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Comitato di Tutela delle Feste Identitarie, le novità

Gerardo Nicolosi, presidente del Comitato di Tutela delle Feste identitarieDopo la nomina dei propri membri (riconfermati Gerardo Nicolosi presidente e Francesco Ripaccioli e Cristina Paccagnini come rappresentanti dei Quartieri), il Comitato di Tutela delle Feste Identitarie di Montalcino è già al lavoro per programmare al meglio il 2019. Tra le attività da segnalare, è stato lanciato, anche se con leggero ritardo rispetto agli anni precedenti, il nuovo bando “I Quartieri per la storia” (scadenza il 30 aprile), per la pubblicazione di una tesi di laurea o post-laurea inedita - sostenuta economicamente dai quattro Quartieri - condotta su fonti conservate nell’Archivio Storico del Comune di Montalcino, custode di oltre 10.000 documenti datati dal XIV secolo.

Continuano poi i lavori della Commissione, composta da un rappresentante per Quartiere, incaricata di studiare soluzioni idonee per il corteo storico, che, come già sottolineato più volte, sarà totalmente rinnovato nei costumi. È allo studio anche un possibile rinnovo scenografico dello spazio di gara, che sarà affidato ad un professionista del settore.

Sono stati presi inoltre accordi definitivi per la pubblicazione del regesto delle pergamene conservate nell’Archivio di Stato di Siena, i cui lavori sono stati condotti dalle dottoresse Maria Assunta Ceppari e Patrizia Turrini, e consegnati a fine 2018. La pubblicazione è attesa per ottobre 2019, in concomitanza con la Sagra del Tordo. “Come era nelle aspettative, è un lavoro di grande importanza, perchè per quel periodo storico si tratta di una fonte diretta pressochè unica”, spiega alla Montalcinonews il presidente del Comitato di Tutela, Gerardo icolosi.

Infine, è in preparazione la cerimonia di consegna dei premi del nuovo concorso fotografico, che, come da tradizione, avverrà durante i festeggiamenti dell’8 maggio.

Moda e lusso nel Medioevo e quel desiderio di apparire

Moda e lusso nel Medioevo e quel desiderio di apparireL’incontro è davvero in tema, come ricorda il presidente del Comitato di Tutela, Gerardo Nicolosi: “Stiamo per concludere il progetto di rinnovo dei costumi del Corteo Storico, e ci sembrava idoneo con l’argomento di oggi”. Si parla di costumi, di società, di lusso e di sfarzo nella Siena del Trecento e Quattrocento. È il primo appuntamento storico-culturale del calendario di “Montalcino d’Ottobre”, con le archiviste Maria Assunta Ceppari e Patrizia Turrini ad intrattenere gli ospiti per un’ora abbondante nel Complesso di Sant’Agostino. Prima però c’è spazio per i ringraziamenti. A Cristina Paccagnini, per aver scelto il tema, e a Roberto Caselli, salutato dall’architetto Edoardo Milesi: “Se siamo qui oggi è grazie a Roberto. Mi ha fatto conoscere i Quartieri e ha voluto portarli a Ocra. Il suo sogno era di riunirli per fare belle iniziative”.

Si comincia con Maria Assunta Ceppari, che fissa il punto di partenza nella storia: 1250. Siena è un centro finanziario di grande importanza grazie ai suoi commercianti, che tornano in patria con le tasche piene di fiorini. È Cecco Angiolieri a descrivere con ironia un mercante senese: “Quando Ner Picciolin tornò di Francia / era sì caldo de’ molti fiorini / che li uomin li parean topolini / e di ciascun si facea beff’e ciancia”. Il lusso però contrastava con la povertà che era molto diffusa, da qui l’esigenza di porre un freno all’enorme spreco di sostanze. “Il testo più antico, del 1250, prevede 22 norme sulla materia – spiega Ceppari -. La finalità è colpire il lusso dei due momenti più importanti: le nozze e i funerali. E quindi niente doni e omaggi di cibo, ristretti numeri di partecipanti ai banchetti, vesti a lutto riservate solo ai parenti stretti. E lo strascico vietato alle servette, che non si voleva che imitassero le loro padrone”.

Moda e lusso nel Medioevo e quel desiderio di apparireNel 1284 una Commissione di saggi chiese al Governo dei Quindici di revisionare la normativa sul lusso. Come viene giustificata, questa richiesta? “Le signore senesi erano così ambiziose e amanti del lusso e dell’apparire che amavano sfoggiare abiti costosissimi, a tal punto da consumare le sostanze di famiglia visto che familiari non erano in grado di dire no o accettavano per mostrare l’opulenza della famiglia”, continua l’archivista. La richiesta dei saggi venne approvata. Nella normativa, tra le altre, c’è un divieto di portare scollature ampie e uno strascico troppo lungo.

