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Immigrazione e dialogo: se ne parla ad Ocra

La locandina dell'iniziativa 'Non ho paura dell'uomo nero' promossa da Ocra MontalcinoDurante il mese di novembre Ocra Montalcino “ospiterà una serie di iniziative legate al tema dell’immigrazione e alle modalità di integrazione, con un focus particolare sulle realtà locali e territoriali, con testimoni di levatura nazionale. Non solo per dialogare ma per agire - continuano gli organizzatori dell’iniziativa - con etica ed empatia, intelligenza e solidarietà; per rendere i confini luoghi di passaggio, il nostro paese un luogo dove restare”. Le riflessioni si aprono venerdì 9 novembre con il Vernissage dell'installazione Transnational Migration and Immigration di Franca Marini realizzata per il Human Rights Institute at kean University, Union, NJ, nel Febbraio 2018. L’opera verrà reinterpretata e contestualizzata dall’artista all’interno del chiostro cinquecentesco del complesso monumentale di Sant’Agostino e farà da sfondo agli eventi che si svolgeranno durante il mese di novembre. Il giorno dell’inaugurazione verrà presentato anche il video “Una nuova vita” con testimonianze di migranti provenienti da vari paesi, alcune delle quali raccolte dall’artista nel 2016 a Riace, paese simbolo a livello mondiale d’integrazione e accoglienza.

Giovedì 15 novembre una giornata intensa di dibattiti e tavole rotonde, per analizzare la situazione dei flussi migratori da e per il nostro paese in una logica complessiva ed europea con un focus particolare sulle realtà locali e territoriali.

Contestualmente si svolgeranno i laboratori di conoscenza, scambio e confronto. I protagonisti saranno i bambini delle scuole locali, i quali avranno la possibilità di rapportarsi con alcuni giovani migranti che racconteranno la propria storia, descrivendo il paese di origine e le ragioni del viaggio, pronti a conoscere le peculiarità del tessuto sociale di Montalcino, di cui si apprestano a far parte come cittadini attivi.

Venerdì 16 novembre la giornata si apre con la conferenza “Non toccate il mio amico” a cura di Angela Scalzo (Segretario Generale Nazionale di SOS razzismo) e con la proiezione del cortometraggio “Storie di un giovane immigrato” del regista egiziano Maged El Mahedy.

A seguire un momento di incontro e confronto tra giovani italiani e giovani migranti con istituzioni, aziende del territorio e associazioni di categoria, volto a conoscersi e conoscere opportunità, a fare incontrare domanda e offerta. Nel pomeriggio, a partire dalle 15, vi sarà la possibilità di partecipare al laboratorio creativo di Samuel Fuscà, nel quale attraverso giochi teatrali, esercizi di tecniche somatiche e di danza contact improvisation, si creerà uno spazio di fiducia e ascolto per riconoscersi come uomini al di là di ogni frontiera di colore, gusto o mentalità.

La giornata si conclude con la performance di musica e danza a cura del Malibra Trio, un gruppo di recente formazione, composto da tre abili musicisti di differenti nazionalità, culture, esperienze e formazione musicale. Al termine e a conclusione del ciclo di eventi di “Non ho paura dell’uomo nero”, venerdì 30 novembre alle 19 appuntamento con “Somud u Ahlam”, monologhi da “Il teatro reportage” di e con Annet Henneman.

