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Strade Bianche e Tirreno-Adriatico: è grande ciclismo

Il passaggio per Montalcino della Tirreno-Adriatico 2018Questa settimana torna il grande ciclismo nel territorio di Montalcino. Si parte con le Strade Bianche, sabato 4 marzo, quella che per le sue caratteristiche è stata definita la “Classica del Nord più a sud d'Europa”, gara prestigiosa che fa parte del calendario Uci WorldTour. Partenza e arrivo da Siena, traguardo in Piazza del Campo, 184 km complessivi, 63 di sterrato. Prevista la presenza di tanti campioni, anche se mancheranno l'ultimo vincitore, Pogacar, e Wout van Aert. Saranno invece al via Alaphilippe e Mathieu van der Poel. La salita di Montalcino sarà la seconda asperità di giornata (4 km, 5% di pendenza). Dopo Torrenieri, iniziano il 5° (11.9 km) e il 6° (8.0 km) settore, intervallati da solo un chilometro di asfalto. Questa parte è molto impegnativa e spettacolare. Il cronoprogramma prevede intorno alle 13 l'arrivo al bivio per Montalcino (sp del Brunello), passaggio a Torrenieri intorno alle 13.30 (sp 137) e poi i corridori vivranno le emozioni nei tratti sterrati (ore 13.50 circa il passaggio a Lucignano d'Asso). Pochi giorni dopo, l'8 marzo, arriva la "corsa dei due mari", la Tirreno-Adriatico. Montalcino sarà interessata nella terza tappa, da Follonica a Foligno (216 km). Poco dopo le ore 12 è previsto il passaggio a Sant'Angelo Scalo con i ciclisti che attraverseranno poi Sant'Angelo in Colle, il Passo del Lume Spento passando anche per Montalcino (sp 14). Non mancheranno i grandi campioni al via, la Tirreno-Adriatico è una corsa che ha blasone e viene scelta storicamente per preparare al meglio la Milano-Sanremo, grande classica del ciclismo.

Montalcino, sta per tornare il grande ciclismo

La Fortezza di Montalcino illuminata di rosa: foto del fotografo Fabio MuzziÈ ancora indelebile il ricordo della Brunello Wine Stage, la tappa del Giro d’Italia 2021 che dette il primo, decisivo scossone alla Corsa Rosa, con le difficoltà del giovane Evenepoel e la prova di forza di Bernal, poi futuro vincitore (e attualmente in terapia intensiva dopo un incidente avvenuto mentre si stava allenando in Colombia. Forza Egan!). Fu spettacolo autentico a Montalcino quel 19 maggio: spettacolo sportivo e spettacolo coreografico, con la bellezza delle strade bianche, delle colline della Valdorcia patrimonio Unesco, dei vigneti dove nasce il mito del Brunello. Una magia che tanti appassionati hanno potuto rivivere grazie al Giro d’Italia virtuale, che dallo scorso ottobre ha permesso a qualsiasi ciclista dotato di smart bike o smart trainer di provare, a casa propria, le emozioni della Tappa del Brunello tramite avatar 3D.

Adesso, oltre otto mesi dopo, siamo pronti ad accogliere nuovamente i campioni delle due ruote. Succederà il 5 marzo, con la Strade Bianche - una delle corse più spettacolari e suggestive dell’intero circuito mondiale: partenza e arrivo a Siena e un passaggio nella terra del Brunello, da Montalcino a Torrenieri fino ai famosi sterrati di Lucignano d'Asso e Pieve a Salti - e poi il 9 marzo con la Tirreno-Adriatico, che una volta era la preparazione della Milano-Sanremo e adesso è una delle corse più affascinanti, “la miglior corsa del 2021” secondo la Gazzetta dello Sport considerando i partenti e i vincitori delle tappe: Van Aert, Pogacar, Alaphilippe, Van der Poel, Bernal, Ganna... La corsa si terrà dal 7 al 13 marzo: partenza da Lido di Camaiore, arrivo a San Benedetto del Tronto. La terza tappa passerà anche dal comune di Montalcino: partenza da Murlo, poi Bibbiano, Torrenieri, San Quirico, Chianciano, Chiusi per entrare in Umbria e terminare a Terni.

Il 29 maggio sarà poi la volta di Eroica Montalcino, la ciclostorica su strade bianche tra la Val d’Arbia, le Crete Senesi e la Val d’Orcia patrimonio Unesco: l’occasione perfetta, anche per chi è meno allenato, per scoprire gli incantevoli paesaggi che solo Montalcino riesce ad offrire.

