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Miele, in Toscana timida ripresa. “Una luce in fondo al tunnel”

Miele con sfondo Montalcino“Rispetto alle difficoltà enormi del recente passato, quest’anno qualche luce in fondo al tunnel si intravede. La stagione produttiva è positiva, per trovarne un’altra in cui le aziende si sono dichiarate soddisfatte bisogna tornare indietro al 2022”. Alla vigilia dei “Giorni del Miele a Montalcino” Simona Pappalardo, vicepresidente dell’Arpat (l’Associazione Regionale Produttori Apistici Toscani presieduta da Duccio Pradella), traccia a MontalcinoNews.com lo stato dell'arte dell'apicoltura toscana, un settore che nel 2024 ha registrato 2.189 tonnellate di produzione (circa il 10% della produzione nazionale). “Si può dire con certezza che la produzione 2025 sarà superiore, anche se è ancora difficile stimarla. Una ripresa rispetto agli anni scorsi, seppur caratterizzata da una grande variabilità e disomogeneità, poiché anche quest’anno non sono mancate le difficoltà climatiche”. 

La stagione, nel complesso, è da considerarsi positiva, sottolinea Pappalardo.Non ci sono state gelate estreme ad aprile,in inverno è piovuto evitando la siccità e non c’è stato bisogno di nutrire le api. Così, in Toscana, nelle zone costiere e nel Valdarno aretino,si è tornati a produrre il miele di erica, molto particolare e gradito ai consumatori, che non si riesce a fare tutti gli anni. È ricomparsa la melata, altro raccolto altalenante. Bene il Millefiori così come il castagno, la nostra produzione più stabile. Le famiglie stanno raccogliendo bene nelle zone di edera, miele complicato perché cristallizza molto velocemente. L’acacia, il miele che fa la differenza per le aziende, la cartina da tornasole, perché il più richiesto dal mercato, ha avuto una fioritura promettente anche se i temporali primaverili hanno limitato la produzione.Buono il raccolto di sulla, ma la provincia di Siena ha sofferto un po’. Il corbezzolo? Ormai produzioni toscane non ce ne sono più. Per questioni sia climatiche che ambientali”.

Ai tantissimi problemi che affliggono il mondo delle api, in primis quello climatico, si è aggiunta negli ultimi anni la vespa velutina, un calabrone proveniente dall’Asia, giunto in Italia dalla Francia. Inizialmente in Liguria, per poi scendere nell’alta Toscana. “Scendendo lungo la costa è arrivata fino al grossetano, risparmiando per ora la provincia di Siena. Ma arriverà anche lì. Arpat partecipa al piano di gestione della Regione Toscana che mira a contenere la diffusione del calabrone attraverso una serie di interventi tra cui la distruzione dei nidi, giganteschi, su segnalazione della cittadinanza. E' una specie invasiva che si nutre di api e altri impollinatori, col progredire del tempo continuerà ad espandersi, nonostante gli sforzi di contenimento”.

Miele, segnali positivi a Montalcino

MieleSi parla molto dei cambiamenti climatici che hanno messo in difficoltà l'agricoltura. Ma per il miele, uno dei prodotti simbolo del nostro territorio, come è andata? Il bilancio sentendo gli addetti ai lavori è positivo. “L’avvicinarsi della Settimana del miele è l’occasione per fare il punto sulla produzione del miele per quest’anno - afferma Hubert Ciacci, presidente di Montalcino di Coldiretti e produttore di miele - che fa ben sperare rispetto agli anni passati. Gli ultimi anni sono stati disastrosi, a causa della siccità le api non trovavano il nettare e la produzione ne ha risentito. Quest’anno invece si prospetta un’annata molto buona. Non ricordo un raccolto cosi ricco come quello attuale”. A Montalcinonews ha fatto il punto della situazione un altro produttore di miele del nostro territorio, Roberto Batignani: "rispetto agli ultimi due anni è oro colato, il caldo le api non lo sopportano ma c'è stata anche tanta pioggia. Direi un'annata media tendente al buono. A Montalcino le api sono tutte nel giro di 60-70 km, c'è stato il millefiori, il triofoglio, direi non c'è da lamentarsi. Ma negli ultimi due anni sono morte tante famiglie di api". L'apicoltura, riporta Coldiretti Siena, rappresenta un valore stimato di 150-170 milioni di euro. Significativa è la presenza della Toscana che con i suoi 23.000 quintali di miele detiene il 10% della produzione nazionale per un valore di circa 16 milioni di euro.

