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L’enoturismo italiano (nato a Montalcino) celebra 30 anni

Premi speciali per i 30 anni dell'enoturismo “In tutta Italia c’erano solo 25 cantine accessibili al pubblico in modo permanente. Oggi sono 25.000 per un business che vale 2,5 miliardi. Un processo che è partito dalle pionieristiche prime cento aziende toscane che unirono le forze nella prima edizione di Cantine Aperte. Oggi il turismo del vino dura almeno nove mesi all’anno ed ha molte forme, ad esempio i wine wedding o matrimoni nelle vigne, in cui, ancora una volta, primeggia la Toscana”. Così la produttrice di Brunello Donatella Cinelli Colombini, che trent’anni fa a Montalcino ebbe l’intuizione di trovare un format, “Cantine Aperte”, che attraesse i winelover in cantina. Cinelli Colombini, fondatrice e presidente per i primi nove anni del Movimento Turismo del Vino, era presente stamattina a Palazzo Vecchio, a Firenze, alle celebrazioni del trentennale dell’enoturismo italiano, che ha cambiato le imprese di produzione e persino il peso del vino nel business turistico nazionale.

“Trenta anni che rappresentano un percorso fatto di crescita, nuove professionalità, investimenti e che ha sempre visto la Toscana come un faro di orientamento - ha sottolineato nell’occasione il presidente del Movimento Turismo del Vino Toscana, Violante Gardini Cinelli Colombini - trent’anni che hanno permesso alle cantine toscane di diventare un punto di riferimento a livello internazionale per l’enoturismo grazie alle loro diverse tipologie di offerta, il lavoro svolto dal Movimento Turismo del Vino Toscana è servito a far crescere questo modello anticipando le tendenze e allo stesso tempo anche per lanciare le novità sia in termini enologici sia di accoglienza”.

«La Toscana - ha detto la vicepresidente della Regione, Stefania Saccardi - è stata promotrice dell’enoturismo fin dagli anni ’90, accanto al lavoro delle aziende, degli operatori e dei loro rappresentanti, le associazioni come il Movimento Turismo del Vino hanno giocato un ruolo fondamentale, che ha visto delineare sempre più i contorni e la precisa identità dell’enoturismo di oggi che si fonda su tre pilastri: qualità, bellezza, ambiente. L’enoturismo è legato in modo indissolubile ai nostri prodotti, alla loro tipicità e genuinità e all’unicità del territorio. Questa è la nostra formula e il compito di tutti, istituzioni, imprenditori, operatori è quello di renderla sempre più efficace e attrattiva”.

Nel corso della cerimonia sono stati assegnati alle cantine aderenti al Movimento Turismo del Vino riconoscimenti al merito divisi in sei categorie per l’attività svolta in questi 30 anni. Per Montalcino è stata premiata Franco Pacenti nella categoria “cantina piccola con accoglienza familiare”.

“Serve un osservatorio sull’enoturismo”

La presentazione del libro di Dario Stefàno e Donatella Cinelli ColombiniLa creazione di un Osservatorio permanente che monitori e fornisca dati ad hoc, per spingere ancor di più l’enoturismo, fenomeno in forte crescita e in ripresa dopo il Covid, dal punto di vista della promozione, della comunicazione e della formazione, ma anche digitalizzazione e monitoraggio. È quanto emerge dal nuovo manuale scritto a quattro mani dal senatore Dario Stefàno e dalla produttrice di Brunello e presidente delle Donne del Vino Donatella Cinelli Colombini, “Viaggio nell’Italia del vino. Osservatorio Enoturismo: normative, buone pratiche e nuovi trend” (Agra Editrice), presentato oggi a Roma, a Palazzo Giustiniani, alla presenza del presidente del Senato, Maria Elisabetta Alberti Casellati, del ministro del Turismo Massimo Garavaglia, l’Ad Enit Roberta Garibaldi, il presidente nazionale Assoenologi Riccardo Cotarella, il presidente Associazione Nazionale Città del Vino Angelo Radica e Denis Pantini e Roberta Gabrielli di Nomisma Wine Monitor. Hanno mandato il loro contributo anche i ministri Elena Bonetti (Pari opportunità e famiglia) e Stefano Patuanelli (Politiche Agricole).