Il “secolo buio” di Montalcino torna alla luce

Federica Viola, l’autrice del volume della collana I Quartieri per la Storia presentato il 18 ottobre a OcraLa presenza del bufalo, la caccia al colombo, la pratica dell’apicoltura, le coltivazioni di lino, canapa e zafferano. E ovviamente il vino, con le regole per punire il furto delle uve e il taglio dei filari e per regolare le operazioni di vendemmia, che dovevano cominciare nello stesso giorno, l’8 settembre o il 21 settembre. Sono alcuni dei tanti spunti che emergono dallo Statuto dei danni dati, un insieme di norme firmato a Montalcino nel 1452 per stabilire sanzioni in caso di illeciti (come il furto) o danni determinati dal pascolo abusivo di animali. Un’opera che pone alla luce aspetti centrali e poco conosciuti di Montalcino nel secolo che va dall’acquisizione della cittadinanza senese (1361) alla metà del Quattrocento, ripresa adesso dai lavori di Federica Viola, l’autrice del volume della collana “I Quartieri per la Storia” presentato venerdì scorso a Ocra e intitolato “Montalcino nel Quattrocento. Lo Statuto dei danni dati e degli straordinari (1452): edizione e note storiche” (Effigi, 2018).

E' in vendita il volume di Viola intitolato: Montalcino nel Quattrocento. Lo Statuto dei danni dati e degli straordinari (1452): edizione e note storiche (Effigi, 2018).“Troviamo tante notizie del periodo tra Duecento e Trecento - spiega Viola, un dottorato in Storia Medioevale all’Università di Sassari alle spalle e adesso insegnante di scuola media a Celleno, in Provincia di Viterbo – mentre fino al 1462, quando Montalcino diventa città, c’è quasi un vuoto. Sembra che in questo secolo la vita si sia appiattita e coincida con quella senese. Invece emerge una forte vitalità politica e una volontà di non voler perdere quei diritti che la cittadinanza aveva garantito. Gli introiti dei danni campestri erano importanti, Montalcino li rivendicherà per tutto il Quattrocento, a differenza delle gabelle, di appannaggio di Siena”.

Viola cita tre episodi del suo lavoro. A un certo punto le autorità montalcinesi erano molto preoccupate perché nessuno portava rispetto ai Priori dei terzieri, che si vergognavano addirittura di ricoprire tale carica. Viene posto allora l’obbligo di levarsi il cappello e salutarli. “Una cosa che non solo fa sorridere – spiega l’autrice – ma che la rende anche attuale, vista la poca credibilità dei politici di oggi”. Poi c’è un altro problema, quello delle donne che lavavano i panni nelle fonti a qualsiasi ora del giorno e della notte. Un fatto grave, perché costringeva gli animali a bere dove bevevano gli uomini, e quindi da sanzionare. Infine, lo Statuto ci racconta di come era diventata abitudine per alcuni uomini e ragazzi andare a giocare a carte, palla o dadi nella loggia di Santa Maria della Croce. “I ragazzi colpivano con la palla il volto della Vergine e bestemmiano, segno che lo Statuto interveniva non solo ad alti livelli alti, ma anche nella vita di tutti i giorni”, conclude Viola, che poi ringrazia i Quartieri per aver finanziato la pubblicazione e Alfio Cortonesi, che l’ha impreziosita con una sua prefazione.

La presentazione del secondo volume della collana I Quartieri per la Storia, tenutosi il 18 ottobre a Ocra scorso a Ocra Quello dei “Quartieri per la Storia” è un impegno che dà ulteriore lustro alla loro vita sociale, come sottolinea il moderatore della serata, Gerardo Nicolosi. “Un impegno non solo economico ma anche morale, perché con questo sforzo i Quartieri favoriscono la conoscenza di uno straordinario patrimonio documentario (l’Archivio Storico di Montalcino, ndr) e di conseguenza la conoscenza della storia della città. Non è assolutamente un impegno infruttuoso. La settimana scorsa eravamo qui a sentire le relazioni sulla legislazione suntuaria di Siena e dei territori limitrofi e abbiamo sentito citare il volume di Giuseppe Catalani, prima uscita della collana”.

Relatori della serata gli storici Mario Marrocchi e Alfio Cortonesi, che ha speso bellissime parole per Roberto Caselli: “Mi ricordo ancora il nostro primo incontro su questi argomenti. Roberto si presentò con tre grossi volumi sotto braccio e mi chiesi cosa fossero. Erano le tesi di dottorato di alcuni miei allievi, che lui aveva letto, sistemato, conservato. Ci tengo a ricordarlo in un momento in cui la comunità di Montalcino sta subendo numerose perdite, che non rendono questo 2018 un anno da ricordarsi in positivo”.

