non a caso ciò si riflette nella grande presenza di vini italiani nella “100 Top Values” di Wine Spectator (riportata da WineNews), la classifica della prestigiosa rivista Usa, che seleziona ogni anno le 100 migliori etichette che, allo scaffale Usa, mercato n. 1 del mondo e di vitale importanza per l’Italia, costano meno di 25 dollari. In tutto sono 17 le bottiglie italiane in lista, poco meno di una su 5, con una selezione che abbraccia, come sempre, tutta Italia. Tra questi, nella categoria “Elegant reds”,troviamo anche il Castello Banfi Toscana Centine 2017, un vino (Toscana Igt) particolarmente versatile che nasce dall’incontro tra la migliore tradizione Toscana del Sangiovese e quella internazionale del Cabernet Sauvignon e del Merlot.

Il wedding è un business per Montalcino? Analisi e dati

Tanti stranieri decidono di sposarsi a MontalcinoSi parla molto di “wedding”, del turismo legato ai matrimoni. Ma quanto è importante per Montalcino? E in quale misura riesce a “smuovere” l’economia locale? Ci sono delle potenzialità ancora non esplorate? Si ha consapevolezza di questo nuovo filone di turismo in cui molti territori stanno investendo? La Montalcinonews ha deciso di fare un’analisi per fotografare la situazione attuale. Intanto partiamo da un punto: per quanto riguarda i matrimoni di “fascia alta”, che rappresentano una nicchia, Montalcino è messa molto bene. Posti, ad esempio, come Castello Banfi, Castiglion del Bosco e Castello di Velona rappresentano delle vere e proprie eccellenze. Non a caso nomi famosi del mondo dello sport o dello spettacolo (da Simone Inzaghi con Gaia Lucariello fino a Caroline Wozniacki con David Lee...) hanno scelto la patria del Brunello perché qui hanno trovato qualità, paesaggi unici, prodotti eccezionali e comodità. E Montalcino, grazie anche a questi resort, ha beneficiato di una visibilità internazionale. Ma i grandi numeri si fanno però con i matrimoni di “fascia medio-alta”, come dimostra l’alto numero di stranieri che scelgono l’Italia per dirsi il loro “sì” eterno. E qui la situazione cambia. Montalcino paga in un certo senso un “deficit” rispetto ai paesi limitrofi, forse non consapevole, ma questo accade anche per altri contesti, che il turismo legato ai matrimoni genera ricadute economiche positive per tutta la cittadina: dalle cantine ai ristoranti, dai negozi alle enoteche. Anche perché il matrimonio, alla fine, non dura più un giorno ma i festeggiamenti si prolungano per l’intero fine settimana, come dimostra la tendenza chiamata “wedding week”.

La Toscana è leader nazionale. Ma andiamo con ordine e iniziamo dai numeri. Confcommercio Siena nei giorni scorsi ha fornito dei dati interessanti che inquadrano bene la situazione nella nostra Regione. I dati 2018 consolidano il posizionamento della Toscana che, con una quota pari al 30,9%, si conferma la regione leader del mercato nazionale. Numeri che saranno al centro, il prossimo 12 dicembre a Siena, dell’evento “Wedding, How to do in Terre di Siena” su cui si parlerà con addetti ai lavori e operatori di questo fenomeno con l’obiettivo di mettere in connessione albergatori, gestori di strutture ricettive e ristoratori con chi fa wedding planner. Secondo i dati regionali sia gli arrivi che le presenze turistiche per il settore wedding hanno fatto registrare nel 2018 aumenti a doppia cifra, rispettivamente +42,2% e +34,8%, con un trend di crescita medio annuo pari al +9,2% e al +7,8%. Nel quadriennio 2014-2018 il fenomeno ha evidenziato tassi di crescita significativi. In termini di fatturato totale stimato la percentuale sale al 32,3%. Nel 2018 ci sono stati 2.713 eventi, 134mila arrivi e 546mila presenze. I principali mercati sono la Gran Bretagna, 31,4%, USA, 23% e poi Germania, 6,4%, Australia, 5,6%, Olanda, 4,2%, Irlanda, 3,7%, Canada, 3,6%, Norvegia, 3,1%, Brasile, 2,4%, Russia, 2,1%. Il mese preferito è settembre (23,6%). I mercati emergenti citati sono quelli di Irlanda, Brasile, Libano, Sud Africa, Turchia, Emirati Arabi, Cina, Lituania. In tutta la Toscana ci sono oltre 5.000 operatori della filiera wedding: 49,3 è il numero medio di invitati, 59.000 euro la spesa media per evento, 160,2 milioni di euro il fatturato totale stimato. Le location emergenti sono i borghi esclusivi, le dimore storiche, mentre le location “top 5” sono le ville, 38,2%, gli agriturismi, 20,8%, i castelli, 16,4%, i luxury hotel, 15,3%, i Comuni, 3,9%.

