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Montalcino terra di ciclismo, la Fortezza brilla

La Fortezza di Montalcino“Montalcino terra di ciclismo”. Una Fortezza illuminata, dai colori suggestivi, allieta le passeggiate serali di una primavera che finalmente è arrivata. Chi arriva a Montalcino in questi giorni si rende subito conto di un'atmosfera speciale, carica di aspettative. Il Giro d'Italia che sta tenendo compagnia ed entusiasmando alla tv tanti italiani, tra poco più di una settimana (il 19 maggio), concluderà una delle sue tappe più attese, la Brunello Wine Stage, a Montalcino. Più di 70 km tra sterrati, colline, paesaggi mozzafiato e un entusiasmante passaggio nel centro storico, attraverseranno il nostro territorio nelle fasi decisive della corsa, per un evento in mondovisione che sarà una vetrina di visibilità prestigiosa per Montalcino e la Valdorcia. Godiamoci questi giorni di attesa per poi tuffarci nelle emozioni di una giornata che ha tutte le potenzialità per entrare nella storia del ciclismo.

Fortezza, al via i lavori di riqualificazione

Il rendering della Fortezza dopo i lavori di riqualificazione Se ne parlava già nel maggio 2016, nel marzo 2017 è stato approvato il progetto di riqualificazione da oltre 1,3 milioni di euro (inserito nel programma europeo “Promozione del Medioevo in Toscana: la Via Francigena”), nel settembre 2018 la Provincia di Siena ha pubblicato il bando di gara, nel novembre 2019 è stato aggiudicato l’appalto e adesso, finalmente, i lavori vedono la luce. Parliamo della valorizzazione di uno dei simboli di Montalcino, la Fortezza, testimone di secoli di storia e cultura sin dall’anno di inizio della sua costruzione (1361), patrimonio della comunità e punto di riferimento per turisti e visitatori. “È stata dura, con tutti i percorsi burocratici da compiere”, spiega il sindaco Silvio Franceschelli. 900.000 euro provengono da fondi comunitari, il Comune ne aggiungerà altri 300-400.000.

Iniziati i lavori in Fortezza a MontalcinoI lavori - che prevedono tra le altre cose il restauro della Cappella, il recupero del piazzale interno (piazza d’armi) e dei giardini, la realizzazione di infrastrutture fognarie, elettriche ed idrauliche, la riqualificazione dei torrioni e la regimazione delle acque piovane e del sistema fognario - procederanno a step in modo da non impedire l’accesso dei visitatori e dovrebbero concludersi entro la fine dell’anno, facendo saltare di conseguenza tutti gli eventi della stagione 2020: dal Jazz&Wine, che la Fondazione Banfi intende comunque svolgere in forma diffusa partendo dal Castello Banfi, al cinema fino alla Settimana del Miele. “Ci saranno decisioni sofferte, ma bisogna essere razionali e capire il momento”, continua Franceschelli, che sull’Apertura delle Cacce sottolinea: “ancora non ho parlato con i Quartieri, a breve ci incontreremo. Per adesso posso solo dire che ci sono diverse normative che rendono tutta la vita complessa in questo periodo”.

Tornando ai lavori, non c’è solamente il cantiere della Fortezza. “Ora è il momento per spingere sull’acceleratore - dice il sindaco - entro il 15-20 giugno partiranno quelli a Porta Cerbaia, una volta finite le operazioni in Via delle Caserme inizieremo con Via Moglio. In gara ci sono la Giostra di Montisi e le scuole di Torrenieri. Poi ci fermeremo un attimo, perché il Covid-19 ci costringe a rivedere gli investimenti”.

Fortezza Montalcino, aggiudicato appalto lavori

La Fortezza di MontalcinoSembrava quasi un capitolo perso invece la situazione sembra sbloccarsi. Aggiudicato l’appalto dei lavori per il progetto “Valorizzazione degli spazi storico culturali della Fortezza di Montalcino per la promozione del territorio” per cui c’era stata una gara a procedura aperta con il criterio dell’offerta economicamente più vantaggiosa. Ricordiamo che a gennaio 2018 fu accettato un contributo regionale di 630.000 euro. Il Comune aveva da tempo scommesso sul rilancio della Fortezza. Tornando all’appalto dei lavori la migliore offerta è stata presentata dalla R.T.I. formata dalle imprese Co.Ges.Ap. (mandataria) e Zaira (mandante) per la cifra di 683.188,14 comprensiva dei lavori e degli oneri della sicurezza non soggetti a ribasso. Adesso c’è da attendere l’inizio dei lavori che dovrebbero ammontare a 300 giorni naturali e consecutivi a partire dalla data del verbale di consegna dei lavori. In passato scrivemmo che i lavori interesseranno il restauro della Cappella interna alla Fortezza, il recupero della piazza d’armi, dei giardini, dei servizi igienici, la realizzazione delle infrastrutture fognarie, elettriche ed idrauliche di impianti di sicurezza, la riqualificazione dei torrioni, la regimazione delle acque piovane e del sistema fognario ed il compimento di tutte le opere funzionali al recupero del piano di calpestio interno della Fortezza.

