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Alla scoperta della Rep. di Siena ritirata in Montalcino

Sipario di scena del Teatro degli Astrusi con l’arrivo a Montalcino degli esuli senesi del 1555Importante avamposto della Repubblica di Siena, Montalcino, che soprattutto nel Trecento visse un periodo di notevole sviluppo economico grazie al fiorire di arti e corporazioni, ebbe in seguito un ruolo cruciale nella difesa della Libertas, costituendo l’ultimo baluardo dello stato senese. Come è noto, dopo la caduta effettiva della città di Siena, avvenuta nel 1555, le più alte istituzioni dello Stato si ritirarono a Montalcino dove la Repubblica visse per altri quattro anni, fino al 1559; in questi anni si coniò anche moneta su cui era riportata appunto l’immagine della Vergine la cui protezione si esplicitava nel motto, “Tuo confisi praesidio”. È proprio questo il titolo del terzo appuntamento di “Inchiostro 2020”, una serie di conferenze, visite tematiche accompagnate da letture, performance musicali e assaggi dei vini del territorio, promosse dal Comune di Montalcino assieme all'Arcidiocesi di Siena, Colle Val d’Elsa e Montalcino, al Consorzio del Vino Brunello di Montalcino e con l’organizzazione di Opera Civita.

Il 10 ottobre alle ore 15, dal chiostro del Museo, partirà un’escursione per le vie arroccate del paese, alla scoperta dei luoghi più significativi della Repubblica di Siena in Montalcino, a cura di Mario Pianigiani, storico montalcinese. Da Palazzo Pieri, sede, durante la Repubblica di Siena in Montalcino, della guarnigione francese capitanata da Biagio di Monluc, la visita proseguirà verso la chiesa di Sant’Egidio, detta de’ Senesi, fino alla Fortezza, roccaforte costruita subito dopo l’ingresso effettivo di Montalcino nella Repubblica di Siena. Dopo aver costeggiato le mura castellane, Pianigiani guiderà i partecipanti all’interno del Santuario della Madonna del Soccorso, patrona della città; il percorso proseguirà poi fuori Porta Burelli, dove sarà possibile visitare la chiesa della Madonna delle Grazie per poi risalire verso Piazza del Popolo dove, nella Sala del Consiglio del Palazzo Comunale Storico, è custodito l’antico sipario del Teatro degli Astrusi, dipinto dal Maffei e raffigurante l’arrivo degli esuli senesi a Montalcino.

Al ritorno nel chiostro, alle ore 17, il professor Giovanni Mazzini, storico senese e commentatore del Palio di Siena per la Rai, terrà una conferenza dal titolo “Gli esuli senesi e la Repubblica ritirata in Montalcino”. Introdotto da Gerardo Nicolosi, direttore del Dipartimento di Scienze Politiche e Internazionali dell’Università di Siena, Mazzini parlerà dunque delle vicende degli esuli senesi, che raggiunsero Montalcino nel 1555 per continuare, insieme alle truppe del re di Francia, la lotta contro l’impero di Carlo V, nella speranza di riconquistare la patria. Cominciò così l’epopea della “Repubblica di Siena ritirata in Montalcino”, che con alterne fortune continuò a combattere nella parte che restava indipendente dell’antico Stato di Siena, fino alla resa finale del 1559. La storia di Montalcino si intrecciò dunque con la grande Storia europea, ma anche, in modo ancora enigmatico, con la storia delle Contrade senesi. Alla fine della conversazione, nel chiostro, grazie al Consorzio del Brunello di Montalcino, sarà possibile degustare i preziosi vini del territorio.

Alla Repubblica di Siena ritirata in Montalcino è stato realizzato un video nel 2009, “Esuli”, da parte del Comune di Montalcino con la regia di Pino Sanfilippo e testo e dialoghi di Walter Lucherini.