La bici di Bovini nel museo dei campioni

Paolo Bianchini e Sergio PinarelloQuesta è una storia di artigianalità, passione, ciclismo d'altri tempi con un filo conduttore sullo sfondo: Montalcino. Perché questo non è solo un territorio dove le bici a pedali trovano il proprio habitat ideale, tra strade bianche, panorami mozzafiato, altimetrie che stimolano imprese e gesti eroici indelebili. C'è tutto questo, è vero, ma ci sono anche personaggi diventati a loro modo dei simboli e che hanno scritto una pagina di storia locale. Uno di questi è Armando Bovini, pioniere del ciclismo a Montalcino, corridore di uno sport che non era certo quello di oggi. Bovini, nato nel 1927, si è appassionato alla bicicletta e alle competizioni ammirando il grande Primo Volpi, campione “adottato” da Torrenieri e uno capace di entrare nella top ten del Giro d'Italia, di vincere il Giro d'Europa e di battere in volata al Giro delle Asturie, a quasi 40 anni, uno dei più straordinari artisti della bicicletta di tutti i tempi: Charly Gaul. Bovini ha fatto un'altra carriera, lui era immancabile nelle gare locali, perché una volta tutte le domeniche c'era una corsa nei paesi. Bovini è nato a Montalcino, all'inizio gareggiava con una bici di 18 chili, una cosa impensabile con i mezzi ultra-leggeri di oggi, ma fino all'ultima goccia di energia non la dava vinta alla fatica. Si trasferisce a Firenze, compra una bici Legnano nel 1961, continua a correre. E lo farà per sempre, perché finita l'adrenalina agonistica Bovini non poteva di certo rinunciare alla sua passeggiata tra i pedali.

Armando BoviniNe ha viste tante quella bicicletta, non poteva finire nel dimenticatoio. Ed ecco che oggi ha trovato il posto dove merita, nel museo della bicicletta di Paolo Bianchini, gioiello di cimeli e rarità che si trova a Ciacci Piccolomini d'Aragona, la prestigiosa griffe del Brunello di proprietà della famiglia Bianchini. Insieme alle maglie rosa e gialle, a quelle dei campioni del mondo, alle biciclette delle grandi firme adesso c'è anche quella di colui che è stato uno degli interpreti più importanti e genuini di questo sport a livello locale. La Legnano di Bovini è tornata splendida come un tempo grazie alle mani di Sergio Pinarello, un cognome che ha fatto la storia del ciclismo. Pinarello vive a Torrenieri ed è stato un ciclista a livello giovanile ed un dirigente sportivo. Questo mondo, nonostante ora si occupi di altro, non lo ha mai abbandonato e la sua abilità a soffiare nuova vita a bici già in pensione ed a rischio estinzione, è da artigiano puro, di quelli con le mani d'oro. Custodisce anche un gioiello rimesso a posto personalmente, la bicicletta di un mito, quella di Gino Bartali. Così ha fatto anche con la bici di Bovini, riconducibile ai primi anni '50, che poi ha deciso di donare a Paolo Bianchini in quel museo bellissimo dove starà in buona compagnia.

La bicicletta di Armando Bovini“Questa bici - spiega Pinarello - mi fu data nel 2005 da Armando Bovini, detto “Bissi”, con queste parole: “Sergio, prendi questo cancello e portalo via. Rimettila in funzione, altrimenti la sua fine sarà quella di finire nel ferraccio”. Ho impiegato due anni per la sua ricostruzione, cercando di rimanere il più possibile fedele all'originale”. Missione compiuta tanto che la compagna fedele del “Bissi” ha partecipato con Pinarello all'Eroica con tanto di iscrizione nel Registro delle biciclette eroiche. “Bovini abitava a Firenze - continua Pinarello - faceva il fornaio, e con questa bici tornava a Montalcino. Quando mi disse di prenderla non ci pensai due volte, la caricai nel furgone e mi misi subito a lavoro: c'era molto da fare e sono orgoglioso di esserci riuscito. Porta con sé un ricordo di tanta fatica e amore per questo sport, Armando una volta mi raccontò che correva mangiando solo due fette di pane con una di mortadella e poi, finita la gara, doveva tornare indietro, sempre in bici. Immaginiamo che fame aveva... Era un altro ciclismo, Bovini e un montalcinese Docg, donarla a Paolo credo sia il modo migliore per ricordarlo”. Senza dubbio, non c'è posto più adatto del museo di Ciacci Piccolomini d'Aragona per custodire un pezzo di storia del ciclismo. “Oltre che una bellissima bicicletta - spiega Paolo Bianchini - è un ricordo importante di uno dei primi ciclisti montalcinesi. Ringrazio Pinarello, siamo molto amici: è stato lui a darmi le prime dritte sul mondo del ciclismo”. Bovini, da lassù, sarà orgoglioso di Sergio e di Paolo. E quando tra meno di un mese la maglia rosa (il 19 maggio, giorno in cui tra l'altro ricorre l’anniversario della scomparsa di questo amato ciclista) arriverà a Montalcino, Bovini sicuramente sorriderà, applaudendo i campioni di oggi che continuano a scrivere la storia di uno sport meraviglioso.