Carlotta Parisi: “la mia vita in mostra con carta e favole”

Carlotta Parisi in azione, foto Giuseppe SanfilippoNe hanno parlato giornali e riviste nazionali, adesso finalmente ci siamo. Domani si inaugura la mostra di Carlotta Parisi “Carta InCanta, questa piccola favola”. Trenta lavori inediti, tra disegni e sculture in papier-mâché, su cui Carlotta ha lavorato da un anno. Un diario personale e sul mondo visto attraverso uno sguardo sognante ma allo stesso tempo razionale e con un pensiero sempre calibrato. La mostra sarà visitabile presso la Fortezza di Montalcino dove resterà aperta al pubblico fino al 24 settembre. Un ritorno a casa, nella patria del Brunello, dove Carlotta Parisi è nata e lavora presso il suo atelier nel centro storico. Ecco la nostra intervista a poche ore dal taglio del nastro della mostra.

Carlotta, non è la prima volta che esponi a Montalcino, cosa cambia rispetto al passato? No, non è la prima volta. Ne ho fatte altre di mostre ma solamente collettive. Questa è invece la mia prima personale.

Trenta lavori completamente nuovi, tra disegni e sculture in papier-mâché. Opere che hai definito fortemente autobiografiche. Sì, soprattutto nel corpo centrale. Il titolo è “Carta InCanta”. Il sottotitolo, “questa piccola favola”, è legato al mondo della fiaba. La mostra è una storia fantastica in cui mi racconto, sette tappe che accompagnano la mia vita.

Nella tua esposizione descrivi quindi la tua vita. C’è spazio anche per il futuro? Ho immaginato anche un futuro, esatto. Nella stanza della campana, che è dentro la Fortezza, ho creato una famiglia con un figlio più grande, adolescente. È poi c’è il mio futuro ideale, rappresentato dall’oggetto del dondolo: un concetto che mi riporta all’infanzia, ma che simboleggia due poli opposti, ovvero l’equilibrio e l'instabilità della vita e dei rapporti.

Carlotta Parisi mentre dipinge un'operaIl titolo è “Carta InCanta” e si basa su un materiale di consumo umile. Perché questa scelta? E’ un materiale umile a cui sono affezionata perché è vicino all’infanzia, piace a me come a tutti i bambini. Ricordo ancora il profumo della carta, il foglio bianco, il tracciare le linee. È la semplicità del mio segno, poi consolidato dal tipo di scelta formativa che ho fatto (illustrazione editoriale). L’incanto della carta, poi, viene trasformato in scultura.

Staino ha detto: “Carlotta la carta l’ha sicuramente amata e compresa più di quanto non abbia saputo farlo io”. Forse ha detto così perché l’ho approfondita di più, l’ho distrutta, l’ho ricostruita, magari intendeva in questo senso. Alla fine, con la carta, è l’amore che ci unisce.

Come vi siete conosciuti con Staino? Una decina di anni fa in un’osteria durante una festa di Francesco Guccini che presentava il suo ultimo disco a Bologna.

Anche Cristicchi ha scritto testi su di te. Vedendo le mie sculture ha scritto un pezzo estemporaneo, un rimando molto poetico. Manca di punteggiatura e mi piace tantissimo, è spontaneo, sono capriole di parole. Ci siamo conosciuti grazie al Monte Amiata, si è innamorato di Arcidosso, dei minatori e di Santa Fiora che ha portato anche a Sanremo. Ultimamente ha interpretato il Cristo dell’Amiata, sul Monte Labbro, è un’artista che apprezzo molto.

Quanto ti ha cambiata “Paper Cirkus”, con il quale hai girato l’Italia con Arturo Brachetti? È stato il mio volano. Avevo realizzato nel 2011 una mostra di sculture di carta affiancata dai disegni del mio babbo per esaudire la mia voglia di propormi come scultrice. La mostra è stata vista dal promotore di Arturo che mi ha invitato a portarla a Roma durante il suo tour. Non l’ho fatto perché era “sconnessa”, ho pensato invece ad un lavoro a tema. È piaciuto, e lo abbiamo portato non solo a Roma ma in tutta Italia. È stata un’opportunità unica a livello di visibilità e anche un riconoscimento personale importante a due mesi dalla prima mostra (agosto 2011, ad ottobre ero già a Roma!). In due mesi di scultura è successo tutto quello che non era successo in 15 anni di illustrazione.