Le pergamene di Montalcino tornano a casa

 Mario Ascheri durante la presentazione del libro Le pergamene del Comune di Montalcino 1193-1594“Un’operazione di grande rilevanza”, “una pietra miliare che costituisce l’identità della città”, “uno scatto d’orgoglio di Montalcino verso Siena”. Sono alcune delle espressioni utilizzate ieri pomeriggio al Palazzo Comunale storico, durante la presentazione del libro “Le pergamene del Comune di Montalcino 1193-1594”. “Una ricerca enorme, anche pesante e faticosa, non credo che rifaremo più un lavoro del genere visto che non siamo più così giovanissime”, scherza Patrizia Turrini, curatrice del volume assieme a Maria Assunta Ceppari. Le due archiviste, per circa tre anni, hanno letto 1.255 pergamene del Diplomatico di Montalcino conservate nell’Archivio di Stato di Siena, le hanno tradotte dal latino, le hanno contestualizzate, le hanno schedate in un regesto (riassunto) che adesso chiunque, dagli studiosi ai curiosi, potrà approfondire in un libro di 800 pagine, che include anche due saggi e un’introduzione di Mario Ascheri, il primo a dare il “calcio d’inizio” al progetto, assieme al compianto Roberto Caselli, ricordato più volte dai presenti. Un progetto portato poi avanti dal vecchio e dal nuovo Comitato di Tutela e appoggiato dal Comune e dalla Regione.

“Questo libro è un gioiello e un motivo d’orgoglio, in provincia giusto qualche contrada di Siena ha promosso una pubblicazione del genere”, spiega il presidente del consiglio comunale Alessandro Nafi. Per il sindaco Silvio Franceschelli è “una testimonianza forte da consegnare alle nuove generazioni, una pietra che costituisce l’identità storica e culturale di una comunità. Ci sono diversi spunti interessanti, per esempio che Montalcino aveva giù una grossa vocazione in ambito enologico. “Considero questa operazione come uno scatto di orgoglio di Montalcino verso Siena - sottolinea il presidente del Comitato di Tutela Gerardo Nicolosi - le pergamene migrarono verso Siena, oggi in qualche modo abbiamo restituito questo tesoro a Montalcino”.

 La presentazione del libro Le pergamene del Comune di Montalcino 1193-1594“Sono iniziative rarissime, l’ultimo precedente che io ricordi è a Siena nel 1982 - interviene Mario Ascheri - perché stiamo parlando di un’impresa? Perché richiede un esame di fonti e documenti che non sono facilmente accessibili. Un esempio lo avete nella copertina del libro, una bolla papale che riguarda lo spedale di Santa Maria delle Grazie, nato nel 1242 dalla fusione di due monasteri. Poi c’è il malessere di Montalcino verso la diocesi unica, accolto dal Papa che accetta la divisione”.

Ascheri sottolinea poi la straordinarietà del fatto che questi documenti, non rilegati e diversi per dimensioni, si sono perfettamente conservati. “Non è una cosa banale. Pensate che nella civilissima Siena, nel Settecento, a un certo punto si scopre che le pergamene venivano usate per incartare le sardelle in Piazza del Campo, e così si sono perse carte fondamentali per la storia di Siena”.

Spuntano, nel regesto, tantissimi aspetti. Come l’importanza del vino: in un documento del 1240, che elenca l’inventario di un’eredità, al primo posto per importanza ci sono le abitazioni, seguite da cantine e vigne. Un’altra pergamena, del 1249, cita lo statuto del Comune, ed è la menzione più antica di uno statuto comunale. Nel 1271 si segnalano lavori al palazzo comunale, “prova della fertilità della Montalcino duecentesca, che non a caso stava così a cuore ai fiorentini e ai senesi”, conclude Ascheri.