Lo storico Alfio Cortonesi ha fornito l'introduzione al volume di Federica ViolaCortonesi poi passa a commentare il lavoro di Federica Viola, che deriva da una tesi di dottorato discussa all’Università di Sassari nel 2007/08 che fa seguito alla tesi di laurea che Viola aveva dedicato sempre a tematiche montalcinesi. “È un libro – spiega Cortonesi - che contribuisce in misura significativa a fare luce su un secolo tra i meno conosciuti, che segue all’acquisizione da parte di Montalcino della cittadinanza senese e che ci porta fino alla compilazione dello Statuto del danno dato. Si scopre una vicenda politica intensa, contrariamente a quanto si può credere. Anni densi di avvenimenti e realizzazioni”.

Nello Statuto si accenna all’olivicoltura (che però in Toscana si sviluppa dopo), alle colture tessili (lino e canapa), alla coltivazione di spezie come lo zafferano. Ma a catturare l’attenzione del legislatore sono i settori cerealicolo e viticolo, con una protezione stringente nella fase vicina alla vendemmia. Si dibatte di furto delle uve, taglio della vigna, mietitura illecita e distruzione delle messi. “A Viterbo nel Duecento era previsto il taglio delle due mani - spiega Cortonesi - mentre a Montalcino si veniva legati per la gola alla catena di ferro del Comune per tre ore, in modo che tutti potessero vedere e trarne le conseguenze”.

La viticoltura rivestiva in questa comunità una grande importanza. Si scopre che esisteva una zona viticola con confini precisi, vicina alle mura del castello ilcinese, dove erano presenti le vigne, gli orti e altre colture intensive. Dentro questa fascia le sanzioni erano ancora più feroci. Lo Statuto parla poi della produzione dei canneti, fondamentale per l’intelaiatura dei filari. Veniva consentito ai proprietari di vigne lo scavo di fosse intorno ai terreni vitati, che potevano frenare l’irruenza degli animali selvatici. A patto però di avvisare il Comune entro otto giorni dall’escavazione, perchè chi si aggirava nelle campagne poteva correre il rischio di cadervi dentro. Infine, la vendemmia doveva cominciare per tutti in un giorno stabilito. O per la Festa della Madonna (8 settembre) o per la Festa della di San Matteo (21 settembre). “Serviva a dare disciplina e controllare la regolarità delle operazioni - commenta Cortonesi - e garantiva la tempestività delle vendemmie, perché c’era l’abitudine della corsa alla raccolta in quanto il vino novello era preferito al vino di conservazione. C’era insomma una gara a scendere per primi sul mercato, quando ancora magari il vino non era pronto”.

Lo Statuto ci dà anche notizia della presenza, se pur marginale, del bufalo (cosa poi neanche tanto sorprendente visto la prossimità con la maremma) e di una pratica dell’apicoltura che lo Statuto evidenzia proibendo il furto di miele e cera. Si disciplina anche la caccia al colombo, in modo da colpire quello selvatico e non quello domestico.

Lo storico Mario Marrocchi, relatore insieme a Cortonesi durante la presentazione del secondo volume della collana I Quartieri per la Storia“Montalcino al momento della redazione del danno dato non si può dire ancora città - interviene l’altro relatore della serata, Mario Marrocchi - anche se bisogna capire se questa definizione ha davvero un senso visto che è complicato stabilire quando una realtà urbana diventa una città. E mi viene in mente un modo per ovviare il problema, cioè la definizione di “quasi città”, termine coniato da Giorgio Chittolini”.