Al libro hanno contribuito le associazioni Città del vino e Le Donne del Vino e Nomisma-Wine Monitor, che ha elaborato un’indagine su 92 comuni e 150 cantine. Si tratta della prima indagine su un numero rilevante di attori dell’offerta enoturistica, da cui sono emerse le parole chiave per il futuro del comparto: promozione, comunicazione, formazione, digitalizzazione e monitoraggio, appunto. Forte e sostanzialmente unanime, la richiesta delle cantine alle istituzioni perché ci si doti di un piano di promozione e comunicazione nazionale sull’enoturismo. Un piano che per 6 aziende su 10 dovrebbe basarsi sui dati provenienti da un osservatorio permanente. Molto sentito anche il bisogno di corsi di formazione degli addetti (67%) e digitalizzazione delle aree rurali (58%).

Donatella Cinelli Colombini, che ha scritto la sezione dedicata alle buone pratiche enoturistiche post covid, ha sottolineato il carattere rivoluzionario dell’indagine che, per la prima volta, fotografa secondo i generi i ruoli nella filiera produttiva del vino: “Le donne sono il 14% di chi lavora in vigna e in cantina ma rappresentano la maggioranza degli addetti e dei manager nel marketing e comunicazione (80%) del commerciale (51%) e del turismo (76%). Come ha giustamente osservato Denis Pantini, gli uomini producono e le donne trasformano il vino italiano in euro”.

Aggiunge Stefàno: “L’indagine condotta da Nomisma offre diversi spunti di riflessione e input di tipo più pragmatico, utili ai produttori per scegliere come agire nelle aree di miglioramento, ma anche ai soggetti istituzionali e dei servizi che intendono supportare la crescita esponenziale di questo comparto e per i giovani che vogliono affacciarsi a questo mondo con competenza. A riprova, se ce ne fosse bisogno, dell’utilità che può avere un monitoraggio costante e tecnico su questo tema, in chiave di programmazione e strategia. Siamo agli inizi di un percorso di sviluppo, ma non dobbiamo sciupare altro tempo: è un treno che va preso subito e con criterio”.

L’indagine Nomisma analizza diversi aspetti: dall’incidenza delle attività di accoglienza sul fatturato delle cantine per aree geografiche, alla comunicazione aziendale dedicata, dalla provenienza al target degli enoturisti, dalle esperienze enoiche proposte alla spesa dell’enoturista, dai servizi a servizio alle azioni svolte dai Comuni, dai punti di forza alle aree di miglioramento.

“Un libro che è un emozionante viaggio in un’Italia bella, operosa, appassionata e appassionante che attraversa 650 mila ettari di terreni coltivati a vigneto e 300.000 aziende agricole - spiega Maria Elisabetta Alberti Casellati, presidente del Senato - numeri importanti che testimoniamo come il vino racconti le straordinarie ricchezze naturali e le incredibili energie umane del nostro Paese. Il vino è ambiente, territorio e paesaggio, anche riconosciuto dall’Unesco: dalla Val d’Orcia a Langhe-Roero Monferrato, dalla vite dello zibibbo di Pantelleria alle colline del Prosecco della Valdobbiadene. Territori così diversi ma capaci di far nascere uve e prodotti eccezionali e inimitabili. Il vino è il frutto del lavoro dell’uomo dove fantasia, creatività e spirito di intraprendenza coniugano procedimenti secolari con la capacità di innovare. La produzione vitivinicola italiana è un modello di sviluppo economico e sociale. La cultura dell’enogastronomia che il nostro Paese esporta da sempre in tutto il mondo e ogni anno richiama in Italia migliaia di visitatori, è una preziosa risorsa economica”.