Tornando alla Settimana del Miele di Montalcino parliamo della prima esposizione nazionale del settore (nata nel 1976) ma che nelle ultime edizioni è apparsa lontana dai fasti del passato quando a Montalcino c'erano gli stati generali dell'apicoltura, un evento che era un riferimento a livello nazionale.

Quest'anno la Settimana del Miele si svolgerà tra i Giardini dell'Impero e il Teatro degli Astrusi, abbandonando quindi come era già avvenuto lo scorso anno la Fortezza. L’evento, giunto all'edizione n.45 è organizzato da Asga, è in programma da venerdì 8 a domenica 10 settembre. Ai Giardini dell’Impero sarà allestita la mostra-mercato dei prodotti dell’alveare, con attrezzature apistiche e api cosmesi, al Teatro degli Astrusi avranno luogo i convegni. Previsto il premio "l'Ape d'Oro" per scrittori, giornalisti o apicoltori, che si sono distinti a livello nazionale per l’attenzione verso l’apicultura e il ritorno del Concorso Internazionale dei Mieli “Roberto Franci”. La novità è il primo concorso fotografico “Panaroni & Alziati” con scatti relativi al mondo delle api e degli apicoltori.

"Miele, inizio difficile anche a Montalcino"

Il miele è uno dei prodotti simbolo di MontalcinoDomani, sabato 20 maggio, è la Giornata mondiale delle api. Parliamo di insetti che hanno un'importanza straordinaria perché, oltre a fornirci il miele, sono le "sentinelle" dell'ambiente e favoriscono la biodiversità. Montalcino ha una grande tradizione legata al miele, sia a livello produttivo ma anche perché da noi è nato, nel lontano 1976, il primo evento nazionale dedicato al miele, la "Settimana del Miele". Ma quali sono le ultime novità sulla produzione di miele? Che annata dobbiamo aspettarci? Ne abbiamo parlato con Duccio Pradella, presidente di Arpat (Associazione Regionale Produttori Apistici Toscani). I primi segnali non sono positivi ma come recita un vecchio detto, “il miele si fa quando si dorme a finestra aperta”. Quindi la speranza non va persa. “Abbiamo avuto un inverno caldo – sottolinea Duccio Pradella a Montalcinonews.com – con le gelate intorno alla prima settimana di aprile che hanno rovinato le culture più importanti insieme a vento, freddo e pioggia. L’acqua ci vuole ma è meglio che scenda in autunno. Purtroppo nell’Appennino gli apicoltori più che produrre intervengono per nutrire le api. La situazione è migliore nella costa. A Montalcino? L’inizio non è stato buono. Ci sono delle belle fioriture di sulla, ma per ora le api hanno fatto poco. La stagione comunque non è finita, intanto è importante che smetta di piovere”. Questa settimana c’è stato un incontro in Regione. “Lo abbiamo chiesto urgentemente - continua Pradella – perché la situazione è preoccupante a causa del cambiamento climatico. Lo abbiamo fatto presente all’assessore Saccardi che è stata molto disponibile. Entro pochi giorni agli apicoltori saranno erogati 1.950.000 euro, indennizzi per i danni causati dalle gelate del 2021, parte sono fondi ministeriali e parte regionali. Inoltre l’assessore ci ha comunicato l’impegno per attivare entro ottobre l’Aca 18, una misura che permetterà agli apicoltori di avere un aiuto e che riconoscerà all’apicoltura un ruolo importante nel mantenimento della biodiversità”.