Montalcino: alcuni numeri. I numeri non mentono, la Toscana è meta ambita, la numero uno. Abbiamo cercato, a questo punto, di capire il peso di Montalcino. In che modo? Sentendo gli operatori del settore: da chi organizza i matrimoni (i wedding planer) alle grandi strutture, cercando poi qualche dato utile. Il primo è questo: nel 2018 a Montalcino sono stati celebrati 12 matrimoni civili e 11 religiosi. Nel 2019, ad oggi, 10 matrimoni civili e 15 religiosi (fonte Comune di Montalcino). A Montalcino il matrimonio civile si può fare a Palazzo Storico e in Comune (Piazza Cavour). I cittadini stranieri pagano 800 euro, gli italiani non residenti 500. Per quanta riguarda i residenti (ne basta uno) è gratis oppure costa 50 euro se la decisione è di giurarsi “amore eterno” a Palazzo Storico. A San Giovanni d’Asso il matrimonio civile è previsto nella Sala del Camino del Castello, ed è gratuito se c’è almeno un residente, oppure si paga 250 euro per gli italiani non residenti e 450 euro per gli sposi stranieri. A differenza di altri posti a pochi chilometri di distanza, Montalcino, dove nei giorni festivi in Comune non è possibile sposarsi il pomeriggio, non ha allargato le possibilità di sposarsi in luoghi diversi dal Comune (storico o attuale). Lo ha fatto, ad esempio, Montepulciano (48 matrimoni celebrati nel 2019, di cui 25 civili e 23 religiosi - fonte: Comune di Montepulciano) dove la cerimonia si può fare anche al Lago, in Fortezza o al Museo. Poche settimane fa è stata la volta di Pienza che ha deciso di puntare forte sul wedding, allargando la celebrazione del matrimonio con rito civile a luoghi “iconici” come Largo Mario Luzi, Via dell’Amore e il Primo Pratellone di Viale Santa Caterina. Se c’è chi si muove, Montalcino sembra ancora non crederci così troppo. C’è poi il discorso legato all’Abbazia di Sant’Antimo, un posto bellissimo ma in cui sono effettuati 1 o al massimo 2 matrimoni al mese eccetto nei mesi più importanti a livello liturgico,”in quanto - ci fa sapere la Segreteria - vi sono anche attività diocesane e momenti di spiritualità intensa”.

La parola ai “wedding planer”. Se noi da osservatori possiamo farci un’idea della situazione, quelli che sicuramente conoscono bene come stanno le cose sono i “wedding planer”, ovvero coloro che organizzano i matrimoni, una figura professionale in grande crescita. A loro abbiamo chiesto di dirci di più sul wedding a Montalcino.

Claudia Moritz organizza eventi e matrimoni in Toscana. Ha una sua attività con sede proprio a Montalcino. “Devo dire che Montalcino non è un posto in cui sia facile lavorare. Sono tedesca e la maggior parte dei miei clienti arrivano dalla Germania. Il Chianti fiorentino è una meta ambita per i matrimoni ma anche la Valdorcia è in crescita. Montalcino è un caso diverso: negli ultimi 5 anni ho organizzato qui un solo matrimonio. Bisogna fare una distinzione tra le strutture di lusso, che sono per una certa fascia, quella alta, di clientela e quelle dedicate a una fascia medio-alta di pubblico che poi è quello più numeroso. Montalcino non ne ha abbastanza. Non è per far polemica, amo Montalcino ma altri posti si sono mossi in maniera differente. Trequanda, ad esempio, ha stipulato accordi per fare matrimoni civili su altre location, qua è possibile solo in Comune anche se il Palazzo Comunale Storico è un posto bellissimo. Ma ci sarebbero altri palazzi suggestivi, il Comune magari potrebbe stipulare accordi per fare matrimoni anche in nuove location, proporre matrimoni con rito civile con vista sui vigneti e la Valdorcia. Questo è quello che chiedono i turisti stranieri. I modi ci sarebbero, così è difficile competere con altre realtà. Anche Pienza si sta muovendo molto. Un altro aspetto è la mobilità e i trasporti: come li porti 50 persone quando non c’è un treno, un bus o un collegamento con una grande città? Chi si sposa qui è perché ha visto la città e se ne è innamorato altrimenti, anche se sono tentati, rinunciano per le difficoltà. Le ricadute sul territorio sarebbero notevoli, i gruppi si fermano per 3/4 giorni e vanno in giro a fare degustazioni, si fermano nei ristoranti, fanno regali. Spero che la situazione cambi, qualche segnale forse c’è: per il 2020 ho già prenotati due matrimoni da organizzare a Montalcino”.

