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Montalcino, annullata la Settimana del Miele

Annullata la Settimana del Il nome del vincitore de Il miele del sindaco è stato dato a MontalcinoMiele, il tradizionale appuntamento di settembre dedicato al mondo dell’apicoltura e ai prodotti dell’alveare. “Purtroppo la situazione epidemiologica rende molto problematico i preparativi e lo svolgimento della manifestazione – spiega a MontalcinoNews Monica Cioni, presidente dell’Asga, l’associazione che riunisce gli apicoltori di Siena, Arezzo e Grosseto e che organizza l’evento dal 1976 – abbiamo quindi preso questa importante decisione di rimandare al prossimo anno la 44° edizione”. Tra l’altro l’edizione, che di solito viene ospitata all’interno della Fortezza, visti i lavori di riqualificazione si sarebbe probabilmente svolta ai Giardini dell’Impero. Appuntamento al 2021 anche per lo storico concorso “Roberto Franci”, mentre verrà premiato con un attestato il vincitore del Miele del Sindaco, premio istituito con le Città del Miele (di cui Montalcino è socio fondatore).

Si chiude la Settimana del Miele. “Scommessa vinta”

Monica Cioni, presidente ASGA, traccia un bilancio della Settimana del Miele appena conclusa“Quest’anno la crisi nell’apicoltura si è fatta sentire tantissimo, portare a termine il progetto era una grossa scommessa e riteniamo di averla vinta”. Monica Cioni, presidente dell’Asga (Associazione Apicoltori Siena Grosseto Arezzo), traccia un bilancio positivo della “Settimana del Miele” (8-10 settembre), gli stati generali del settore che da 41 anni richiamano a Montalcino apicoltori, esperti, consumatori e appassionati da tutta Italia. “Ho sentito sia i visitatori che le aziende, erano tutti soddisfatti - spiega Cioni - la richiesta del prodotto era e rimane altissima. Venerdì e sabato abbiamo riscontrato l’affluenza maggiore, domenica un po’ meno ma lo capisco, il maltempo ha bloccato molte persone nel week-end”. Per l’Asga sono stati tre giorni intensi, con mostre, stand, visite nelle aziende apistiche, degustazioni e poi il l’evento clou, la conferenza nazionale, dedicata ai problemi che affliggono il mondo delle api, dagli effetti climatici all’utilizzo dei pesticidi. “Il convegno è stato interessantissimo, è piaciuta tanto anche la parte dedicata al polline e all’apiterapia, un tema che incuriosisce un po’ tutti. Altra nota lieta è stata la premiazione del concorso “Roberto Franci”, con la soddisfazione del primo classificato che è arrivato dalla Sicilia”.

Dedicato a Roberto Franci, storico apicoltore di Montalcino e ideatore della “Settimana del Miele”, il concorso è presieduto da una giuria di massimi esperti degustatori che ogni anno elegge i tre migliori mieli d’Italia. Sulla vetta del podio del 2017 è salito il miele di timo dell’azienda Milluzzo, in provincia di Siracusa. Secondo posto ex aequo per il miele di tiglio dell’Apicoltura Zipoli (Crema) e il miele di girasole di L’ape e L’arnia di Giulio Iacovanelli (Chieti), che ha anche conquistato la medaglia di bronzo con il miele di eucalipto. “Di solito la produzione è maggiore - racconta Iacovanelli - invece quest’anno ha avuto un calo del 70%. Però la qualità è nettamente superiore e non capisco il motivo, perché in genere, se si produce di meno, il prodotto risulta peggiore”.

Torna come ogni anno a Montalcino la Settimana del Miele, tra i più importanti appuntamenti del settore nel panorama nazionaleC’era attesa anche per il “Miele del sindaco”, premio nato proprio a Montalcino e promosso da Le Città del Miele che, a differenza del “Roberto Franci”, non è un riconoscimento di qualità ma di identità territoriale. La tipologia che quest’anno più di altri si è legata con il territorio di origine è il miele di ciliegio canino (meglio noto come miele di marasca), proveniente dalla città di Sacile (Friuli Venezia Giulia), considerata il “giardino della serenissima” fin dai tempi dei Dogi. Si tratta di un miele raro, dal sapore classico e dal profumo della marmellata di ciliegie, difficilmente reperibile al di fuori della zona del Carso. Il premio consiste in un attestato sia all’apicoltore che lo ha prodotto, sia alla città, visto che a vincere è idealmente la cittadinanza.

Chiusa l’edizione 2017, si volta pagina e si pensa già al futuro. L’anno prossimo la trecentesca Fortezza di Montalcino, suggestiva cornice della “Settimana del Miele”, inizierà una serie di lavori di ristrutturazione. “La Fortezza era una sicurezza, un connotato perfetto - continua Monica Cioni - pensare a una manifestazione al suo esterno è dura. Probabilmente utilizzeremo una tensostruttura nel piazzale antistante, dove c’è il parcheggio. In ogni caso partiremo presto. In mente ci sono tante cose, mi piacerebbe estendere il convegno, organizzandone uno anche di domenica. Ho avuto tante richieste, sarebbe una gran bella cosa. Noi ci proveremo”.

