“Sono passati pochi giorni da quando don Antonio ha preso questa decisione, ho chiesto al diacono don Giovanni di assicurare la vita quotidiana ed ordinaria della parrocchia, nelle prossime settimane ci auguriamo di nominare il nuovo amministratore parrocchiale”. Così alla Montalcinonews ha parlato l’Arcivescovo Augusto Paolo Lojudice, contattato dalla nostra redazione dopo l’addio di don Antonio che pochi giorni fa ha comunicato, con una lettera ai cittadini di Montalcino e di Torrenieri, di lasciare la parrocchia. Una scelta che per molti è stata un colpo di fulmine a ciel sereno, don Antonio aveva fatto riferimento a “fatti nuovi” ed “alla mancanza di un sereno e chiaro rapporto di fiducia”, specificando poi alla Montalcinonews “che non ci sono stati assolutamente dei problemi con i cittadini”. Non una parola in più. Dunque per i fedeli ci sarà ancora da aspettare un po' prima di conoscere il sostituto di don Antonio (le attività come le messe e i sacramenti saranno portate avanti da don Giovanni), un tempo comunque non particolarmente lungo, ma un parroco non si sostituisce da un giorno all'altro. Non è una novità che ci sono tante chiese ma pochi sacerdoti e, ovviamente, nessuno deve rimanere scoperto. Servirà un po' di pazienza ed è giusto averla. D'altronde la decisione di don Antonio è stata imprevista ma adesso è anche arrivato il momento di pensare al futuro. “Certo, sono dispiaciuto - continua Lojudice - ma il bene della persona prima di tutto. Se non si sta bene non si può fare un buon servizio, se questa scelta lo fa stare meglio allora è giusto così”. Sono tanti i messaggi arrivati nella nostra pagina Facebook, quando un parroco se ne va, dopo cinque anni, è normale che venga a mancare un punto di riferimento per la comunità. Lojudice però manda a tutti un messaggio di fiducia e speranza: “Bisogna volersi bene e sostenere don Antonio nella preghiera. Lui è un personaggio di spessore e mi auguro che il nuovo parroco sia all'altezza ma anche che venga accolto bene entrando così nel cuore della gente”.
“Tengo a precisare che non ci sono stati assolutamente dei problemi con i cittadini di Montalcino e di Torrenieri con cui ci siamo trovati bene reciprocamente, mi dispiace non avere il modo di poter salutare tutti. Ci sono delle relazioni fondanti e quando c'è poca fiducia e serenità è meglio andare altrove. Ringrazio tutti e vi farò sapere presto del mio futuro”. Queste le parole di don Antonio rilasciate questa mattina alla Montalcinonews con il quale il parroco conferma il suo addio definitivo alla parrocchia e alla comunità di fedeli già annunciato durante la celebrazione della messa nel fine settimana appena trascorso. E proprio al termine della messa era stata consegnata una lettera di saluti ma anche di spiegazioni dove si parlava di “fatti nuovi” avvenuti e “della mancanza di un sereno e chiaro rapporto di fiducia, in coscienza, non ritengo giusto continuare il servizio in questa Chiesa perché non sono più in condizione di poter lavorare in pace”. Problemi che, con le parole rilasciate alla Montalcinonews, smentiscono divergenze con i fedeli. Non ci saranno passi indietro o ripensamenti. “Qui mi sono sempre trovato bene ma sì, è sicuro che andrò via – continua don Antonio – anche se al momento non so dove continuerò. Mi prendo un mese di ritiro spirituale e poi si ricomincia, è chiaro che non c'è niente coi cittadini di Montalcino e Torrenieri”. La notizia dell'addio di don Antonio, che ha celebrato l'ultima messa ieri, si è diffusa in un battibaleno e adesso la comunità attende di conoscere il futuro della parrocchia. Novità potrebbero arrivare a breve, l'Arcivescovo Augusto Paolo Lojudice ha detto che “entro metà ottobre si dovrebbe riconfigurare l’assetto della diocesi“, aggiungendo che “abbiamo già dato alcuni incarichi, altri li daremo entro metà ottobre”.
La lettera di don Antonio.
“Carissimi di Montalcino,
abbiamo trascorso insieme 5 anni nei quali abbiamo condiviso momenti di dolore e momenti di gioia e di festa, tutte esperienze che mi porto nel cuore. Indimenticabili!
