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Brunelli vicepresidente nazionale Cia/Agricoltori

Luca BrunelliC'è anche il nome di Luca Brunelli tra i quattro nuovi vicepresidenti nazionali di Cia-Agricoltori Italiani, eletti a Roma durante il primo rinnovato Consiglio Direttivo dell’organizzazione. Affiancheranno il presidente Cristiano Fini per i prossimi quattro anni. Gli altri tre vicepresidenti sono Gennaro Sicolo, Matteo Bartolini e Gianmichele Passarini. Luca Brunelli, imprenditore vitivinicolo di Montalcino, è stato presidente di Cia Toscana e di Agia, l’associazione “under 40” di Cia. “Ai nuovi vicepresidenti eletti, vanno le mie più vive congratulazioni - dichiara Fini - con l’augurio di lavorare e costruire insieme un nuovo corso, più inclusivo e innovativo, sempre al servizio degli agricoltori e delle famiglie. Oggi le sfide da affrontare per il mondo agricolo sono di una portata enorme: guerra, rincari, transizione verde, cambiamenti climatici, sicurezza alimentare, tecnologie genetiche e digitali -continua il presidente nazionale di Cia - e serve responsabilità e nuova coesione per traguardarle. Noi siamo pronti a farlo”

 

Brunelli: “agricoltura deve agire con unità d’intenti”

Luca BrunelliL’Accademia dei Georgofili, fondata a Firenze nel 1753, è l’istituzione più antica al mondo che si occupa di agricoltura, ambiente e alimenti. Una vero e proprio punto di riferimento europeo per chi opera nel settore. Ieri è stato pubblicato un intervento di Luca Brunelli, presidente Cia Toscana, in cui viene sottolineata la necessità di “stravolgere gli schemi attuali”, spiega alla Montalcinonews Brunelli che rimarca l’esigenza di snellire la burocrazia, trovare nuovi metodi per la Pac e, soprattutto, lancia una richiesta di presa di consapevolezza del mondo agricolo ad agire con unità di intenti. Come sappiamo la situazione è molto difficile e il settore necessita di una svolta per ripartire dopo questa emergenza Covid-19. Servono risorse, idee ma anche coesione da parte di tutti gli attori della filiera. Riportiamo alcuni passaggi di Luca Brunelli pubblicati su Georgofili Info, il notiziario di informazione a cura dell’Accademia dei Georgofili. “È a mio avviso necessario agire con il massimo spirito unitario, a partire dalle scelte dell'Unione Europea, fino agli interventi di livello nazionale e regionale. Per questo è opportuna la massima coesione, il coinvolgimento e la condivisione tra tutti gli attori in campo: Unione Europea, Governi, Istituzioni e forze politiche a tutti i livelli, forze economiche e sociali. Ma una condivisione di intenti è anche necessaria, soprattutto aggiungerei, fra gli attori dell’agricoltura italiana e toscana. Bisogna andare tutti verso la stessa direzione, perché soltanto se si è uniti e compatti possiamo raggiungere gli obiettivi più alti. È inutile ergersi a primi della classe; è utile invece limare eventuali protagonismi, per cercare di avere una massa critica che torni a pesare, oggi, e quando questa emergenza sarà conclusa. La nostra proposta, ci piace essere chiari e sempre propositivi, è quella di realizzare in tempi rapidi un Tavolo Agricolo, che si faccia portavoce di tutte le istanze e necessità del settore rurale, perché solo con una voce univoca l’agricoltura può tornare ad avere un peso importante nel dibattito politico ed economico nazionale. Questo è il momento per dare un’accelerata a questo processo, bisogna andare in questa direzione”. Intervento integrale consultabile qui.

Brunelli (Cia): “serve un piano di sopravvivenza rurale”

Luca Brunelli“Sono convinto che oggi occorre fare qualcosa di più”. Così Luca Brunelli, Presidente di Cia Toscana, interviene sulla situazione del mondo agricolo alle prese con le emergenze economiche e sociali causate dal Covid-19. Due le necessità: “una Europa reale, unita, capace di agire e che abbia la forza di farlo”, ma anche, aggiunge Brunelli, “un’Italia unità, coesa, con una politica concreta che determini in Europa equilibri e indirizzi. Faccio un appello alle istituzioni tutte: occorre stravolgere gli schemi che conosciamo”. Brunelli invoca soluzioni straordinarie in ogni settore, specie in agricoltura che è quello “che ha più bisogno di innovare”. Il Presidente di Cia Toscana si mette a disposizione per un confronto generale e intanto lancia “il piano di sopravvivenza rurale” in un momento in cui il comparto agricolo è messo a dura prova dallemergenza legata al Covid-19. Concetti che Brunelli ribadirà al Tgr Toscana in onda stasera alle ore 19.30.