Eleonora Ciolfi (Wedding in Val d’Orcia): “Montalcino ha delle location al top per un target alto, basti a pensare a Banfi o al Castello di Velona. Però c’è un target medio-alto, con un buon budget a disposizione, che ama la Valdorcia e che non ha dei luoghi adatti per celebrare il matrimonio. Non è il caso del classico agriturismo. A Montalcino ci sono difficoltà perché esistono poche location di questo livello. Le potenzialità non mancano così come le richieste. Bloccando il turismo legato ai matrimoni si perde anche un certo indotto per il territorio. Un evento del genere fa lavorare fiorai, parrucchieri, Ncc, numerosi fornitori. Senza poi dimenticare le attività collaterali, come lo shopping e il wine-tasting”.

Simona Coltellini (Above & Beyond Tuscan Weddings): “i matrimoni in Toscana se ne sono sempre fatti tanti, si dice che sono in crescita perché solo adesso si è iniziato a studiarne il fenomeno. L’idea che tutti possano fare i matrimoni è sbagliato perché tutte le strutture non sono adatte. I comuni cosa devono fare? Intanto avere un ufficio anagrafe che funzioni. Non conosco la situazione di Montalcino ma posso dire che maggiore è l’offerta più aumentano le potenzialità di incontrare i gusti del pubblico. Le nozze creano anche un giro di affari non da poco: a San Galgano si celebrano tre matrimoni al giorno e ciò per il bilancio di un Comune è importante...”.

Montalcino, meta di un matrimonio da sogno. E poi ci sono i posti da favola in cui personaggi famosi o coppie da tutto il mondo decidono di passare il giorno più bello della loro vita convinti da tutto quanto di straordinario propone questa terra. Ma anche dall’accoglienza, dall’organizzazione dei resort e dalla cura dei dettagli. Sono luoghi conosciuti in tutto il mondo, pieni di storia e di fascino, spesso al top nelle classifiche internazionali. Qua, ovviamente, il discorso cambia rispetto a prima. A loro la parola.

Azzurra Casini - Director of Communications Rosewood Castiglion del Bosco. "Il business dei matrimoni per noi è sempre più importante, quest’anno ne abbiamo fatti 10, in aumento rispetto allo scorso anno. Le nazionalità principali sono Stati Uniti e Regno Unito anche se stiamo registrando un crescente interesse dall’India, Asia e dall’Italia. Abbiamo anche riscontrato un aumento di richiesta per piccoli matrimoni (20-25 persone). Chi si sposa qui è alla ricerca di un contesto unico, sofisticato ma autentico allo stesso tempo e richiede la massima professionalità in termini di organizzazione di eventi; si tratta infatti spesso di produzioni importanti che vedono, oltre alla cerimonia, la realizzazioni di allestimenti floreali, eventi a tema, cene di gala e molto altro. Per questo, spesso, questo tipo di eventi è gestito assieme ai wedding planner più importanti a livello mondiale. Senza dubbio il business dei matrimoni ha una ricaduta a livello locale, sia essa diretta o indiretta, che si tratti degli ospiti che decidono di visitare i dintorni o il supporto di fornitori esterni”.

Juan Miquel - Hospitality director Castello Banfi. “Ospitiamo non più di 10 matrimoni all’anno di livello alto. Le coppie che si sposano sono straniere, un terzo proviene dagli Usa, un terzo dall’Europa e un terzo dal Brasile che è un mercato importantissimo, il secondo per noi. Eventi del genere portano benefici per tutti, perché la gente poi va in giro per Montalcino e spende. Ricordo di gruppi che poi hanno fatto cene da centinaia di persone in ristoranti della zona. E poi i nostri fornitori sono locali, quindi più gente viene al ristorante e più lavoro c’è per tutti. Montalcino è un posto molto conosciuto e ambito, secondo me negli ultimi anni è migliorato moltissimo”.

Giorgia Pellegrinelli - Marketing, Castello di Velona. “La Valdorcia è patrimonio Unesco, i vigneti di Brunello e gli oliveti sono dei simboli. Il nostro castello è storico, un monumento nazionale. A Montalcino siamo l’unico posto che offre un castello, le acque termali e la produzione di vino e olio biologico. Per i matrimoni proponiamo attività abbinate, l’evento inizia già dai giorni precedenti. Una cosa molto apprezzata sono le cene e i pranzi privati in vigna, dietro c’è una grande organizzazione. I collegamenti sono però un problema. Ci sono alcune persone che magari vorrebbero venire a Montalcino poi vedono che con gli spostamenti è impegnativo e decidono di andare a Firenze. Però, se vogliamo, è anche questo il bello di Montalcino. Vengono prevalentemente gli stranieri, abbiamo ospitato matrimoni importanti. La ricaduta economica è per tutto il territorio: già prima di venire, ad esempio, ci scrivono per visitare le cantine più belle, vogliono scoprire i posti, si informano sull’Abbazia di Sant’Antimo che tutti poi vanno a vedere.

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