Purtroppo ci son stati fatti nuovi e a causa della mancanza di un sereno e chiaro rapporto di fiducia, in coscienza, non ritengo giusto continuare il servizio in questa Chiesa perché non sono più in condizione di poter lavorare in pace.
Domenica prossima non sarò più tra di voi. Ho tirato fino al'ultimo per fare quello che era necessario. Ma il tempo si è compiuto.
Vi sono grato per l'accoglienza e l'ospitalità ricevuta e per i tesori di grazia che mi avete dato in questi anni; da parte mia posso solo dire che, nonostante gli errori, i peccati e certe asprezze, ce l'ho messa tutta e non mi sono risparmiato. Di cuore chiedo perdono e ringrazio perché vado via arricchito. Il Signore per voi e per me saprà trovare soluzioni buone.
Non potendo passare a salutare tutti mi affido a questo biglietto che in questi anni ci ha accompagnato e fatto un bel servizio di collegamento. Certamente il Signore ci darà altri momenti per incontrarci. Nella Preghiera rimaniamo vicini. Che Dio ci benedica!
“Questo periodo, visto che non possiamo andare in chiesa, è l’occasione per riscoprire la preghiera in famiglia, per stringerci intorno agli altri. Che le case diventino piccole chiese, ma che restino piccole chiese anche dopo, e non solo questa settimana”. Il parroco di Montalcino don Antonio Bartalucci si rivolge direttamente ai suoi fedeli, attraverso un video girato da Francesco Belviso e pubblicato dalla Montalcinonews (lo trovate in fondo al testo), e propone alcuni suggerimenti per vivere la Pasqua nelle proprie case, al tempo del Coronavirus. Sette giorni che vanno dalla Domenica delle Palme (5 aprile) alla Pasqua (12 aprile). Un periodo, dice don Antonio, da vivere con tutti i segni della festa secondo le nostre consuetudini. E quindi tovaglie, vino buono, dolce, candele colorate…
“Si chiuda ogni giornata con una preghiera alla Madonna: Ave Maria, Salve Regina e Eterno riposo per coloro che non ce l’hanno fatta in questo giorno - dice don Antonio - qualcuno mi faceva notare che sarebbe interessante se ci fosse un segno, sul modello delle candele dell’Avvento, da costruire giorno dopo giorno fino alla domenica di Pasqua, in modo da trovare qualcosa di compiuto che divenga segno/simbolo della Pasqua stessa. Per esempio: in un vassoio l’olivo delle Palme, uno spago annodato per la riconciliazione, un po’ di pane azzimo e un po’ d’acqua della lavanda, la croce con in mezzo la candela accesa, luce di Cristo risorto”.
5 aprile - Domenica delle Palme
Un giorno di gioia perchè comincia la Grande Settimana. Un rametto di ulivo è facile da recuperare e sarà benedetto prima del pranzo, con la preghiera (che trovate qui) oppure quando alla messa in televisione vedremo e accompagneremo con fede il gesto di benedizione fatto dal Celebrante. Verrà poi collocato in un luogo di riguardo. La messa sarà celebrata alle ore 10 a Siena dall’arcivescovo Lojudice in diretta su Canale 3 (Canale 95) e a Torrenieri in diretta sulla pagina Facebook della Misericordia di Torrenieri, alle ore 11 dal papa in diretta su Rai 1 e alle ore 11.15 a Montalcino in diretta sulla pagina Fb della Parrocchia di Sant’Egidio.
7 aprile - Martedì Santo
Momento penitenziale. Si consegni un foglio con l’esame di coscienza (lo trovate nei testi del giorno) per dare uno sguardo al cammino cristiano della nostra vita familiare. Per prima cosa si proceda con la narrazione delle benedizioni con le quali Dio ci havisitatoin questo anno: ricorrenze, gioie, problemi risolti, amicizia rinnovate, fedeltà riscoperte, sofferenze sopportate, le gioie nei figli, e così via...
Poi si chieda perdono al Signoreper i peccati, le mancanze, le indelicatezze, le parole brusche o cattive, per la nostra scarsa fede, per la povertà di carità e speranza...
Ci si chieda perdono, reciprocamente, nella casa, e con un atto di dolore perfetto (“mi dispiace Signore perchè così ho smarrito e confuso il progetto di amore che avevi su di me”) riceviamo il perdono dei nostri peccati.
