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Indurain, una leggenda della bici a Montalcino

Paolo Bianchini, Miguel Indurain e Lucia BianchiniUno dei più grandi campioni di ciclismo di tutti i tempi in visita a Montalcino. Parliamo di Miguel Indurain, vera e propria leggenda dei pedali, il fuoriclasse spagnolo capace negli anni ’90 di vincere cinque Tour de France consecutivi (unico a riuscirci), due edizioni del Giro d’Italia ma anche l’oro olimpico e mondiale con la Spagna. Da anni amico di Paolo Bianchini, alla guida della prestigiosa cantina Ciacci Piccolomini d’Aragona, Indurain ha visitato il museo del ciclismo dove sono esposte anche tre sue maglie (tra cui quella rosa) e la proprietà, compresa la cantina e i vigneti. Accettando con gentilezza anche di fare una battuta con MontalcinoNews. “Paolo è un grande amico - ci ha detto Indurain - mi piace molto la Toscana e Montalcino. Sì, il Brunello l’ho assaggiato e anche quando correvo un bicchiere di vino la sera non mancava mai!”. Parola di chi ha scritto la storia di questo sport.

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Il Ct Bennati a Montalcino: "il Brunello mi affascina"

Paolo Bianchini e Daniele BennatiTra i partecipanti alla Val d'Orcia Gravel c'era anche uno dei nomi importanti del mondo del ciclismo. Parliamo di Daniele Bennati, Ct della Nazionale, ex professionista (ha vinto tappe al Tour de France al Giro d'Italia e alla Vuelta) ed estimatore del nostro territorio grazie soprattutto al bellissimo rapporto di amicizia che lo lega da anni con Paolo Bianchini, proprietario con la sorella Lucia di una delle più prestigiose griffe di Brunello, Ciacci Piccolomini d'Aragona. Bennati, originario di Arezzo, sta facendo un ottimo lavoro come Ct e nonostante gli impegni non ha voluto mancare alla prima edizione della Val d'Orcia Gravel, (Montalcino è stato il cuore dell'evento) che è stata un successo con i suoi 300 partecipanti, sponsor importanti che hanno creduto al progetto e tanta visibilità per la zona della Valdorcia.
Bennati ha completato il percorso di 73 km e la sera ha cenato insieme all'amico Bianchini di ritorno da impegni di lavoro negli States, parlando volentieri con la nostra redazione. "A Montalcino ho tanti amici, Paolo Bianchini in primis - spiega Bennati alla MontalcinoNews - per cui vengo sempre con piacere. Il mio rapporto con il Brunello di Montalcino? Un calice anche oggi me lo sono concesso! Mi piace sempre informarmi è un campo che mi affascina poi l'amicizia che mi lega a Paolo Bianchini mi ha fatto appassionare ancora di più a questo mondo". E infine riusciamo anche a "strappare" una promessa: la prossima vittoria della Nazionale ha già il suo brindisi prenotato..."Festeggiare con il Brunello? Assolutamente sì!".
Come ci dice Paolo Bianchini, "Daniele è un amico di vecchia data. A cena abbiamo festeggiato il risultato della Nazionale al Mondiale, un peccato per la medaglia mancata di un pelo ma la prestazione è stata ottima. Ci vediamo e sentiamo spesso, mi ha detto che è stato contento e piacevolmente impressionato dalla Val d'Orcia Gravel che secondo me è nata bene e potrà migliorare ulteriormente. Devo dire che il territorio sta crescendo molto, le realtà del vino a Montalcino hanno raggiunto risultati notevoli e questo fa bene anche da un punto di vista di un turismo di qualità".
A pedalare con Bennati c'era anche Franco Rossi, presidente di Eroica Italia (la Val d'Orcia Gravel tocca anche dei tratti di strade "eroiche"), che con il Ct ha parlato ovviamente di ciclismo. "Abbiamo scambiato qualche parola sul ciclismo del futuro, di valori legati al benessere e il territorio che vanno anche oltre allo sport e che Eroica promuove da tempo. Per il 2023 avremo novità, la "Coppa Meneghelli" (Siena-Montalcino è il percorso ndr) diventerà internazionale".
Una bella domenica di sport quella che ha abbracciato Montalcino e la Valdorcia. Mauro Pieri della Orso on Bike, associazione in prima fila nell'organizzazione dell'evento ci dice che la prima edizione della Val d'Orcia Gravel ha ricevuto "tantissimi complimenti, in particolare per tracciato e ristori. Un grande ringraziamento va a tutti i volontari che come sempre ci aiutano".