Patrizia Turrini racconta altri episodi: il notaio ser Griffo di ser Paolo stoppato dai parenti nel momento in cui sta per sposare una sua pupilla, la condanna a morte dei ghibellini ilcinesi (Montalcino era guelfa, ma conobbe un fenomeno di ghibellinismo per smarcarsi da Siena), il consiglio di Montalcino che assalta la Pieve di San Salvatore, evidentemente dopo alcuni contrasti coi frati di Sant’Antimo. Si possono trovare poi informazioni sulla posizione della donna nella società dell’epoca, sull’importanza di alcune famiglie di Montalcino. Ma non c’è solo la città del Brunello: vengono toccati anche Buonconvento, Torrenieri, San Giovanni d’Asso, Seggiano, Pava, Asciano, Montepulciano, Chiusi, Murlo… “Per questo il lavoro assume una prospettiva ancora più interessante - aggiunte Cinzia Cardinali, direttrice dell’Archivio di Stato di Siena - per noi è un ottimo risultato, uno strumento di ricerca veramente importante per chi vorrà approfondire la questione. È già stato consultato, per esempio per delle tesi di laurea o delle esercitazioni di lettura delle scritture antiche”.

Il nuovo libro sulle pergamene del Comune di Montalcino

Una delle 1.255 pergamene del Diplomatico di Montalcino (copertina del libro di Maria Assunta Ceppari Ridolfi e Patrizia Turrini)È finalmente pronto l’inventario analitico di 1.255 pergamene del Diplomatico di Montalcino (conservate nell’Archivio di Stato di Siena) commissionato tre anni fa dal Comune di Montalcino alle due archiviste di stato Maria Assunta Ceppari Ridolfi e Patrizia Turrini. Il loro volume, 800 pagine dal titolo “Le pergamene del Comune di Montalcino” (Extempora Edizioni), sarà presentato il 20 dicembre nella sala consiliare del Palazzo Comunale storico. Un lavoro enorme, quello delle studiose senesi, che hanno letto e compilato i regesti delle pergamene dotandoli dei diversi indici analitici, in modo da rendere fruibile a chiunque questo pezzo di storia di Montalcino che va dal 1193 al 1532,  aggiungendo a corredo due scritti introduttivi (uno sulle istituzioni medievali del Comune di Montalcino e l’altro di orientamento nel ricco e vario materiale regestato) e un saggio del professore Mario Ascheri, che sarà presente all’iniziativa.

“Le preziose pergamene montalcinesi furono depositate nel 1956 presso l’Archivio di Stato di Siena, dove sono ben custodite tuttora, ma sono parte del nostro archivio comunale - spiega lo storico Bruno Bonucci - quel trasferimento, allora davvero opportuno, fece seguito ad un principio d’incendio innocuo avvenuto nella soffitta del Palazzo Comunale dove si trovava la parte storica dell’archivio. Al tempo del sindaco Massimo Ferretti si affacciò l’intenzione, da lui ben accolta, di favorire la conoscenza di quella fonte storica privilegiata. Purtroppo la cosa non ebbe esito forse non essendo ancora maturata la valutazione dell’importanza della pubblicazione dei fondi documentari montalcinesi”.

L’occasione si presentò quando il Comitato di Tutela delle Feste Identitarie realizzò per il Comune la pubblicazione di due volumi di Tullio Canali: nel 2014 le “Notizie istoriche di Montalcino in Toscana” e nel 2015 il “Libro delle memorie dell’origine degli Spedali di Montalcino in Toscana”. “Fu allora - continua Bonucci - che in seno al Comitato fu fatto il passo risolutivo di un progetto di edizioni di regesti documentari da aggiungere a quello già esistente da decenni del Diplomatico di S. Maria della Croce. Così il Comitato ottenne che fosse commissionato dall’Amministrazione Comunale lo spoglio del Diplomatico del Comune di Montalcino”.