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Coronavirus e turismo, posti di lavoro a rischio

La torre del Palazzo Comunale di MontalcinoQual è l’impatto del Coronavirus per Montalcino? Da un punto di vista della salute non c’è dubbio che, nonostante non sia il momento di fare inutile allarmismi, la preoccupazione c’è. I casi positivi riscontrati in provincia sono ben presenti nella testa delle persone. Difficile sapere per quanto si andrà avanti in questo modo, impossibile (almeno per ora) trovare la soluzione ai problemi. Ma c’è un aspetto che allarma di più ed è quello legato all’economia. Rinviati il ProWein e Vinitaly, bloccati alcuni voli internazionali per e dall'Italia, emergono i primi timori legati all’export. E poi il turismo. Vero, dopo Benvenuto Brunello, Montalcino “storicamente” si svuota per tornare ad accogliere migliaia di visitatori in prossimità delle vacanze pasquali. Ma i segnali non sono positivi. Basta andare in giro nei negozi e sentire le voci dei commercianti, molti dei quali dicono che “di gente ce n’è meno di quella che ci aspettavamo”. E intanto iniziano ad arrivare, con una certa puntualità, le disdette per agriturismi, resort e alberghi: un danno non da poco. La paura spinge a non viaggiare e ciò provoca un effetto a catena. Negativo. “Le prenotazioni stanno continuando a calare - commenta alla Montalcinonews il presidente della Cia Toscana, Luca Brunelli - si prevede un calo per aprile e maggio del 50%, vedremo poi se qualcosa cambierà. Si tenta di rimodulare il tipo di lavoro, cercando una nuova strada per mettere a frutto i contatti”. Tutto in divenire, dunque, d’altronde tutto si modifica velocemente tra decisioni e ordinanze dall’alto in grado di ribaltare le cose. Ovvio che anche da un punto di vista occupazionale le conseguenze non sono da escludere. “Le strutture agricole che hanno un settore agrituristico subiscono un calo. Già solo a livello emotivo, in questo momento, pensare di assumere qualcuno è una scelta dura. Anche a Montalcino, dove magari per la stagione turistica si prendevano 4-5 persone, adesso al massimo si riflette per chiamarle 2-3. E Montalcino ha un ruolo importante nel turismo, altre realtà soffrono di più. In ogni caso, serve un rilancio del settore e, come ho già ribadito, Montalcino deve puntare ad essere il volano di un territorio più ampio”.

Dal “Paese che Vogliamo” alla Montalcino del futuro

La Terza tappa del roadshow con Toscana, Emilia-Romagna e UmbriaGli agricoltori al centro, per far ripartire il Paese cominciando dalle aree rurali. Attraverso una maggiore legittimazione e valorizzazione del ruolo degli agricoltori, lungo la filiera produttiva, riconoscendo e remunerando le funzioni economiche, sociali, ambientali ed etiche che svolgono. Ma anche arrivare a un sistema organizzato che punti sul riconoscimento del territorio, delle sue componenti e risorse, diffuse a livello locale. Sono soltanto alcune delle proposte per rilanciare il territorio rurale emerse dal terzo appuntamento con il roadshow di Cia-Agricoltori Italiani “Il Paese che Vogliamo” in programma oggi a Firenze.

Una tappa interregionale dell’evento Cia, che ha coinvolto gli Agricoltori Italiani di Toscana, Emilia-Romagna e Umbria e che ha visto nelle scorse settimane addetti ai lavori, insieme a esperti del settore e mondo della ricerca e dell’università, affrontare attraverso tavoli tematici, questioni e criticità da risolvere: infrastrutture; governo del territorio; filiere produttive legate al territorio; gestione della fauna selvatica; enti locali e politiche europee.

All’evento fiorentino a Palazzo dei Congressi - moderato dal giornalista Alessandro Maurilli - gli interventi del presidente nazionale Cia, Dino Scanavino e dei presidenti delle Cia regionali (Luca Brunelli per la Toscana; Cristiano Fini per l’Emilia-Romagna; Matteo Bartolini per l’Umbria) protagonisti dell’iniziativa sulle produzioni agricole di qualità de “Il Paese che Vogliamo”.

Luca Brunelli“Dal nostro roadshow emerge con chiarezza -ha detto Luca Brunelli, presidente di Cia Toscana, introducendo i lavori- che l’impianto de ‘Il Paese che Vogliamo’, non aiuta solo l’agricoltura, ma riporta al centro la dignità di chi vive fuori dalle mura dei complessi metropolitani. Fuori dai centri urbani, diminuiscono i diritti e aumentano i doveri: è per riequilibrare tutto ciò che anche in questi giorni portiamo il nostro lavoro e lo mettiamo a disposizione della società con lo spirito di sacrificio e la coerenza che da sempre caratterizzano Cia”. Abbiamo contattato Luca Brunelli, che tra l’altro è un montalcinese doc, per parlare di come questo progetto possa sposarsi con la nostra cittadina, chiedendo di immaginare la Montalcino del futuro. “Intanto dico che questo percorso è interregionale, era stato invitato anche il sindaco di Montalcino. Se poi il territorio volesse avere un ruolo da protagonista in questa fase, ben venga. Mi chiedete della “Montalcino che vogliamo”? Io dico che dobbiamo superare quest’aspetto anche se Montalcino per il suo ruolo non può permettersi di sbagliare. Montalcino deve essere il fulcro, l’animatore di una zona più vasta, continuare a crescere. Io ho apprezzato la fusione ma occorre guardare oltre, le potenzialità per essere il primo comune interprovinciale e il fulcro di un’economia sostenibile per la zona ci sono tutte. Sarò un sognatore ma il passato ci insegna che le cose succedono, basti vedere al successo di Banfi e del Brunello di Montalcino. Andare oltre le nostre mura e fare squadra, questa sarebbe una strategia di crescita”.