Miele, produzione dimezzata ma in ripresa

In attesa del programma ufficiale della Settimana del Miele di Montalcino, parliamo di un ritorno importante per quello che è stato il primo appuntamento nazionale dedicato ad un prodotto di eccellenza del Made in Italy, è arrivato il momento di fare un punto della situazione sull'annata in Toscana dopo che la nostra redazione aveva tastato il polso su Montalcino. "Produzione quasi dimezzata ma in ripresa in Toscana per effetto del clima pazzo con le fioriture estive bruciate dal caldo o distrutte dalla grandine e le api allo stremo costrette ad allungare i voli per trovare un po’ di nutrimento". Ciò è quanto emerge dal primo bilancio di Coldiretti Toscana sul miele Made in Tuscany nel 2022 che stima una riduzione media della produzione tra il 30% ed il 40% in miglioramento rispetto all’annata disastrosa dello scorso anno condizionata dalla gelata di maggio.
Una quadro sul quale hanno pesato in modo particolare le alte temperature e la siccità estrema che ha investito il 90% del territorio regionale con fioriture anticipate che, spiega Coldiretti Toscana, hanno costretto gli apicoltori a partire prima verso le aree montane e a portare razioni di soccorso negli alveari. Coldiretti Toscana ha sottolineato che secondo l’Osservatorio Nazionale Miele sulla base delle rilevazioni di luglio, sono stati deludenti i raccolti per il castagno dove si sono registrate rese molto eterogenee, più scarse negli areali produttivi di bassa quota (5 kg/alveare in media), migliori nelle zone di montagna dove i castagni hanno sofferto meno il caldo. Nelle zone vocate di Appennino e Casentino (province di Pistoia ed Arezzo) e sul monte Amiata (provincia di Grosseto) i raccolti hanno sfiorato punte di 15-18 kg/alveare, comunque inferiori alle attese. Non si registrano al momento raccolti significativi di girasole né di melata d’abete o altre melate.
Ma oltre alla spallata del clima, ha sottolineato la Coldiretti regionale, i “pastori delle api” devono fare fronte anche all’esplosione dei costi per le tensioni internazionali generate dalla guerra in Ucraina: dai vasetti di vetro (+40%) alle etichette (+35%), dai cartoni (45%), legno (+30%) e cera (30%) fino al gasolio (+129%). Confezionare un vasetto di miele costerà mediamente tra il 20% ed 30% in più ai 7.036 i “pastori delle api” che gestiscono complessivamente 15.501 apiari, 138.453 alveari, di cui il 13% biologici, e 22.946 sciami (fonte Sistema Informativo Veterinario Nazionale) per una produzione media complessiva che oscilla tra i 23 ed i 24 milioni di quintali.
Nonostante i numeri in forte aumento l’atavica carenza di prodotto, costringe il nostro Paese ad importante grandi quantità di miele dall’estero in particolare da Ungheria, Romania, Ucraina, Argentina, Spagna e Cina.
"A minacciare la sopravvivenza delle api e della biodiversità, oltre al mix letale di fattori come l’impiego di pesticidi, l’urbanizzazione, il riscaldamento globale, acari e parassiti, è arrivata in Toscana anche la vespa velutina cinese che stermina gli alveari. Diversi i casi segnalati tra Massa Carrara e la vicina Versilia a partire dal 2018. Il calabrone asiatico è solo l’ultimo degli organismi alieni portati nelle campagne e nei boschi dai cambiamenti climatici e dalla globalizzazione. In Toscana sono presenti la cimice killer, il cinipide galleno, popillia japonica, drosophila suzukii, coleottero Aethina tumida e cimice marmorata asiatica. Il danno a livello nazionale dovuto all’arrivo di questi insetti – conclude Coldiretti Toscana - è poco inferiore al miliardo di euro quasi quanto i danni provocati dalle calamità naturali nel 2021".

Montalcino, crisi del miele e futuro della Settimana

Il Miele, l'oro giallo di Montalcino Un'assenza che pesa. Per il secondo anno consecutivo La Settimana del Miele di Montalcino non è stata fatta. Un evento con quasi cinquanta anni di storia e che meriterebbe una riflessione approfondita su tanti aspetti. Ma adesso più che al passato bisogna pensare al presente, accendendo le luci dei riflettori su un settore che sta affrontando una crisi davvero grande. Il miele merita di essere rilanciato, proprio come la Settimana di Montalcino dedicata all'oro giallo.

“Consapevoli di essere da sempre la vetrina dei mieli toscani e italiani - ha dichiarato il sindaco Silvio Franceschelli in una nota stampa de Le Città del Miele, associazione di cui Montalcino fa parte - con la sua assenza La Settimana del Miele esprime vicinanza a tutti gli apicoltori delle diverse regioni italiane che stanno affrontando un’annata produttiva tra le più critiche degli ultimi due decenni, specie nella Regione Toscana. Montalcino a livello nazionale è tra le manifestazioni delle più note proprio per la sua storicità. La notorietà nazionale di Montalcino quest’anno la utilizziamo per evidenziare la criticità produttiva di miele della Toscana e di non poche altre regioni italiane”.