Per Elena Bonetti, ministro per le Pari opportunità e la Famiglia, si tratta di “un lavoro che certifica l’impegno delle Donne del Vino nella promozione del ruolo e della partecipazione del protagonismo femminile in un settore così strategico per lo sviluppo del nostro Paese. Si è creata un’alleanza strategica tra il mondo delle istituzioni e il mondo della produzione, e in particolare quella capacità di promozione culturale e fattiva di un nuovo ruolo che le donne possono e debbono interpretare nel nostro Paese. Un tipo di progettualità che come Governo condividiamo, è pienamente in linea con la nostra azione questa visione di messa in evidenza delle eccellenze dell’Italia con lo sguardo del femminile. È in linea anche con la prima strategia nazionale per la Parità di Genere che riconosce nell’ambito agricolo femminile uno degli assi d’investimento come quelli previsti nel PNRR. La creatività, la passione e l’energia delle donne possono essere elementi qualificanti anche nei processi d’innovazione”.

Massimo Garavaglia, ministro del Turismo, aggiunge: “Quest’anno abbiamo dati molto positivi, ma non dobbiamo accontentarci. Lavoriamo sugli enormi margini di miglioramento: il turismo del vino è un’opportunità. Il vino è territorio. Occorre migliorare l’organizzazione, capire che l’enoturista è da intercettare. Quest’anno avremo un importante appuntamento con il congresso mondiale dell’Enoturismo ad Alba. Ascoltiamo i nuovi viaggiatori attenti all’accessibilità e alla sostenibilità. Dobbiamo parlare a loro, raccontare cosa c’è dietro a ogni bottiglia di vino”.

“L’enoturismo - dice Stefano Patuanelli, ministro delle Politiche agricole, alimentari e forestali - è motore consolidato di sviluppo del turismo nelle aree rurali e dell’intero settore vitivinicolo e permette di valorizzare le zone meno conosciute del territorio, favorendo una forma di turismo “lento” sempre più apprezzato in Italia e all’estero. Per permettere all’enoturismo di mantenere la sua forza attrattiva e rimanere fra i principali asset turistici dell’Italia occorre continuare a lavorare su formazione, promozione, innovazione e sostenibilità ma al contempo è necessario che tutte le Regioni recepiscano il decreto ministeriale sull'enoturismo del 2019 per condividere a ogni livello obiettivi e strategie comuni e definire una visione omogenea del territorio e dei servizi. Proprio per questo credo che un osservatorio per l’enoturismo a livello centrale possa rappresentare un’occasione per mettere a sistema le diverse competenze e gli strumenti a disposizione nonché le opportunità derivanti dalla PAC e dal PNRR per progettare in maniera condivisa il percorso di sviluppo del settore”.

“Il consolidamento del posizionamento del turismo legato al vino richiede un assetto istituzionale che non solo ne preservi e custodisca le peculiarità ma che ne estenda la portata”, sostiene Roberta Garibaldi, AD Enit - Enit per conto di due ministeri (Turismo e Politiche Agricole) sta curando le linee strategiche sul turismo enogastronomico e sta concentrando energie anche sull’ importante appuntamento di Alba a settembre che riunirà il gotha del mondiale del settore”.

“Il vino non è una bevanda - interviene Riccardo Cotarella, presidente Assoenologi - è un elemento di cultura, di passione, di amore e simbolo del nostro Paese agricolo. Tutte le regioni hanno il loro dialetto vitivinicolo. Resto ancora sorpreso da tutta questa ricchezza inesauribile che purtroppo pecchiamo nel raccontarla. Il vino senza comunicazione è insignificante. L’uva è frutto della natura, il vino è opera dell’uomo e della sua scienza. È l’unico prodotto dell’agricoltura che invecchia e migliora. Il vino ha in sé qualcosa di spirituale”.

“Siamo molto soddisfatti per l’ottimo prodotto scaturito dall'attività dell'Osservatorio sull'Enoturismo che portiamo avanti da 20 anni e che quest'anno si è arricchita della collaborazione di due prestigiose associazioni e del lavoro di Nomisma, organismo leader del settore - dice Angelo Radica, Presidente Associazione Nazionale Città del Vino - lo studio che quest'anno assume anche la forma di prodotto editoriale sarà una guida utile ed efficace per tutti i policy maker che potranno orientare le loro scelte andando incontro alle esigenze degli operatori del settore e quindi dei turisti».