Nonostante le mille avversità, nonostante i dati impietosi sulla situazione apistica italiana (resa del 30% rispetto alla media nazionale, raccolti azzerati in gran parte della Penisola), nonostante il trend che disegna un orizzonte negativo, il mondo degli apicoltori non molla e continua a sperare in un futuro migliore. E un messaggio di speranza, una piccola fiammella nel buio di questi strani giorni, sono stati lanciati lo scorso fine settimana a Montalcino.

Dati, tendenze e scenari dell’apicoltura toscana

Torna come ogni anno a Montalcino la Settimana del Miele, tra i più importanti appuntamenti del settore nel panorama nazionaleÈ un indicatore straordinario dello stato di salute dell’ambiente in cui viviamo, è un instancabile lavoratore, nutre se stesso, uomini e animali e permette, con l’impollinazione, il ciclo naturale delle piante. Parliamo dell’ape, un insetto nobile, ammirato e rispettato sin dall’antichità (quando rappresentava l’unica fonte di zuccheri), che non ha perso il suo fascino e la sua attrattiva neanche adesso. L’apicoltura continua infatti a suscitare grande interesse. Come rivela l’associazione apistica Arpat, si avvicinano alle api medici, avvocati, impiegati, imprenditori, industriali, operai, donne, uomini. Persone che hanno aumentato la sensibilità e compreso l’importanza di un insetto che, oggi come non mai, è a fortissimo rischio. Ai problemi cronici (pesticidi, concorrenza sleale..) si sono aggiunti parassiti (Varroa destructor), insetti (la vespa velutina, calabrone arrivato dall’Estremo Oriente) e il clima anomalo tra primavera ed estate, che ha affossato la produzione di miele e messo in ginocchio gli apicoltori. Le stime sono terribili: nel 2017 la resa sarà del 30% rispetto alla media nazionale, con raccolti prossimi allo zero nei territori da sempre più vocati d’Italia, come l’area di Montalcino e tutto il territorio toscano che, in situazioni di normalità, rappresenta il 10% della produzione nazionale (media di 23.000 quintali) e, grazie alla conformazione del territorio, detiene il record di almeno dieci varietà: dalla marruca prodotta esclusivamente in Maremma al corbezzolo, particolarità di Montalcino, fino al miele di spiaggia nella zona viareggina.

Alcune di queste varietà vedranno la loro produzione azzerarsi. Il miele di sulla, per esempio, per via della siccità, non è stato raccolto. Le medie del girasole sono vicine allo zero perché le rese sono state insignificanti. Il miele di tiglio non si è potuto raccogliere nelle città per i motivi già riportati (è stato fatto un po’ di millefiori con prevalenza di melata, in media 5-6 kg/alveare). Malissimo anche l’erba medica e tutti i millefiori che forniscono del nettare nella stagione estiva. Per il corbezzolo, tipico della zona del Brunello, è ancora presto, visto che si raccoglie tra settembre e ottobre, ma i presupposti, ancora una volta, non sono buoni.

Il caso miele nel servizio RAI“Sono dati riferiti al mese di luglio - spiega Michele Valleri dell’Osservatorio Nazionale del Miele - ma dopo quel mese non si è aggiunto niente. Qualcosina nella zona di Monteaperti, ma si parla di 3 kg a famiglia. La gelata di fine aprile ha rovinato le piante di acacia e la fioritura, poi la siccità unita al gran caldo ha fatto il resto”. E se le api hanno poco da mangiare, sono più deboli e quindi più vulnerabili alle vecchie patologie e nuovi nemici, come la Varroa, ormai endemica, o la vespa velutina, arrivata a Carrara lo scorso luglio e un altro problema che terrà in apprensione gli apicoltori nei prossimi anni.

In questo annus orribilis c’è una varietà che si salva, il castagno. Affetto di recente dal cinipide, adesso sta guarendo e la produzione di miele, in alcune zone in montagna, si è salvata. “Il settore è forte, le associazioni sono attive, molta gente è sempre più incuriosita - aggiunge Valleri - certo, le difficoltà ci sono, ma si stringe i denti e si va avanti. Il settore nonostante tutto è in espansione, anche perché è più “mobile”. Se un terreno agricolo è in difficoltà non ci puoi far niente. Le aziende che producono miele sono dinamiche, non stanno chiudendo. Molte si stanno specializzando in altre attività come la vendita di regine e la produzione di polline e pappa reale. Non c’è solo il miele”.

Michele Valleri farà un intervento al convegno della “Settimana del Miele”, tra i principali appuntamenti del settore a livello nazionale, che si terrà a Montalcino dall’8 al 10 settembre grazie alla collaborazione tra le associazioni apistiche della Toscana e Asga (Associazione Senese Grossetana Apicoltori), che da oltre 40 anni tutela le aziende del settore nei territori di Siena, Grosseto e Arezzo. “Parlerò dei dati di produzione regionali, che riguardano tutta la stagione visto che ormai è finita. Il clima ci sta dando dei segnali, il trend ormai è questo. Negli ultimi dieci anni, sono stati di più quelli negativi che quelli positivi”.