Paper Cirkus è stato creato in un solo mese. Il tuo processo produttivo segue l’istinto? Io di natura sono molto impaziente, veloce, però poi ho bisogno di riposo! Voglio vedere la cosa finita, in modo impulsivo.

Una creazione di Carlotta ParisiCome ti definiresti? Illustratrice, scultrice, o altro ancora? Mi definirei scultrice, anche se l’ultima opera della mostra è un bosco e alle pareti ci sono quattro disegni, stampe su carta che riprendono il mio narrare la quotidianità per immagini. Da queste suggestioni giornaliere è nata la voglia di riprendere a disegnare che non significa comunque illustrare. Voglio essere più libera ed esprimere me stessa. Dopo la mostra mi piacerebbe sperimentare il disegno, tornare a disegnare come se fosse un atto intimo e non come illustrazione. Ci tengo a precisarlo.

Dopo un lungo periodo di studio a Milano, sei tornata a Montalcino dove sei nata. Un cerchio che si chiude? Non proprio perché finché c’è vita i cerchi non si chiudono mai. Anche se nella mostra ci sono tanti cerchi che si chiudono. Diciamo allora che questo è un primo cerchio che si è chiuso. Non sento l’esigenza di allontanarmi da Montalcino, anche se, dopo tre anni a crescere mio figlio, sono stata ferma e vorrei ricominciare a viaggiare, a confrontarmi con l’arte contemporanea che qui è difficile perché ce n’è poca. A novembre andrò alla Biennale, il primo viaggio voglio farlo a Berlino. Penso che continuerò a stare qui, è la mia scelta di vita, ma mai dire mai.

Montalcino quanto ha influito nel tuo modo di operare, nelle tue creazioni? A livello di immagini la Val d’Orcia ha fatto tanto. A livello emotivo e di spalla comunicativa, affiancare il mio nome a Montalcino è sempre stato, lo è anche adesso, efficace. Sono felice di essere promossa da Montalcino e di promuovere Montalcino.

Il testo che Simone Cristicchi ha dedicato a Carlotta: “(…) sono schegge di vita ammaestrate le magie di Carlotta. Parto di forma e fantasia, istantanee delicate, attimi congelati nel sempre. Semi di necessaria follia. Capriole improvvise di carta.(…).” Come quelle che è possibile ammirare in Fortezza da domani.

“Dentro le mura”, la tesi di Adele Piccioni per Montalcino

Adele PiccioniCome immaginiamo il futuro della città dove viviamo o lavoriamo? Ci abbiamo mai pensato? Forse l’argomento lo tiriamo in ballo, distrattamente, quando siamo a tavola riuniti con la famiglia. A qualcuno, probabilmente, il pensiero nemmeno passa per la testa perché i tempi di oggi dimezzano la riflessione. Oppure, semplicemente, si cerca una risposta nello smartphone che però non verrà mai trovata. Di certo c’è che il mondo va avanti e con esso anche le idee. Che poi possono essere, ovviamente, condivise o criticate, ma di sicuro vanno sempre ascoltate. A Montalcino ci sono tanti giovani brillanti che hanno a cuore la propria città, tanto da decidere di portarla addirittura come argomento di tesi. E’ il caso di Adele Piccioni che lo scorso 10 luglio si è laureata nel corso quinquennale alla Facoltà di Architettura di Firenze con una tesi in Progettazione dal titolo “DENTRO LE MURA: progetto per il Palazzo della Cultura della Città di Montalcino”. Un lavoro approfondito e originale nato dall’amore per la propria città e che le è valso il massimo dei voti, 110 e lode. Il Relatore della tesi è il professore Stefano Lambardi, correlatrice Marianna Coglievina, entrambi architetti. L’idea di Adele è quella di ridisegnare un’area nevralgica della città, quella che si espande dalla Fortezza al circondario, creando un nuovo collegamento urbano e sociale che si ponga come elemento di connessione e non più di cesura. “Ci troviamo a Montalcino - spiega Piccioni - in un’area di cerniera, ma allo stesso tempo di confine: nel punto di congiunzione e separazione tra il centro storico, arroccato e chiuso all’interno della sua cinta muraria e la vallata da cui prende le mosse il nuovo asse di sviluppo della città fuori le mura”. Un’area che viene descritta nella tesi “al limite, non solo dal punto di vista fisico, ma anche urbanistico e sociale. Tali caratteri sono accentuati dall’orografia del terreno, in quanto l’area da un lato dialoga con il centro storico, mentre dall’altro si trova a contatto con un’aspra vallata al di sotto del poderoso bastione mediceo che da sempre ha rappresentato una difesa naturale nei confronti degli eserciti che storicamente hanno ambito alla conquista di Montalcino”. Senza tralasciare che siamo di fronte a un importante nodo viario che rappresenta il punto di arrivo di ogni strada che collega Montalcino alla Maremma e alla via Cassia. Da tutti questi spunti è nato il concetto di “connessione” da applicare alla città attraverso un progetto di sviluppo in grado di unire antico e contemporaneo tenendo conto del confronto con il centro storico, del rapporto con l’imponente Fortezza e dell’impatto della nuova progettazione sull’immagine complessiva della città e sul paesaggio.