Focus - Il Paese che vogliamo. Fra le proposte emerse nel capitolo infrastrutture una fiscalità adeguata alle aree rurali; una promozione delle produzioni agricole, artigianali, artistiche, culturali delle aree interne la necessità di impedire ulteriori impoverimenti delle aree interne con la perdita di scuole, presidi sociali, sanitari, culturali e non ultimo di pubblica sicurezza. Valorizzare percorsi virtuosi per la manutenzione, la gestione e la messa in sicurezza del territorio attraverso relazioni strategiche e pluriennali tra imprenditori agricoli ed enti pubblici di primo e secondo livello per programmi di intervento infrastrutturale. Rafforzare la copertura digitale delle aree interne.

Attenzione è stata posta al governo del territorio: da migliorare le politiche di gestione del suolo; i percorsi di valorizzazione del patrimonio forestale locale, le azioni di prevenzione dei disastri ambientali; ottimizzare gli interventi per il mantenimento e la valorizzazione della biodiversità, oltre alla tutela della risorsa paesaggistica.

Altra tematica calda e attuale è quello della gestione della fauna selvatica: Cia ribadisce la sua proposta di riforma della legge 157/92, un buon punto di partenza per aprire la discussione. Alcuni aspetti possono essere affrontati anche subito, considerando le difficoltà politiche generali. In particolare, il miglioramento dei piani di contenimento e la piena applicazione dell’articolo 19 della vigente legge quadro con le necessarie modifiche e integrazioni. Sono poi da migliorare i Piani faunistici con una più efficace gestione del territorio: la presenza dei selvatici non è uniforme, ma concentrata in talune zone conosciute. Focalizziamo meglio gli interventi. Dare inoltre una maggiore la visibilità della filiera della selvaggina. Può rappresentare anche una forma di acquisizione di risorse per la Pubblica Amministrazione. Potenziamo i Centri di raccolta e lavorazione delle carni.

Un focus dedicato, quindi, agli enti locali e politiche europee: è opportuno avere un’omogeneità territoriale, anche dal punto di vista socio-economico, superando i confini amministrativi (ad es. area appenninica). Pensare a un modello partecipativo che coinvolga le esperienze territoriali diffuse sul territorio (GAL, Comuni, Cooperative di comunità). Puntare sulle opportunità della prossima riforma della politica agricola comune, a partire dallo sfruttamento delle potenzialità all’interno del Piano Strategico Nazionale.

La figura del contadino nella Grande Guerra secondo Luca Brunelli

A Firenze oggi è stata la giornata di “Agricoltura in guerra. Memorie dai fronti”, il convegno organizzato da Cia Toscana nel Centenario della Prima Guerra Mondiale. Tra gli interventi che si sono intervallati all’Accademia dei Georgofili c’è stato anche quello di Luca Brunelli, presidente Cia Toscana oltre che produttore di Brunello di Montalcino. Si è parlato molto della figura del contadino negli anni della Grande Guerra e anche della sua importanza. “L’iniziativa di oggi - spiega Luca Brunelli alla Montalcinonews - è nata dalla Cia, dall’Associazione dei Pensionati con la collaborazione dell’Unione Georgofili. L’obiettivo è quello di capire il ruolo dell’agricoltore in quel periodo nel fronte del combattimento ma anche in quello interno. Fu un periodo particolare, oltre un milione di animali furono presi dai militari per cibare l’armata italiana. Il contadino, forse per la prima volta, si è sentito uguale a tutti di fronte alla bandiera pur non consapevole di ciò a cui sarebbe andato incontro. La donna ha avuto anche un riscatto sociale perché l’uomo era andato al fronte e lei doveva portare avanti tante cose. Ci furono anche delle innovazioni, come le candele per riscaldare il cibo, ma non bisogna dimenticarsi dei dolori e delle sofferenze. Ricordo che da piccolo a scuola, alle elementari, a Storia si studiava la Guerra e quando ritornavo a casa facevo delle domande sull’argomento al mio bisnonno che non mi rispondeva e piangeva. C’era tanto dolore”.

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