Torna come ogni anno a Montalcino la Settimana del Miele, tra i più importanti appuntamenti del settore nel panorama nazionaleNon è un caso che la sede della “Settimana del Miele” sia a Montalcino, cuore pulsante di una regione da sempre rinomata per la produzione di miele. Sono ben 4657 infatti gli apicoltori con sede legale in Toscana. Di questi, il 40% sono aziende che commercializzano la propria produzione. Sono quindi imprenditori agricoli a tutti gli effetti, visto che l’apicoltore è un agricoltore riconosciuto tale dalla legge. Il totale degli alveari presenti in anagrafe sono ad oggi 98.172 (di cui il 73% è detenuto dagli apicoltori che producono per la commercializzazione del prodotto).

Il miele rappresenta dunque un settore decisamente importante per la Toscana. E nonostante le mille difficoltà, l’interesse per il dolce prodotto continua ad aumentare. Le aziende agricole che hanno nelle api l’attività esclusiva o prevalente sono in crescita, e molti giovani vedono nell’apicoltura, oltre che una passione, l’opportunità di costruirsi una fonte di reddito. “L’amore per l’apicoltura c’è e ci sarà per sempre - sottolinea Monica Cioni, presidente della Settimana del Miele - è vero, il clima fa paura e l’ape è sensibile al cambiamento climatico e a tutti i trattamenti fatti in agricoltura. Ma non deve essere un motivo per mollare. L’apicoltura è una vocazione, se non ti piace non puoi farla. Chi ama la natura la porterà sempre avanti”. Sono segnali di fiducia, di speranza, di buon auspicio. Anche se il futuro appare minaccioso.

Miele, nel 2017 siamo ai minimi storici

La produzione del miele 2017 è ai minimi storici Erano convinti che il 2016 fosse la peggiore annata degli ultimi 35 anni, con una produzione nazionale di 140.000 quintali. Invece gli apicoltori italiani si sono dovuti ricredere. Più in basso di così, ahimè, si può andare. Le stime sono terribili: la produzione di miele 2017 si ferma al 30% della media nazionale (non si dovrebbe arrivare a 90.000 quintali). Siamo ai minimi storici, con raccolti prossimi allo zero nei territori da sempre più vocati d’Italia, come Montalcino. “Una situazione così non l’abbiamo mai vissuta, non ci sono precedenti del genere nella storia del miele di Montalcino. Siamo al 20% di produzione, comunque ben sotto il livello nazionale”, dichiara alla Montalcinonews Monica Cioni, presidente della “Settimana del Miele” (Montalcino, 8-10 settembre), tra i principali appuntamenti del settore a livello nazionale. Il problema a monte è la siccità, che dopo il freddo anomalo in primavera, poi il caldo, caldissimo improvviso, ha seccato i fiori e disidratato il nettare: “Ho perso il conto dei mesi passati senza pioggia - continua Cioni - i fiori ci sono ma non hanno umidità. È una vera emergenza, un Guinness dei primati, ma in negativo”.

Un settore, quello del miele, che si è sempre ritagliato un ruolo importante a Montalcino, tra produzioni di pregio e dove ogni anno gli apicoltori si danno appuntamento agli stati generali della “Settimana del Miele” per tracciare um bilancio definitivo. Per ora, “è già tanto se arriveremo al 20% - spiega Roberto Batignani - prima la mia azienda produceva 100/200 quintali di miele, ora ne facciamo 15/20. La nostra è una delle zone messe peggio. Oltretutto arriviamo da due annate già penalizzate. Va un po’ meglio il castagno, mentre per i vari trifoglio, millefiori, girasole ed erba medica è un disastro. Oltre alla produzione, a rischiare sono le famiglie di api, che sono stressate e se non piove di qui a settembre”. Stessa linea di pensiero per Federico Ciacci, vicepresidente Asga, l’associazione con sede a Montalcino che da oltre 40 anni tutela le aziende apistiche dei territori di Siena, Grosseto e Arezzo. “È una situazione drammatica - commenta Ciacci alla Montalcinonews - di annate difficili ne avevo viste, c’è stato un calo progressivo negli ultimi anni, ma così è esagerato. Un po’ tutte le produzioni stanno andando male: l’acacia per via della gelata di primavera e per il caldo; va leggermente meglio il castagno, così come il millefiori, ma in generale tutti i mieli registreranno, chi più chi meno, una perdita dell’80% rispetto alla norma”.

Numeri e scenario al di sotto dell’andamento nazionale, tracciato a www.winenews.it dall’Unaapi, l’Unione Nazionale Associazione Apicoltori Italiani guidata dal neo presidente Giuseppe Cefalo, che sottolinea come, al di là dei negazionisti del climate change tra cui il presidente Usa Donald Trump, dalle api, “sentinelle” per eccellenza della salute dell’ambiente - e dunque della nostra - non ci arrivano più avvisi, ma la certezza di una drammatica crisi ambientale, e di un trend negativo per l’apicoltura italiana che non si arresta, ma anzi si aggrava.

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