Marrocchi va indietro nel tempo, a quando nel 1212 Sant’Antimo cedette il controllo di Montalcino a Siena, cosa che non piacque molto ai montalcinesi. “Nel 1233 Siena definisce Montalcino uno tra i peggiori nemici, e anni dopo il conflitto si fa ancora più vivo. I senesi vorrebbero distruggere Montalcino, che riprende vigore dopo una controffensiva fiorentino-orvietana”. Nelle pagine del danno dato, spiega Marrocchi, si trovano lamentele economiche di fronte alle continue richieste senesi, che “ad un certo punto richiedono 440 fiorini l’anno e gli ilcinesi ne offrono la metà. Non sono anni facili, venivano dopo guerra e pestilenza. Ma da queste vicende Montalcino riuscirà lentamente ad uscirne”. Montalcino si trovava a dover fare i conti con una doppia istituzione: quella senese (il podestà) e quella locale, composta dai Priori dei tre terzieri, Sant’Angelo, Sant’Egidio e San Salvatore. Il consiglio generale era composto da 60 consiglieri, “una partecipazione sorprendente, se si pensa che oggi gli amministratori faticano a trovarne una decina”, aggiunge Marrocchi, che chiude con una citazione davvero indovinata, di Schopenhauer: “in fondo, per studiare l’essere umano, le vicende di un grande impero e di un piccolo villaggio sono le stesse”.

Ad Ocra la mostra “L'arte è poesia che cura”

Opera di Rosalba ParriniDa venerdì 28 settembre a Ocra Montalcino è in programma la mostra “L'arte è poesia che cura” di Rosalba Parrini, artista senese che comunica attraverso la pittura, il disegno e la poesia e nota anche per aver dipinto il Drappellone del Palio di Siena del luglio 2014.

Le opere esposte, molto differenti tra loro per tecniche e tematiche affrontate, traggono origine dalla continua e dinamica ricerca di stimoli ed emozioni che sono sempre state essenziali per la vita artistica di Rosalba Parrini. Il percorso espositivo è suddiviso in sezioni tematiche, una ad esempio, è dedicata al ciclo delle “Battaglie”, una serie di acrilici ispirati dall’interesse per la storia della sua città natale, Siena. Presente anche la sezione dedicata alle tele denominate “Giochi”, quadri nei quali la dimensione figurativa e quella astratta si compenetrano per mezzo di una spazialità prospettica. Queste tele, in un gioco di assemblaggi e configurazioni differenti, come un puzzle, cambiano forma e aspetto, stimolando la creatività e l'immaginazione di colui che osserva.

In mostra anche una collezione di poesie e scritti, spesso strettamente connessi al gesto figurativo del dipingere, altre volte riflessioni nate dalle sensazioni di un preciso momento.

Vernissage e incontro con l’artista venerdì 28 settembre alle ore 19 ad Ocra, via Boldrini 4. La mostra rimarrà aperta fino al 18 ottobre (da lunedì a venerdì dalle ore 10 alle 18).

Ad Ocra Montalcino l’antologica di Carlo Cioni

Nascita di un paesaggio sognatoScuola Permanente dell'Abitare, con il patrocinio del Comune di Montalcino, presenta “Nostalgia dell’energia”, una mostra antologica che si propone di testimoniare il processo evolutivo di una conoscenza ottenuta praticando l’arte alla maniera degli antichi alchimisti, che trasformavano se stessi mentre operavano sulla materia, identificandosi consapevolmente con l’energia creatrice dalla quale provengono tutte le cose.

L’esposizione riassume le tappe della ricerca e della produzione artistica di Carlo Cioni proponendone una lettura scandita in periodi. La presenta della mostra spiega come “non si può semplicemente pensare di osservare le opere di Cioni: bisogna immergervisi, lasciarsi coinvolgere e trasportare nel viaggio di scoperta in cui ci si sente trascinati. Lo scopo? Raggiungere una visione quanto più completa del mondo in cui viviamo, per ottenere una conoscenza che ci permetta di vivere la vita con maggiore consapevolezza e motivare le nostre azioni. Per capire le motivazioni che hanno spinto Cioni a dedicare la propria vita alla ricerca artistica, dobbiamo leggerne gli scritti e le riflessioni, poiché la valenza semantica delle parole riveste per lui un ruolo primario, essenziale. La sua ricerca ha origine da interrogativi archetipi, alla base della conoscenza umana”.