Poi i testi vennero tradotti in volgare per essere più comprensibili ai cittadini. Un ufficiale aveva il compito di guardare come era vestita la gente, quali gioielli esibiva, e nei giorni festivi andava in Chiesa. Venne ribadita una norma già esistente: non andare in giro col volto velato. Per le donne c’era una multa lieve, per gli uomini ben più alta perché si pensava fossero dei malintenzionati. Nel 1316 si proibì l’uso delle perle, e da lì partì un inasprimento con norme sempre più restrittive che culminarono con multe altissime, inesigibili. Si tornò a livelli più normali nel 1343, con l’istituzione del Donnaio. Che non si occupava solo del lusso delle donne, ma anche gli uomini e pure i bambini.  Una balia venne vista con due bambini vestiti come principini: una collana di perle, un berrettino rosso e una medaglia d’oro. Gli unici esclusi, gli unici privilegiati, erano i cavalieri, i dottori, i medici. Potevano vestirsi come volevano.

Moda e lusso nel Medioevo e quel desiderio di apparireC’era poi la cassettina delle denunce segrete. Chiunque poteva metterci dentro un biglietto per fare denuncia, e se questa era attendibile si apriva un’inchiesta. Se l’inchiesta andava a buon fine chi aveva denunciato si prendeva un quarto della tassa. Per questo, nel biglietto, l’autore della denuncia faceva un disegnino, per renderlo riconoscibile al momento della riscossione.

Ma perché questo accanimento verso il lusso e lo sfarzo? Probabilmente perché erano spese improduttive, non producevano ricchezza. La sete d’Oriente era costosissima, poteva valere un intero patrimonio. E i governanti preferivano indirizzare i soldi verso più proficui investimenti. Cosa ci insegna tutto questo? “Il desiderio di apparire, nonostante le vessazioni dei governanti, non muore mai – conclude Ceppari - il gusto del bello è sempre vivo nelle società, altrimenti non sarebbero state necessarie tutte queste leggi”.

Patrizia Turrini allarga invece il suo concetto a tutto il territorio della Repubblica di Siena. A Paganico era vietata la presenza delle donne ai funerali, perché vedere femmine piangenti distoglieva dal comportamento religioso. Meglio evitare gioia, balli, canti e giochi in Chiesa, e ci voleva una netta divisione per i posti riservati a uomini e donne. In paesi come Gavorrano, San Gusmè, Sarteano, Chiusdino e Trequanda gli statuti imponevano sobrietà, specie nei pasti a spese della comunità. Soprattutto nelle comunità medio-piccole era onnipresente l’obbligo per almeno un componente della famiglia di partecipare a un funerale. Faceva eccezione il funerale di un bambino, evento così consueto che gli si attribuiva scarso valore sociale. Informazioni arrivano poi sulle feste di carnevale, le feste di maggio, le processioni, i pranzi per la mietitura. C’è un angolo anche per Montalcino: una lite tra un mercante fiorentino e uno montalcinese sul valore della merce, il flusso mercantile di merci prodotte nel territorio (cuoio, pelle, stoffe, manufatti) e poi esportate. Materiale trattato anche da due pubblicazioni: quella di Bruno Bonucci (“Festa e mercato nella Montalcino industriosa del Quattro-Cinquecento” del 2003) e quella di Giuseppe Catalani, “Lo statuto delle gabelle di Montalcino del 1389”, il primo volume della collana “I Quartieri per la Storia”, che presenterà la seconda edizione il 19 ottobre, sempre nel Complesso di Sant’Agostino.

Il nuovo libro curato da Gerardo Nicolosi

Gerardo Nicolosi, docente di Storia e presidente del Comitato di Tutela delle Feste Identitarie di MontalcinoDa qualche mese è in vendita la nuova pubblicazione di Gerardo Nicolosi, docente di storia all’Università di Siena e presidente del Comitato di Tutela delle Feste Identitarie di Montalcino. Dal titolo “Un malinconico leggero pessimismo”, si tratta del diario scritto tra il 1946 e il 1952 da Anton Dante Coda, primo presidente dell’Istituto bancario San Paolo di Torino nel secondo dopoguerra.

Il diario è conservato nell’archivio storico dell’Istituto piemontese per la storia della Resistenza. Nicolosi lo ha trascritto, curato e impreziosito con delle note e un’introduzione di 40 pagine. Un lavoro durato tre anni - commissionato dalla Fondazione 1563 per l’Arte e la Cultura della Compagnia di San Paolo e presentato al Salone Internazionale del Libro di Torino - che rientra negli studi sulla storia dei liberali italiani che Nicolosi conduce da anni.