Denis Pantini e Roberta Gabrielli di Nomisma Wine Monitor concludono: “Dall’indagine è emerso, in buona sostanza, come la crescita dell’enoturismo in Italia possa essere ricondotta a cinque parole chiave in grado di riassumere esigenze e priorità per lo sviluppo di tale attività, vale a dire promozione, comunicazione, formazione, digitalizzazione e monitoraggio, quest’ultimo obiettivo traducibile in un Osservatorio permanente in Italia in grado appunto di monitorare, analizzare e indirizzare i risvolti di un fenomeno dalle enormi potenzialità socio-economiche non solo per le imprese vitivinicole ma per interi sistemi locali e territoriali del Bel Paese”

L’enoturismo, nato a Montalcino, per ripartire

La presentazione del libro Turismo del vino in ItaliaQuando 30 anni fa i primi enoturisti muovevano i primi passi nell’Italia del vino, le cantine del Brunello aprivano le porte e tra i suoi vigneti si immaginava già il futuro, quello di un luogo che, dalla storia contadina ma con un “humus intellettuale” fertile e vivace, già celebre per i suoi vini nei secoli passati tra poeti e letterati, oggi è famoso in tutto il mondo. Perché è a Montalcino che è nato l’enoturismo, da un’idea di Donatella Cinelli Colombini, produttrice di Brunello e fondatrice del Movimento Turismo del Vino, che adesso ha scritto insieme al senatore Dario Stefàno il primo manuale dedicato al turismo del vino dopo l’approvazione della legge nazionale, che porta la firma dello stesso Stefàno. “Turismo del vino in Italia. Storia, normativa e buone pratiche” (Edagricole), questo il titolo del libro, presentato oggi a Roma, nella sala stampa del Senato della Repubblica, insieme ai Ministri della Cultura, Dario Franceschini, del Turismo, Massimo Garavaglia e delle Politiche Agricole, Stefano Patuanelli, tutti d’accordo nel sostenere un “piano strategico” affinchè il turismo del vino aiuti l’Italia a ripartire dalla pandemia.

“Aver normato l’enoturismo - ha commentato il senatore Stefàno, presidente della Commissione Politiche europee - è stato un primo obiettivo importante per un Paese come il nostro che vanta una ampelografica unica al mondo e una potenzialità di sviluppo senza eguali, che però necessitavano di una legittimazione normativa. Ora a quel passaggio deve seguire una capacità strategica fuori dal comune, perché l’enoturismo può essere una leva competitiva importante anche in chiave di ripartenza, poiché ci permette di qualificare l’offerta turistica con tratto identitario esclusivo, qual è il nostro vino”.

Bisogna, dunque, tener conto dei cambiamenti intervenuti nell’enoturismo a seguito dell’epidemia Covid19, ha sottolineato Donatella Cinelli Colombini, “che sono essenzialmente quattro: la necessità delle cantine di differenziarsi di fronte a visitatori che chiedono esperienze e scoperte, il ruolo accresciuto della connettività internet e le nuove modalità di prenotazione, il cambio di target con una crescita delle donne e degli “enoturisti per caso”, gli effetti di una sensibilità ambientale più accentuata che in passato. Occorre seguire l’esempio dei Paesi – come Australia e Scozia - che hanno riattivato turismo e i consumi nella ristorazione puntando sulle eccellenze enogastronomiche”.

“La cultura del vino è parte integrante dei caratteri originali del nostro Paese, anche nel suo aspetto fisico, se non altro perché contribuisce a rendere unico il paesaggio della Penisola al punto che alcuni territori vitivinicoli sono riconosciuti patrimonio Unesco. Una eccellenza tutta italiana da scoprire o riscoprire in queste pagine”, così il ministro della Cultura, Dario Franceschini, alla presentazione del libro.