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La bici di Bovini nel museo dei campioni

Paolo Bianchini e Sergio PinarelloQuesta è una storia di artigianalità, passione, ciclismo d'altri tempi con un filo conduttore sullo sfondo: Montalcino. Perché questo non è solo un territorio dove le bici a pedali trovano il proprio habitat ideale, tra strade bianche, panorami mozzafiato, altimetrie che stimolano imprese e gesti eroici indelebili. C'è tutto questo, è vero, ma ci sono anche personaggi diventati a loro modo dei simboli e che hanno scritto una pagina di storia locale. Uno di questi è Armando Bovini, pioniere del ciclismo a Montalcino, corridore di uno sport che non era certo quello di oggi. Bovini, nato nel 1927, si è appassionato alla bicicletta e alle competizioni ammirando il grande Primo Volpi, campione “adottato” da Torrenieri e uno capace di entrare nella top ten del Giro d'Italia, di vincere il Giro d'Europa e di battere in volata al Giro delle Asturie, a quasi 40 anni, uno dei più straordinari artisti della bicicletta di tutti i tempi: Charly Gaul. Bovini ha fatto un'altra carriera, lui era immancabile nelle gare locali, perché una volta tutte le domeniche c'era una corsa nei paesi. Bovini è nato a Montalcino, all'inizio gareggiava con una bici di 18 chili, una cosa impensabile con i mezzi ultra-leggeri di oggi, ma fino all'ultima goccia di energia non la dava vinta alla fatica. Si trasferisce a Firenze, compra una bici Legnano nel 1961, continua a correre. E lo farà per sempre, perché finita l'adrenalina agonistica Bovini non poteva di certo rinunciare alla sua passeggiata tra i pedali.

Armando BoviniNe ha viste tante quella bicicletta, non poteva finire nel dimenticatoio. Ed ecco che oggi ha trovato il posto dove merita, nel museo della bicicletta di Paolo Bianchini, gioiello di cimeli e rarità che si trova a Ciacci Piccolomini d'Aragona, la prestigiosa griffe del Brunello di proprietà della famiglia Bianchini. Insieme alle maglie rosa e gialle, a quelle dei campioni del mondo, alle biciclette delle grandi firme adesso c'è anche quella di colui che è stato uno degli interpreti più importanti e genuini di questo sport a livello locale. La Legnano di Bovini è tornata splendida come un tempo grazie alle mani di Sergio Pinarello, un cognome che ha fatto la storia del ciclismo. Pinarello vive a Torrenieri ed è stato un ciclista a livello giovanile ed un dirigente sportivo. Questo mondo, nonostante ora si occupi di altro, non lo ha mai abbandonato e la sua abilità a soffiare nuova vita a bici già in pensione ed a rischio estinzione, è da artigiano puro, di quelli con le mani d'oro. Custodisce anche un gioiello rimesso a posto personalmente, la bicicletta di un mito, quella di Gino Bartali. Così ha fatto anche con la bici di Bovini, riconducibile ai primi anni '50, che poi ha deciso di donare a Paolo Bianchini in quel museo bellissimo dove starà in buona compagnia.

La bicicletta di Armando Bovini“Questa bici - spiega Pinarello - mi fu data nel 2005 da Armando Bovini, detto “Bissi”, con queste parole: “Sergio, prendi questo cancello e portalo via. Rimettila in funzione, altrimenti la sua fine sarà quella di finire nel ferraccio”. Ho impiegato due anni per la sua ricostruzione, cercando di rimanere il più possibile fedele all'originale”. Missione compiuta tanto che la compagna fedele del “Bissi” ha partecipato con Pinarello all'Eroica con tanto di iscrizione nel Registro delle biciclette eroiche. “Bovini abitava a Firenze - continua Pinarello - faceva il fornaio, e con questa bici tornava a Montalcino. Quando mi disse di prenderla non ci pensai due volte, la caricai nel furgone e mi misi subito a lavoro: c'era molto da fare e sono orgoglioso di esserci riuscito. Porta con sé un ricordo di tanta fatica e amore per questo sport, Armando una volta mi raccontò che correva mangiando solo due fette di pane con una di mortadella e poi, finita la gara, doveva tornare indietro, sempre in bici. Immaginiamo che fame aveva... Era un altro ciclismo, Bovini e un montalcinese Docg, donarla a Paolo credo sia il modo migliore per ricordarlo”. Senza dubbio, non c'è posto più adatto del museo di Ciacci Piccolomini d'Aragona per custodire un pezzo di storia del ciclismo. “Oltre che una bellissima bicicletta - spiega Paolo Bianchini - è un ricordo importante di uno dei primi ciclisti montalcinesi. Ringrazio Pinarello, siamo molto amici: è stato lui a darmi le prime dritte sul mondo del ciclismo”. Bovini, da lassù, sarà orgoglioso di Sergio e di Paolo. E quando tra meno di un mese la maglia rosa (il 19 maggio, giorno in cui tra l'altro ricorre l’anniversario della scomparsa di questo amato ciclista) arriverà a Montalcino, Bovini sicuramente sorriderà, applaudendo i campioni di oggi che continuano a scrivere la storia di uno sport meraviglioso.