“Coda è un personaggio un po’ anomalo - spiega Nicolosi alla Montalcinonews - ha conosciuto personaggi di altissimo livello ma non è riconducibile ai partiti di massa. Era una figura di grande rilievo nel Clnai (Comitato di Liberazione Nazionale Alta Italia), ha fatto la resistenza, eppure è completamente dimenticato. La tendenza generale è quella di ricordare i partigiani socialisti, comunisti e democristiani ma non i liberali”.

Un malinconico leggero pessimismo, diario scritto tra il 1946 e il 1952 da Anton Dante Coda e curato da Gerardo NicolosiNato a Biella nel 1899, avvocato, direttore del giornale “La Tribuna biellese” fino alla soppressione della libertà di stampa nel 1925, Anton Dante Coda fu uno dei più attivi esponenti del liberalismo in Piemonte. Antifascista, vicino ad Emanuele Sella e corrispondente di Giovanni Amendola, durante il regime fu in contatto con Luigi Einaudi, con la ‘rete’ di Benedetto Croce e con Giustizia e libertà, cosa che gli costò un arresto nel 1935. La sua nomina a presidente dell’Istituto di San Paolo, nel 1946, maturò per volontà di Einaudi, che ne apprezzava le doti organizzative, la dirittura morale e il carattere deciso, anche nel contrastare le ingerenze dei partiti. “L’aspetto interessante - commenta Nicolosi - è che già a quel tempo era presente la pressione dei partiti sulle banche per avere finanziamenti. Coda cerca di arginare queste pressioni, che arrivano anche dello stesso partito liberale. Il diario 1946-1952 è una importante fonte per la ricostruzione dei rapporti tra banche, mondo imprenditoriale e politica nell’Italia del dopoguerra”.

Nel volume (casa editrice Olschki, prezzo 45 euro), è citato più volte un caro amico di Coda, Enrico Marone Cinzano, piemontese e liberale come lui e presidente per quattro anni del Torino. Il cognome, a Montalcino, suona decisamente familiare. Suo figlio Alberto, infatti, rilevò nel 1973 la tenuta Col d’Orcia, adesso di proprietà del nipote di Enrico, il conte Francesco Marone Cinzano.

Focus: Gerardo Nicolosi

Gerardo Nicolosi è professore associato di Storia dei movimenti e dei partiti politici e Storia globale dell’età contemporanea presso il Dipartimento di Scienze Politiche e Internazionali dell’Università di Siena. Si è occupato di storia del colonialismo, di storia delle élites politiche e amministrative di età liberale e di storia del liberalismo in Italia tra Otto e Novecento. È autore di numerosi saggi in volumi collettanei e di articoli in riviste scientifiche e delle monografie Imperialismo e resistenza in Corno d’Africa (Rubbettino, 2002); Risorgimento liberale. Il giornale del nuovo liberalismo (Rubbettino, 2012); La Provincia di Siena in età liberale (nuova edizione, Rubbettino, 2012).

Le iniziative 2018 del Comitato di Tutela

Gerardo Nicolosi, presidente del Comitato di Tutela delle Feste Identitarie di MontalcinoIn questo maggio ricco di eventi se ne aggiunge uno, domani al Teatro degli Astrusi di Montalcino, quando alle ore 17.30 avrà luogo la premiazione dell’edizione n. 4 del Concorso Fotografico “Montalcino Torneo d’Ottobre”, quest’anno preceduta da una breve rappresentazione dei bambini della Scuola primaria a tempo pieno di Montalcino, dal titolo “La voce del campanone”. A parlarne, in visita alla redazione della Montalcinonews, è Gerardo Nicolosi, presidente del Comitato di Tutela delle Feste Identitarie. “Quest’ultima iniziativa rientra nel progetto “Io e Montalcino: un paese nel mondo, un mondo nel paese” portato avanti dalla classe docente della Scuola primaria di Montalcino in collaborazione con il Comitato di Tutela - spiega Nicolosi - e l’obiettivo è di avvicinare la realtà dei bambini e quella dei Quartieri”. Prosegue, nel frattempo, l’attività ordinaria. “È in corso di svolgimento la seconda edizione del progetto “I Quartieri per la storia” - aggiunge Nicolosi - che porterà alla pubblicazione di un secondo volume, basato come sempre su fonti archivistiche conservate nell’Archivio Storico di Montalcino, che sarà presentato ad ottobre prima della Sagra del Tordo. Vengono riconfermati inoltre la Cena itinerante e i tre appuntamenti con Ocra Caffè. Ne approfitto per ringraziare Ocra che anche quest’anno ci ha concesso i suoi locali”.

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