Se l’entusiasmo per la conclusione del lavoro è palpabile, Bonucci è contrariato invece sulla scelta della sede di presentazione. La sala del Consiglio nel Palazzo Comunale per lui è il luogo “più degno ma anche il più inadeguato, per le sue ridotte dimensioni, a dare la meritevole risonanza all’evento. Per giustificare questa mia sommessa osservazione, esemplificando su quello che c’è da aspettarsi da quei regesti, considerate che il castello di Montalcino fu uno dei maggiori, se non il maggiore, dei centri del guelfismo della Toscana meridionale, tanto da suscitare, dopo Montaperti, l’ironia dolorosa del guelfo Guittone d’Arezzo: Montalcin sta sigur senza le mura”.

La presentazione si terrà il 20 dicembre alle ore 17.30. Il Comune di Montalcino ha sostenuto l’iniziativa acquistando nei mesi scorsi 400 copie al costo di circa 6.000 euro.

Ser Griffo e la Montalcino del Trecento

Il libro di Massimo Achilli si chiama Biografie dal contado. Ser Griffo di ser Paolo notaio montalcinese del Trecento e il suo Libro di Conti (1366-1377)“Il mio intento è di restituire alla comunità di Montalcino qualcosa che era suo, che non sapeva di possedere”. Esordisce così Massimo Achilli durante la presentazione del suo volume, “Biografie dal contado. Ser Griffo di ser Paolo notaio montalcinese del Trecento e il suo Libro di Conti (1366-1377)”, andata in scena il 19 ottobre nel Complesso di Sant’Agostino. Un’iniziativa voluta dai Quartieri di Montalcino e infatti l’autore ringrazia proprio Borghetto, Pianello, Ruga e Travaglio perché “non capita spesso di trovare una comunità che investe del denaro sulla storia”.

Il libro di Achilli offre al lettore un quadro originale della complessa vicenda della comunità montalcinese attraverso lo studio della ricca documentazione inedita relativa al notaio ser Griffo di ser Paolo, uno dei protagonisti della vita politica e sociale di Montalcino nel Trecento. “Ser Griffo viene dopo, compare quando tutte le pedine sono disposte sulla scacchiera - spiega il professore di Storia medievale all’Università della Tuscia Alfio Cortonesi - sappiamo quindi già di chi si parla, lo collochiamo bene, conosciamo le persone che vissero accanto a lui. E non parliamo di poveretti, ma di individui che hanno contribuito a fare la storia trecentesca di Montalcino”. “Secondo il Canali - continua Cortonesi - Ser Griffo è colui che conduce le operazioni per far in modo che Montalcino acquisisca la cittadinanza senese e consegua una migliore posizione nei confronti della dominante. Tra il Trecento e il Quattrocento le comunità che godevano di questa cittadinanza non erano molte. Circa 6-7, tra cui Buonconvento, e certamente non avevano il rilievo che aveva Montalcino, che si posizionava sul livello di Massa Marittima, Montepulciano, Grosseto, se non oltre”.

Massimo Achilli, autore del libro Biografie dal contado. Ser Griffo di ser Paolo notaio montalcinese del Trecento e il suo Libro di Conti (1366-1377)La cittadinanza senese, grazie anche al lavoro di ser Griffo, arrivò nel 1361. Cosa significava, a quei tempi, conseguire la cittadinanza? “I montalcinesi, oltre a obbedire alle leggi della loro terra, furono sottoposti anche alla legislazione senese - risponde Cortonesi - questo ha fatto discutere gli storici. Alcuni sostengono che questa acquisizione sia stata un colpo di fortuna. Io sarei più cauto, perché significava pagare le tasse della dominante e poi rispondere anche dal punto di vista fiscale del sistema montalcinese. Che poi ci fossero altre questioni da cui poteva trarre beneficio probabilmente sì, certamente era un onore. Sta di fatto che da quel momento gli abitanti di Montalcino diventarono anche “cives senenses”. È un atto che Massimo Achilli chiama di sottomissione-filiazione”.