Il campione Van Aert brinda col Brunello

Il campione di ciclismo Van Aert al traguarde della Strade Bianche 2020Brinda con il Brunello di Montalcino Wout Van Aert, campione di ciclismo e uomo del momento dopo aver vinto la Strade Bianche, il 1 agosto, e la Milano-Sanremo, due giorni fa. “La scorsa settimana abbiamo festeggiato stappando parecchie bottiglie di Brunello”, ha rivelato il ciclista belga in riferimento alla spettacolare gara nelle terre di Siena, che è passata per circa 30 km da Montalcino, Torrenieri, Lucignano d’Asso e Pieve a Salti, località che ha ospitato le squadre Boels e Lotto-Soudal. In quest’ultimo team ha gareggiato un altro belga, Tieslj Benoot, che vinse l’edizione 2018 e poi festeggiò col Brunello e il Rosso di Montalcino, ricevendo dall’azienda Banfi una bottiglia di Brunello del suo anno di nascita, il 1994.

4 continenti, 28 Paesi, 1.400 al via: è Eroica

Franco Rossi, responsabile Eroica MontalcinoC’è il Giro d’Italia, ok. Ma gli occhi del mondo del ciclismo, e dei tanti appassionati di questo meraviglioso sport, saranno puntati anche su Montalcino. Meno due all’inizio del ricco programma di eventi che caratterizzeranno Eroica Montalcino. In redazione è passato a trovarci Franco Rossi, vicepresidente di Eroica Italia e responsabile di Eroica Montalcino, e con lui abbiamo fatto il punto della situazione su una seconda edizione che si preannuncia ricca di novità. “Montalcino quest’anno - spiega Rossi - ha fatto davvero un grande salto. Alla manifestazione si sono iscritti ciclisti da tutti e quattro i continenti che arriveranno da ventotto paesi diversi. Questo, a livello territoriale, è molto importante perché abbiamo modo di far vedere le nostre eccellenze in tutto il mondo anche in ambito sportivo. Attualmente ci sono oltre 1.400 iscritti, di cui 150 donne, segno che il ciclismo sta diventando popolare anche in ambito femminile. E noi di Eroica ci siamo impegnati molto in questa direzione. Abbiamo organizzato cinque percorsi diversi, ci tengo a parlarne perché Eroica è anche un modo di socializzare, comunicare e condividere: due tragitti sono più impegnativi, uno di 171 km e uno di 96 km. Le partenze, libere ‘alla francese’, saranno la domenica mattina dalle ore 7 alle 7.30. La 171 km toccherà la Valdorcia e la Valdarbia per poi tornare su Montalcino per percorrere la parte dei vigneti del Brunello. Alle 8.30/9 partiranno i secondi percorsi, quello di 46 km è interamento dedicato al Brunello, l’altro, di 27 km, è pensato per le famiglie e i ragazzi: qui abbiamo avuto buone risposte dal Nord Europa. I ristori saranno caratterizzati da prodotti tipici: quindi minestra di pane, salumi di tutti i tipi e sì, anche il vino, ma non troppo però perché non bisogna esagerare!”.

Dopo il successo dello scorso anno Eroica Montalcino ha pensato ad un “bis” speciale. “Montalcino per noi - continua Franco Rossi - non è solo andare in bicicletta ma anche vivere una certa filosofia, uno spirito, un modo di interpretare tutte le nostre eccellenze. La festa, quest’anno l’abbiamo chiamata così, sarà diretta da Andrea Satta. Il tutto inizierà alle ore 17 con i ‘Mercatini Eroici’, con espositori italiani ed esteri che porteranno i loro pezzi di ricambio. Parliamo di oggetti prestigiosi che richiameranno numerosi collezionisti. Poi l’azienda che rappresenta per tanti aspetti Montalcino nel mondo, Banfi, quest’anno ha costituito una squadra di ciclisti vintage e faremo quindi la presentazione ufficiale del team di Poggio alle Mura al Teatro degli Astrusi dove sarà poi proiettato in anteprima il film ‘L’Eroico’ dedicato a Luciano Berruti, con molti soci del Cicloclub che parteciperanno alla visione. Il sabato sarà una giornata interamente dedicata alla festa con spettacoli di strada che vedranno coinvolti bambini, adulti ma anche personaggi importanti e famosi del mondo del ciclismo, dello spettacolo e della stampa. La domenica, momento clou, già dalle ore 6 i ciclisti potranno arrivare in Piazza del Popolo da dove partiranno tutte le gare”. Nel centro di Montalcino ci saranno anche stand dedicati allo shopping, il Caffè dell’Eroica e punti di ritrovo per condividere una bella festa a cui parteciperà anche il cuore sociale della città: i Quartieri. Sabato sera, infatti, sarà possibile mangiare negli spazi messi a disposizione ad hoc per far conoscere un’altra eccellenza della città.