L’opera di Carlo Cioni è frutto di sessant’anni di attività e, come afferma l’artista, “la visione si presenta meravigliosamente disponibile ad ogni progetto libero da restrizioni di logica e di coerenza. Lo sguardo si lascia accarezzare da un’estetica nuova dove i bisogni e il piacere non dipendono da necessità suggerite da convenzioni sociali… (Appunti del viaggio di ritorno alle origini, 2015), ma da una coltivazione di curiosità e conoscenza che muovono la nostra partecipazione allo spettacolo della vita”.

Focus - Chi è Carlo Cioni

Classe 1930, nato a Firenze, ha operato in quella città fino al 1993, anno in cui si è trasferito nel Chianti, sempre alla ricerca di condizioni più favorevoli ad un processo “alternativo” in cui arte e meditazione potessero coesistere al servizio della conoscenza. La sua formazione artistica risale agli anni Cinquanta, periodo in cui l’artista frequenta la galleria fiorentina “Numero”, diretta da Fiamma Vigo, e dove si respirava un’atmosfera internazionale e di apertura a nuove esperienze. In seguito Cioni stabilisce un rapporto assiduo con alcuni giovani artisti e letterati fiorentini, fra cui Sergio Salvi, Antonio Bueno, Silvio Ramat, Eugenio Miccini, Giuseppe Chiari e Lamberto Pignotti, con i quali parteciperà poi alla formazione del primo “gruppo settanta”. Inizia ad esporre nel 1961 (ad oggi l’artista ha realizzato oltre 60 mostre personali) e da questo momento in poi sarà presente a tutte le iniziative della galleria Numero. Nel 1965 partecipa alla redazione della rivista Documenti di Numero, e fa parte del gruppo Set di Numero. Nel 1966-67 partecipa alle rassegne del gruppo espresso dalla rivista romana Arte Oggi diretta da Guido Montana. Alla fine degli anni Sessanta, inizia un rapporto di lavoro con la galleria Il Fiore di Corrado Del Conte, che da allora si dedicherà in modo appassionato alle nuove proposte artistiche. Sempre in quegli anni, Cioni espone alla galleria milanese Arte Centro, con la quale manterrà per molti anni un rapporto di collaborazione. Intorno al 1975 riprende a lavorare su tela con una ricerca imperniata sulla natura del tempo (Il pendolo immobile). Nel 1977 e 1978 siede nella redazione della rivista fiorentina “Visual” e nel 1979 partecipa al primo convegno internazionale degli artisti a Bologna. Di questi anni sono i quadri delle serie denominate “I semi della mente” e “Le cose fuori“. Nel 1985 espone, con una mostra antologica, al Palazzo Vecchio di Firenze e, nel 1986 è presente con un gruppo di opere alla mostra su Arte e Alchimia curata da Arturo Schwarz alla Biennale di Venezia.

Info mostra. Orari di apertura: da venerdì 27 luglio a venerdì 17 agosto 2018 dalle 10 alle 18 (esclusi festivi) - Ingresso libero

Vernissage. Incontro con l'artista, venerdì 27 luglio 2018 ore 19 ad OCRA Officina Creativa dell’Abitare Via Boldrini 4, Complesso di Sant'Agostino - Montalcino.