Da sinistra verso destra, Massimo Achilli, Alfio Cortonesi e Gerardo NicolosiIl merito politico di ser Griffo, dunque, è quello di aver traghettato i montalcinesi verso Siena. Una storia, quella dei rapporti con il capoluogo, lunghissima. Si va dall’inimicizia che porta i senesi nella prima metà del Duecento ad assediare più volte e dichiarare di voler distruggere Montalcino a una fase di raffreddamento, quando entrambe sono governate dalla stessa parte politica, quella guelfa. L’ottenimento della cittadinanza segna uno snodo nella storia di questa comunità, che poi resterà fedele a Siena in molte parti della sua vita fino a quando la Repubblica di Siena si ritira a Montalcino, “l’ultimo baluardo”.

Tornando a ser Griffo, aggiunge il professor Cortonesi, “era una personalità poliedrica che volle vivere appartato rispetto alla politica sociale della sua Montalcino. Con le sue attività lo ritroviamo presente in ogni aspetto della vita comunitativa. Questo fin dall’inizi e in maniera più intensa negli ultimi decenni della sua vita, fino alla morte nel 1370 (attualmente è sepolto nella Chiesa di San Francesco)”.

La presentazione del libro di Massimo AchilliNel volume di Achilli viene pubblicato anche il “Libro dei conti”, in parte scritto da ser Griffo e in parte da altri su mandato della moglie Lina Cacciati, che tratta in primis l’amministrazione del suo patrimonio fondiario che affitta, compra e vende in continuazione. Si tratta di oltre dieci poderi, tutti gestiti a mezzadria, disposti in diversi luoghi ma prevalentemente ad Est, nella zona di Torrenieri, San Piero d’Asso e Collodi, che riflettono il quadro delle colture che caratterizzavano le campagne di Montalcino: in prevalenza il grano ma anche l’orzo, la vite, mentre sono pochi gli olivi (l’olivicoltura toscana e italiana conoscerà uno slancio a partire dalla fine del XV secolo, eccezione per la Puglia che comincia dal XII secolo).

“La cosa che mi ha colpito di più della ricerca - aggiunge Achilli - è stata la varietà delle fonti analizzate e degli spunti che ho potuto cogliere, dalla storia dell’agricoltura alla storia delle piccole cose, come mangiavano e si vestivano le persone. Aspetti della vita quotidiana che nei libri di storia sono poco presenti. Si parla spesso di grandi eventi e si sottovaluta la vita della gente. Il libro dei conti è scritto in volgare, tutti lo possono leggere. Ritroverete delle espressioni e modi di dire ancora conservati”.

Il lavoro di Achilli comprende anche il riassunto di circa 900 protocolli notarili di ser Griffo e “qui si potrebbe trovare un seguito del libro”, conclude Cortonesi. Un seguito, invece, lo avrà la collana “I Quartieri per la storia”, che ha già pubblicato tre ricerche o tesi di laurea. Un modo per incentivare il lavoro degli storici e, soprattutto, uno strumento per riscoprire qualche piccola verità del passato di Montalcino.

Ser Griffo, il notaio protagonista del ’300

Alfio Cortonesi, professore originario di Montalcino, insegna all'Università della TusciaSe Montalcino ottenne nel 1361 la cittadinanza senese, grande merito va all’iniziativa politica e l’opera di mediazione di un notaio, Ser Griffo di ser Paolo, tra i protagonisti della storia montalcinese del Trecento. È quanto emerge dal libro di Massimo Ancilli, inserito nella collana “I Quartieri per la storia” - progetto che vede i Quartieri di Montalcino sostenere economicamente la pubblicazione di una tesi di laurea inedita o di un nuovo lavoro di ricerca sulla storia di Montalcino - che sarà presentato il 19 ottobre nel Complesso di Sant’Agostino (ore 17.30).