Guarda la video-intervista!

Montalcino al Tour de France con la maglia di Bitossi

Francesco Moser e Paolo BianchiniMontalcino finisce al Tour de France. Gli appassionati di uno degli sport più nobili ed eroici lo avranno sicuramente notato durante questi giorni di dirette televisive dedicate alla gara a tappe più famosa al mondo. Il ciclismo, lo sappiamo, è disciplina di aneddoti e leggende, ricordi e cimeli. Come quella bellissima maglia arancio-bianco che non esiste più (adesso è di colore verde) e che Franco Bitossi indossò e conquistò nel 1968. Un anno importante per il ciclista di Carmignano che in quella edizione della “Grande Boucle” vinse la Combinata arrivando primo nella classifica a punti, secondo in quella del Gran Premio della Montagna e ottavo nella generale. Risultati che dimostrarono, ancora una volta, la versatilità e il talento di Bitossi. Ebbene quella mitica maglia dai colori così vivi fa parte della storia del ciclismo. Ed è conservata gelosamente a Montalcino da Paolo Bianchini, ex corridore che ha sfiorato il professionismo (nel momento decisivo ha scelto lo studio) ma che ha mantenuto dei legami fortissimi con il ciclismo e con quei campioni che fanno sognare la gente. E il mondo dei pedali non si è mai dimenticato di lui visto che spesso e volentieri i corridori passano a salutarlo a Montalcino nella azienda di famiglia, la Ciacci Piccolomini d’Aragona, che conduce con la sorella Lucia, dove la sala degustazione non è solo il luogo per scoprire i grandi vini ma anche per respirare la storia del ciclismo. Un piccolo-grande museo ricco di tesori, dove fotografie, maglie e biciclette fanno bella mostra e testimoniano come la passione sia un requisito che non deve mai mancare tanto nel ciclismo come nel vino.

La storica maglia portata da Bitossi nel Tour de France del 1968“Questo sport ha sempre fatto parte della mia vita - spiega Paolo Bianchini - ho corso fino al 2002. Sono molto legato a Franco Bitossi e quando è stato contattato dalla Rai per la maglietta lui ha subito fatto il mio nome. Ho ricevuto la chiamata e l’immagine della maglia e il nome di Montalcino sono così finiti in diretta nel corso della trasmissione “Processo alla Tappa”. Conosco molto bene l’ambiente e sono sempre stato benvoluto da tutti. L’ultima dimostrazione l’ho avuta poco tempo fa quando appena tagliato il traguardo della “Charlie Gaulle”, Paolo Savoldelli (due volte vincitore del Giro d’Italia ndr) ha annunciato il mio nome e subito dopo tante persone sono venute a salutarmi. Sono cose che fanno piacere così come ricevere la visita di tante stelle del ciclismo di cui conservo le maglie, cimeli e foto ricordo”. Come quelle con Francesco Moser, di cui Bianchini è amico da anni ricevendo in dono anche una delle prime casacche da campione d’Italia del fuoriclasse di Palù di Giovo. E a proposito di “divise famose” del ciclismo fanno bella mostra al museo le magliette di campioni del mondo di Gianni Bugno, Maurizio Fondriest e Mario Cipollini. Un legame, quello con i professionisti, che non si è mai interrotto e che prosegue con i protagonisti di oggi: Manuel Quinziato, Franco Pellizzotti, Daniele Bennati, Francesco Casagrande e Matteo Trentin sono solo alcuni dei tanti nomi passati per la Ciacci Piccolomini d’Aragona per bere un calice di buon Brunello e parlare di ciclismo in un ambiente rilassato e disteso. E poi c’è anche la solidarietà. Perché la famiglia Bianchini con la sua Asd “Brunello Bike” mette in vendita le maglie da ciclismo dell’associazione, il cui ricavato, ogni anno, va in beneficenza. Un’idea che vale una grande classica.

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