La copertina della tesi di Adele PiccioniIl centro della trasformazione, su cui si sofferma la tesi, è il bastione di S. Martino, ad oggi interrato. Affinchè sia di nuovo visibile l’intero tracciato murario che circonda la città, vengono riportate alla luce le tracce del bastione ed è su queste che si va a posizionare il nuovo edificio in qualità di bastione contemporaneo che riprende dal precedente il ruolo di accesso principale alla città ma questa volta sotto una nuova prospettiva concettuale. Ovvero attraverso la creazione di un edificio contemporaneo, di nuova progettazione e con piazza antistante, capace di ridefinire il concetto del “dentro e fuori le mura”. La costruzione immaginata è il Palazzo della Cultura che si collocherebbe “provocatoriamente” dentro le mura ma con la piazza, suo basamento, che si protenderebbe invece “oltre il confine” instaurando quella comunicazione tra le parti ricercata nel progetto e gettando le fondamenta, come spiega Adele, “per il dialogo tra due lembi di tessuto urbano vicini ma lontani allo stesso tempo”. La tesi di Adele Piccioni parla di “ricerca dell’armonia, delle relazioni geometriche e proporzionali” per non snaturare ciò che è già esistente. L’obiettivo, con la realizzazione dell’edificio, è quello di creare una “cerniera” dal punto di vista urbanistico ma anche un luogo di riferimento per la vita sociale e culturale cittadina. Il Palazzo della Cultura è stato pensato per ospitare un laboratorio con centro fiere/esposizione, sala conferenze, archivio storico, bar, ristorante. La piazza, a cui si accederebbe da ogni lato e che a sua volta si collegherebbe con la Fortezza, Piccioni la vede come un luogo di ampio respiro che sia punto di ritrovo per cittadini e visitatori, “per incontrarsi, comunicare, consolidare nei locali e non, il senso di appartenenza e scoperta del territorio”. Spazi diversificati che possono vivere autonomamente senza dipendere l’uno dall’altro. Un’architettura, spiega Adele, “che possa dare nuova forma alla città e di conseguenza instaurare nuove relazioni”. Anche la viabilità, ovviamente, sarebbe modificata con l’area che, secondo il progetto, potrebbe avvalersi di un parcheggio sotterraneo sotto il nuovo palazzo e di una nuova strada carrabile (per scongelare il traffico) che ridisegnerebbe l’isolato includendo al suo interno la Fortezza e l’area attualmente occupata dagli impianti sportivi. Inoltre, eliminando il muro che adesso ne oscura la vista, colui che entra a Montalcino vedrebbe ergersi di fronte l’imponente monumento nella sua interezza.

Chissà se l’idea di Adele Piccioni un giorno potrà diventare realtà. Intanto la sua tesi di laurea ha convinto la commissione e questo era l’obiettivo più importante da centrare. Al di là di come la si può pensare, fa sicuramente piacere venire a conoscenza di ragazzi che pensano al futuro di Montalcino, e che lo fanno portando avanti idee e convinzioni nate dopo anni di studio e ricerche personali. Sarebbe bello e istruttivo, perché no, parlarne anche pubblicamente con la città riunita. Nel frattempo, Adele, fresca di pergamena, già pensa al suo futuro. Andrà a Londra a fine estate dove lavorerà in uno studio di architettura potenziando il suo inglese. “Sapevo da sempre - spiega - che la mia tesi sarebbe stata legata a Montalcino, perché questa scelta mi avrebbe appagata maggiormente. La selezione del tema della tesi l’ho condivisa con il professore Stefano Lambardi, montalcinese, con il quale ho il piacere di condividere le radici e l’amore per la nostra Terra, riprendendo un dibattito sull’area che era già stato avviato da lui all’interno dell’Università e che ho fatto mio proponendo visioni inedite. Perché ho scelto Architettura? E’ merito di mio nonno che era un muratore. Lo seguivo in giro per il paese e dei suoi racconti mi affascinava il fatto che con il suo lavoro potesse lasciare un segno nel territorio. La mia tesi è dedicata a lui”. Brava Adele, il tuo primo grande segno lo hai già scolpito in modo indelebile.

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