La Chiesa ci dice:
“Si ricorda che in caso di estrema necessità l’atto di dolore perfetto, accompagnato dall’intenzione di ricevere il sacramento della Penitenza, da se stesso comporta immediatamente la riconciliazione con Dio. Se si verifica l’impossibilità di accostarsi al sacramento della Penitenza, ovvero, anche il solo desiderio di ricevere a suo tempo l’assoluzione sacramentale, accompagnata da una preghiera di pentimento (il Confesso a Dio onnipotente, l’Atto di dolore, l’invocazione Agnello di Dio che togli i peccati del mondo abbi pietà di me) comporta il perdono dei peccati, anche gravi, commessi”.
(cfr. Concilio di Trento, Sess. XIV, Doctrina de Sacramento Paenitentiae, 4 [DH 1677]; Congregazione per la Dottrina delle Fede, Nota del 25 novembre 1989; Catechismo della Chiesa Cattolica, nn. 1451-1452).
9 aprile - Giovedì Santo
Nel pomeriggio o la sera prima della cena ci si riunisca e dopo aver letto Il Vangelo di San Giovanni (Cap 13) sulla lavanda dei piedi, si suggerisce di compiere nella casa il Rito della Lavanda dei piedi: la moglie lavi religiosamente i piedi al marito e ai figli, il marito alla moglie e ai figli, e i figli ai genitori. Lo si faccia (se si riesce a superare il naturale pudore) in modo religioso: un piede solo, un po’ d’acqua e un bacio. Una vera liturgia familiare che può̀ aiutare a comprendere e a celebrare il senso del nostro essere una coppia e una famiglia nel Signore: il servizio reciproco è segno di grande amore.
A questo gesto segua una cena che possa ricordare la Cena di Gesù̀: se è possibile si raccolgano gli alimenti della Cena Pasquale e dell’Ultima Cena(agnello arrosto, uova lesse, erba amara, pane azimo, buon vino); il capofamiglia legga il racconto di Esodo 12(lo trovate nei testi) e della notte della liberazione dalla schiavitù d’Egitto, e si presti particolare attenzione al pane azzimo, che verrà quindi benedetto e spezzato dal padre (o dal più̀ anziano della famiglia) e distribuito.Si predisponga tutto con solenne sobrietà: una tovaglia particolarmente bella, una sedia lasciata vuota: è un segno che può̀ essere particolarmente evocativo(ognuno gli darà un significato tutto suo a questo spazio vuoto, ciascuno di noi manca qualcuno alla propria mensa), soprattutto per chi vive solo.
Gli elementi del pasto sacro assunsero allora un significato particolare: l’agnellocon il suo sangue divenne segno di liberazione e di riscatto, le sue carni divennero nutrimento e sostegno per il viaggio verso la libertà. Il pane azzimofu simbolo della fretta della partenza, che non consentì di far fermentare la pasta, ma divenne anche il segno dell’afflizione e della povertà sofferta nella schiavitù. Le erbe amare, cioè la cicoria, vennero ad indicare l’amarezza dell’esilio e della schiavitù. Nella cena ebraica c’era sempre la porta aperta e un posto apparecchiato vuoto. Aspettavano il Messia. Forse per noi c’è un parente o un amico assente, per la morte o per la distanza. I bambininel corso della giornata preparino il pane azzimo(impasto di acqua e farina, che va poi messo in forno per la cottura: una schiacciatina).
La messa del Giovedì Santo sarà celebrata alle ore 17 a Siena dall’arcivescovo Lojudice in diretta su Canale 3 (Canale 95) e alle ore 18 a Roma dal papa in diretta su Rai 1.
Nel pomeriggio verso le 15, davanti ad una croce (se non la si possiede, è possibile costruirla con 2 pezzi di legno che abbiamo in casa; possiamo anche disegnarla o costruirla con i bambini), si faccia la Celebrazione della morte del Signore. La famiglia si raduni davanti ad una croce disponibile tra le mura domestiche, che sarà posta rigorosamente al centro della casa, adeguatamente illuminata con una candela, e dopo la lettura del racconto della morte di Gesù la si baci in silenzio e devotamente. Il bacio può essere dato alla croce passandola di mano in mano.