Degustazione digitale di Brunello con Microsoft

Paolo e Lucia Bianchini, proprietari di Ciacci Piccolomini d’AragonaUna degustazione digitale di Brunello con Microsoft. È l’idea innovativa di Ciacci Piccolomini d’Aragona, che il 18 febbraio presenterà le nuove annate in collegamento video con Milano, sede di Microsoft Italia, dove un gruppo di 16 persone composto da sommelier, giornalisti e dipendenti del colosso di Bill Gates parteciperanno alla degustazione dei tre vini dell’azienda guidata da Paolo e Lucia Bianchini (Brunello 2015, Brunello Vigna di Pianrosso 2015 e Rosso di Montalcino 2018) più 385, il vino creato a quattro mani con il Gruppo Meregalli, blend di Sangiovese, Merlot, Ciliegiolo e Syrah, che prende il nome dai metri sopra il livello del mare dove ha sede Ciacci Piccolomini d’Aragona, a Castelnuovo dell’Abate. Nel corso dell’incontro sono previsti anche un commento di un esperto Microsoft su Teams, la piattaforma di comunicazione che permetterà il collegamento video, e un discorso di Meregalli sul come la tecnologia possa aiutare il settore vitivinicolo. Un esempio arriva proprio dalla degustazione digitale, che permette di risparmiare tempo e denaro.

Le sorelle Rodriguez in visita a Montalcino

Ignazio Moser, Paolo Bianchini, Cecilia Rodriguez e Lucia BianchiniUna visita che possiamo tranquillamente definire “d’amore”. Le bellissime sorelle Rodriguez, Belen e Cecilia, insieme alla famiglia e ai findanzati Andrea Iannone e Ignazio Moser hanno deciso di passare il fine settimana nella zona di Montalcino e precisamente al Rosewood Hotel a Castiglion del Bosco. Cecilia e Ignazio, la cui relazione è sbocciata al Grande Fratello Vip, si sono concessi anche un tour nelle cantine di Ciacci Piccolomini d’Aragona. Una tappa quasi scontata per Ignazio, figlio del grande Francesco Moser, che è stato uno dei talenti più brillanti a livello juniores del ciclismo italiano. Adesso per lui ci sono altre strade, non più da affrontare sui pedali, ma la passione per la bici è rimasta: e con piacere ha osservato quei preziosi cimeli del padre custoditi da Paolo Bianchini (la cui amicizia con la famiglia Moser dura da anni) nel suo ricchissimo museo della bicicletta. Cecilia e Ignazio hanno assaggiato i vini dell’azienda e sono rimasti piacevolmente colpiti dall’ambiente come testimoniano anche i loro sorrisi smaglianti. Per la giovane coppia è stata una Pasqua piacevole e vissuta in pieno relax accolti al meglio da Paolo e Lucia Bianchini, a loro volta felici di aver ricevuto questa piacevole visita.

Un campione del mondo in visita a Montalcino

Paolo Bianchini insieme a Paolo BettiniUno è stato un grandissimo del ciclismo, con una carriera coronata da due maglie iridate e un’Olimpiade, oltre a svariate grandi Classiche. L’altro è un leader del mondo del vino e nella produzione di Brunello. In comune hanno una formidabile passione per la bicicletta e per i dettagli perché poi per andare forte sui pedali e dare alla luce un gran vino “100% Sangiovese” contano quelli. Paolo Bettini oggi ha fatto visita a Paolo Bianchini nella sua azienda, Ciacci Piccolomini d’Aragona. Un saluto di cortesia e di amicizia proprio nel weekend che porterà nelle terre di Siena, Montalcino compresa, le Strade Bianche, manifestazione dal grande fascino a cui parteciperanno i fuoriclasse della bici. Bettini ha donato a Bianchini le maglie iridate e celebrative di campione del mondo di ciclismo su strada conquistate nel 2006 e 2007. Due cimeli di gran valore che andranno ad arricchire il “Museo del Ciclismo” presente in azienda, una straordinaria collezione di maglie, biciclette, fotografie e aneddoti che fanno la gioia di qualsiasi appassionato di uno degli sport più popolari e nobili.