“Se in passato - ha detto Patuanelli - il vino ha contribuito alla creazione del Paese come lo vediamo oggi, pensiamo a cosa sarebbero Montalcino senza il Brunello, nel presente dobbiamo sostenere i produttori destinando al settore grossa parte delle risorse, e investire prima di tutto in digitalizzazione”.

“Un libro interessante, curioso, pieno di aneddoti, che ci fa scoprire le Regioni d’Italia inseguendo i propri vini... E che Dio benedica gli astemi che non sanno quel che si perdono!”, ha infine concluso il ministro del Turismo, Massimo Garavaglia.

“Il vino necessita di questi sostegni. La presenza di tre Ministri – dice il presidente Assoenologi Riccardo Cotarella, presente alla presentazione del libro - dimostra come il vino sia fondamentale nei loro settori, importanti per il nostro Paese”.

 

Visitare le cantine per scoprire il Brunello

MontalcinoIl fascino di avvicinarsi al mondo del Brunello, di scoprire in prima persona i segreti che ne fanno un vero e proprio mito enologico, di esplorare un territorio patrimonio Unesco, le sue particolarità e i suoi gioielli naturali e architettonici: entrare nelle cantine di Montalcino, degustare i vini con i loro produttori, con approfondimenti enologici, ma anche sul territorio con storie e aneddoti, è senza dubbio una forma di cultura. Un’esperienza che è possibile anche oggi, secondo le normative attuali, nelle regioni gialle come la Toscana. Sono diverse le aziende di Montalcino che aprono le loro porte ai winelovers, per la vendita diretta (sul mercato due annate da sogno, la 2016 e la Riserva 2015, più il Rosso 2019) ma anche per degustazioni, pranzi nel segno delle eccellenze culinarie del territorio e visite guidate in cantina, facendo chiaramente attenzione al contingentamento e all’igienizzazione, in totale sicurezza e con sistemi di prenotazione anticipata. Per tutte le info sulle aziende cliccare qui.

Gusto e paesaggio, l’Orcia Doc rilancia

Gusto e paesaggio, l’Orcia Doc rilancia

Nell’anno in cui l’enoturismo è stato messo a dura prova le cantine del Consorzio del Vino Orcia rilanciano le loro eccellenze e il loro territorio riscoprendo la magia di stare a contatto con la natura, attraverso trekking, visite guidate nelle vigne e degustazioni all’aria aperta. “Brindisi con vista” è il nome dell'iniziativa che abbraccia 10 realtà produttive che si uniscono in un progetto che coniuga l’armonia delle colline della Val d’Orcia con il piacere di degustare l’Orcia. Tra queste anche due cantine che hanno sede nel territorio comunale di Montalcino, “Sassodisole” e “I Loghi”.

“È il nostro modo per offrire benessere dopo il lockdown”, ha spiegato la presidente del Consorzio del Vino Orcia, Donatella Cinelli Colombini, facendo riferimento alla “terapia del paesaggio” come toccasana della mente. Il panorama si prende la rivincita tornando protagonista contrastando la paura di uscire e tornare alla socialità. L’epidemia ha azzerato l’attività di incoming enoturistico che proprio nel trimestre marzo-maggio ha la sua fase di rilancio annuale, ma i produttori della Orcia Doc notano che nel mese di luglio c’è stata una lieve ripresa positiva che loro vogliono incentivare regalando nuove esperienze ai visitatori facendo leva sul patrimonio paesaggistico ed eno-gastronomico. Ma i produttori dell’Orcia hanno pensato di rendere l’iniziativa ancora più interessante coinvolgendo i partecipanti ai “Brindisi con vista”. Verrà chiesto ai visitatori di pubblicare su Instagram un’immagine della loro esperienza di assaggio con l’hashtag #brindisiconvistaorcia. La foto verrà re-postata dal Consorzio del Vino Orcia sia come story che come post. Alla fine di settembre una giuria di fotografi - Paolo Naldi e Dominique Bollinger - sceglierà l’immagine più bella e il suo autore riceverà in premio una bellissima sorpresa.