Concorso e Paesaggio a S.Angelo in Colle

Il Circolo di Sant’Angelo in Colle e OCRA Montalcino hanno ideato la Festa del Paesaggio (22-23 settembre)Mettere al centro dell’attenzione di turisti, produttori, imprenditori e semplici cittadini (soprattutto i più giovani) l’importanza del prendersi cura del paesaggio. È questa la motivazione che ha spinto il Circolo di Sant’Angelo in Colle e OCRA Montalcino a ideare la “Festa del Paesaggio” (22-23 settembre), una due giorni di conferenze, tavole rotonde, camminate guidate e pranzo per le strade del borgo. A precederla, un contest aperto ad artisti di ogni età e provenienza, invitati a candidare un loro disegno (su carta en plein air, realizzato con matite, acquarelli, pastelli, china) che presenti scene o elementi del paesaggio di Montalcino, nell’area di Sant’Angelo in Colle, tra Poggio alle Mura e Sesta.

Per partecipare al concorso (costo: 20 euro) il materiale dovrà essere consegnato entro il 21 agosto. Le opere candidate saranno valutate da due commissioni distinte. La prima è una giuria costituita dai visitatori della mostra (allestita nel Circolo di Sant’Angelo in Colle dal 14 al 22 settembre), che potranno votare le opere in concorso. Le due opere che raccoglieranno il maggior numero di preferenze verranno considerate le vincitrici del “Premio Cittadinanza”, che consiste in sei bottiglie di Brunello per il primo classificato e due di Brunello e quattro di Rosso di Montalcino per il secondo classificato.

La seconda è una giuria di esperti indicati dal Comitato Organizzativo del Contest, che si riunirà a porte chiuse per valutare le opere, attribuendo ad ognuna un punteggio da 1 a 5 punti. Le due opere con il punteggio più alto saranno considerate le vincitrici (500 euro e sei bottiglie di una selezione di vini di Montalcino per il primo classificato, 250 euro e sei bottiglie di una selezione di vini di Montalcino per il secondo classificato).

La Commissione si riserva inoltre la possibilità di assegnare il “Premio speciale OCRA Montalcino” che prevede l’allestimento di una mostra personale negli spazi OCRA nel corso del 2019.

Il bando completo del concorso e il modulo di partecipazione sono disponibili qui.

Per informazioni contattare Francesca Bianchi (OCRA Montalcino): tel 0577 847065, ocra@scuolapermanenteabitare.org, www.ocramontalcino.it.

“A Pezzi”, la mostra di Isanna Generali a Ocra

A Pezzi, la mostra di Isabella Generali a Ocra MontalcinoScuola Permanente dell’Abitare, con il patrocinio del Comune di Montalcino, presenta “A Pezzi”, un’installazione dell’artista modenese Isanna Generali ospitata nelle sale e nel chiostro del complesso di Sant’Agostino (Montalcino, 29 giugno-20 luglio).

“Un allarme? Un impedimento? No! È lo stato delle cose, almeno così mi appare da tempo. Una percezione forte che richiede attenzione, cura, riflessioni, progetto. Mi predispongo a questo, e quindi faccio tentativi, cerco, costruisco mappe provvisorie, mutanti. Metto insieme, alla ricerca di ciò che mi parla e mi appare più vero, più credibile, ciò che più insiste e resiste nel suo fare domande”. Così Isanna Generali racconta la nascita delle sue opere, espressioni artistiche scaturite da una raffinata sensibilità.

Partendo da una lettura trasversale e mai scontata della realtà e del mondo nel quale siamo immersi, Generali propone le sue molteplici e mutanti visioni che si traducono in segni e installazioni uniche o in oggetti materiali come dipinti e sculture. Un lavoro di relazioni e di intrecci: non è semplice definire un obiettivo univoco poiché essenziale diviene il processo di scomposizione, l’atto del “fare a pezzi”. È una ricerca di senso, è il tentativo di portare alla luce ciò che non è visibile direttamente, che sfugge ed è inafferrabile, a volte solo perché osservato da un’unica limitante prospettiva. All’artista il compito, come spesso accade, di indicarci altre vie che ci aiutino a comprendere noi stessi e ciò che ci circonda, a definire un tessuto di appartenenza. Al fruitore il piacere di perdersi per poi ritrovarsi, in un gioco di riconoscimenti e discernimenti.