Montalcino al Tour de France con la maglia di Bitossi

Francesco Moser e Paolo BianchiniMontalcino finisce al Tour de France. Gli appassionati di uno degli sport più nobili ed eroici lo avranno sicuramente notato durante questi giorni di dirette televisive dedicate alla gara a tappe più famosa al mondo. Il ciclismo, lo sappiamo, è disciplina di aneddoti e leggende, ricordi e cimeli. Come quella bellissima maglia arancio-bianco che non esiste più (adesso è di colore verde) e che Franco Bitossi indossò e conquistò nel 1968. Un anno importante per il ciclista di Carmignano che in quella edizione della “Grande Boucle” vinse la Combinata arrivando primo nella classifica a punti, secondo in quella del Gran Premio della Montagna e ottavo nella generale. Risultati che dimostrarono, ancora una volta, la versatilità e il talento di Bitossi. Ebbene quella mitica maglia dai colori così vivi fa parte della storia del ciclismo. Ed è conservata gelosamente a Montalcino da Paolo Bianchini, ex corridore che ha sfiorato il professionismo (nel momento decisivo ha scelto lo studio) ma che ha mantenuto dei legami fortissimi con il ciclismo e con quei campioni che fanno sognare la gente. E il mondo dei pedali non si è mai dimenticato di lui visto che spesso e volentieri i corridori passano a salutarlo a Montalcino nella azienda di famiglia, la Ciacci Piccolomini d’Aragona, che conduce con la sorella Lucia, dove la sala degustazione non è solo il luogo per scoprire i grandi vini ma anche per respirare la storia del ciclismo. Un piccolo-grande museo ricco di tesori, dove fotografie, maglie e biciclette fanno bella mostra e testimoniano come la passione sia un requisito che non deve mai mancare tanto nel ciclismo come nel vino.

La storica maglia portata da Bitossi nel Tour de France del 1968“Questo sport ha sempre fatto parte della mia vita - spiega Paolo Bianchini - ho corso fino al 2002. Sono molto legato a Franco Bitossi e quando è stato contattato dalla Rai per la maglietta lui ha subito fatto il mio nome. Ho ricevuto la chiamata e l’immagine della maglia e il nome di Montalcino sono così finiti in diretta nel corso della trasmissione “Processo alla Tappa”. Conosco molto bene l’ambiente e sono sempre stato benvoluto da tutti. L’ultima dimostrazione l’ho avuta poco tempo fa quando appena tagliato il traguardo della “Charlie Gaulle”, Paolo Savoldelli (due volte vincitore del Giro d’Italia ndr) ha annunciato il mio nome e subito dopo tante persone sono venute a salutarmi. Sono cose che fanno piacere così come ricevere la visita di tante stelle del ciclismo di cui conservo le maglie, cimeli e foto ricordo”. Come quelle con Francesco Moser, di cui Bianchini è amico da anni ricevendo in dono anche una delle prime casacche da campione d’Italia del fuoriclasse di Palù di Giovo. E a proposito di “divise famose” del ciclismo fanno bella mostra al museo le magliette di campioni del mondo di Gianni Bugno, Maurizio Fondriest e Mario Cipollini. Un legame, quello con i professionisti, che non si è mai interrotto e che prosegue con i protagonisti di oggi: Manuel Quinziato, Franco Pellizzotti, Daniele Bennati, Francesco Casagrande e Matteo Trentin sono solo alcuni dei tanti nomi passati per la Ciacci Piccolomini d’Aragona per bere un calice di buon Brunello e parlare di ciclismo in un ambiente rilassato e disteso. E poi c’è anche la solidarietà. Perché la famiglia Bianchini con la sua Asd “Brunello Bike” mette in vendita le maglie da ciclismo dell’associazione, il cui ricavato, ogni anno, va in beneficenza. Un’idea che vale una grande classica.

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