Castiglion del Bosco riapre all’enoturismo

Castiglion del Bosco riapre all’enoturismoDal 15 giugno Castiglion del Bosco, una delle più grandi e antiche tenute del territorio di Montalcino di proprietà di Massimo e Chiara Ferragamo, riaprirà nuovamente ad enoappassionati ed entusiasti che, attraverso tour organizzati, saranno guidati in percorsi esperienziali alla scoperta della cantina e dei vigneti, con l’esplorazione dei terroir, le degustazioni con abbinamenti ai formaggi toscani ed altri prodotti locali e le verticali di vecchie annate. I percorsi saranno organizzati solo su prenotazione (tel +39 0577 1913 238; wine@castigliondelbosco.com e tel 05771913750).

Tra le proposte di Castiglion del Bosco troviamo il “Classic Tour” (tour alla scoperta della Member’s Cellar con una degustazione di quattro diverse tipologie di vino, tra cui il Brunello di Montalcino), la Wine Experience (visita della cantina e della bottaia e degustazione di sei vini accompagnati da una selezione di formaggi toscani, pane fresco, olio e miele di produzione aziendale), un abbinamento vino & formaggio (tour nel vigneto Campanna e nella cantina, a seguire una degustazione di sei vini incluso il Vin Santo abbinati a sei formaggi tipici tra cui pecorini toscani, formaggio fresco ed erborinato, alla scoperta dei migliori abbinamenti con ogni tipologia di vino) e una verticale di Brunello (sei annate. Durante la visita in cantina si potranno scoprire tutti i processi di vinificazione e visitare la bottaia dove invecchiano i vini migliori. La degustazione dei vini è accompagnata da una selezione di pecorini toscani, pane fresco, olio extra vergine di oliva e miele di produzione aziendale).

Paesaggio e Brunello, così può ripartire l’enoturismo

Paesaggio e Brunello, così può ripartire l’enoturismoEntusiasmo, fiducia ed una gran voglia di normalità. Dopo la pausa forzata per l’emergenza Covid-19, le priorità in vacanza per i turisti nel 2020 saranno lo stare all’aria aperta e a contatto con la natura. Una vera e propria “Terapia del Paesaggio” per contrastare la “Sindrome della Capanna”, ovvero la paura di uscire e tornare alla socialità. A offrire tale opportunità è, per antonomasia, l’enoturismo che, se unito al tema cibo, può rappresentare un vero asso nella manica per salvare una stagione in cui gli stranieri saranno i grandi assenti e gli italiani che andranno in vacanza, secondo una rilevazione Ipsos, saranno appena poco più del 40%.

Lo sa bene Donatella Cinelli Colombini, che guarda fiduciosa al futuro dell’enoturismo puntando dal prossimo 1 luglio sui ritmi lenti, i paesaggi mozzafiato e gli ampi spazi all’aperto alla Fattoria del Colle, a Trequanda, e al Casato Prime Donne di Montalcino, con sessioni di trekking nei vigneti dove si può ammirare le installazioni artistiche poste in onore delle vincitrici del Premio Casato Prime Donne, che la cantina assegna ogni anno ad una emblematica figura femminile della società civile.

Per garantire la massima sicurezza ed il distanziamento sociale, ogni ospite potrà consumare la colazione a base di torte tradizionali e biscotti, formaggi e salumi prodotti da laboratori artigiani locali direttamente negli spazi esterni esclusivi di pertinenza di ciascun appartamento, così come il pranzo e la cena per i quali è attivo un servizio di take away dal ristorante di Donatella, con menù degustazione di piatti tipici della tradizione trequandina e montalcinese e calici di vino, come i pregiati Brunello e Rosso di Montalcino.