“L'annata è stata drammatica - commenta Duccio Pradella, presidente di Arpat, (Associazione Regionale Produttori Apistici Italiani) - la produzione non è arrivata a 10 kg per alveare ed a Montalcino penso ancora meno. Si è salvato il castagno, qua e là un po' di millefiori e tiglio, totalmente assente le produzioni primaverili. Per tenere in vita le api e nutrirle le aziende hanno dovuto farsi carico di grossi costi di produzione. I problemi delle gelate di aprile hanno rovinato tutte le fioriture e messo in crisi gli alveari, da luglio in poi in molte zone la siccità ha completamente fermato i raccolti. E tuttora le api non trovano da mangiare e gli apicoltori sono costretti a intervenire per tenerle in vita. La zona di Montalcino ha sofferto molto. La Settimana del Miele che non è stata fatta? Capisco che c'è una parte espositiva che ovviamente risente della scarsità del prodotto. Ma è un peccato, parliamo di un evento storico. Dico che, ma questo in generale, bisogna sforzarsi di fare iniziative in grado di dare visibilità al settore. Parlare dei nostri problemi ed esporli all'opinione pubblica credo che ci possa aiutare molto. Il settore è in crisi, servono risorse. Se si vuole salvare le api bisogna aiutare le aziende”.

L’annata apistica 2021 è destinata a entrare nelle cronache storiche del settore come la più critica degli ultimi decenni. Le condizioni climatiche avevano già seriamente compromesso le produzioni primaverili di tarassaco e di ciliegio, con anche la quasi totale perdita della produzione di miele di acacia, causa un clima fortemente sfavorevole di sbalzi climatici di basse temperature e inaspettate gelate registrate sia al nord sia nel centro Italia. Una situazione che ha fortemente impegnato gli apicoltori a intervenire con soluzioni a vare di zucchero per sfamare le api e mantenerle in vita. Solo in Lombardia la mancata produzione di acacia registra un danno di oltre 30 milioni di euro: in media, un alveare ha prodotto tra 500 gr/1 kg contro i 20 kg degli scorsi anni. In regioni come l’Emilia Romagna e la Toscana la produzione di miele registra un calo del 95%. Una criticità che ha toccato anche i territori del miele del Sud con la produzione di miele d’arancio quasi azzerata in molte zone della Sicilia e una produzione media inferiore del 50%, così come per il miele di sulla.

Crisi del miele, produzione ai minimi

Miele, oro giallo di MontalcinoL'annus horribilis del miele. Potremmo definirlo così perché uno dei prodotti simbolo di Montalcino sta vivendo una situazione di grande difficoltà. Così è da noi ma lo scenario è critico un po' in tutta Italia perché è il cambiamento climatico a fare la differenza in negativo. Gelate, freddo, caldo improvviso. Il clima “impazzito” ha ostacolato la fioritura, le api, le “sentinelle dell'ambiente”, sono in crisi. E in molti rischiano di non farcela più anche perché viene da chiedersi se ne vale la pena. Annate sfortunate, produzione quantitativamente limitate, segnali di normalità che non arrivano. Lo sfasamento delle stagioni non si arresta, la preoccupazione è altissima. Abbiamo sentito Federico Ciacci, lui e la sua famiglia sono storici produttori di miele a Montalcino.“Quest'anno sarebbe poco dire che sia andata male. Io ho tanta passione, il miele fa parte della nostra famiglia ma così è veramente difficile. Al momento ad esclusione di un po' di erica nel mese di aprile, un quintale, non abbiamo fatto nulla. La colpa? Del clima. La primavera ormai non esiste più, queste anomalie climatiche rovinano tutto. Le gelate hanno fatto fuori l'acacia, per adesso non possiamo fare neanche il millefiori. Non ci sono i fiori a questo punto vediamo a giugno se sarà possibile fare qualcosa. Ma negli ultimi anni la situazione è sempre stata complicata, solo nel 2018 fu soddisfacente. A Montalcino lo scenario è questo”. Così è anche in Toscana. Abbiamo contattato Duccio Pradella, presidente di Arpat, (Associazione Regionale Produttori Apistici Italiani).“Una situazione - spiega Pradella alla Montalcinonews - che definerei drammatica. Il trend non è positivo, tra problemi ambientali, concorrenza estera, patologie nell'alveario. Il cambiamento climatico ci ha tradito. All'inizio le api erano belle ma dalle gelate avvenute intorno al 7/8 aprile abbiamo avuto due mesi con condizioni avverse. Le gelate hanno di fatto cancellato l'acacia in Toscana. Non era mai successo che gli apicoltori nutrissero gli alveari come sta succedendo adesso, manca un mese e mezzo alla fine del raccolto, magari con il girasole, il tiglio e il castagno un po' di produzione arriverà ma non c'è da essere molto ottimisti. Basti pensare che per le aziende l'acacia è il miele più importante ma siamo a zero. Nella zona di Montalcino, sulla, trifoglio e millefiori sono produzioni storiche ma quest'anno non c'è niente. La situazione è drammatica per le api ma ancora di più per gli apicoltori: veniamo da una serie di annate negative, la 2021 batte addirittura la 2019 che era ai minini. Lo scorso anno fu migliore ma bastò giusto a ripagare i costi. Per le aziende è dura andare avanti”.