“Questo è il lavoro: mettere in relazione tutto ciò che dice e ci interroga - continua l’artista -. La risposta, le risposte sono tante e diverse, ma non è questo l’obbiettivo principale. Insisto nel mio tentativo di stabilire ponti, legami, intrecci, a volte gabbie, ma è la “casa” che abitiamo, è lì che siamo. La materia mi stupisce sempre e produce un piacere che giustifica il timore di perdersi, di un “non senso” a qualsiasi tentativo del proprio fare. I “Pezzi” sono alla base del lavoro, che comunque deve e vuole confrontarsi con infinite domande, scoperte, timori, e perché no, anche fallimenti. Ma non è questo che importa. Se faccio, se agisco, vivo”.

Il 29 giugno, primo giorno della mostra, è previsto un vernissage-incontro con l’artista e una degustazione offerta dall’azienda agricola Baricci.

Focus: chi è Isanna Generali

Nasce a Modena nel 1947, vive e lavora in Toscana dal 1965, dove si perfeziona nel settore delle Arti Grafiche presso il corso di Magistero d’Arte. Si è interessata di decorazione, progettazione di oggetti per l’arredamento, grafica pubblicitaria. Dal 1971 al 1992 è docente di Discipline Pittoriche presso l’Istituto d’Arte di Firenze, ha preso parte attiva a esperienze didattiche sperimentali, atelier di espressione e animazione teatrale. Ha progettato e realizzato prototipi di giocattoli, materiale didattico, scenografie per il teatro e altre manifestazioni culturali. Ha esposto per la prima volta a Barcellona nel 1981. Da allora sono seguite mostre, istallazioni e pubblicazioni in Italia, Austria, Francia e Spagna. Ha collaborato a ricerche e promosso iniziative nel campo delle arti visive, con particolare attenzione al femminile e alla sua produzione di immagini.

Info mostra
Orari di apertura: ore 10-18 (da lunedì a venerdì)
Ingresso libero

OCRA – Officina Creativa dell’Abitare
+39 0577 847 065 | ocra@scuolapermanenteabitare.org
www.ocramontalcino.it

Archos Summer School 2018 ad Ocra Montalcino

Archos Summer School 2018 dal 22 al 29 luglio a Montalcino“Archos Summer School 2018 - Progetta il riuso di una grancia fortificata a Siena”. Dal 22 al 29 luglio ad Ocra Montalcino si terrà un workshop residenziale di architettura nel cuore della Toscana organizzato da Scuola Permanente dell’Abitare in collaborazione con lo studio Edoardo Milesi & Archos e il contributo della Fondazione Bertarelli. Una full immersion nel mondo del progetto a stretto contatto con docenti universitari e professionisti riservata a quindici studenti o giovani architetti.

Il tema del laboratorio sarà il riuso sociale e culturale della Grancia di Cuna a Monteroni d’Arbia, fattoria fortificata risalente al 1100 già sede nel ‘200 dello spedale di Siena per generare un’architettura inclusiva “in grado di innescare nuovi e virtuosi comportamenti”. Date le peculiarità del sito e del contesto territoriale, l’edificio storico monumentale dovrà diventare riferimento importante e unico nella cultura internazionale. Le lectures della Archos Summer School sono aperte al pubblico e per gli iscritti all’Ordine Professionale degli Architetti: la presenza darà diritto all’attribuzione di 19 crediti formativi professionali. Il tema tratterà il rapporto tra l’architetto, la società e la giustizia sociale, con una lente particolare su disabilità, carcere, bambini, anziani, migranti; per capire se queste categorie sociali hanno veramente bisogno di spazi diversi.