Alla sera, dalle 20 e 30 in poi, prima a Montalcino (Chiesa dei Bianchi, Via Moglio, Via Donnoli, Via Saloni, Via Matteotti, Via Mazzini, ritorno a Piazza Padella, S. Egidio, Via Boldrini, Via Cialdini, Via Lapini, Chiesa dei Bianchi) e poi alle ore 21.30 a Torrenieri (Piazza Stazione, Via Piave, Via Romana, San Rocco, Via Pascoli, Via Romana, Traversa di Via del Castellare, Via Togliatti, Via Battisti, Piazza del Mercato, Via Romana, Chiesa di S. Maria Maddalena, Via Bindo Crocchi), il sacerdote passerà per le strade portando la croce e pregando in silenzio. Si prega di illuminare le finestre e, per chi vuole, di accompagnare la “processione” pregando. È consigliabile fare un digiuno penitenziale (consumare solo un pasto e poi sostenersi con piccole cose come frutta, verdura, ecc.).
Orari del Venerdì Santo: ore 17 arcivescovo Lojudice (Canale 3), ore 18 papa (Rai 1).
11 aprile - Sabato Santo e Veglia Pasquale
Il Sabato Santo è il giorno di Gesù nel sepolcro e la “terra tace”: si copra la croce con un velo e si tenga la candela spenta. Si cerchi di fare un digiuno di parole (si tengano i cellulari spenti per alcune ore almeno), dando valore al silenzio all’interno delle mura domestiche perchè è un giorno consacrato al silenzio. Può essere questo il giorno in cui si prepara tutto quello che poi nel giorno successivo servirà per rendere più festosa la Pasqua (si decorano delle uova, i bambini disegnano la Pasqua a loro modo, si preparano dei fiori...).
Per la veglia Pasquale è necessario preparare la candela e un recipiente con l’acqua. Ad una certa ora della notte (è una Veglia e le campane suoneranno verso le 21) si leggano i testi della Veglia Pasquale oppure solo il racconto della Resurrezione. Si legga il passo Romani 6 e si rinnovino le Promesse battesimali.
Verrà comunicata una preghiera di benedizione sull’uovo e per il Pasto con il saluto del parroco.
Si predisponga del materiale per la celebrazione in famiglia: S. Messa (la trovate nei testi) dell’arcivescovo Lojudice (ore 10, Canale 3), del papa (ore 11, Rai 1), a Torrenieri (ore 10.15, pagina Fb della Misericordia di Torrenieri) o da Sant’Egidio (ore 11.15, pagina Fb della Parrocchia di Sant’Egidio). Augurio di don Antonio, scambio di auguri, pranzo condiviso; si faccia almeno una telefonata a chi si sa essere solo, una parola di speranza e di conforto a chi si sa essere ammalato.
Preghiera
Signore buono e misericordioso, Tu vedi e conosci la nostra situazione e sai quanti disagi – insieme a scoperte e conquiste – soffre il Tuo popolo. Una cosa miracolosa è successa, perché abbiamo scoperto Te e la Tua presenza nella nostra storia, che è la Tua storia; nella nostra vita perché è la Tua vita, nel nostro popolo perché́ è il Tuo popolo: Tu sei con noi e con noi cammini.
Sei nella nostra stessa barca e per questo non abbiamo timore, perché́ non ci stai giudicando, ma teneramente ti fai nostro compagno di viaggio.
Abbiamo scoperto, per mancanza, quanto la vita fraterna è fondamentale per la nostra vita; abbiamo tutti bisogno di essere accolti e riconosciuti e stimati attraverso gesti fraterni autentici che confermino la nostra dignità.
Per coloro che hanno il dono della fede c’è uno sguardo sereno sulla vita, qualunque cosa accada. Non è andato tutto bene, per molti non è andata bene, ma speriamo con fiducia che la vita che è amore, prenderà̀ di nuovo il suo posto e potremo ancora vivere come una comunità̀.
L’importante è che ci venga la fame di relazioni belle e buone, relazioni umanizzanti e fraterne per cammini condivisi di giustizia e di pace. Nella fragilità e nella vulnerabilità̀ che stiamo sperimentando ci sentiamo fratelli perché́ questa è la verità della nostra umanità̀ che spesso tentiamo di nascondere.
Con questo l’augurio di una Santa Pasqua... un abbraccio, un bacio, una carezza per ciascuno.