Montalcino, annullata la Settimana del Miele

Annullata la Settimana del Il nome del vincitore de Il miele del sindaco è stato dato a MontalcinoMiele, il tradizionale appuntamento di settembre dedicato al mondo dell’apicoltura e ai prodotti dell’alveare. “Purtroppo la situazione epidemiologica rende molto problematico i preparativi e lo svolgimento della manifestazione – spiega a MontalcinoNews Monica Cioni, presidente dell’Asga, l’associazione che riunisce gli apicoltori di Siena, Arezzo e Grosseto e che organizza l’evento dal 1976 – abbiamo quindi preso questa importante decisione di rimandare al prossimo anno la 44° edizione”. Tra l’altro l’edizione, che di solito viene ospitata all’interno della Fortezza, visti i lavori di riqualificazione si sarebbe probabilmente svolta ai Giardini dell’Impero. Appuntamento al 2021 anche per lo storico concorso “Roberto Franci”, mentre verrà premiato con un attestato il vincitore del Miele del Sindaco, premio istituito con le Città del Miele (di cui Montalcino è socio fondatore).

Un marchio per valorizzare le nostre eccellenze

Sta per arrivare un marchio per valorizzare le eccellenze di Montalcino (come lo zafferano)Sfruttare la notorietà del Brunello per far conoscere e valorizzare le altre eccellenze di Montalcino, dal tartufo all’olio, dal miele allo zafferano, dal farro al formaggio, riuniti sotto un unico marchio collettivo, con lo scopo di rafforzare l’economia locale, dando lavoro a nuove attività e aiutando quelle esistenti. È uno degli obiettivi del Distretto Rurale di Montalcino, sistema di governance territoriale riconosciuto dalla Regione Toscana nel 2016 che riunisce le associazioni di categoria, le attività economiche del territorio e l’amministrazione comunale, rappresentata dal sindaco Silvio Franceschelli, che ne è presidente.

“Il Distretto Rurale - spiega il vicepresidente Stefano Cinelli Colombini - regolerà l’utilizzo del marchio, che è in fase di registrazione, affinchè lo si usi esclusivamente per alimenti prodotti, trasformati e confezionati a Montalcino. Il tutto sarà regolamentato da specifici disciplinari di produzione. L’obiettivo è di uscire già alla fine del 2020 con un marchio identificativo del Territorio”.

Se il Distretto Rurale sarà il proprietario del marchio, la gestione di quest’ultimo spetterà alla Fondazione Territoriale del Brunello, emanazione culturale del Consorzio del Brunello nata circa tre anni fa con la missione di reinvestire a Montalcino, attraverso progetti di sviluppo territoriali, parte dei profitti ottenuti dalla produzione e dalla vendita del Brunello. “Il nostro compito - sottolinea Roberto Terzuoli, consigliere della Fondazione e referente assieme a Francesco Marone Cinzano per il Distretto Rurale - è di promuovere il marchio, dargli una risonanza economica sul mercato e attribuirlo a prodotti legati storicamente al territorio. Non perdendo d’occhio il nostro obiettivo principale, ovvero l’attenzione verso il sociale”.