Ogni partecipante non è un semplice studente ma, come spiega il comunicato “un vero e proprio abitante di OCRA Oficina Creativa dell’Abitare che, vivendo a stretto contatto con docenti e professionisti, sarà affiancato nella creazione e nello sviluppo del progetto anche attraverso lezioni frontali, visite guidate ed eventi”. Le lezioni saranno tenute da un team di docenti multidisciplinare composto da filosofi, antropologi, storici, archeologi, sociologi, artisti oltre che naturalmente da architetti e urbanisti. Allo studente più meritevole sarà garantito un periodo di tirocinio formativo all’interno dello studio Edoardo Milesi & Archos

Per partecipare alla selezione: info@scuolapermanenteabitare.org (c’è tempo fino al 30 giugno 2018). I 15 candidati selezionati dalla Commissione esaminatrice potranno usufruire di una Borsa di Studio della Fondazione Bertarelli (il costo di iscrizione per gli studenti selezionati sarà di 250 euro anziché 1.250 euro).

Torna il Laboratorio Professionale Residenziale

Uno scatto della prima edizione del Laboratorio Professionale Residenziale a MontalcinoProsegue a Montalcino il progetto per la realizzazione di una scuola teatrale e una compagnia permanenti. Da oggi fino al 17 settembre la città del Brunello ospiterà giovani provenienti dal territorio e da tutto il mondo, che prenderanno parte al Laboratorio Professionale Residenziale “FerMENTInScena”, diretto da Manfredi Rutelli ed organizzato da Scuola Permanente dell’Abitare e FeRMENTInScena - Montalcino Teatro, grazie alla Fondazione Bertarelli ed al Comune di Montalcino.

Si tratta di un progetto ambizioso ed impegnativo, ma di grande prestigio, come conferma Christian Bovini. “Sono molto felice - spiega l’assessore alla cultura di Montalcino - di essere riuscito a portare anche quest’anno a Montalcino un laboratorio residenziale di alta qualità che punta all’accrescimento professionale di molti ragazzi e a quello culturale della nostra comunità. Tutto questo si è reso possibile soprattutto grazie alla collaborazione con la fondazione Bertarelli, partner di assoluto prestigio e grande sensibilità culturale”.

Uno scatto della prima edizione del Laboratorio Professionale Residenziale a Montalcino In questa fase, dopo il periodo intensivo di formazione della passata stagione, gli allievi parteciperanno, nei venti giorni di residenza a Sant’Agostino, e sempre sotto la guida di Stefano De Luca e Manfredi Rutelli, ad una vera e propria produzione teatrale che avrà la sua prima rappresentazione il 12 settembre 2017 al Teatro degli Astrusi di Montalcino. Produzione che sarà liberamente ispirata ai Carmina Burana, la raccolta di scritti goliardici e satirici del XII secolo che folgorò la cultura europea che vi trovò la visione di un Medioevo “spensierato e mondano, scanzonato e dissacratore, libero ed anarchico!”, creando così il mito dei vaganti, giovani e goliardici studenti, riuniti per declamare le gioie del vino e dell’amore, esaltando lo spirito di spensierata allegria che si sprigiona all’interno di una taverna.

Uno scatto della prima edizione del Laboratorio Professionale Residenziale a MontalcinoAbitare il luogo della taverna, dell’osteria, sarà il fulcro della creazione artistica; un luogo dove il mondo viene rovesciato, ribaltato, pur rispettandone le gerarchie e la struttura, un luogo dove il possibile si materializza in canti e giochi, musica e poesia. Il tutto aiutato dal vino e dalla sua esaltazione, dal suo gustarne l’essenza, lo spirito. La taverna come luogo di libertà e liberazione. La taverna così simile al teatro, e a come il teatro dovrebbe ancora essere.

Inoltre, su suggerimento dell’amministrazione comunale, il progetto si arricchirà, durante i venti giorni di Laboratorio, di incontri aperti alla cittadinanza, volutamente informali, proprio come dentro ad una taverna, sorseggiando del buon vino, e dove maestri di esperienza internazionale racconteranno le loro storie, i loro incontri e le loro creazioni nell’arte del teatro. Proseguendo così in quel cammino che dovrebbe riportare Montalcino ad essere quel centro di formazione e produzione teatrale internazionale che fu alle origini del Festival Internazionale dell’Attore.

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