“Le 25.000 aziende enologiche italiane aperte al pubblico – sottolinea Donatella Cinelli Colombini – stanno cercando di ripartire. Quelle attrezzate per l’hospitality in particolare, che occupano circa 30.000 dipendenti stagionali addetti all’enoturismo oltre al personale stabile, hanno bisogno di recuperare liquidità. Il giro d’affari che ruota attorno all’enoturismo ammonta a quasi 2,5 miliardi di euro, se si comprende anche la vendita diretta: una quota importante dell’economia del Paese che non deve venire meno. Il turismo del vino comprende tutta una serie di consumi che non si fermano in cantina, ma crea un indotto che la Banca d’Italia stima in circa 12 miliardi l’anno tra cibo, vino, degustazioni e shopping. Anche l’ultimo Rapporto sul Turismo Enogastronomico conferma la predilezione degli italiani a vivere esperienze enogastronomiche in Italia, circa il 92%, mentre dall’altra parte l’87% delle cantine considera l’enoturismo un’attività strategica per la ripresa economica dopo la crisi. È interessante anche leggere come il 64% degli italiani sia interessato a conoscere di più l’enogastronomia dei territori in cui vive e questo ci porta a pensare che il 2020 si possa profilare come l’anno del riscatto per quell’Italia “minore” dei borghi e delle campagne, dove l’enoturismo rappresenta un volano di sviluppo importante e benessere”.

Potrebbe dunque essere l’occasione per riconoscere a questa Italia, che conta 460 Città del Vino, un ruolo più congeniale alla nuova idea di vacanza “protetta”, tra vigne, degustazioni all’aperto e luoghi lontani dal turismo di massa che aspettano solo di essere scoperti e valorizzati.

Enoturismo, si riaprono le porte di Castello Banfi

Castello Banfi, uno dei luoghi simbolo del BrunelloBuone notizie per i wine-lovers e per chi ama scoprire storia, tradizioni e gustarsi un calice di ottimo vino. Le millenarie porte di Castello Banfi, cantina leader del Brunello di Montalcino, riapriranno venerdì 5 giugno. “Ripartiremo con tutta la cautela necessaria che questa situazione straordinaria impone a noi tutti, ma con tanta emozione e positività perché il circuito dell’enoturismo possa finalmente ripartire”. Sono le parole di Enrico Viglierchio, Direttore Generale di Banfi, che aggiunge: “Apriremo la nostra Enoteca, per degustazioni e spuntini, e il Ristorante Sala dei Grappoli, solo per il pranzo. Torneremo, inoltre, ad accogliere ospiti per visite in cantina ed in vigna. Tutto nel rispetto delle nuove regole. Abbiamo molte richieste per i prossimi mesi, molte sono state posticipate. Gli ampi spazi a nostra disposizione, sia in cantina che in Enoteca e nel Ristorante, che gode anche di un’ampia terrazza esterna, ci permettono di poter gestire in sicurezza la ripresa. Ad eccezione delle strutture ricettive, l’azienda non ha mai chiuso. Tutte le altre attività sono continuate, da quella agricola che non si è mai interrotta, a quella di cantina e di tutte le altre attività aziendali che, pur riducendosi, hanno proseguito durante tutti i mesi passati”. Le visite alla cantina e in vigna, come sempre, saranno possibili solo su prenotazione e solo per individuali e piccoli gruppi (fino ad un massimo di otto persone).

Enoturismo, la Toscana è la prima Regione a dire sì

Enoturismo, la Toscana è la prima Regione a dire sì Con il voto di ieri, unanime, del Consiglio Regionale, la Toscana è la prima Regione ad avere una legge che disciplina le attività enoturistiche delle proprie aziende del vino, recependo il decreto ministeriale del 12 marzo 2019 “Linee guida e indirizzi in merito ai requisisti e agli standard minimi di qualità per l’esercizio dell’attività enoturistica”, in attuazione della legge Stefàno sull’enoturismo del 2017. Un passaggio dovuto, ma che apre scenari e prospettive, economiche e turistiche, tutte nuove, come spiega al sito Winenews.it l’assessore all’Agricoltura Marco Remaschi. “È stato un percorso articolato e concertato, da cui è nata una legge dal senso ben preciso, ossia valorizzare i territori del vino nella loro accezione più ampia. Con il loro lavoro le aziende vitivinicole faranno promozione dei territori, non solo del vino, attraverso le visite ai vigneti e alle cantine, per raccontare la storia, la cultura e le pratiche che ci sono dietro ad un bicchiere di vino, attraverso degustazioni guidate ed altre attività, come la vendemmia didattica, l’abbinamento con i prodotti agroalimentari”.

