“Travel + Leisure”, una delle riviste-brand più influenti del globo, ha appena svelato i migliori hotel del mondo e, in Europa, il primo posto va ad una struttura immersa in una tenuta di 2.500 ettari, tra boschi e vigneti, e oltre 900 anni di storia, nel cuore della Toscana, a Montalcino: si tratta di Castiglion del Bosco, a Rosewood Hotel, che ha ottenuto l’impressionante punteggio di 99,58 su 100, frutto del voto di 207.000 lettori che hanno partecipato ai World’s Best Awards.
Una scelta comprensibile: l’ampia proprietà, con 42 suite e 11 ville private, ospita l’unico golf club privato d’Italia, oltre alla storica cantina Castiglion del Bosco e ai vigneti di Brunello di Montalcino. Gli ospiti delle ville possono rilassarsi accanto alle loro piscine private, mentre la piscina a sfioro principale dell’hotel offre una vista spettacolare sul borgo collinare di Montalcino e sulla Val d’Orcia, sito Patrimonio mondiale dell’Unesco. L’offerta gastronomica è all’altezza della cornice e comprende il Ristorante Campo del Drago, con due stelle Michelin ed una cucina che utilizza esclusivamente ingredienti toscani, la trattoria in stile osteria La Canonica e il Pool Bar, e che celebra anche un bellissimo orto biologico della tenuta.
Se Castiglion del Bosco, a Rosewood Hotel, si è aggiudicato il primo posto in Italia ed in Europa, il titolo di miglior hotel del mondo è andato al Patina Osaka, grazie alle sue viste, senza ostacoli, sul Castello di Osaka ed a uno spazio benessere di 1.400 metri quadrati. Tra i 100 migliori hotel del mondo, solo 12 si trovano in Europa, che sono Castiglion del Bosco, a Rosewood Hotel, Montalcino, Italia; Six Senses Crans-Montana, Svizzera; Il Sereno Lago di Como, Torno, Italia; Rosewood Villa Magna, Madrid, Spagna; Grand Hotel Excelsior Vittoria, Sorrento, Italia; Mandarin Oriental, Parigi, Francia; Collegio alla Querce, Auberge Collection, Firenze, Italia; The Stafford London, Regno Unito; The Dolli at Acropolis, Atene, Grecia; Canaves Epitome, Santorini, Grecia; The Ritz-Carlton, Istanbul, Turchia; Le Bristol Paris, Francia.
Focus - Castiglion del Bosco, tra il lusso dell’hotel e i vigneti circondati dalla natura incontaminata e bellissima della macchia mediterranea
Posizionata nel cuore del Parco Naturale della Val d’Orcia, sito protetto dall’Unesco, tra centinaia e centinaia di ettari di bosco, come del resto dice il suo nome (unica cantina ad averlo nel suo nome a Montalcino), Castiglion del Bosco è una tenuta di più di 2.000 ettari, le cui origini risalgono ad oltre 900 anni fa; racchiude le antiche rovine del castello del 1100 d.C., una chiesa medievale di San Michele Arcangelo del XIV secolo (con affreschi del maestro di scuola senese Pietro Lorenzetti) ed il borgo (lo storico villaggio, dove ha soggiornato a lungo il poeta, attore e drammaturgo Eduardo De Filippo ed ex senatore a vita della Repubblica Italiana, che oggi costituisce il cuore pulsante del resort gestito da Rosewood) nel quale sorgono suite e ville, abbracciate dalla campagna senese. Non tutti lo sanno, ma Castiglion del Bosco possiede uno dei più bei vigneti del mondo (in foto, La Capanna), 40 ettari a corpo unico solo Sangiovese, e, soprattutto, con una particolarità, circondati totalmente da macchia mediterranea, regno di caprioli, fagiani, cinghiali e volpi, e di una biodiversità assoluta. E, ovviamente, del Sangiovese.
La storica cantina di Castiglion del Bosco (che è uno dei 25 soci fondatori del Consorzio del Vino Brunello nel 1967) ha imboccato una strada nuova nella produzione dei suoi vini e ha raddoppiato il suo rapporto con Montalcino, “chiamando” uno degli enologi che più è legato a Montalcino da decenni: Giuseppe Gorelli, a sua volta piccolo produttore di Brunello (e che è stato, negli Anni Ottanta del Novecento, il primo dipendente del Consorzio di Montalcino, ed ha collaborato, veramente gomito a gomito, con Giulio Gambelli). Gorelli, però, non è certo solo alla guida del progetto, ma lavora in una squadra di oltre 35 persone, composta dal responsabile di cantina Adriano Benassi e dal responsabile dei vigneti Francesco Silei, coordinata da Laura Paolucci. Un passo fondamentale, quindi, nel percorso, rilanciato con forza da pochi mesi dalla tenuta (con 64 ettari di vigneto complessivi) diretta dal dg Simone Pallesi, all’insegna di una rigorosa ed importante scelta di territorio, che vede nel bosco una delle più importanti risorse di Montalcino (che copre oltre il 60% della superficie dello storico Comune).
A Castiglion del Bosco, c’è poi uno dei migliori ristoranti italiani, quel “Campo del Drago” - due stelle nella guida Michelin 2025 e votato il più bel relais del mondo nel 2022 anche da “Travel + Leisure” nella classifica “The 100 Best Hotels in the World” - dello Chef Matteo Temperini, che torna a creare e a portare a tavola la sua visione contemporanea della Toscana e la filosofia del “cerchio perfetto”. La sua cucina non è solo tecnica, ma anche un atto di responsabilità verso la terra, che si realizza attraverso il rispetto e l’integrità della materia prima, seguendo il ritmo delle stagioni, privilegiando grassi nobili, erbe selvatiche e prodotti del bosco. Gli ingredienti, rigorosamente stagionali, sono coltivati nel “super” orto della proprietà - che ha ricevuto quest’anno la certificazione biologica - e sono il centro e cuore dei menu proposti che rappresentano il territorio, la luce dorata delle colline, il ritmo lento della Val d’Orcia.