“La ricca documentazione totalmente inedita che ci è pervenuta sul personaggio di Ser Griffo - spiega alla Montalcinonews Alfio Cortonesi, professore di Storia medievale all’Università della Tuscia, che interverrà nella serata insieme al collega Giuseppe Romagnoli - ha consentito ad Achilli di illustrarne puntualmente la vita familiare, i legami con altri influenti personaggi del luogo e con esponenti della città dominante, il ruolo politico e sociale nell’ambito della comunità montalcinese, il vasto patrimonio fondiario e immobiliare. Affrontando quest’ultimo argomento l’autore ha anche modo di scrivere pagine di grande interesse sull’assetto produttivo trecentesco delle campagne di Montalcino, già all’epoca così profondamente legato alla diffusione del contratto di mezzadria e dell’appoderamento. Il libro di Achilli propone anche l’edizione del Libro di conti del notaio, testimonianza davvero preziosa della sua attività economica e sociale”.

La storia del Brunello nel libro di Cinelli Colombini

Nelle cantine della Fattoria dei Barbi, durante Cantine Aperte, sono stati istallati delle fotografie e dei pannelli che ispireranno il nuovo libro di Stefano Cinelli Colombini“Il Brunello è un fenomeno straordinario che ha reso Montalcino probabilmente la più ricca comunità agricola al mondo. Ma il vino non è tutto. Il mito Montalcino nasce da una cultura, da una storia, da un modo di essere, da persone che lo hanno interpretato e fatto crescere nei secoli. E in questa fase della nostra storia è utile recuperare il fascino di un mondo che è stato lontano dai riflettori”. A parlare è Stefano Cinelli Colombini, che in anteprima alla Montalcinonews illustra gli argomenti di cui tratterà il suo nuovo libro su Montalcino e i protagonisti che hanno reso grande il Brunello. Memorie, aneddoti, curiosità e scatti provenienti dall’archivio privato di Casa Colombini Cinelli.

Il libro in realtà ancora non c’è, è in attesa di pubblicazione (prevista anche una versione in inglese), ma nel frattempo Cinelli Colombini ha già messo nero su bianco diverse pagine, raccolte in diversi cartelli che ha poi distribuito lungo le cantine della sua Fattoria dei Barbi, durante i giorni di Cantine Aperte. Un viaggio itinerante che ripercorre 1.500 anni di storia di Montalcino. Una storia, spiega l’autore, “particolarissima, con una serie di catastrofi ricorrenti. Abbiamo vissuto cinque assedi terrificanti, crisi terribili, ma ci siamo sempre rialzati. La nostra è una terra poverissima dal punto di vista agricolo e minerario, è un luogo dove tutto va creato. Ed è questo che ha forgiato la cultura dei montalcinesi. La necessità di creare benessere e la necessità di rialzarsi e ricostruire dopo ogni catastrofe. Per esempio quella degli anni Sessanta-Settanta, con uno spopolamento del 70% della popolazione, o in tempi più recenti lo scandalo del Brunello e il crollo di Lehman Brothers. Ci siamo rialzati, rapidissimamente e meglio di prima. Non è un fatto casuale, è un fatto culturale”.

Nel viaggio di Cinelli Colombini ci sono anche delle sezioni biografiche riservate agli attori protagonisti, alcuni celebri e altri meno. Da Tancredi e Franco Biondi Santi a Silvio Nardi, da Ersilia Caetani Lovatelli a Bruno Ciatti, da Primo Pacenti a Giacomo Neri, da Nello Baricci a Livio Sassetti e Benito Cencioni. “Come sempre, la storia è fatta di tante persone. Alcune sono sotto la luce, altre non lo sono, ma non è detto che solo chi è sotto la luce ha fatto molto e non è detto che quello che ha fatto corrisponda a quello che dice. Montalcino è una grande costruzione dove tantissimi hanno portato e continuano a portare mattoni. Molti sono ben noti, altri non lo sono ma non per questo sono meno importanti. Nel grande mito del Brunello è importante recuperare i tanti piccoli miti che lo hanno composto”.

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