Una norma, quindi, che non si limita a mettere ordine, ma che crea possibilità nuove per le aziende del vino, come racconta ancora Remaschi. “Grandi e piccole aziende possono fare vendita diretta e farsi conoscere, puntando sulle grandi opportunità offerte da un turismo destagionalizzato, diverso da quello delle città d’arte o a quello del mare o della montagna. Ma non è tutto, perché si dà alle aziende la possibilità di fare qualcosa in più di prima, creando reddito e circuiti turistici nuovi, il che si traduce in nuove risorse e marginalità capaci di sostenere nuovi investimenti. E poi, è l’occasione per raccontare la nostra storia e la nostra cultura, non è solo il contenuto qualitativo della bottiglia al centro di tutto: su questo tema siamo molto soddisfatti, specie perché la prospettiva è quella di nuovi posti di lavoro, qualificati e formati, gente che parli le lingue, conosca il settore vitivinicolo e conosca il territorio. La vendita diretta - conclude l’assessore all’Agricoltura della Regione Toscana - è solo l’ultimo atto, se uno è bravo a presentare e comunicare la propria azienda ed il proprio territorio, viene da sé. Il turismo lento, che porta gente da tutto il mondo nell’entroterra toscano, è un volano di crescita importante, che vogliamo cogliere”.

Forbes: Montalcino nelle mete top dell’enoturismo

Forbes: Montalcino nelle mete top dell’enoturismoL’enoturismo è una formula che piace. Sempre più turisti scelgono la meta delle proprie vacanze in base all’offerta di prodotti tipici gastronomici e vinicoli. E se il numero dei visitatori attirati dal wine & food cresce, cresce anche di riflesso il numero di mete che offrono delle vere “wine experience”. A guidare i food e wine lovers ci pensa il magazine economico Usa Forbes, che ha stilato una lista delle sei mete imperdibili per gli amanti del turismo enogastronomico, usando come parametro il connubio di tre proprietà fondamentali: paesi graziosi, paesaggi (con vigneti) mozzafiato e ottime annate di vini, più o meno famosi.

Senza nessuna sorpresa, sono tre italiane e tre francesi, in un politically correct ex aequo. Anche se, in realtà, si potrebbe dire che sia la Toscana la vera regina delle mete enoturistiche, essendo l’unica dell’intera lista che appare due volte, con due dei gioielli della sua produzione enoica, ma che sono anche simbolo dell’eccellenza vitivinicola italiana in tutto il mondo: Montalcino, col famoso Brunello, e Montepulciano, col suo Nobile. Per Forbes, sia Montalcino che Montepulciano sono un’unione perfetta di bellezza del borgo medievale, carico di storia e tradizione, e di cantine e wine bar, in cui degustare i loro fiori all’occhiello, sia tra i vicoli del centro storico sia immersi nella natura e le colline.

Restando ancora in Italia, secondo Forbes un’altra meta imperdibile per i food and wine lovers è Montefalco, in Umbria: meno conosciuto, nel mondo, dei “colleghi” toscani, la patria del Sagrantino è altrettanto un gioiello del Medioevo, e anche qui, riporta ancora la rivista, il mix tra architettura da visitare e wine bar per la degustazione è invidiabile.

Forbes cita anche le aziende che hanno il merito di aver “fondato” il territorio, o comunque contribuito al suo riconoscimento di territorio del vino, come Biondi-Santi a Montalcino e Arnaldo Caprai a Montefalco.

Anche i cugini d’Oltralpe in materia di località del vino ne sanno parecchio: nemmeno qui stupisce che Forbes abbia scelto, tra le mete top per gli enoturisti, le tre Regioni simbolo dell’enologia francese, Bordeaux, la Loira e la Provenza, rappresentate rispettivamente da Saint-Émilion, Sancerre e Cassis.

 

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