Miele, Ciacci: “fiduciosi per la produzione 2020”

Hubert CiacciTorniamo a parlare di miele. Nei giorni scorsi avevamo fatto un approfondimento sentendo i vertici di Arpat e Unaapi. Oggi sull’argomento ha detto la sua la Coldiretti. Parlando anche della prossima annata. “Le produzioni negli ultimi anni sono state altalenanti per via degli eventi atmosferici imprevedibili. Se nel 2018, in provincia di Siena, ci sono stati buoni risultati, nel 2019 la produzione è stata scarsissima”. Così è intervenuto del responsabile del settore apicoltura Coldiretti Siena Hubert Ciacci in merito alla crisi che ha colpito lo stesso comparto nell’ultimo anno. Quest’anno in Toscana sono 6.000 gli apicoltori, 100.000 gli alveari e la produzione è pari a 2,5 milioni di chili. A Siena ci sono 80 apicoltori che producono hanno prodotto 3.000 chili di miele. Grazie ad un particolare microclima che si trova in Valdorcia e Valdichiana, dieci sono le varietà del nostro territorio: millefiori, girasole, edera, sulla, trifoglio , castagno, corbezzolo, acacia, melata, edera ed erica. Tutti i tipi di miele presentano qualità benefiche per la salute come quello d’acacia che è un antinfiammatorio per la gola ed un disintossicante per il fegato, il corbezzolo invece ha proprietà diuretiche e depurative. I principali problemi del settore sono legati alla crisi ambientale che ha determinato perdite elevate, soprattutto per quanto riguarda i mieli primaverili la cui produzione è stata praticamente azzerata dalle rigide temperature di aprile e maggio, e che ha portato con se’ organismi come gli insetti alieni, veri e propri flagelli di questo settore. “Anche per il 2020 la “finta primavera” – sottolinea Coldiretti- ha ingannato le coltivazioni favorendo un “risveglio” che le rende particolarmente vulnerabili all’annunciato ritorno del freddo con danni incalcolabili per la produzione. Le alte temperature stanno anche favorendo la sopravvivenza degli insetti alieni arrivati in Italia dall’estero proprio con il surriscaldamento del clima che stanno provocando una strage nei raccolti in Italia dove per la sola cimice asiatica nel 2019 si contano danni per 740 milioni e 48.000 aziende agricole”. Nonostante l’allarme che ha lanciato la Coldiretti nazionale, lo stesso Hubert Ciacci si è comunque detto fiducioso sul fatto che la produzione di miele nel 2020 possa essere migliore di quella dell’anno appena trascorso ma ha ricordato che, con i continui cambiamenti climatici, gli operatori del settore dell’apicoltura si battono ogni giorno per salvare la vita delle api. “Questi animali sono gli unici che provvedono all’impollinazione dei fiori - continua Hubert Ciacci-. Senza il loro prezioso lavoro non avremmo molte varietà di frutta ed inoltre costituiscono un prezioso test per misurare l’inquinamento di determinati luoghi”.

Apicoltura: “2019 terribile anche a Montalcino”

MieleA Principina Terra è in svolgimento il Congresso n.36 dell’apicoltura professionale, organizzato da Arpat, Aapi e Unaapi. Il settore si riunisce per fare luce sul momento delicato del miele e delle api. Temi che interessano anche Montalcino. “In Toscana - dice alla Montalcinonews Duccio Pradella, presidente Arpat - il 2019 è stato un anno terribile, forse il peggiore di sempre. Qualcosa per fortuna abbiamo ottenuto dalla Regione, un microcredito di 20.000 euro che potrà essere restituito in 10 anni senza interessi. Una misura “tampone” per i produttori che lottano con la presenza del miele straniero e della sua qualità inferiore che permette costi più bassi. Anche per Montalcino e i produttori della Valdorcia è stato un anno complicato. Previsioni per il 2020? Ancora è presto, tra poco si riparte e vedremo”. Anche Giuseppe Cefalo, presidente di Unaapi, ha parlato alla Montalcinonews: “Il mercato è in forte calo da due anni. C’è stato un massiccio ingresso di prodotto asiatico a prezzi bassi. Il miele viene poi visto dai consumatori come un prodotto stagionale e in inverno ora fa meno freddo”. Possono questi motivi, climatici e di mercato, aver inciso anche sul calo di appeal della Settimana del Miele di Montalcino? “Può essere - continua Cefalo - anche se credo che è ormai da qualche anno che la manifestazione non sia più gettonata come prima. Forse è anche un problema di comunicazione”. Intanto una buona notizia c’è: si va verso l’obbligo dell’indicazione, anche nelle miscele di mieli, delle percentuali dei Paesi di provenienza, accanto all’obbligo del Paese di origine. Una nuova direttiva dell’Unione Europea per il quale l’Italia, da anni, è in prima fila.

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